<em>Dialoghi sulla Geopolitica e Oltre</em>. L’incontro con Pietrangelo Buttafuoco <em>Dialoghi sulla Geopolitica e Oltre</em>. L’incontro con Pietrangelo Buttafuoco
Si è svolto il 26 novembre presso la Biblioteca del Comune di Roma “Enzo Tortora” il primo incontro dell’IsAG per il ciclo di iniziative... <em>Dialoghi sulla Geopolitica e Oltre</em>. L’incontro con Pietrangelo Buttafuoco

Si è svolto il 26 novembre presso la Biblioteca del Comune di Roma “Enzo Tortora” il primo incontro dell’IsAG per il ciclo di iniziative “Dialoghi sulla Geopolitica e Oltre”. Ospite lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco. L’evento è stato aperto dai saluti iniziali di Emanuele Merlino (Biblioteche di Roma), che ha ricordato come la Biblioteca “Enzo Tortora” sia sempre molto sensibile alla promozione di attività culturali nel territorio; in particolare, un’iniziativa come quella in questione contribuisce a portare, anche in uno spazio pubblico di quartiere, importanti spunti di riflessione su urgenti questioni di portata globale.

Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG, ha presentato il nuovo ciclo di iniziative: con “Dialoghi sulla Geopolitica e Oltre” – ha ricordato Scalea – l’IsAG inaugura una serie di iniziative volte a promuovere il confronto con autori che, nel settore della ricerca scientifica o nell’espressione artistica e narrativa, dimostrino particolare acutezza e sensibilità nell’approccio a questioni legate alla politica internazionale, alla geopolitica e alla geocultura. Scalea ha ringraziato la Biblioteca “Enzo Tortora” per l’ospitalità e – ricollegandosi all’intervento di Emanuele Merlino – ha sottolineato come l’idea di realizzare il primo incontro del ciclo presso una delle Biblioteche del Comune di Roma sia nata proprio dalla volontà di proporre il confronto su certe questioni in uno spazio pubblico naturalmente vocato alla promozione della cultura presso la società civile.

È intervenuto a rappresentare l’IsAG in questo primo dialogo Giacomo Guarini, che ha introdotto Pietrangelo Buttafuoco ricordando in particolare l’attenzione per questioni di rilievo internazionale nella produzione televisiva, giornalistica e narrativa dell’autore. Nel 2009, ad esempio, con “Il Grande Gioco” Buttafuoco ha lanciato nel panorama televisivo generalista un’iniziativa certamente inedita (e probabilmente rimasta ancora un unicum negli spazi televisivi ‘via cavo’), realizzando un programma appositamente dedicato alla geopolitica e denso di importanti contenuti. L’interesse per la disciplina emerge continuativamente dagli scritti e dai pubblici interventi dell’autore. Inoltre, anche di recente, Buttafuoco ha composto pezzi giornalistici aventi a tema i suoi viaggi in paesi di particolare interesse, quali l’Iran e la Russia.

L’intervento dell’ospite è stato preceduto da un’introduzione audiovisiva preparata da Priscilla Inzerilli, ricercatrice dell’IsAG, che ha presentato una serie di propri scatti fotografici professionali raccolti nei viaggi compiuti fra Vicino Oriente e Asia Meridionale. Le immagini hanno richiamato alcune delle suggestioni offerte dall’autore con il suo ultimo libro, “Il feroce saracino” (Bompiani, 2015). Proprio i contenuti di questo testo hanno offerto l’occasione per confrontarsi con Buttafuoco su tematiche di grandissima attualità. “Il feroce saracino”, infatti, affronta questioni come l’emergere dell’Isis e più in generale il crescere della spirale di violenza e caos nel Vicino e Medio Oriente. Il libro offre anche preziosi spunti sull’Islam, su elementi essenziali e spesso meno considerati della terza religione abramitica oltre che sull’apporto che questa ha dato alla cultura europea. Emerge altresì dal testo, spesso anche solo in controluce, la grande crisi politica, culturale e spirituale da cui è attraversata l’Europa nella presente fase di mutamento degli assetti globali.

Nel corso dell’incontro l’autore ha richiamato continuamente importanti elementi della tradizione e della cultura islamica; in particolare ha offerto spunti e suggestioni su quelli che sembrano essere rilevanti punti di continuità fra l’Islam e la stessa cultura europea e la tradizione cristiana; la valorizzazione di certe componenti comuni è resa tanto più importante nel contesto attuale, in cui riemergono le tensioni legate alla percezione di un inevitabile scontro di civiltà. Buttafuoco non è rimasto fermo ai ricercati riferimenti letterari, artistici e – più in generale – culturali e spirituali dell’Islam, ma ha richiamato il fattore religioso anche nelle più spicciole vicende dell’odierna polemica mediatica. Ha fatto ad esempio notare il paradosso della proposta di eliminare il presepe dalle scuole – che sarebbe generato dal timore di turbare la sensibilità degli scolari di altre religioni (musulmani in particolare) – quando in realtà gli stessi bambini musulmani apprendono dalla propria cultura la storia della nascita di Gesù, cui il Corano dedica delicati versetti, pari in grazia alla descrizione della figura di sua madre, Maria.

Passando a ben più preoccupanti questioni di attualità, l’autore ha ribadito che fenomeni come l’Isis e l’emergere dell’estremismo armato non sono da interpretare semplicisticamente o, peggio, strumentalmente come espressioni di una religione – l’Islam – da considerarsi intrinsecamente e irrimediabilmente violenta. Peraltro, realtà come l’Isis – ma anche le roccaforti politiche dell’ideologia wahabita nel Golfo – manifestano la propria furia distruttiva spesso anzitutto nei riguardi della stessa tradizione e dei confratelli musulmani (con la persecuzione dei musulmani non allineati alle medesime distorsioni politico-ideologiche nonché con la distruzione dei luoghi santi della tradizione islamica); ciò che sembra avvicinare simili forze più a espressioni postmoderne di nichilismo che ad una presunto ritorno alla purezza della religione.

I gravi rivolgimenti in corso a partire dal Vicino Oriente sembrano piuttosto manifestazione di un caos che si è potuto propagare anche in ragione di cause esterne, e che potrebbero far parte di un disegno più complesso nella configurazione dello scacchiere globale. Anche ne “Il feroce saracino”, d’altronde, l’autore non manca di fornire importanti suggestioni su tanti degli attuali fenomeni di conflittualità e destabilizzazione che – al di là delle singole e multiformi manifestazioni – ben possono ricondursi al più profondo contrapporsi fra due direttrici geopolitiche fondamentali: l’una volta all’integrazione continentale eurasiatica, l’altra al mantenimento forzato della guida unipolare occidentale. Nell’ambito della ridefinizione degli assetti in corso, l’Europa appare incapace di perseguire interessi che siano propri ed autonomi, anche con riguardo al caos che imperversa nel Vicino Oriente e che va affacciandosi inquietantemente oltre le sponde settentrionali del Mediterraneo. Sono invece alcune potenze regionali e continentali, quali Russia e Iran, ad essere impegnate a contrastare seriamente il fenomeno dell’estremismo e a cercare la stabilizzazione dell’area, dalla quale dipende la stabilità dell’intera massa continentale.

Con specifico riguardo alla Russia, sono stati ricordati i rilievi dell’autore su certe banali esemplificazioni nostrane, di quella “destra da Bar Sport” che vorrebbe Putin difensore della civiltà occidentale contro la barbarie islamica. In realtà, fa notare Buttafuoco, il Putin che ha rotto gli indugi nella lotta all’Isis è lo stesso Putin che ha inaugurato alcuni mesi fa a Mosca la moschea definita la più grande d’Europa. Il profondo rispetto per l’Islam in un paese, quale la Russia, che oltretutto ospita una rilevante e storica presenza musulmana, non è certamente incompatibile con la lotta all’estremismo. Spesso, peraltro, l’Occidente dimentica con troppa facilità le stesse traumatiche ferite subite dalla Russia a causa del terrorismo, dai crimini infanticidi di Beslan in poi. Da ultimo l’autore ha richiamato la tragedia dell’attentato all’aereo russo sul Sinai che ha causato la morte di oltre 200 persone; ma ha anche ricordato che proprio in quei giorni, d’improvviso, i riflettori della stampa occidentale si sono ‘distratti’ da tale avvenimento, spostando l’attenzione sullo scandalo del doping che ha coinvolto atleti russi.

L’autore non ha mancato di rilevare aspetti peculiari della cultura e della storia della Russia, richiamando altresì quelle manifestazioni attuali di un rinnovato attaccamento del popolo russo alle proprie radici spirituali. Più in generale, come risulta anche da numerosi suoi scritti ed interventi, l’autore non manca di rilevare certi sottili collegamenti fra l’emergere di nuove potenze nel globo e l’eredità culturale e spirituale che – spesso in forma carsica – ne costituisce linfa vitale, come sembra riscontrarsi in particolare nel ‘risveglio’ asiatico degli ultimi decenni.

E tuttavia rilievi di questo tenore, spesso pregni di suggestivi richiami e simbolismi, non restano slegati dalla nuda realtà fattuale dei rapporti di forza. Incalzato da una domanda sull’ascesa cinese, Buttafuoco ha ricordato come la Cina – e più in generale le grandi potenze emergenti – abbiano anzitutto consapevolezza dei propri interessi e una prospettiva strategica nel perseguirli. Tornando al nostro continente lo scrittore ha rilevato, per contro, che l’Europa non potrà invertire il suo declino sinché continuerà ad adagiarsi supinamente a interessi e direttive che non sono i propri e che spesso provengono da oltreatlantico. Diventa allora prioritario per il Vecchio Continente ritrovare una propria prospettiva strategica, che sia peraltro integrata con la massa continentale di cui è parte, e che possa quindi guardare al cuore dell’Asia così come all’Oriente contiguo. Ciò al fine di perseguire interessi strategici prioritari, che vanno dalle esigenze di sicurezza e stabilità (soprattutto nell’infiammato scenario del Vicino e del Medio Oriente), alle concrete possibilità di rilancio industriale, finanziario, commerciale che le ‘nuove Vie della Seta’ possono offrire anche all’Europa. Ma per sviluppare simili prospettive – ricorda l’autore in conclusione – condizione necessaria è una: il recupero della sovranità. Quella sovranità che sembra definitivamente assente, tanto più con riguardo alle urgenti sfide del nostro tempo, di fronte alle quali l’Europa appare – ancora una volta – non solo e semplicemente inerte ma, in talune circostanze, finanche disposta ad agire a danno di sé stessa per rispondere a desiderata ad essa alieni.

Grazie alle acute riflessioni e alle note doti narrative e comunicative dell’ospite, grandi sono state la presenza e l’attenzione del pubblico per questa iniziativa inaugurale del ciclo di Dialoghi sulla Geopolitica e Oltre.
(g.g.)



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