L’Università islamica di Mosca si prepara contro l’integralismo L’Università islamica di Mosca si prepara contro l’integralismo
La Russia conta tra i sedici e i ventitré milioni di musulmani. Come altrove, una minoranza è tentata dall’estremismo religioso e qualche migliaio di... L’Università islamica di Mosca si prepara contro l’integralismo

La Russia conta tra i sedici e i ventitré milioni di musulmani. Come altrove, una minoranza è tentata dall’estremismo religioso e qualche migliaio di loro combatterebbero effettivamente nei ranghi di Daesh in Siria. Una corrente pericolosa che l’Università islamica di Mosca vuole arginare al più presto facendo riscoprire l’Islam tradizionale.

Rais Izmailov, un giovane imam russo di trentacinque anni, è il Vice-rettore dell’università islamica di Mosca. È incaricato della formazione, e in particolare del primo programma destinato ad aiutare i leader della comunità musulmana ad affrontare le idee salafite importate in Russia. In questo ambito, trecento di essi, di tutte le età, hanno già ripreso il cammino dei banchi universitari, per dei corsi specifici e delle serie di conferenze. «È una grande necessità per l’Islam russo – spiega Izmailov. La nostra religione, così come le altre, è stata perseguitata e screditata dal “realismo socialista” del XX secolo. Negli anni Novanta, non eravamo più un argomento in quanto tale. Lo Stato non aveva più mezzi e non controllava più nulla, i soli mufti veramente formati (preparati) lo erano in Egitto, in Arabia Saudita o in Siria. Essi ne ritornavano spesso salafiti».

Dal 2002, sono state accordate delle sovvenzioni all’università, principalmente per produrre dei corsi, ma mancano specialisti presenti su internet, uno spazio che il mufti non tralascia: «I salafiti conoscono molto bene internet. Essi sanno ciò che interessa ai giovani, come parlare loro, essi portano gli stessi abiti, le stesse marche. É dunque molto importante che dei giovani imam della mia generazione siano anche su questo terreno non così virtuale…sulle reti, un imam tradizionale ha tra 20 e 30mila seguaci, quando un salafita ne avrà immediatamente da 200 a 300mila». Il centro vuole formare ancora trecento mufti in più ogni anno, cento per il corso contro l’estremismo, cento per il corso Dogma e pratica dell’Islam e anche per Pratica della tolleranza dove intervengono dei conferenzieri di altre religioni.

Islam radicale, Islam globale

Ma quali sono le ragioni dell’attrazione verso l’Islam radicale che vediamo in Russia? I giovani che si convertono sono alla ricerca di un sistema globale, nota Ismailov. «L’islamismo è un prodotto globalizzato, si oppone alle nostre tradizioni locali che sono già state messe alla prova dal comunismo. Prima, c’era l’Islam dei Tatari, quello dei Baschiri, quello dei Ceceni; con il salafismo, non c’è più la nazionalità».

Aneddoto personale del mufti, il quale ha studiato in Egitto: «Lì c’erano dei francesi che sceglievano il salafismo, perché era la versione globale, importabile ovunque, nella quale potevano fondere loro stessi. Per me, il nostro salafismo è paragonabile alla Riforma calvinista dei Cristiani: è un’interpretazione letterale dei testi. Ma il testo non deve essere preso così. Bisogna che ci sia la tradizione per chiarirlo e dei sapienti per spiegarlo. Essi sono i soli a potervi dare (al testo sacro, NdT) un senso». L’abbandono della tradizione è per Ismailov un punto centrale della sua critica del salafismo: «La tradizione è essenziale, essa preserva la nostra cultura. In realtà, lo spirito della riforma è il primo passo verso l’abbandono della religione. Ho potuto osservare che la Germania non è più cristiana dall’avvento del protestantesimo ed è la stessa cosa per i Paesi scandinavi», afferma. Pertanto, la tradizione deve evolversi anch’essa: «Per mia nonna, era impossibile rientrare in una chiesa, parlare con un prete. Anche parlare in russo era mal visto, era un sacrilegio per i Tatari. Ma questi tempi sono alle nostre spalle! Bisogna instaurare un dialogo interreligioso, parlare con i preti e, se necessario, entrare in una chiesa».

Due fatwa contro Daesh

Se la Federazione Russa ha aggiunto Daesh alla sua lista nera delle organizzazioni terroristiche a dicembre 2014 e impedisce ai cittadini russi di unirsi o di sostenere questo gruppo pena persecuzione penale, non è la sola ad aver messo l’organizzazione all’indice. Così, in questo Paese dove l’11% dei musulmani rappresentano la più importante delle minoranze, con quasi 5mila moschee (contro le 500 ai tempi dell’URSS), il Consiglio spirituale dei musulmani di Russia e il Consiglio ceceno delle fatwa hanno condannato Daesh come “nemico della religione” e fatto un appello a che “i suoi membri siano trattati non come musulmani, ma come criminali”.

Per i due Consigli, gli appelli di Daesh a formare un califfato sono stati lanciati senza l’approvazione delle comunità musulmane per il mondo. Essi devono dunque essere considerati come “una rivolta nell’Islam e una causa di divisione tra i musulmani”. Durante una conversazione con la stampa russa, il Vice-presidente del Consiglio dei mufti di Russia spiega di aver consigliato di designare lo Stato islamico (IS) come lo Stato d’Iblis, uno dei nomi coranici del diavolo. «Essi praticano il male, questa definizione è dunque teologicamente corretta», precisa.

Se queste fatwa riguardano principalmente i musulmani russi, non c’è un autorità centrale dell’Islam russo e i musulmani di altre “obbedienze” non sono tenuti a osservarle. Diviene lo stesso per i tre-quattro milioni di musulmani stranieri che vivono sul territorio (di cui due milioni di Azeri e un milione di Kazaki, con il resto essenzialmente costituito da Uzbeki, Kirghisi e Tagiki). Per Rais Izamilov, l’islam russo – essenzialmente tataro – è abituato alla società multiculturale da sempre. «I Tatari che si uniscono a Daesh si contano sulle dita di una mano», afferma Ismailov.

Agire nelle prigioni

Dal tempo degli zar, importanti gruppi criminali con i loro particolari codici si sono strutturati in seno alle prigioni. Li chiamano i “ladri nella legge” (vory v zakone). La disciplina di questi gruppi è molto forte e regola la vita di numerose prigioni sul territorio, alle volte ancora tramite taciti accordi tra le autorità che risalgono alla cooperazione della “malavita” con la rivoluzione bolscevica. Un prigioniero che non appartiene a questi gruppi è dunque presto in pericolo. Una soluzione diventa quindi la seguente: divenire musulmano. Infatti, unirsi alla oumma (la comunità dei musulmani) offre una protezione importante, dal fatto che i gruppi criminali caucasici sono conosciuti anche per la loro violenza.

Numerosi Russi optano dunque per questa soluzione. Il problema è divenuto più pericoloso a partire dal momento in cui i salafiti hanno iniziato a infiltrarsi in questi gruppi ed a convertire i prigionieri alle loro idee. Per Ismailov, uno dei traguardi principali del suo istituto sarà quello di formare a breve termine degli imam per bloccare questo proselitismo carcerario. Bisognerà anche trovare dei mezzi, con lo Stato, per favorire il reinserimento dei detenuti nella società. Queste sono delle ambizioni che sono oggi realizzabili. Anche il potente FSB, il servizio di sicurezza interna russa, si è spinto sulla questione negli ultimi anni. Essi sono preoccupati, spiega Tanya Lokshina, responsabile del programma Human Rights Watch Russia, per il fatto che i nuovi convertiti aderiscono in maggioranza all’estremismo.

L’eccezione caucasica

Dopo la guerra in Cecenia e gli attentati che hanno toccato il territorio russo (il teatro di Nord-Ost a Mosca e la scuola di Beslan nel 2004, così come gli attentati del 2012 nella metro della capitale), il Cremlino ha adottato una nuova strategia per appianare le tensioni con l’islam caucasico. Piazzando il molto controverso Ramzan Kadyrov, figlio di uno dei leader nazionalisti ceceni, alla testa della provincia separatista, Mosca ha ugualmente ripreso il controllo degli imam locali, e versa – giocando sull’autorità di Kadyrov – milioni di rubli che permettono l’acquisto di nuove auto, la refezione nei luoghi di culto e – simbolo di questa nuova situazione – costruzione in piena Grozny di una gigantesca moschea, copia conforme di Santa Sofia d’Istanbul.

Comunque, la personalità di Kadyrov non è esente dal creare domande. Uno dei suoi tenenti più vicini, 47 anni e già sposato, ha sconvolto la cronaca in Russia prendendo in moglie una minorenne (17 anni e non consenziente). Lo scandalo è stato considerevole in Russia, dove la legge impedisce i matrimoni con dei minori (salvo dispensa) così come la poligamia. La sua ampiezza sottolinea anche la sfiducia di un’ampia parte della popolazione russa – ortodossa o meno – verso l’islam, in particolare quando si tratta di costruire nuove moschee, in particolare nella città di Kazan, di recente teatro di scontri in seno alla comunità musulmana. Essa mostra anche la difficoltà di fare le distinzioni necessarie tra l’islam illuminato da una tradizione erudita, quello ispirato ai costumi dei montanari del Caucaso e l’islam di esportazione salafita. Una vera sfida negli anni a venire, in Russia, per preservare la pace di una delle più antiche società multiculturali del mondo.

(Traduzione dal francese di Giuliano Luongo)


FONTE:

Le Monde des Religions


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