«L’Islam gentile del Kazakhstan»: il convegno IsAG alla Camera dei Deputati «L’Islam gentile del Kazakhstan»: il convegno IsAG alla Camera dei Deputati
Mercoledì 9 dicembre 2015, presso l’Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, ha avuto luogo il convegno “L’Islam gentile: tolleranza e... «L’Islam gentile del Kazakhstan»: il convegno IsAG alla Camera dei Deputati

Mercoledì 9 dicembre 2015, presso l’Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, ha avuto luogo il convegno “L’Islam gentile: tolleranza e convivenza religiosa in Kazakhstan” organizzato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica del Kazakhstan in Italia.

Ad aprire i lavori è stato il dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG, il quale, criticando la tendenza a valutare in maniera poco differenziata un mondo ampio e complesso come quello islamico, ha presentato le tematiche del convegno, avente tra i suoi obiettivi principali quello di descrivere «i caratteri storici, tradizionali e attuali della fede musulmana in Kazakhstan» e il modo in cui questi caratteri, sommati a delle precise scelte politiche, hanno determinato una situazione di convivenza pacifica.

Il dott. Dario Citati, Direttore del Programma “Eurasia” dell’IsAG nonché moderatore dei lavori, ha preso la parola esponendo i due aspetti del convegno: il primo concernente la tolleranza religiosa in Kazakhstan e il secondo volto a evidenziare l’attualità del volume «L’unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà nel Kazakhstan contemporaneo», curato dallo stesso Citati e dal dott. Alessandro Lundini, Ricercatore Associato del programma “Eurasia” dell’IsAG. Il dott. Citati ha poi proseguito il suo intervento presentando la diversa prospettiva con cui il Kazakhstan guarda alla vita religiosa, in quanto, dopo aver vissuto l’ateismo di Stato per 70 anni durante il periodo sovietico, ha conosciuto in seguito una riscoperta del sentimento religioso, in particolare di quello musulmano. Dopo aver rivalutato la propria tradizione religiosa, il Kazakhstan ha tradotto questa riscoperta in una formula “originale”, caratterizzata da un’esaltazione della capacità di convivenza tra le diverse culture religiose all’interno dello stesso Stato.

Alessandro Lundini ha continuato i lavori con un intervento incentrato sulla presentazione del volume L’unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà nel Kazakhstan contemporaneo. Lundini ha illustrato il percorso storico e religioso del Kazakhstan e ha osservato come l’Islam si sia mescolato con le tradizioni e le usanze delle popolazioni nomadi kazake (diversi riti, credenze e norme preislamiche che furono mantenute anche in seguito), fattore questo che ha contribuito ad alimentare lo spirito tollerante del cosiddetto “Islam gentile”. Lundini ha proseguito affermando che l’attuale politica del Kazakhstan ricerca una “unità nella diversità” proprio per la volontà di far valere il dialogo di civiltà al suo interno, unendo tutte le componenti nazionali. Ciò viene messo in pratica con l’affermazione di uno Stato laico che riconosce e tutela le singole confessioni religiose. Lundini, terminando il suo intervento, ha sostenuto che attualmente, oltre alla libertà religiosa, lo Stato pone una sempre maggiore attenzione alle esigenze di sicurezza interna. Di conseguenza, la questione per i decisori politici kazaki risiede nel trovare il giusto equilibrio tra queste due diverse necessità.

È successivamente intervenuto il Consigliere dell’Ambasciata del Kazakhstan in Italia, Assylbek Tauassarov, il quale ha sottolineato l’importanza di affrontare questo argomento nell’attuale periodo storico, segnato dai recenti attentati terroristici. Tauassarov ha proseguito affermando che questi attentati producono una visione distorta dell’Islam, ma che il modello di convivenza religiosa presente in Kazakhstan costituisce un valido punto di riferimento per distaccarsi da questo tipo di pregiudizi. Il Kazakhstan – ha proseguito Tauassarov – è fiero della tolleranza religiosa presente all’interno dei proprio confini, come testimoniato anche dal Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali che ha luogo ogni tre anni ad Astana. Il Consigliere inoltre ha fatto riferimento al contributo offerto dal volume di Dario Citati e Alessandro Lundini per approfondire le proprie conoscenze rispetto al contesto kazako. In qualità di rappresentante kazako, Tauassarov ha inoltre manifestato la completa disponibilità del Kazakhstan a cooperare con gli altri Stati per combattere il terrorismo.

Per approfondire la dimensione delle persecuzioni delle comunità cristiane il moderatore Citati ha lasciato la parola a Alessandra Benignetti, Ricercatrice associata del Programma “Eurasia” dell’IsAG e collaboratrice del quotidiano “Il Giornale”. La Benignetti ha evidenziato come quello cristiano sia il gruppo religioso più perseguitato al mondo, in considerazione del fatto che l’80% degli atti di persecuzione e discriminazione religiosa nel mondo sono rivolti verso i cristiani, siano essi minoranza o maggioranza della popolazione. In particolar modo in Oriente sono i giovani ad essere nel mirino di tali discriminazioni e l’esodo dei cristiani dai Paesi in questione rischia di aggravarsi ulteriormente. I cristiani, ha poi proseguito Benignetti, subiscono atti di intolleranza anche in Occidente, dove rappresentano la maggioranza religiosa. È pertanto necessario – ha concluso Benignetti – battersi sia per la difesa al diritto alla pacifica convivenza religiosa sia per il recupero del rispetto dei valori da parte dell’Occidente laicista.

Ha in seguito preso la parola il Prof. Fabio Grassi, docente di Storia dell’Europa Orientale presso l’Università “La Sapienza” di Roma. In riferimento al modello del Kazakhstan, Grassi ha messo in risalto come a volte sia necessario adottare degli aggiustamenti pragmatici di fronte a delle situazioni “elastiche” come possono essere quelle religiose, ideologiche e culturali, nelle quali è doveroso trovare un modus vivendi praticabile. Grassi ha analizzato successivamente l’Islam dei popoli turchi, i quali si sono mostrati molto aperti anche per il fatto che queste popolazioni erano numericamente esigue e non potevano né “islamizzare” né “turchizzare” i territori in cui si insediarono. In conclusione, e con accenno al caso kazako, il professore ha invitato a riflettere sulla contrapposizione tra i princìpi laici e l’estremismo islamico e a ragionare sui diversi modelli adottati dagli Stati in cui è presente una componente maggioritaria di matrice islamica.

La parola è infine passata al dott. Federico De Renzi, turcologo, il quale ha sottolineato come il Kazakhstan geograficamente rappresenti il centro della steppa euroasiatica, corrispondente alla grande terra abitata da popolazioni non solo di natura nomade, ma anche sedentarie. La presenza di queste differenti popolazioni ha contribuito, secondo De Renzi, alla commistione implicita di culture e religioni diverse, realizzando una tolleranza che è stata quasi “spontanea”. Per De Renzi, il poeta e mistico Khwaja Ahmad Yasavi è una figura che sintetizza questo discorso, in quanto simbolo della fusione degli elementi sciamanici della steppa e di quelli mistici islamici.

La conferenza è proseguita con un dibattito sulle tematiche trattate non solo tra i relatori, che hanno avuto modo di confrontarsi tra loro, ma anche con il pubblico presente, intervenuto con una serie di domande rivolte agli esperti e studiosi del caso kazako.

I lavori sono stati chiusi dal Direttore Generale dell’IsAG, Daniele Scalea, il quale ha ripreso la parola per ringraziare l’Ambasciata del Kazakhstan in Italia per la collaborazione offerta in occasione dei convegni sul Kazakhstan organizzati nel corso del 2015 e per dare appuntamento al 2016 per i prossimi convegni dell’Istituto.

(Aurora Santurini e Mauro Lavagna)



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