Grandezza e miserie del Grande Fratello, ovvero la crisi della comunicazione senza frontiere Grandezza e miserie del Grande Fratello, ovvero la crisi della comunicazione senza frontiere
Dopo gli attentati del 13 novembre, a Parigi sono stati dichiarati lo stato d’emergenza e la chiusura delle frontiere in contrasto con la politica... Grandezza e miserie del Grande Fratello, ovvero la crisi della comunicazione senza frontiere

Dopo gli attentati del 13 novembre, a Parigi sono stati dichiarati lo stato d’emergenza e la chiusura delle frontiere in contrasto con la politica europea dei confini aperti. Al riguardo vale la pena ricordare ciò l’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy disse (non certo per primo) a proposito del multiculturalismo, quando ebbe a dichiarare: «La verità sta nel fatto che nelle nostre democrazie ci si cura troppo dell’identità di chi arriva e troppo poco dell’identità del Paese che accoglie».

Ciò che accade oggi prende il nome sia di «crisi della civiltà», sia di «scontro fra civiltà». L’estremismo islamico, cresciuto nell’interesse di singoli Stati, si è dotato dei mezzi di comunicazione tipici della civiltà sviluppata, è in grado di usarli molto bene e di tenerle testa efficacemente. Ironia della storia è che i promotori e i sostenitori della «primavera araba» erano stati avvertiti che l’abbattimento delle autocrazie arabe avrebbe portato inevitabilmente a una rinascita dell’estremismo islamico, ma non hanno voluto dare ascolto a nessuno, preferendo zittire chi non era d’accordo e nel contempo portare avanti la loro crociata per civilizzare il Medio Oriente.

Già i fatti della «primavera araba» in Egitto avevano mostrato il ruolo di mobilitazione dei social network e di internet. Da allora i mezzi di comunicazione si sono continuamente perfezionati, se ne sono aggiunti di nuovi, entrando in modo sempre più capillare nella vita delle società sino a fungere da vere e proprie piattaforme di comunicazione e mobilitazione di ideologie universali. E qui non stiamo parlando della battaglia degli hacker, che bucano i server degli Stati e degli eserciti nemici, né della guerra elettronica nelle zone di operazioni militari, e neppure dei social network, il cui ruolo e i cui vantaggi erano già essenzialmente chiari ed evidenti dopo i fatti della «primavera araba» e dell’«Euromaidan». Il fatto nuovo sono invece le applicazioni Over-The-Top (OTT), ovvero i servizi di trasmissione dati messi a disposizione da compagnie terze sfruttando la rete degli operatori telefonici.

Stiamo parlando delle applicazioni di messaggistica istantanea. Questi programmi non dipendono dall’operatore al quale è collegato il telefono dell’utente né dal Paese in cui esso si trova: per questi programmi, le distanze non hanno quindi alcuna importanza. Basta solo avere una connessione ad internet usando il traffico dell’operatore telefonico o tramite wi-fi. A differenza dei gestori telefonici e dei social network l’utilizzo di questi programmi non si attiene alle norme giuridiche nazionali ed internazionali. I primi a preoccuparsi dell’attività dei servizi di messaggistica istantanea sono stati proprio gli operatori di telefonia mobile, i cui ricavi nel 2014 hanno registrato solo in Russia una perdita di 15-20 miliardi di rubli a causa di queste applicazioni. A luglio del 2015 il Presidente della Megafon Ivan Tavrin ha manifestato la necessità di «regolamentare l’uso di WhatsApp, Viber e Skype». Tavrin ha dichiarato che i programmi di messaggistica istantanea operano in una sorta di zona grigia al di fuori della normativa stabilita nel settore della telecomunicazione. Il Direttore Generale di Megafon ha poi sottolineato che questi programmi vengono usati dai terroristi e dagli spammer e che il problema va necessariamente risolto dal momento che «la sicurezza viene prima di tutto»1.

Dopo gli operatori telefonici, che pure si sono mostrati attenti al problema della sicurezza, anche le autorità si sono unite nella critica ai programmi di messaggistica, ma più dal punto di vista dei loro contesti d’uso. Ad agosto il Segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolaj Patrušev, ha criticato aspramente i funzionari governativi che utilizzano queste applicazioni, in particolare WhatsApp, mentre lavorano e per scopi di lavoro: questo difatti mette a repentaglio la sicurezza dei sistemi informativi statali e municipali.

Nessuno mette in dubbio l’evidente necessità di comunicare nel mondo moderno, tanto nella sfera lavorativa quanto nella privata. La comodità delle applicazioni di messaggistica istantanea offre nuove possibilità di socializzazione e aumenta il livello di privacy. Bisogna anche dire che i creatori e proprietari dei programmi di messaggistica hanno fatto molti sforzi al fine di presentare i propri prodotti come mezzi di comunicazione criptati e sicuri. Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha promesso un premio per chi riuscirà ad “hackerare” il suo programma, mentre Edward Snowden, informatico ribelle al potere del Grande Fratello, ha dichiarato qual è l’applicazione di messaggistica, secondo la sua opinione, che garantisce la maggiore riservatezza2. Tuttavia la dichiarazione di Snowden fa ormai parte del passato, quando la priorità era la tutela della privacy, la questione delle frontiere e della legalità dei sistemi elettronici per quanto riguarda la localizzazione dei cittadini degli Stati Uniti, di altri Paesi e dei più alti funzionari di diversi Stati.

Oggi il problema è un altro, ovvero l’uso di canali di comunicazione criptati e sicuri da parte dei terroristi. La questione riguarda anche la sicurezza nell’uso di queste applicazioni di messaggistica da parte di funzionari governativi. La soluzione a quest’ultimo problema è semplice; i legislatori russi hanno già proposto di vietare l’utilizzo da parte dei funzionari di una serie di programmi con la seguente motivazione: «Su WhatsApp ci sono ministri, deputati e governatori. C’è una fitta corrispondenza, scambio di opinioni e passaggio di informazioni confidenziali, che possono essere sfruttate in qualsiasi situazione. Ma nel caso in cui dovessero trapelare informazioni di servizio si incorrerebbe nella responsabilità amministrativa e penale»3.

Quando il deputato della Duma di Stato Aleksandr Ageev ha rivolto un appello al Capo dei servizi segreti (FSB) Aleksandr Bortnikov per limitare l’accesso degli utenti russi a Telegram qualora fosse stato confermato il suo uso da parte dei combattenti dello Stato Islamico, il fondatore Pavel Durov ha dichiarato: «Allora propongo direttamente di vietare l’uso delle parole, visto che pare che i terroristi le utilizzino per comunicare…»4. Il commento era ovviamente ironico, tuttavia alle parole sono seguiti i fatti: qualche giorno dopo Telegram ha annunciato il blocco di 78 canali in 12 lingue legati al gruppo terroristico dello Stato Islamico, «IS», vietato in Russia e in altri Paesi.

Si può dire che la questione riguardo i programmi di messaggistica è estremamente controversa e sfaccettata, questo spazio d’informazione virtuale è quasi come una realtà parallela, al punto che sul tema è intervenuto il Ministro delle Telecomunicazioni, Nikolaj Nikiforov, secondo cui non c’è la necessità di bloccare Telegram: «Bloccare le applicazioni di messaggistica non porterà a nulla. I terroristi infatti passeranno subito ad altre tecnologie di comunicazione. Non dovremmo bloccare ma piuttosto individuare e perseguire coloro che svolgono attività illecite». Probabilmente è così, ma il problema non si risolve in questo modo.

Le ultime novità dal mondo della comunicazione confermano quest’idea; negli Apple Store sono apparse alcune applicazioni per uso militare, che difficilmente servono alla popolazione civile, ma che possono essere d’aiuto per le attività dei terroristi: c’è un’applicazione che permette di calcolare la traiettoria di volo del proiettile di un mortaio, e un’altra la traiettoria della pallottola di uno sniper5.

Il nuovo mondo della comunicazione, adattatosi alla nuova realtà geopolitica, ha messo i governi e la società di fronte a nuove sfide e interrogativi. La Francia ha reagito alle sfide poste dalla realtà con la chiusura delle frontiere dello Stato vittima dell’aggressione e con l’offensiva contro i terroristi.

Così, in determinate circostanze, è assai probabile che il mondo civilizzato sia destinato in tempi futuri alla chiusura delle frontiere. Se così fosse, questa chiusura riguarderà anche il settore delle comunicazioni, potrà divenire l’occasione per stabilire dei confini nazionali per l’uso dei programmi di comunicazione, in particolare delle applicazioni di messaggistica istantanea (come per gli operatori di telefonia cellulare), per regolamentare con atti legislativi mirati l’uso dei servizi di comunicazione, oppure attraverso l’aggiunta di normative per le compagnie di telecomunicazione (provider internet e operatori di telefonia mobile). In altre parole, il terrorismo impone in diversi settori delle limitazioni rispetto a quella tendenza alle frontiere aperte globalizzate che aveva prevalso nel mondo negli ultimi dieci anni.

(Traduzione dal russo di Vittoria Frittaion)

NOTE:

DENIS BATURIN è un politologo e membro della Camera Pubblica della Repubblica di Crimea.

1. Союз с мессенджером.
2. Экс-сотрудник спецслужб назвал самый защищенный мессенджер.
3. Депутатам и чиновникам прописали программные ограничения.
4. Дуров предложил "запретить слова" в ответ на разговоры о блокировке Telegram.
5. Apple продает приложения для убийства людей.

FONTE:

Сила и слабость Большого Брата или кризис коммуникации


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