V Forum internazionale a Kazan: “L’islam nel mondo multiculturale” V Forum internazionale a Kazan: “L’islam nel mondo multiculturale”
Nelle giornate dal 5 al 6 novembre a Kazan capitale del Tatarastan, si è tenuto il V Forum internazionale intitolato “L’islam nel mondo multiculturale”.... V Forum internazionale a Kazan: “L’islam nel mondo multiculturale”

Nelle giornate dal 5 al 6 novembre a Kazan capitale del Tatarastan, si è tenuto il V Forum internazionale intitolato “L’islam nel mondo multiculturale”. L’evento è stato organizzato da istituzioni molto prestigiose: l’Università Federale di Kazan, l’Istituto di orientalistica dell’Accademia delle Scienze della Russia, dal DUM (Duchovnoe Upravlenie Musul’man) l’Amministrazione spirituale dei musulmani del Tatarastan, dal DUM della Federazione Russa, l’Istituto islamico russo di Kazan, oltre ad altre associazioni storico-culturali della città di Kazan. Alla conferenza hanno partecipato studiosi, islamisti, storici, provenienti da tutta la Russia, Crimea compresa, dal Kazakhstan, dall’Armenia, oltre che dalla Giordania. Le lingue utilizzate: il russo e l’arabo. Nel congresso, articolato in varie tavole rotonde, si è parlato soprattutto dell’islam radicale e dei processi di radicalizzazione dei movimenti politico-religiosi islamici del Vicino Oriente.

Eliseo Bertolasi, come rappresentante dell’IsAG, ha partecipato al congresso con una relazione intitolata: “L’islamizzazione dell’Europa, quali prospettive?”. Ecco un breve sunto.

 

Al momento sono circa 16 milioni i musulmani che vivono nell’Unione Europa, su una popolazione totale di oltre 500 milioni di abitanti. La loro presenza è soprattutto concentrata in Francia (a seconda delle stime il loro numero varia tra i 3,5 e i 4,5 milioni), in Germania (4 milioni) nel Regno Unito (quasi 3 milioni). Meno significativa è la percentuale dei musulmani nei paesi mediterranei: circa un milione in Spagna, 500.000 in Grecia, circa un milione e mezzo in Italia. In tutti questi paesi, è facilmente prevedibile un loro rapido aumento nei prossimi anni, sia per i nuovi nascituri, sia per i forti flussi migratori in arrivo dai paesi islamici. Si può facilmente ipotizzare una significativa trasformazione del continente europeo. Un cambiamento, non solo su base demografica, ma anche su tutti quei livelli che modellano la vita nella società: cultura, leggi, istituzioni, politica. Non a caso Bat Ye’or, nel suo libro Eurabia the Euro-Arabic Axis utilizza il termine “Eurabia”1, un neologismo che rappresenta le future prospettive dell’Europa. Per capire questo processo è indispensabile uscire da un’ottica basata sul breve termine e proiettare nel futuro quelle dinamiche che col passare del tempo trasformeranno l’Europa.

Con l’inizio del nuovo millennio la civiltà europea è tornata al “confronto”, purtroppo in molti casi sotto forma di “scontro”, con l’avanzare della civiltà islamica. Considerando la permeabilità della società europea, che di fatto accoglie immigrati da qualsiasi parte del mondo, era inevitabile che proprio con l’islam, per la sua peculiare carica militante, si arrivasse a situazioni di confronto diretto. L’Europa è culturalmente impreparata a realizzare quell’idealizzata società “multiculturale” e “multirazziale” spesso evocata negli ultimi tempi. Questo per due ragioni.

In primo luogo l’Europa non riesce, o non vuole, o non è più in grado di riconoscere le proprie radici culturali, con la grave conseguenza di perdere il significato della propria identità, quell’identità che le ha permesso di raggiungere l’alto livello che ancora oggi gode a livello mondiale. L’Europa ripudiando le proprie radici cristiane ha dato il via a un processo di profondo degrado dei suoi valori spirituali. Rinunciando alla propria identità religiosa e culturale, gli Europei hanno abbracciato i “non-valori” del liberalismo e dell’individualismo. Concetti, questi, totalmente alieni, non solo all’Europa, ma alla stessa essenza dell’uomo; gli individui, come risposta, o si chiudono nel nichilismo o cominciano a cercare altre alternative ideologiche. Ad esempio i musulmani di seconda e terza generazioni che da decenni vivono in Europa si avvicinano all’islam radicale.

Sappiamo che centinaia di islamici radicali europei stanno combattendo in Siria nelle file dell’ISIS. Questa non è solo un questione politica, ma anche sociale e psicologica. Prendendo atto della loro emarginazione, consapevoli dei difetti e della crisi di senso del sistema occidentale, si mettono alla ricerca di nuove utopie politiche. L’ISIS è, in primo luogo, un’ideologia, un progetto piuttosto seducente agli occhi di quei musulmani europei che sentono questo vuoto di valori, sia a livello sociale, sia a livello individuale. In secondo luogo, per alcuni decenni, a seguito di questioni socio-economiche e di problemi demografici legati al generale invecchiamento della popolazione europea per la contemporanea diminuzione di nuovi nascituri, l’Unione Europea ha addirittura stimolato l’immigrazione dai paesi islamici. Si riteneva che l’integrazione dei musulmani nella società europea avrebbe favorito il nascere di un nuovo soggetto multiculturale.

Tuttavia questo concetto di multiculturalismo proposto dalle élite politiche europee sembra non stia funzionando. Si auspicava che i nuovi arrivati avrebbero abbracciato con entusiasmo i valori europei, che avrebbero fatto proprie le idee di democrazia, uguaglianza, tolleranza, pluralismo, parità davanti alla legge di tutti i cittadini indipendentemente dal sesso e dall’appartenenza razziale o religiosa. Tuttavia, in concreto, questi valori di matrice europea non sono stati assimilati, se non nella misura di un loro mero utilizzo finalizzato solo all’acquisizione di tutta una serie di privilegi che, come ad esempio in Italia, non sono concessi alle fasce più povere della popolazione autoctona. Questo punto rappresenta un potentissimo focolaio di tensioni sociali, già visibile. Un’autentica “integrazione” non c’è stata. In Occidente parole come “democrazia”, “integrazione”, stanno sempre di più diventando mere astrazioni, che vengono demolite non appena si valuti la realtà. L’integrazione, per principio, è sempre un movimento sulle due direzioni, è un costante avvicinamento reciproco. L’integrazione si basa sul “rispetto” reciproco. Osservando la realtà, in Europa, non mi sembra di vedere il medesimo “rispetto” da parte dei nuovi arrivati, verso i paesi che li stanno accogliendo, nonostante a loro tutto venga concesso: privilegi sociali e certamente anche la possibilità di poter liberamente professare la loro fede (ci basti considerare quante moschee sono già state costruite in Europa).

Se però andiamo in profondità alla questione, quando sentiamo parlare di una possibile futura “islamizzazione” dell’Europa, intesa come un progetto di penetrazione, da parte dell’islam attraverso i flussi migratori, ciò che non viene mai indicato e volutamente celato, è il motivo, lo scopo finale, le ragioni per le quali questo processo d’immigrazione viene favorito dalle élite politiche europee. L’Europa da quarant’anni rappresenta il target di un predefinito “disegno” politico ed economico, che tende a sostituire la stessa realtà antropologica-culturale del continente, con un’altra più “plasmabile” e più “manipolabile” per la realizzazione di quegli obiettivi, non dichiarati, che le élite economico-finanziarie si sono poste come obiettivo finale della globalizzazione.

La tappa finale di questo processo di globalizzazione è un immaginabile “Governo unico mondiale”. La riduzione all’uguaglianza di comportamento per tutti i popoli: una sola lingua, una sola religione (quella del “mercato”, non certo le religioni tradizionali), una sola moneta, un solo mercato, una sola identità, una sola cultura, un solo governo sovranazionale. Quando si parla d’islamizzazione dell’Europa si deve quindi includere il concetto di “Villaggio Globale”, definizione che Marshall McLuhan esprime nel suo libro The Gutenberg Galaxy: the Making of Typographic Man2.

L’immigrazione è sicuramente uno degli effetti della globalizzazione, che spinge per fame e soprattutto per desiderio di benessere economico i popoli del Terzo mondo ad emigrare dalle loro terre verso altre terre, quelle che l’Occidente mostra loro come paradisi terrestri. Molti immigranti partono proprio da quei paesi ora ridotti a un cumulo di rovine come: Libia, Iraq, Siria, Afghanistan…dove l’Occidente, Stati Uniti in testa, ha esportato “la democrazia” a suon bombe. Sotto questa prospettiva il vero nemico non è quindi l’immigrato in sé, ma chi lo costringe a cercar in Europa la fortuna, che difficilmente troverà, col rischio sicuro, invece, sia per i popoli europei, sia anche per gli immigrati di veder degradare le rispettive culture e tradizioni e di perdere la propria identità.

L’identità è “irrinunciabile”. L’identità è una parte intrinseca a noi stessi, alla quale non si può rinunciare, tuttavia pur ipotizzando di rinunciarvi, sorgono naturali gli interrogativi: per quale ragione? Perché una tale mutilazione? Ma soprattutto, per averne in cambio che cosa? Come dice il professor Aleksandr Dugin: «L’uomo non è universale, ma è differente, pluralistico… L’uomo come individuo puro spogliato dai suoi vincoli con la collettività, la religione, il suo gruppo, la tradizione… non esiste, è solo un concetto, un concetto nichilista che gli Americani vogliono imporre con la forza a tutta l’umanità. L’uomo moderno americano è totalmente individualista, diverso dall’uomo europeo anche dal musulmano che, invece, ha delle precise radici con diversi livelli di appartenenza: alla società, alla religione, alla cultura, alla tradizione…». Sempre Dugin sostiene che: «L’Occidente non è l’Europa, l’Occidente è il concetto dell’individualismo che ha trovato la sua manifestazione più completa nella società americana. L’Europa colonizzata culturalmente, geopoliticamente, strategicamente dagli USA ha perso la sua identità, le sue radici. L’Europa non è più Europa, l’Europa post-moderna è anti-Europa»3.

Per le élite politico-economiche occidentali-atlantiche l’obiettivo finale è quindi la creazione di un “melting-pot”, sul modello americano, dove vi saranno diverse etnie (con i soliti quartieri-ghetto caratterizzati da emarginazione, povertà, criminalità, violenza razziale), senza nessuna cultura e tradizione. In sostanza l’obiettivo finale sarà costruire un individuo “nuovo” che rappresenti il “consumatore” perfetto, senza atteggiamento critico, ma gestibile, manipolabile e utilizzabile, proprio perché privato della sua natura più profonda: “l’identità”. Un tentativo di “occidentalizzazione” a qualsiasi latitudine (islamici compresi), verso il quale la società americana, molto avanti in questo processo di livellamento delle identità ci sta portando. Ecco perché la massa musulmana è diventata così importante, ed è stata indirizzata verso l’Europa. L’obiettivo finale del progetto “mondialista” non sarà semplicemente islamizzare l’Europa, ma distruggere l’Europa, intesa come “identità europea”, in quanto sede, culla, di tradizioni e di valori fortemente radicati.

In questa prospettiva anche l’aspetto demografico gioca un ruolo rilevante. Come sostiene l’antropologo Anthony D. Smith nei suoi studi sulle origine etniche delle Nazioni, in alcuni casi le pressioni esterne legandosi ad alcune modificazioni interne, determinano un’alterazione radicale della qualità etnica tanto da poter parlare di “etnocidio”. In questo caso il mutamento demografico è la causa più importante di quello culturale. I nuovi arrivati opprimono i vecchi abitanti, sia fisicamente che culturalmente, introducendo una rottura abbastanza profonda nei confronti degli antichi complessi “mito-simbolici” presenti nella società precedente4. Quando questi cambiamenti sono così vasti da distruggere più o meno le precedenti forme e tradizioni etniche indigene, in questo caso si può parlare di etnocidio e di dissolvimento finale della vecchia etnia5.

Non penso che in Europa si possa arrivare con facilità al totale annientamento dell’identità dei popoli europei e all’ammaestramento degli stessi in masse amorfe, come atteso dai “poteri forti” occidentali-atlantici. Senza cadere nel catastrofismo, tuttavia, temo che l’Europa a breve si trasformerà in un campo di “scontro di civiltà”6, un tipo di conflitto che il celebre politologo statunitense Samuel Huntington definisce una “guerra di faglia”, ossia “un conflitto tra Stati o gruppi appartenenti a diverse civiltà”. Ritengo che la “tollerante” Europa sia realmente sotto minaccia di un islam quello radicale che attraverso i “democratici” flussi migratori arriverà gradualmente a sommergere il continente sia culturalmente, sia politicamente.

NOTE:

ELISEO BERTOLASI è ricercatore associato del Programma "Eurasia" dell'IsAG.

1. Bat Ye'or, Eurabia the Euro-Arabic Axis, Fairleigh Dickinson Univ Press, Madison, 2005.
2. Marshall McLuhan, The Gutenberg Galaxy: the Making of Typographic Man, University of Toronto Press, 1962.
3. Aleksandr Dugin, La sfida eurasiatica della Russia, “Associazione culturale Russia Lombardia”, Milano, 4/07/2014, trascrizione di E. Bertolasi.
4. Cfr., Anthony D. Smith, Le origini etniche delle nazioni, il Mulino, Bologna, 1998, pp. 54-55.
5. Ivi, p. 212.
6. Cit., Samuel.P. Huntington, Lo Scontro delle Civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale, Milano, Garzanti, 2000, p. 374.


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