Televisione transnazionale e partecipazione politica dei cittadini italiani di Buenos Aires Televisione transnazionale e partecipazione politica dei cittadini italiani di Buenos Aires
L’alta partecipazione dei cittadini italiani residenti in Argentina registrata durante le elezioni politiche del 20061 e del 20082 da un lato, e la bassa... Televisione transnazionale e partecipazione politica dei cittadini italiani di Buenos Aires

L’alta partecipazione dei cittadini italiani residenti in Argentina registrata durante le elezioni politiche del 20061 e del 20082 da un lato, e la bassa affluenza alle urne3 assieme al gran numero di voti non validi (e di schede bianche) registrati nelle elezioni legislative del 2013 dall’altro, suggeriscono che il coinvolgimento civico con l’Italia degli Italiani residenti in Argentina4 sia piuttosto complesso. Qual è il ruolo della televisione transnazionale in esso? Secondo Bourdieu, la televisione ha la potenzialità di divenire uno strumento di democrazia diretta, se non si converte in uno strumento di oppressione simbolica in quanto si occultano le informazioni pertinenti che il/la cittadino/a dovrebbe possedere per esercitare i propri diritti5.

Le strategie linguistiche, di programmazione e di pianificazione attuate dalla concessionaria pubblica televisiva favoriscono quindi il coinvolgimento attivo della cittadinanza esterna? I precedenti politici e di ricerca evincono un accesso inadeguato all’informazione e alla comunicazione, soprattutto dell’utenza non italofona, che ostacolerebbe l’esercizio democratico e partecipativo della cittadinanza esterna. I risultati preliminari di un’indagine che la scrivente ha condotto presso l’Instituto Multidisciplinario de Historia y Ciencias Humanas (IMHICIHU), Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas (CONICET), Argentina, ribadiscono questa tendenza, mettendo in evidenza che più che dal disinteresse, la mancata espressione delle proprie preferenze elettorali è spesso motivata dalle barriere info-comunicazionali.

Precedenti

Anania6 avverte uno storico ruolo marginale assegnato ai mezzi di comunicazione di massa per i migranti italiani all’estero: l’informazione – soprattutto a uso politico – è stata spesso sottovalutata. I programmi radiotelevisivi a loro rivolti si sono concentrati perlopiù sull’intrattenimento, in ispecie sulla musica, sullo sport e sulla pubblicità. In occasione dell’audizione dell’Amministratore Unico e Direttore generale del canale internazionale della Rai durante la XIII Legislatura, Massimo Magliaro dichiarò7: «Il politichese agli italiani all’estero interessa fino ad un certo punto, certamente non tanto quanto spesso viene raccontato». Nel corso dell’audizione al già Direttore responsabile di Rai International, Piero Badaloni, il Presidente del Comitato per le questioni degli Italiani all’estero dichiarò: «Avendo seguito alcuni programmi di Rai International in Argentina, penso che si possa fare di più»8. In particolare, le lamentele dei parlamentari riguardavano l’informazione politica, che ben otto anni dopo l’entrata in vigore della legge che consente di votare dall’estero, continuava a ritenersi inadeguata. Durante la XVI Legislatura, l’allora direttore di Rai International, Daniele Renzoni, affermò: «Il metodo tutto italiano di fare audience, fatto di urla e di accavallarsi di voci, produce difficoltà anche nell’ascolto, dal momento che non tutti all’estero sono in grado di parlare un italiano perfetto»9. Su questa base, viene giustificata la scelta di dedicare la prima serata ai programmi di puro intrattenimento.

Stando ai risultati di un’indagine condotta da Chianese10 tra novembre 2003 e settembre 2005 nelle città argentine di Buenos Aires e di Mar del Plata, tra gli Italiani residenti in Argentina vi è una grande confusione sul voto in generale e sui referendum in particolare. Secondo Chianese, quelli più disinformati sono i giovani che non frequentano né il consolato né le associazioni italiane11. Per le persone intervistate, che presentano un livello di scolarizzazione medio-alto, risulta scarsa la conoscenza della politica italiana, poco chiare le informazioni fornite e particolarmente problematico l’uso dell’italiano. La situazione descritta colpisce in modo particolare le donne tra i 26 e i 65 anni. Gli intervistati, che percepiscono di essere trattati come cittadini di “serie B”, si lamentano della qualità della programmazione di Rai International. Una ricerca di caratteristiche simili a quella del 2003 è stata riproposta nel 2006. In quest’opportunità, il questionario è stato somministrato a un campione composto da cento persone nella sola città di Buenos Aires. Ancora una volta si è verificata l’inadeguatezza delle informazioni: il 57,6 per cento degli/delle intervistati/e riteneva che le comunicazioni fossero scarse e poco chiare. Tra quelli/e che considerano di conoscere la storia politica italiana prevalgono gli uomini, in particolare quelli tra i 36 e i 50 anni di età. Complessivamente, l’83,1% si è dichiarato interessato ad approfondire lo studio della politica italiana.

La ricerca

Dopo un fase preliminare volta a esaminare i testi televisivi, la seconda tappa dell’indagine si è basata sulla somministrazione di un questionario tramite internet costituito da trenta domande –a scelta multipla, chiuse e aperte – rivolto ai cittadini italiani ed italo-argentini che abitano a Buenos Aires. Che mezzi di comunicazione utilizzano gli Italiani in Argentina per tenersi informati? Qual è il ruolo delle barriere linguistiche per l’accesso alle informazioni di uso pubblico? Vi sono differenze nei profili di consumo televisivo in termini di genere, luogo di nascita e tempo di residenza in Argentina? Come viene percepita la televisione (trans)nazionale dai telespettatori diasporici? Come si posizionano i cittadini italiani residenti in Argentina tra gli spazi locali e (trans)nazionali a partire dai loro consumi televisivi? Le risposte pervenute – tra l’8 agosto 2014 e l’8 gennaio 2015 – sono state complessivamente 74, di cui 63 valide12. Malgrado il campione sia evidentemente ridotto13, risulta soddisfacente ai fini esplorativi.

L’analisi delle risposte indica che gli Italiani in Argentina utilizzano prevalentemente la televisione, la stampa e la radio argentine come fonte di informazione. La preferenza per i media argentini potrebbe essere anche associata al maggior interesse che suscita l’andamento sociale, politico ed economico in Argentina fra gli intervistati. Rispetto ai partecipanti nati in Italia, quelli nati in Argentina si dimostrano curiosamente anche più interessati alla situazione in Italia. I mezzi etnici – italiani prodotti in Argentina – e la radio italiana sono comparativamente meno diffusi. I siti web, le newsletter istituzionali e le reti sociali si verificano quali vie alternative di informazione. In relazione a Euronews e Rai World Premium, RaiItalia 1 è il canale più visto. La fascia oraria privilegiata è quella serale, dalle ore 20.30 alle ore 22.30. Se si tiene in conto che le rubriche di approfondimento informativo/politico non vengono trasmesse in questa fascia, richiama l’attenzione che i telegiornali, “Ballarò”, “Che tempo che fa” e “Porta a Porta” compaiano tra i programmi più visti.

Se, da una parte, le evidenze raccolte dimostrano che i cittadini italiani nati in Argentina e quelli nati in Italia arrivati negli ultimi anni usano di solito i media del paese in cui sono nati, dall’altra, il fatto che i cittadini italiani nati in Italia di lunga residenza in Argentina scelgano i media locali per tenersi informati indica che detta propensione non è scontata ma piuttosto dinamica in quanto ricollegabile a processi di ibridazione culturale. In questo senso, il consumo dei media diviene un indicatore del livello di integrazione raggiunto nella società ospite.

Tutto sommato, si riscontra un accesso disuguale alle informazioni di uso pubblico in base al genere. Le strategie attuate dalla concessionaria pubblica sono percepite come inadeguate per attirare l’interesse del pubblico femminile in particolare. Il telespettatore modello che il canale internazionale della Rai costruisce privilegia lo sport, in particolare il calcio, e le rubriche di approfondimento informativo/politico all’interno di cui il ruolo delle donne si dimostra perlopiù marginale. Poi, l’organizzazione del palinsesto secondo il fuso orario di New York sembra essere ulteriormente penalizzante per le femmine, soprattutto per quelle che si trovano nel ciclo di vita (ri)produttivo. Questo è quanto emerge dalle 14 interviste condotte durante la terza fase della ricerca.

In media, i protagonisti dell’indagine si ritengono soddisfatti della televisione italiana in Argentina: l’apprezzano principalmente per le funzioni di legatura culturale e identitaria che svolge. Considerano che essa sia importante per contribuire a mantenere i legami con le proprie origini, per sapere cosa accade in Italia e nel mondo e per promuovere la lingua italiana. Tendenzialmente, gli intervistati trovano che la programmazione sia culturalmente arricchente e socialmente rilevante e l’informazione abbastanza equilibrata e rispettosa dei diversi orientamenti politici. D’altronde, sono anche riconoscibili dei segni di un atteggiamento più critico. Le lamentele riguardano la mancata sintonia con il fuso orario, gli usi e i costumi locali e la trasmissione di un’immagine poco accurata dell’Italia e degli Italiani in Argentina. La qualità del segnale, il costo del servizio e lo squilibrio tra l’informazione e l’intrattenimento risultano altrettanto problematici: «troppi programmi di cucina e varietà danno un’idea dell’Italia assai superficiale».

La maggior parte del campione dichiara di aver partecipato alle elezioni politiche e/o referendarie italiane dall’Argentina. La mancata espressione delle proprie preferenze elettorali – quando si è verificata – è stata motivata, più che dal disinteresse, dalle barriere info-comunicazionali. In genere, i partecipanti riconoscono di avere una conoscenza scarsa sulla realtà socio-politica italiana. In merito al ruolo svolto dalle barriere linguistiche è interessante notare che la maggior parte dei partecipanti dichiara di conoscere l’italiano e il castigliano. In alcuni casi, si dice addirittura di conoscere l’inglese, il francese e/o il tedesco. Il profilo plurilingue che emerge da queste risposte può essere ricollegato all’alto livello di istruzione raggiunto dai partecipanti: 29 dichiarano di essere post-laureati; 28 laureati e 6 di aver conseguito la maturità. I dati raccolti delineano un pubblico ristretto, con capacità di parlare e/o comprendere diverse lingue che gli consente appunto di spostarsi tra diverse culture, cogliendo il meglio che ognuna ha da offrire. I cittadini intervistati domandano appunto l’attuazione di strategie di programmazione più inclusive che tengano conto del loro posizionamento (trans)nazionale.

Conclusioni

Dall’analisi delle risposte emerge il profilo di un cittadino assai coinvolto politicamente, con accesso a diverse fonti di informazione, tra le quali prevalgono quelle audiovisive ed elettroniche, in base a cui ricrea un’identità a diversi strati. La lingua, anziché un ostacolo, risulta, almeno per quelli che sono in grado di comprenderla, essere una delle motivazioni principali per sintonizzare la Rai dall’Argentina. Se sono i migliori istruiti e i più connessi i migliori consumatori della Rai in Argentina, diventa scientificamente rilevante nonché politicamente doveroso indagare il ruolo delle barriere linguistiche tra i meno istruiti e i meno connessi. A tale scopo, sarebbe necessario incentrare la ricerca su strumenti più adatti. Resta anche da approfondire le disuguaglianze di genere per garantire l’acceso – economico ma anche culturale – alle informazioni di uso pubblico, utili all’esercizio informato del voto nell’ambito dell’ideale illuminista del cittadino informato.

NOTE:

MARIA SOLEDAD BALSAS è ricercatrice del Consiglio Nazionale di Ricerca Scientifica e Tecnologica (CONICET) della Repubblica Argentina.

1. L’affluenza è stata pari a 50,59% alla Camera e 50,61% al Senato. Fonte: Elaborazione propria su dati del Ministero dell’Interno, Servizi Elettorali, (7 marzo 2014).
2. Nelle elezioni politiche del 2008, l’ufficio consolare di Buenos Aires ha raggiunto il 60,7% dei votanti, ben oltre la media della Circoscrizione Estero (40,28%). N. Occhipinti, Il sostegno della rete consolare alle collettività all’estero: il caso di Buenos Aires, in "Caritas Migrantes", a cura di, America Latina-Italia, vecchi e nuovi migranti, Roma, Idos, 2009. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, l’affluenza dall’Argentina è stata pari a 56,94% alla Camera e 57,87% al Senato. Fonte: Elaborazione propria su dati del Ministero dell’Interno, Servizi Elettorali, (7 marzo 2014).
3. L’affluenza è stata pari a 34,44% alla Camera e 33,44% al Senato. Fonte: Elaborazione propria su dati del Ministero dell’Interno, Servizi Elettorali, (7 marzo 2014).
4. Per le caratteristiche che presenta, quello degli/delle italiani/e in Argentina costituisce un caso privilegiato di analisi. In primo luogo, perché rappresentano il gruppo di italiani/e residenti all’estero più numeroso. Secondo la Fondazione Migrantes, al 1° gennaio 2015 vi erano 754.371 cittadine/i iscritte/i all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero in Argentina. Fondazione Migrantes, Rapporto Italiani nel Mondo, Tau Editrice, Roma, 2015. In secondo termine, la presenza minoritaria degli/delle italiani/e madrelingua all’interno del gruppo risulta interessante per conoscere meglio il ruolo svolto dalle barriere linguistiche per la garanzia del diritto all’informazione e alla comunicazione. Stando all’ultima tornata censuaria in Argentina, soltanto circa 150.000 sono nate/i in Italia. Fonte: Censo2010.
5. P. Bourdieu, Sulla televisione, Feltrinelli, Milano, 1997.
6. F. Anania, Cinegiornali, radio, televisione. La rappresentazione dell’emigrazione italiana, in P. Bevilacqua, A. De Clementi ed E. Franzina, a cura di, Storia dell’emigrazione italiana, Donzelli, Roma, 2009.
7. XIII Legislatura, Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, resoconto stenografico, 9 novembre 2000.
8. XVI Legislatura, Comitato per le questioni degli italiani all’estero, resoconto stenografico, 6 maggio 2009.
9. XVI Legislatura, Comitato per le questioni degli italiani all’estero, resoconto stenografico, 29 giugno 2011.
10. A. Chianese, L’altra Italia al voto. Il voto degli italiani all’estero nella percezione degli italiani in Argentina, CEL, Gorle, 2006.
11. "L’associazionismo ha svolto un ruolo di primo piano, soprattutto in termini di diffusione dell’informazione politica e di lobbying". F. Tarantino, Rappresentanza e voto in America Meridionale, in G. Tintori, a cura di, Il voto degli altri. Rappresentanza e scelte elettorali degli italiani all’estero, Rosenberg &Sellier, Torino, 2012.
12. Per quel che concerne la composizione del campione per genere, vi sono 42 donne e 21 uomini. In merito all’età, 50 informanti si trovano nella fascia tra i 18 e i 65 anni; soltanto 10 sono ultrasessantacinquenni/e. Purtroppo, le classi di età si sono dimostrate troppo ampie; sarebbe stato opportuno suddividerle. In quanto alla distribuzione per luogo di nascita, gli informanti nati in Italia sono considerabilmente di meno (12) in confronto a quelli nati in Argentina (51). Tra i 63 partecipanti, 30 abitano nella città di Buenos Aires mentre 33 vivono nella Provincia di Buenos Aires.
13. Sono stati contattati tramite posta elettronica e/o Facebook: i) i colleghi, gli imprenditori, i blogger, i gruppi di professionisti, le istituzioni culturali e di insegnamento, le organizzazioni non governative, i partiti politici, i mezzi di comunicazione con visibilità sul web; ii) i ricercatori inclusi nella banca dati Da Vinci, tenuta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e iii) gli elettori residenti a Buenos Aires compresi nelle liste elettorali pubblicate dal Comune di Ortona, Abruzzo. Nonostante siano stati inviati più di 900 questionari, l’obiettivo di partenza di coinvolgere 300 partecipanti non è stato raggiunto. Sebbene internet abbia favorito la diffusione del questionario in una vasta area geografica come quella dell’intera provincia di Buenos Aires, essa si è dimostrata inefficace per attirare la partecipazione, per esempio, dei più anziani. L’impossibilità di accedere alla programmazione Rai per l’estero verificatasi in certe realtà geografiche operate prevalentemente da piccoli e medi fornitori ha rappresentato un ulteriore ostacolo per lo svolgimento della ricerca.


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