Quale futuro per i rapporti Italia-Russia? Intervista all’Ambasciatore Sergej Razov Quale futuro per i rapporti Italia-Russia? Intervista all’Ambasciatore Sergej Razov
Pubblichiamo in esclusiva la traduzione in lingua italiana della lunga intervista che l’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa in Italia, S.E. Sergej Razov,... Quale futuro per i rapporti Italia-Russia? Intervista all’Ambasciatore Sergej Razov

Pubblichiamo in esclusiva la traduzione in lingua italiana della lunga intervista che l’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa in Italia, S.E. Sergej Razov, ha rilasciato il 26 gennaio 2016 alla rivista «Meždunarodnaja žizn’» del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa.

Intervista realizzata dal Prof. Igor Pellicciari, Console Onorario della Federazione Russa a Bologna, corrispondente dall’Italia per «Meždunarodnaja žizn’» e docente presso la Scuola di Alti Studi in Scienze Economiche (VSE) di Mosca.

 

«Meždunarodnaja žizn’»: Sua Eccellenza, dal 2013 ricopre la carica di ambasciatore in Italia. Secondo il suo parere, qual è lo stato dei nostri rapporti bilaterali?

«Sergej Razov»: Ho assunto la carica di Ambasciatore della Federazione Russa in Italia nel giugno 2013, proprio all’apice, se così si può dire, di quel processo di cooperazione tra i nostri paesi, che potrebbe definirsi una “partnership strategica”. Ci terrei a rammentare le parole spese del Presidente russo Vladimir Putin riguardo la natura privilegiata che ha sempre caratterizzato le relazioni italo-russe da un punto di vista sia economico che politico.

Senza dubbio nei nostri rapporti vi è molto di utile e di prezioso. Mi riferisco, in particolare, alla cooperazione nella risoluzione delle problematiche internazionali, al conseguimento di risultati significativi per entrambe le parti in campo economico, nel settore aerospaziale e nell’alta tecnologia, ma anche alla fitta e vasta rete di rapporti culturali, scientifici, formativi, umani e interregionali, di contatti tra le società civili dei due paesi. Nel novembre del 2013 a Trieste ha avuto luogo l’ottava edizione delle consultazioni intergovernative russo-italiane, il che non ha fatto altro che corroborare, ancora una volta, la politica di inspessimento della cooperazione in tutti i settori. A Roma, nell’agosto del 2013, si è svolto il terzo vertice dei Ministri degli Esteri e della Difesa in formato “due più due”. In generale, i meccanismi di collaborazione, ormai ben consolidati e collaudati, hanno operato con successo e in modo proficuo dimostrando di essere tra gli esempi più riusciti di cooperazione intergovernativa tra la Russia e i paesi occidentali.

Tuttavia, il regime di sanzioni, introdotto dall’Occidente nel 2014 come mezzo di pressione nei confronti della Russia in merito alla crisi ucraina, ha portato alla diminuzione dell’intensità dei contatti. È chiaro che ciò non è avvenuto per nostra iniziativa. In particolare, non è stato possibile portare a compimento una serie di importanti eventi bilaterali precedentemente stabiliti. Vi è stata una riduzione degli scambi commerciali reciproci. Allo stesso tempo, però, mi congratulo con i nostri partner italiani che, nel periodo più critico di “congelamento” dei rapporti Russia-UE, hanno adottato un approccio generalmente equilibrato e lungimirante, nonostante i richiami di Bruxelles e Washington, cercando di compromettere il meno possibile una cooperazione costruita nell’arco di decenni. Nel corso del 2015 questa cooperazione non ha subito interruzioni. Alla base della stabilità delle relazioni bilaterali vi è un’intesa interna scevra di opportunismi riguardo all’importanza del loro sviluppo e del loro carattere “impersonale”. Ciò vale per la Russia così come per l’Italia. Come si sente dire, Vladimir Putin è probabilmente l’unico tra i leader delle grandi potenze ad essere riuscito ad intrattenere buoni rapporti sia con Silvio Berlusconi che con Romano Prodi, ex Primi Ministri ed avversari politici nel loro paese. Ed è proprio così. Anche le relazioni con gli attuali leader italiani, il Presidente Mattarella e il Primo Ministro Renzi, sono caratterizzati da un’intesa reciproca.

Cambiano i governi e i partiti politici al potere, ma gli interessi nazionali dello Stato restano immutati. Sono assolutamente convinto che nelle questioni principali gli interessi italiani coincidano con i nostri, in maniera convergente ed in piena compatibilità. A questo si aggiunga la solida e secolare tradizione di rapporti amichevoli e di cooperazione, le comuni radici cristiane, i valori fondamentali di civiltà. Inoltre, i nostri partner italiani sono perfettamente consapevoli che senza la Russia è impossibile risolvere qualsiasi questione complessa del mondo contemporaneo.

A fronte di un certo chiacchierare martellante sulla presunta chiusura e sull’isolamento internazionale della Russia (anche le sciocchezze, a loro modo, sono un dono di Dio…ma forse sarebbe meglio non abusarne), posso testimoniare un dialogo intenso e costruttivo fra le classi dirigenti di Russia e Italia, che tengono sotto stretto controllo gli indirizzi chiave della cooperazione bilaterale. Dall’ottobre 2014 Putin e Renzi hanno avuto cinque incontri, inclusa la visita del Primo Ministro italiano a Mosca nel marzo 2015 e quella del Presidente russo a Milano e Roma nel giugno dello stesso anno. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il suo omologo italiano hanno parimenti dei contatti regolari. Paolo Gentiloni è fra i non molti ospiti occidentali che si sono recati a Mosca per partecipare ai festeggiamenti solenni del settantesimo anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, per poi fare, subito dopo, una nuova visita istituzionale in Russia. A dicembre scorso Sergej Lavrov è invece tornato a Roma per partecipare alla Conferenza internazionale sul Mediterraneo che si è tenuta alla Farnesina.

Anche a livello parlamentare vengono incentivati i rapporti tra le parti. Nel settembre 2015, dopo un periodo di pausa abbastanza lungo, si è svolta la XIV sessione della cosiddetta Grande Commissione interparlamentare italo-russa. Lo stesso dicasi a livello interministeriale; si sono tenuti incontri tra i vertici dei rispettivi Ministeri per lo Sviluppo Economico, degli Interni e della sicurezza, delle agenzie spaziali nazionali e dei servizi di protezione civile; molto attivi gli scambi anche a livello regionale. In breve, c’è sia la richiesta reciproca che la possibilità di attraversare questa difficile fase di rapporti tra la Russia e l’Occidente riducendo al minimo le perdite.

«Meždunarodnaja žizn’»: Si ha come la sensazione che l’Italia si trovi in una posizione ambigua: da una parte il dover allinearsi al blocco UE-NATO, ma dall’altra il voler mantenere rapporti privilegiati con Mosca. Come giudica la coesistenza di queste due posizioni?

«Sergej Razov»: Non è una percezione errata. Sicuramente noi comprendiamo la situazione dell’Italia, la quale, da partner di UE e NATO, è vincolata da doveri di alleanza, dalla solidarietà euro-atlantica e dalle politiche di blocco. A tal proposito è inutile farsi illusioni. L’adesione ad una alleanza certamente limita le capacità dei suoi membri nella realizzazione di una politica estera autonoma, ma questa possibilità non è del tutto esclusa. La questione sta nel capire fino a quando un paese può essere pronto ad avvalersi di questo diritto partendo dai suoi interessi nazionali. L’Italia, a nostro avviso, agisce in maniera abbastanza ponderata, responsabile e pragmatica. Il Governo italiano si esprime sempre a favore del mantenimento dei canali di dialogo tra l’Occidente e la Russia, e dei nostri contatti bilaterali a questo proposito ne abbiamo già parlato. Presso la NATO, ad esempio, l’Italia non solo si esprime contraria all’integrazione affrettata di Ucraina e Georgia nei quadri dell’alleanza, ma ci tiene a rimarcare quanto siano controproducenti le proposte di rifornire Kiev di armi letali. Presso le sedi dell’UE, invece, argina i tentativi di alcuni membri volti all’interruzione della cooperazione con la Russia e all’inasprimento delle sanzioni. Dunque, la coesistenza contradittoria delle posizioni da lei indicate è una questione di obiettività.

«Meždunarodnaja žizn’»: Secondo lei l’Italia può contribuire al miglioramento dei rapporti tra la Russia ed i Paesi occidentali?

«Sergej Razov»: Senza dubbio può farlo ed è quello che fa. Sono convinto che senza l’Italia la “temperatura” nei “palazzi” della NATO e dell’UE sarebbe stata più vicina a quella di quei paesi che continuano a soffrire di una grave forma di febbre antirussa.

«Meždunarodnaja žizn’»: L’Italia rimane in disparte nella stesura degli accordi di Minsk. Questa situazione potrebbe cambiare?

«Sergej Razov»: Gli Italiani non hanno mai aspirato a partecipare agli accordi di Minsk. Inizialmente l’Italia ha chiesto delucidazioni in merito alla presenza in essi di Germania e Francia, chiarimenti poi sopraggiunti con le spiegazioni di Berlino, di Parigi e del Ministro degli Affari esteri e della politica di sicurezza UE Mogherini, la quale ha spiegato come questi due paesi agiscano a Minsk per conto di tutta l’Unione. Un altro paio di maniche è che Roma, da quanto ho potuto capire, è infastidita dai tentativi di formare varie configurazioni politiche in sua assenza. Circostanze del genere hanno davvero avuto riscontro nella realtà. Ad esempio, il Governo italiano ha reagito in maniera piccata dopo non esser stato invitato all’incontro dei rappresentanti dei ministeri degli Affari Esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna tenutosi a Parigi nel settembre del 2015. Roma esigeva (secondo me abbastanza ragionevolmente, anche considerando il ruolo dell’Italia negli sforzi antiterroristici internazionali e la sua appartenenza alla regione mediterranea) un posto al tavolo delle trattative riguardo la questione siriana. Gli Italiani lo hanno ottenuto, entrando a far parte della coalizione internazionale di supporto per la Siria, anche grazie, va detto, al sostegno diretto ed attivo della Federazione Russa.

«Meždunarodnaja žizn’»: Gli imprenditori italiani hanno manifestano tutto il loro malcontento per le sanzioni introdotte nei confronti della Russia e per le successive contromisure russe. Quale delle due parti ha avuto la peggio a causa di queste misure economiche?

«Sergej Razov»: Le sanzioni sono un’arma a doppio taglio. Stando alla statistica, l’Italia è il nostro quarto partner commerciale. Nel 2014 gli scambi commerciali ammontavano a 48,5 miliardi di dollari, il 13% in meno rispetto al 2013. Secondo i dati preliminari, nel 2015 il volume di scambio si è ulteriormente ridotto di un terzo, le forniture dalla Russia si sono ridotte del 30% e l’esportazione dall’Italia verso il nostro paese di circa il 40%. Il numero dei turisti russi in Italia si è ridotto più o meno della stessa cifra. Anzi, la diminuzione del numero di clienti russi nei negozi di abbigliamento e di calzature è palesemente visibile, il volume medio dei loro acquisti si è ridotto della metà.

Lasciando da parte il deprezzamento delle risorse energetiche e la riduzione del potere d’acquisto dei cittadini russi legata alla svalutazione del rublo, la situazione è ovviamente aggravata dalle sanzioni. Per esempio, le restrizioni settoriali decise dall’Unione Europea si sono palesate, in pratica, non solo in una spontanea riduzione della fornitura delle merci, sia in ambito civile che militare, verso la Russia, ma hanno anche influenzato negativamente l’esportazione di autoveicoli e macchinari nel nostro paese. Le nostre contromisure, invece, hanno colpito le forniture dei prodotti agricoli e alimentari italiani. Le cifre concrete delle perdite variano dalle centinaia di milioni ad alcuni miliardi di euro. Per esempio, l’Agenzia di assicurazione delle esportazioni SACE stima un importo pari a 3 miliardi di euro, mentre per l’Agenzia commerciale italiana ICE le perdite ammonterebbero a 2,2 miliardi di euro per il periodo che va da gennaio ad ottobre 2015. Negli ambienti del Governo italiano, e soprattutto nei circoli d’affari, prevale il punto di vista secondo il quale non c’è alternativa ad una collaborazione reciprocamente vantaggiosa ed è auspicabile che il regime di sanzioni venga revocato al più presto. Approfitto dell’occasione per far notare come la nostra manovra di reindirizzamento delle esportazioni spinga il business italiano alla ricerca di forme più profonde di cooperazione come, ad esempio, il localizzare la produzione direttamente sul territorio russo.

«Meždunarodnaja žizn’»: Secondo lei, quando sarà possibile la revoca delle sanzioni?

«Sergej Razov»: A questa domanda dovrebbero rispondere Washington e Bruxelles. Già da tempo le sanzioni hanno perso qualsiasi aderenza con quello che riguarda la reale normalizzazione della crisi ucraina. Hanno acquisito, ormai, una insana “forza di inerzia” nel momento in cui il loro prolungamento automatico, stabilito in occasione dell’assemblea dell’Unione Europea a Bruxelles di dicembre, è risultato essere la via più facile e comoda rispetto al tentativo di capire le reali responsabilità delle parti nell’inadempimento di alcuni tra i principali accordi di Minsk (a tal proposito, l’Italia ha invitato l’assemblea ad assumere proprio quest’atteggiamento, ovvero a non procedere al rinnovo automatico delle sanzioni).

«Meždunarodnaja žizn’»: Il progetto “South Stream” può dirsi definitivamente accantonato?

«Sergej Razov»: La decisione del governo russo di abbandonare il progetto South Stream, alla cui realizzazione ha preso parte anche l’Italia, è cosa ben nota. Anche le prospettive riguardo la realizzazione di un altro gasdotto che ha preso il nome di Turkish Stream sono svanite considerando le azioni ostili intraprese da Ankara. È ovvio che l’assenza di un corridoio meridionale per la fornitura di gas dalla Russia non favorisca la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Meridionale e del Mediterraneo. Ma la situazione che si è venuta a creare è conseguenza delle azioni dei nostri partner occidentali. In Italia si esaminano attentamente tutti gli aspetti di un possibile sviluppo degli avvenimenti, in particolare del mantenimento del transito sul territorio ucraino, dell’avanzamento del progetto North Stream 2 e così via.

In ogni caso, l’attuale turbolenza geopolitica ed economica, ancora una volta, dimostra che la più redditizia e sicura fonte di energia per l’Europa rimane la Russia. E in molti, qui, sono consapevoli di questa realtà. Il calo dei prezzi degli idrocarburi ha smorzato gli animi dei sostenitori dell’estrazione e adozione su vasta scala di gas naturale liquefatto e dello shale gas. La difficile situazione nel Vicino Oriente e in diversi Paesi dell’Africa Settentrionale testimonia che gli investimenti nell’estrazione e nella costruzione di infrastrutture per il trasporto e la trasformazione di questi gas comportano considerevoli rischi.

«Meždunarodnaja žizn’»: L’opinione pubblica italiana, nonostante la politica redazionale della maggioranza dei mezzi di comunicazione di massa, sostiene essenzialmente posizioni pro-russe. Come si spiega tutto ciò?

«Sergej Razov»: Da sempre le persone sono sensibili alle tecniche di manipolazione. La parola, in particolare quella stampata, è ciò che maggiormente influenza la mente delle persone. Come ha detto il poeta sovietico V. S. Šefner: «Con la parola si può uccidere, con la parola si può salvare, con la parola si possono guidare le masse». Oggi, nelle circostanze di una guerra mediatica scatenata contro la Russia, queste parole acquistano particolare significato. La politica redazionale della maggior parte dei mezzi di comunicazione di massa italiani è figlia della propaganda pro-atlantica: riportano interpretazioni distorte degli eventi, contengono accenti anti-russi, truccano i fatti («Niente anima la fantasia, come l’assenza dei fatti», diceva lo scrittore Saltykov-Šedrin).

Tuttavia, sono convinto che gli Italiani, capaci di pensiero critico, nello sforzo di vederci chiaro su ciò che sta accadendo non si avvalgano dei modelli inventati dagli esperti di strategia politica occidentali, ma piuttosto del buonsenso e delle proprie intuizioni. Anche in questo, credo, risiede la causa della contraddizione da lei precedentemente indicata. A tal proposito, gli ultimi sondaggi dell’opinione pubblica in Italia mostrano una crescita del prestigio e del peso internazionale della Russia, mentre il Presidente Putin è considerato il più popolare tra tutti i Capi di Stato esteri.

«Meždunarodnaja žizn’»: Come spiega il fatto che il discorso di Putin all’Assemblea Generale dell’ONU abbia riscosso molto più successo tra il pubblico e sia stato citato molte più volte rispetto a quello di Obama, nonostante la versione completa del suo intervento sia di gran lunga più facile da trovare sui mezzi di comunicazione di massa?

«Sergej Razov»: A dirla tutta, sulla stampa italiana non ho trovato il discorso completo di Obama. E non ho riscontrato, lo ammetto, neanche questa quantità di citazioni, per giunta difficile da stabilire. Ma Lei ha ragione nel sostenere che, malgrado la nota abitudine dei mezzi di comunicazione di massa occidentali di seguire la linea politica prestabilita, l’interesse mostrato per il discorso del Presidente russo a New York è stato effettivamente notevole. Questo ancora una volta mostra che il nostro paese è una delle principali Potenze mondiali, la cui voce viene ascoltata. E l’idea che nelle relazioni internazionali contemporanee tutto ruoti esclusivamente attorno alla politica degli USA è superata al pari della teoria tolemaica secondo la quale tutto l’universo ruota intorno alla Terra.

«Meždunarodnaja žizn’»: Parliamo di turismo. Negli ultimi anni è stato rilevato un calo nel numero di turisti russi in visita in Italia. Potrebbe essere collegato alla pressione che le sanzioni esercitano sulla Russia o alla svalutazione del rublo? Oppure la motivazione risiede nel nuovo slancio che sta acquisendo il turismo interno al paese?

«Sergej Razov»: Ho già accennato alla diminuzione dei viaggi dei nostri concittadini in Italia. Ricordo che, nel picco massimo registrato del 2013, i Russi in visita turistica in Italia raggiunsero il milione. Tuttavia, i problemi di sicurezza con l’Egitto e la condizione dei nostri rapporti con la Turchia possono obiettivamente rivelarsi vantaggiosi per i tour operator europei, compresi quelli italiani.

Per quanto riguarda i viaggi di cittadini italiani in Russia, poi, al di là di tutte le altre considerazioni, la svalutazione del rublo non fa che ridurre sensibilmente le loro spese. I nostri enti consolari nel 2015 hanno rilasciato circa 75.000 visti turistici, e queste cifre sono in aumento.

Recentemente, l’ufficio dell’Agenzia Federale del Turismo di Roma ha avviato «Visit Russia», una campagna di promozione turistica del nostro paese, alla cui cerimonia d’apertura ha preso parte il Ministro della Cultura della Federazione Russa. Noi appoggiamo completamente simili iniziative e, dal canto nostro, stiamo conducendo nella penisola appenninica una dimostrazione del notevole potenziale turistico della Russia.

«Meždunarodnaja žizn’»: Per lungo tempo ha lavorato come Ambasciatore russo in Cina. Cosa le sarà utile dell’esperienza acquisita per lavorare nelle realtà italiane?

«Sergej Razov»: Oltre al lavoro in Cina, cui ho dedicato in totale dodici anni della mia vita, sono stato Ambasciatore in Mongolia e Polonia. Ogni Nazione ha le proprie specificità. Una volta sul posto sei inevitabilmente influenzato dalle peculiarità storico-culturali locali. Apprendi le lingue, comprendi le sfumature della mentalità nazionale. L’esperienza lavorativa in ciascun paese arricchisce professionalmente, ti fa acquisire flessibilità ed abilità nel risolvere i problemi in modo non banale. Riguardo alla civiltà cinese, essere quella più antica significa essere la più vitale e, in questo senso, quest’ultima ha molto da insegnare. La Cina attuale rappresenta un fattore chiave nella politica internazionale e nello sviluppo globale. La stessa Italia, erede del grande Impero romano, è il centro di un enorme patrimonio culturale. E siccome il trasferimento lavorativo da Pechino a Roma è avvenuto in tempi abbastanza brevi, sono solito riunire scherzosamente gli ultimi dieci anni di lavoro da Ambasciatore sotto l’unico concetto geografico di «Cintalia».

(Traduzione dall’originale russo a cura di Mariafrancesca Elia, Vittoria Frittaion, Aleksandr Gorbinskij, Veriko Naskidashvili, Giannicola Saldutti, Olga Vorobeva).

Si ringrazia per la collaborazione l’Ambasciata della Federazione Russa in Italia. 


FONTE:

Российско-итальянские отношения на фоне евроатлантической зимы


  • Luigi Sabatini

    08/02/2016 #1 Author

    Facciamo parte della UE e della NATO, siamo cattivi?
    Insomma la Russia è un concorrente strategico che ci renderà sempre la vita difficile, oppure è un cooperante strategico per continuare a vivere al meglio il nostro pianeta?
    Oltre la diplomazia e le belle parole politicamente corrette, come umani ingabbiati in sistemi giuridici statuali, cosa possiamo sperare nel futuro? un mondo militarizzato disposto a scontri reciproci? fra Europei, asiatici, africani, americani? Tra umanisti, unionisti ,autonomisti, separatisti, individualisti?
    Come soddisfare i bisogni umani, affinchè a nessuno manchi il necessario e la serenità?
    Non chiudiamo gli occhi, la bocca e le orecchie: la violenza militante è intraspecifica all’umanità. Saremo feroci carnefici o infingarde vittime?

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