La politica estera russa del 2016: dieci auspici per l’anno nuovo La politica estera russa del 2016: dieci auspici per l’anno nuovo
«La politica è l’arte del possibile». Stando a questa famosa frase di Otto von Bismarck bisogna misurare le speranze di un futuro migliore in... La politica estera russa del 2016: dieci auspici per l’anno nuovo

«La politica è l’arte del possibile». Stando a questa famosa frase di Otto von Bismarck bisogna misurare le speranze di un futuro migliore in base alla visione realistica di un presente difficile. Pertanto occorre mettere da parte certi auspici allettanti ma decisamente poco realistici per la politica estera russa. L’anno che verrà difficilmente riuscirà a porre fine al terrorismo internazionale o a inaugurare una nuova fase nei rapporti con gli Stati Uniti, a trasformare il rublo in una valuta di riserva mondiale e a introdurre un regime senza visti nelle relazioni con l’Unione Europea.

La realtà invece è che la Russia entra in un altro anno difficile: una forte persistenza delle tendenze negative attuali frenerà la possibilità di cambiamenti positivi. Tuttavia queste possibilità restano sempre tali, anche nelle condizioni più difficili e sfavorevoli. Cosa si potrebbe considerare dunque un successo per la politica estera della Russia nell’anno che verrà? Cosa ci darà ragione di concludere tra dodici mesi che il 2016 si è rivelato un anno fortunato per la Russia?

Ucraina

Difficilmente si può sperare che nel nuovo anno si riesca a risolvere definitivamente la crisi ucraina. I problemi dello status politico del Donbass, delle riforme costituzionali, della rinascita economico-sociale del paese, la definizione della posizione dell’Ucraina nel sistema di sicurezza europeo persino nel più felice concorso di circostanze richiederebbero tempi notevolmente più lunghi. Inoltre è difficile supporre che l’anno prossimo possa avvenire un cambio di direzione significativo nella strategia di Kiev, anche qualora l’attuale governo di Arsenij Jacenjuk dovesse dare le dimissioni. Per la Russia sarebbe già un successo riuscire ad evitare lo scoppio di un altro conflitto armato nelle regioni di Doneck e Lugansk, portare avanti gli accordi di Minsk (con eventuale riorganizzazione del loro formato), ridurre al minimo le conseguenze negative che la creazione di una zona di libero scambio tra Ucraina ed Unione Europea potrebbe comportare sulle relazioni bilaterali economico-commerciali tra Russia e Ucraina.

Sanzioni europee

È chiaro che nel 2016 non cambierà nulla nelle sanzioni occidentali per la vicenda della Crimea. Ma un numero limitato di provvedimenti, connessi ai fatti dell’Ucraina orientale, in determinate circostanze potrebbe invece essere rivisto. Gli ottimisti ritengono che queste sanzioni verranno completamente tolte nell’estate del 2016, quantomeno da parte dell’Unione Europea. Quanta probabilità ci sia che questo avvenga è ancora difficile da valutare. Ma se non si dovesse riuscire ad ottenere neanche questo, ogni cambiamento della linea politica occidentale (evitando la continua escalation di sanzioni o procedendo ad un parziale addolcimento o revisione del regime sanzionatorio), sarebbe già un’importante vittoria per la diplomazia russa. Certo potrebbe essere considerata una vittoria russa anche la realizzazione del progetto «North Stream 2» malgrado le aspre critiche da parte di alcuni Paesi dell’Unione Europea.

Terrorismo Internazionale

L’anno che si conclude ha visto acutizzarsi in modo esponenziale la minaccia terroristica globale e non è difficile prevedere che nell’anno nuovo il mondo sarà testimone di altri grandi atti terroristici, rispetto ai quali purtroppo non è al sicuro neanche la Russia. Il terrorismo è un problema di lunga data, che richiede sforzi continuati e coerenti da parte di tutta la comunità internazionale. C’è da augurarasi che la politica russa nel 2016 riesca a porre almeno le fondamenta per l’ulteriore formazione di una coalizione antiterroristica globale, che includa un’attiva di collaborazione dei servizi segreti, il coordinamento delle strategie migratorie, lo scambio di esperienza acquisita nella prevenzione dell’estremismo politico e del radicalismo religioso, il contributo al dialogo interreligioso e altro ancora.

Siria

La crisi siriana, come quella ucraina, non troverà soluzioni semplici né veloci. Nel corso degli ultimi cinque anni la situazione in Siria e nelle regioni confinanti si è soltanto aggravata, complicandosi ulteriormente anno dopo anno. L’anno futuro potrebbe essere quello della svolta decisiva, quando dall’accumulo dei problemi si riuscirà ad andare verso una loro risoluzione. Ciò presuppone non solo una vittoria militare sulle forze dello Stato Islamico (organizzazione bandita in Russia) ma anche di scongiurare la disgregazione dello Stato siriano; nonché l’inizio di una transizione politica in Siria, comprendente la formazione di una coalizione di governo provvisoria, riforme costituzionali e la preparazione delle elezioni. Probabilmente Bashar al-Assad sarà ancora Presidente nel 2017, ma il quadro della futura Siria post-Assad alla fine di quest’anno potrebbe assumere contorni più chiari rispetto ad oggi. Si capisce che la Russia può e deve diventare uno dei giocatori chiave nella risoluzione della crisi siriana.

Il Vicino Oriente

I tragici fatti avvenuti in Siria sono il riflesso di profondi e complessi problemi che caratterizzano la vasta regione del Vicino Oriente e del Nord Africa. Nel nuovo anno non si potrà ignorare il continuo aggravarsi della situazione nello Yemen, in Libia, in Iraq, in Libano e persino in Egitto e in altri paesi arabi solo apparentemente stabili. È dunque più che mai urgente dar vita a un nuovo sistema di sicurezza collettiva della regione, capace di rovesciare processi estremamente pericolosi di disintegrazione. Ovviamente, un problema di questa portata non verrà certo risolto nel 2016, ma la Russia ha tutte le carte in regola per passare dal piano delle discussioni astratte e teoriche alle consultazioni politiche concrete.

Turchia

La delicata crisi delle relazioni tra Russia e Turchia è diventata probabilmente una delle più sgradevoli sorprese di un 2015 già ricco di imprevisti. Le relazioni tra due paesi tradizionalmente amici si sono compromesse in modo serio e per lungo tempo. E qualsiasi cosa dovesse succedere nell’anno nuovo, certamente non ci sarà un ritorno alla partnership di un tempo. Tuttavia nel 2016 la Turchia sarà sempre un vicino della Russia, influendo considerevolmente sulla situazione nel Vicino Oriente, nella regione del Mar Nero e nel Caucaso. Anche i reciproci interessi economici dei due paesi continueranno a pesare. In queste condizioni, nel prossimo anno per la politica russa sarà importante trovare un equilibrio stabile tra principi e atteggiamento pratico, tra strumenti positivi e negativi dell’influenza su Ankara e, ovviamente, tenere conto delle sostanziali diversità tra la leadership di Erdogan e la società turca nel suo complesso.

Stati Uniti

Il nuovo anno che inizia non sarà cruciale per le relazioni tra Mosca e Washington: negli Stati Uniti è già cominciata la corsa per le Presidenziali, l’amministrazione di Barack Obama ha sempre meno possibilità di prendere iniziative di politica estera, e ad occuparsi del “dossier russo” toccherà in sostanza al prossimo vincitore delle elezioni di novembre. Ciò nonostante sarebbe un errore non tentare già nel 2016 di ristabilire i meccanismi di base dell’interazione russo-statunitense, che si sono molto deteriorati negli ultimi anni. Questo riguarda in particolare i contatti politico-militari e tecnico-militari, le trattative e le consultazioni che siano almeno al livello dell’interazione URSS-USA durante il periodo della Guerra Fredda.

Unione Europea

Gli innumerevoli progetti e programmi della Grande Europa da Lisbona a Vladivostok difficilmente verranno presi in considerazione a Mosca o a Bruxelles nel prossimo anno. Ma la diplomazia russa, energica e proattiva, è del tutto capace di porre le fondamenta di nuove relazioni con l’Unione Europea improntate al pragmatismo. Da una parte è necessario mantenere quelle relazioni che hanno meno carattere politico (la collaborazione nell’istruzione, nei campi della scienza e della cultura, la cooperazione “di frontiera”, la partnership delle regioni). Dall’altra parte, non meno importante è trovare nuovi punti di crescita in queste relazioni (la gestione dei fenomeni migratori, i cambiamenti climatici globali, la lotta al narcotraffico, la costruzione di corridoi di trasporto transcontinentali).

Unione Economica Eurasiatica

Nel momento in cui l’orientamento occidentale della Russia si dovesse scontrare di nuovo con serie restrizioni, il ruolo dell’integrazione dell’Eurasia diventerà ancora più importante. Il recente messaggio del Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker a Vladimir Putin dice che i tempi non sono ancora maturi per sperare in una collaborazione tra Unione Europea ed Unione Eurasiatica organica e su basi paritarie: in ogni caso, non è questa la prospettiva del 2016. Ma per gli stessi membri dell’Unione Eurasiatica il nuovo anno potrebbe rivelarsi determinante sia nel perfezionamento delle istituzioni e dei meccanismi già creati, sia per ciò che concerne la ricerca di modelli di collaborazione economica. Se i membri dell’Unione riusciranno nel 2016 a dare prove almeno di un modesto e positivo andamento economico, questo si potrà già considerare un ottimo risultato. Se la crisi dovesse perdurare, allora crescerà anche la minaccia di tendenze centrifughe, alle quali difficilmente i mezzi diplomatici riescono ad opporsi.

Cina

L’anno appena concluso dovrebbe aver disilluso i romantici, che si erano convinti e avevano persuaso molti altri dell’abilità della Russia nel sostituire con facilità ed efficienza l’Occidente con la Cina in qualità di principale partner commerciale e fonte di investimenti e nuove tecnologie. Pur con tutto l’attivismo nella cooperazione bilaterale nel corso dell’anno, sul piano economico tra Russia e Cina il 2015 è stato forse quasi il peggiore dall’inizio del secolo. Con ogni evidenza, il compito principale per il nuovo anno dovrà essere un forte innalzamento della qualità della nostra cooperazione, inclusa non solo la componente economica ma anche gli indirizzi tecnico-scientifici, d’istruzione, culturali e umanistici.

(Traduzione dal russo di Vittoria Frittaion)

NOTE:

Andrej Kortunov è Direttore Generale del Consiglio Russo per gli Affari Internazionali.

FONTE:

Внешняя политика — 2016: десять новогодних пожеланий


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