La svolta economica della politica estera indonesiana La svolta economica della politica estera indonesiana
Sin dall’inizio del suo mandato, il Presidente Joko Widodo (Jokowi) si è dimostrato deciso e coerente nel chiarire le priorità della propria politica estera,... La svolta economica della politica estera indonesiana

Sin dall’inizio del suo mandato, il Presidente Joko Widodo (Jokowi) si è dimostrato deciso e coerente nel chiarire le priorità della propria politica estera, annunciando di voler mettere in primo piano “l’interesse nazionale”. Porre l’interesse nazionale in primo piano è ciò che ci si aspetta dalla politica estera di un leader. Ciò che è interessante notare è la modalità con cui Jokowi ha definito “l’interesse nazionale”. In parole povere, la politica indonesiana è mutata da una politica incentrata sui valori a una politica incentrata sull’economia.

Il cambio di rotta era stato indicato nel primo discorso di Jokowi sul tema degli affari esteri, tenuto in occasione del summit dell’Association of Southeast Asian Nations (ASEAN) nel novembre del 2014. Pur concordando sull’importanza dell’ASEAN, egli ha enfatizzato che «gli interessi nazionali non possono essere dimenticati». Il principio era stato ribadito nel luglio del 2015, prima della sua visita a Singapore, affermando che «gli interessi nazionali rappresentano uno stimolo per collaborare con altri paesi».

La svolta della politica estera indonesiana ad opera di Jokowi si focalizza sul primato dell’interesse nazionale e dell’economia, accantonando il multilateralismo e la difesa dei diritti umani.

Questo è un significativo cambiamento politico, se si paragona a quello attuato dal suo predecessore, il Presidente Susilo Bambang Yudhoyono (meglio conosciuto come SBY). La strategia dell’Indonesia sotto SBY era stata quella di incrementare il proprio prestigio internazionale, sia sostenendo i diritti umani e la democrazia, che partecipando attivamente alla governance globale tramite istituzioni come le Nazioni Unite. L’ASEAN è stato visto come uno strumento per ottenere maggiore influenza da parte della diplomazia indonesiana. Nel 2005 l’aspetto economico dell’interesse nazionale risultava estremamente debole.

Nel 2004-2005, all’epoca del primo mandato di SBY, la guerra contro il terrorismo da parte dell’amministrazione Bush aveva raggiunto il suo apice. Gli attacchi bomba avvenuti a Bali e le attività del gruppo terroristico Jemaah Islamiah avevano messo in luce il problema della sicurezza in Indonesia. Poichè il clima di preoccupazione legato alla sicurezza dominava la politica internazionale, impedire un intervento militare straniero era diventato la priorità dell’agenda diplomatica indonesiana. L’intento era quello di mostrarsi non come una nazione di estremisti, ma come un paese di musulmani moderni e moderati e una democrazia di successo.

Questo è stato uno dei motivi per cui SBY aveva deciso di preservare la propria immagine facendo riferimento ai valori piuttosto che all’economia. Al contrario, la salita al potere di Jokowi ha coinciso con un grande cambiamento economico. Egli si è dovuto preoccupare di preservare l’immagine dell’Indonesia come di un accorto attore economico, che non sarebbe rimasto facilmente indietro.

Tre sono gli aspetti rilevanti che emergono dall’analisi della nuova politica estera.

Prima di tutto la frustrazione manifestata dalla popolazione indonesiana negli ultimi anni del governo di SBY. Sfortunatamente, ciò che è emerso verso la fine della sua presidenza, è stato il fatto che la cosiddetta politica “million friends and zero enemies” di SBY è apparsa più che altro una scusa per evitare di assumersi le responsabilità nel portare avanti le richieste del paese.

Jokowi e la sua squadra erano perfettamente consapevoli di tali frustrazioni. Il piano del nuovo Presidente sembrava quello di rimediare alle carenze del proprio predecessore condividendo il profitto diplomatico con la popolazione. Il modo migliore per fare questo sarebbe stato condividere i profitti economici del commercio, degli investimenti e dell’occupazione.

Il secondo fattore chiave nel mutamento della politica estera è stato il limite della diplomazia incentrata sul sistema di valori, o sulla “democrazia”. Una delle pietre miliari del modello di diplomazia sostenuto da SBY è stata l’istituzione della “Carta dell’ASEAN”. Questo non ha solamente istituzionalizzato l’associazione e accresciuto il suo prestigio ma, con grande slancio da parte dell’Indonesia, l’ASEAN ha finito per abbracciare l’idea di valori politici condivisi, come diritti umani e democrazia. La conquista del consenso da parte di diversi gruppi politici aveva indicato l’ottenimento di un risultato rilevante.

Una diplomazia basata su un sistema di valori condiviso aveva anche una valenza strategica, dal momento che il suo proposito era quello di ottenere una maggiore influenza internazionale, accrescendo il prestigio strategico dell’ASEAN e migliorando lo status dell’Indonesia a livello globale come un paese leader de facto.

Ma i limiti della diplomazia basata sui valori sono emersi chiaramente nel maggio del 2014, in seguito al colpo di Stato in Thailandia, dopo l’entrata in vigore effettiva della Carta dell’ASEAN. Dal momento che quest’ultima proibisce l’acquisizione di potere attraverso mezzi extra-costituzionali, il colpo di Stato costituì una violazione di questo principio. SBY e il Ministro degli Esteri Marty Natalagawa richiesero al Myanmar, che nel 2014 era alla presidenza dell’ASEAN, di rilasciare una dichiarazione, criticando o manifestando espresso disaccordo su tale evento. Come ci si poteva aspettare, il Myanmar riconobbe rapidamente la nuova giunta della Thailandia e la necessità di un intervento militare in taluni casi. Al Myanmar fece seguito la Cambogia, che riconobbe a sua volta la giunta, dal momento che essa era sostenuta dalla monarchia, comune fonte di legittimazione tra i due paesi. Fallito il tentativo di condannare il colpo di Stato in Thailandia, esso ebbe come effetto quello di indebolire la Carta e l’influenza diplomatica dell’Indonesia, che l’aveva promossa.

Terzo punto, il passaggio verso un maggiore focus sull’economia ben si adatta con la più ampia visione dell’attuale amministrazione sulle dinamiche globali e lo spostamento del potere economico verso Est. Dal momento che la visione regionale e globale di Jokowi è fondamentalmente ancorata all’economia, appare naturale che egli abbia considerato gli interessi nazionali nei medesimi termini. L’obiettivo è quello di garantire che l’economia indonesiana rimanga nella cerchia dei vincitori all’interno della mutevolezza delle dinamiche globali.

Guardando al prossimo futuro, non sembra vi siano accenni rispetto a un possibile cambiamento nella politica estera di Jokowi e al suo focus sull’economia. Tanto i pessimisti che gli ottimisti concorderanno sul fatto che tale focus rappresenti un fattore positivo per le prospettive dell’Indonesia.

La mancata azione dell’ASEAN a favore dei valori democratici in seguito al colpo di Stato in Thailandia ha delegittimato la precedente politica estera, favorendo la svolta promossa da Jokowi.

Gli ottimisti considerino che, con il bonus demografico, l’Indonesia avrà grandi potenzialità di diventare il prossimo motore di crescita dell’Asia. L’enfasi sull’interesse economico nazionale potrà dunque garantire all’Indonesia di guadagnare potere politico. I pessimisti vedranno invece il rallentamento della crescita asiatica e il consolidarsi delle misure protezionistiche. In un tale scenario, il governo potrebbe guadagnare credibilità per aver cercato di garantire l’interesse economico dell’Indonesia, creando un ambiente regionale e globale favorevole.

La svolta economica della politica estera è più qualcosa di strutturale che qualcosa di strettamente legato alla leadership. Considerando la somiglianza tra le dichiarazioni di Jokowi e Prabowo Subianto sulla politica estera durante il dibattito politico pre-elettorale, sembra verosimile che se anche Prabowo avesse vinto le elezioni presidenziali, egli avrebbe definito gli interessi nazionali in termini analoghi. I benefici economici del paese continueranno a essere popolari in contesto elettorale, dunque di valore cruciale in Indonesia, nel definire cosa sia o non sia di interesse nazionale. Di conseguenza, essi continueranno a guidare la politica estera dell’Indonesia, almeno sino alla prossima svolta.

Traduzione dall’inglese di Veronica Francesconi

NOTE:

Nobuhiro Aizawa è professore associato presso la Kyushu University School of Cultural and Social Studies.

FONTE:

East Asia Forum


Nessun commento per il momento

Sii il primo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *