La presenza economica della Cina in Asia centrale e i rapporti con la Russia La presenza economica della Cina in Asia centrale e i rapporti con la Russia
L’Asia centrale è ormai da tempo un’area di interesse per diverse potenze, in particolare la Russia, che da sempre ha un’influenza sulla regione, e... La presenza economica della Cina in Asia centrale e i rapporti con la Russia

L’Asia centrale è ormai da tempo un’area di interesse per diverse potenze, in particolare la Russia, che da sempre ha un’influenza sulla regione, e la Cina. Quest’ultima sta espandendo sempre di più la propria presenza sul territorio centroasiatico, lo testimoniano istituzioni come quella dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) e iniziative come la One Belt One Road (OBOR). La AIIB, nata nel 2013, ha l’obiettivo di promuovere le relazioni e l’integrazione economica tra paesi della regione centroasiatica e la cooperazione con le banche di sviluppo multilaterale già esistenti.

L’iniziativa OBOR invece, lanciata anch’essa nel 2013, comprende al suo interno altre due iniziative: la Silk Road Economic Belt (SREB) e la Maritime Silk Road (MSR). Entrambe hanno l’obiettivo di promuovere la cooperazione economica Est-Ovest, favorendo sia gli scambi commerciali sia la stabilità della regione centroasiatica. La SREB prevede la costruzione di infrastrutture ferroviarie e autostradali che favoriscano gli scambi commerciali, oltre al potenziamento delle infrastrutture necessarie agli approvvigionamenti di gas e petrolio. La MSR inoltre, permetterà di espandere i commerci dall’estremo Oriente fino al Mediterraneo. Si intende quindi creare una fitta rete di collegamenti che renda più agevoli gli scambi economici da un estremo all’altro del continente euroasiatico.

L’attenzione della Cina verso l’Asia centrale è in graduale crescita. Il consolidamento dei rapporti bilaterali tra Pechino e le cinque repubbliche ex-sovietiche non è solamente collegato al fronte energetico, ma concerne anche lo sviluppo intrastrutturale e la promozione dei commerci.

Oltre alla creazione di queste istituzioni e iniziative economiche, la Cina sta consolidando la propria posizione di influenza in Asia centrale stringendo accordi bilaterali con tutti i singoli paesi della regione.

Le iniziative cinesi nei cinque paesi centroasiatici

Il Kazakhstan e il Turkmenistan sono i principali partner cinesi. Con il Kazakhstan, infatti, già da venti anni a questa parte è in atto una cooperazione rivolta principalmente al settore energetico e delle risorse naturali: oltre ai giacimenti di petrolio, il paese è ricco di gas naturale e uranio, di cui dal 2009 è il maggior produttore mondiale nonché principale fornitore della Cina. Tra il 2012 e il 2013 Pechino ha stanziato 17 miliardi di dollari in investimenti diretti, 150 milioni in un accordo di estrazione petrolifera, 23 miliardi nel campo delle infrastrutture e 477 milioni per la costruzione di un’area portuale. Ciò testimonia la volontà di diversificare l’intervento economico anche su altri fronti rispetto a quello energetico, promuovendo il commercio e lo sviluppo del paese: gli investimenti, infatti, si stanno rivolgendo anche ad altri settori quale quello manifatturiero, includendo la progettazione e la lavorazione delle materie prime. Come ulteriore conferma di ciò, nel marzo 2015, Pechino e Astana hanno siglato trentatré accordi di cooperazione per un valore di 23,6 miliardi di dollari che serviranno a sviluppare la rete di trasporti urbani, la produzione industriale, una cooperazione doganale e per la sicurezza dei confini, le nuove tecnologie ed, infine, la cultura.

Anche il Turkmenistan è un paese di primaria importanza per Pechino poiché è il suo principale supplier di gas: ogni anno esporta in Cina oltre 21 miliardi di metri cubi di gas, coprendo oltre la metà del fabbisogno di gas cinese. Nelle altre tre Repubbliche ex-sovietiche la presenza cinese è più recente. Il Tagikistan è stato uno degli alleati più fedeli della Russia ed era uno degli Stati che dipendevano di più in campo economico dai sussidi russi. Temendo l’apertura ad altri investitori, nel 2004 la Russia ha cancellato i debiti tagiki per un valore di 330 miliardi di dollari e promesso investimenti per 2 miliardi di dollari. Ma dal momento che l’economia tagika continuava a non decollare, il paese ha deciso di aprire le porte a nuovi partner e nel 2015 ha accolto finanziamenti dalla Cina del valore di 200 milioni di dollari destinati allo sviluppo del deposito minerario di Zarnisori Shimoli. Nel paese, inoltre, si sono stabilite numerose imprese cinesi e Pechino rappresenta un’ulteriore importante risorsa in quanto fornisce fondi e prestiti a tasso zero che, viste le ristrettezze di mezzi del governo di Dušanbe, gli evitano di rivolgersi alle istituzioni internazionali.

Per quel che riguarda l’Uzbekistan, di cui la Cina è il principale investitore, gli interessi cinesi sono rivolti principalmente al settore energetico: infatti, già nel 2012, sono stati stanziati 15 miliardi di dollari destinati ad esplorazioni di petrolio e gas. Ma c’è un crescente interesse cinese anche in altri settori quali quello dei trasporti, delle comunicazioni, della meccanica, delle costruzioni, dell’agricoltura (la Cina importa il cotone uzbeko) e del nucleare. Ultimamente, poi, gli aiuti cinesi si stanno orientando anche verso il settore militare, a seguito dell’appoggio uzbeko ai Cinesi nella spinosa questione dello Xinjiang e del Tibet.

Il Kirghizistan infine, ricopre un ruolo chiave per la Cina, non tanto sotto il profilo energetico quanto per la sua posizione. Già nel 2008 il commercio bilaterale con Pechino aveva raggiunto 1.435 miliardi di dollari, di cui oltre 1,1 miliardi provenienti dalle importazioni cinesi nel paese. In Kirghizistan, infatti, c’è una consistente presenza di immigrati e imprese cinesi che, tuttavia, non sono ancora ben integrati con la popolazione locale (la maggior parte di essi non parla altre lingue se non il cinese).

Russia e Cina: cooperazione o competizione?

La Russia, per via di legami storici, economici e politici di lungo corso, da sempre ha una forte influenza sulla regione, tanto da considerare l’Asia centrale come il suo “vicino estero”, e chiaramente non intende perdere il suo primato come partner per le cinque repubbliche ex-sovietiche. Tuttavia il profondo coinvolgimento cinese nella regione, che testimonia l’intenzione della Cina di riaffermarsi come potenza continentale, rende inevitabile la competizione. E per Mosca, che lotta per mantenere la sua supremazia economica e politica, non sarà facile stare al passo. Nonostante questa strisciante rivalità tra le due potenze, gli interessi di entrambe nella regione sono stati convergenti. Infatti, nel maggio 2014 Russia e Cina hanno stabilito una collaborazione, con il disappunto di Kazakhstan e Turkmenistan, per l’esportazione di gas. Gazprom e China National Petroleum Corporation hanno siglato un accordo per la fornitura trentennale di 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno a partire dal 2018, da trasportare tramite un gasdotto diretto tra i due paesi. Per Mosca, dopo le sanzioni impostegli dall’Europa, un’apertura ad Oriente è stata fondamentale per arginare le perdite economiche.

La condivisione di obiettivi comuni tra Russia e Cina potrebbe però essere temporanea. Le due potenze, pur collaborando, sono sempre in una velata competizione e Mosca, che vuole contenere l’espansionismo cinese temendo interferenze nel lontano Est del suo territorio, ha promosso la creazione dell’Unione Economica Eurasiatica (inaugurata il 1° gennaio 2015), che in parte fa da contraltare e in parte deve integrarsi all’iniziativa cinese della Silk Road Economic Belt, il cui obiettivo è creare un asse economico Est-Ovest. Inoltre, il potenziamento del gasdotto Asia centrale-Cina (CACGP) presuppone il coinvolgimento di tutti e cinque i paesi ex-sovietici in Asia centrale, con cui Pechino ha già siglato accordi, sia come esportatori sia come territorio di transito.

Le intenzioni dei paesi centroasiatici

Questa velata tensione tra Russia e Cina quindi continua e continuerà ad essere presente, e i paesi dell’Asia centrale se da un lato sono propensi a staccarsi dall’influenza russa, dall’altro nutrono perplessità anche sulla sempre più insistente presenza cinese. Infatti, le cinque ex-repubbliche sovietiche, che rivendicano propria indipendenza e quindi hanno deciso di diversificare le loro relazioni economiche, rischiano di passare semplicemente da un polo di influenza (la Russia) ad un altro (la Cina). Inoltre, tutti i paesi centroasiatici tengono particolarmente alla propria sovranità e, pertanto, non sarebbero disposti ad accettare alcun tipo di ingerenza in merito. A tal proposito, per esempio, nel 2011 si era sollevata una protesta in Kazakhstan per una presunta richiesta cinese di ricevere, in cambio degli investimenti fatti nel paese, 1 milione di ettari di terra kazaka da destinare a coltivazioni cinesi. Lo stesso Presidente Nazarbaev si preoccupò di rassicurare la popolazione, chiarendo che non si era verificata nessuna richiesta del genere e che, se fosse avvenuto in futuro, gli interessi kazaki sarebbero stati strenuamente difesi.

La presenza cinese in Asia centrale può risultare estremamente positiva. Tuttavia, esiste anche il rischio di un aumento della competizione tra la Cina e la Russia, che ha storicamente una forte influenza sulla regione.

Infine, la Cina sta puntando ad avere un accesso diretto verso Occidente e si sta quindi spingendo oltre i territori dell’Asia centrale: si è fatta promotrice della costruzione di una ferrovia che colleghi Armenia ed Iran e ha stabilito un negoziato per il libero commercio con la Georgia.

Conclusioni

La situazione nella regione, sebbene attualmente ci sia un equilibrio tra gli attori in campo (Russia, Cina e le cinque repubbliche ex-sovietiche) resta ancora delicata. I buoni rapporti multilaterali che si sono creati per il momento sono stabili, ma forse ancora non così consolidati. Sarà necessario quindi continuare ad osservare i movimenti strategici di Russia e Cina in particolare, per vedere se questa cooperazione si confermerà o se interverranno altre potenze, che finora hanno guardato all’Asia centrale con grande interesse, ma senza mettere in atto iniziative significative.



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