La sfida italiana nell’Artico: le linee guida nazionali La sfida italiana nell’Artico: le linee guida nazionali
Dopo due anni dall’entrata nel Consiglio Artico come Stato Membro Osservatore e dopo una presenza centenaria nell’Artico, il Governo italiano ha pubblicato lo scorso... La sfida italiana nell’Artico: le linee guida nazionali

Dopo due anni dall’entrata nel Consiglio Artico come Stato Membro Osservatore e dopo una presenza centenaria nell’Artico, il Governo italiano ha pubblicato lo scorso dicembre, attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, le linee guida della sua “strategia artica”. Un documento fondamentale e indispensabile per il nostro paese, che si è dunque inscritto nel quadro degli Stati che portano avanti una strategia di medio-lungo periodo ormai ben definita nella regione.

Il documento ricalca un cammino coronato da successi e prestigio, purtroppo ancora poco conosciuto all’interno dei confini nazionali ma ricco di eccellenze italiane. Dall’impresa del Comandante Umberto Nobile, il primo uomo insieme al norvegese Amundsen e all’americano Ellsworth ad aver sorvolato il Mar Glaciale Artico nel 1926 partendo da Roma a bordo del Dirigibile Norge, agli studi dell’antropologo Silvio Zavatti che ha fondato il primo ed unico Istituto Polare a Fermo. L’istituzione di una base scientifica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) “Dirigibile Italia” nelle Isole Svalbard (Norvegia) e le attività di aziende di punta come Eni e Finmeccanica, pongono il nostro paese tra i più attivi nella regione.

Grande attenzione viene riservata alla dimensione ambientale: grazie alle elevate competenze della nostra comunità scientifica, l’Italia è in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici, le cui conseguenze possono ormai considerarsi globali e vedono al Nord i più drastici effetti. L’innalzamento ed il surriscaldamento degli oceani ed i fenomeni atmosferici estremi richiedono una risposta comune ed una collaborazione internazionale che vada oltre le divisioni geopolitiche regionali. Non viene tuttavia dimenticata la dimensione umana, ovvero le problematiche che oggi attanagliano le popolazioni indigene che popolano le terre artiche, divise tra lo sfruttamento delle risorse rese disponibili dal ritiro dei ghiacci e uno sviluppo ecosostenibile capace di preservare l’unicità della loro cultura e delle loro tradizioni.

L’Italia riserva una considerevole attenzione alla situazione dell’Artico, proponendo un approccio sia multilaterale che bilaterale indirizzato a favorire la risoluzione delle principali problematiche ambientali e una maggiore considerazione delle popolazioni indigene.

A livello politico viene messo in luce l’impegno dell’Italia su più livelli: quello multilaterale dato dal costante lavoro in seno al Consiglio Artico, dai Working Groups, alle Task Forces, alle riunioni dei Senior Arctic Officials; quello bilaterale costituito da consultazioni informali con tutti gli Stati membri al fine di individuare margini di cooperazione nel settore scientifico ed economico; ed infine sul piano interno grazie alle iniziative promosse dal Ministero degli Affari Esteri, sia di natura scientifica che divulgativa. Tra queste ultime figura anche la conferenza “Ghiaccio e risorse: l’Artico come nuovo scenario geopolitico”, organizzata dall’IsAG presso la Camera dei Deputati, a cui hanno partecipato gli Ambasciatori in Italia degli Stati membri del Consiglio Artico.

La dimensione economica e commerciale riveste anch’essa una priorità per il nostro paese, in seguito all’incremento delle attività industriali ed estrattive nella regione e all’apertura di nuove rotte commerciali. Il fattore che caratterizza la posizione dell’Italia su tutti i sopracitati settori è il rispetto dei più alti standard a garanzia della sicurezza delle operazioni e della protezione del fragile ecosistema artico, senza dimenticare il benessere delle popolazioni locali, che vivono in stretta connessione con la natura che li circonda. L’Italia promuove inoltre una gestione ecosostenibile delle risorse ittiche dell’Artico, messe a dura prova dall’acidificazione degli oceani, dall’elevato inquinamento causato da una crescente antropizzazione e dalle migrazioni verso acque più fredde.

Il Consiglio Artico sembra aver imboccato due strade parallele ma complementari, caratterizzate da un lavoro congiunto che vede lavorare su vari livelli gli Stati Osservatori e gli Stati Membri, accomunati dalle stesse sfide globali. L’evento emblematico di questa nuova politica del Consiglio Artico è stata la Conferenza GLACIER – Global Leadership in the Arctic: Cooperation, Innovation, Engagement and Resilience dello scorso agosto, fortemente voluta dalla presidenza di turno del Consiglio a guida statunitense ed organizzata ad Anchorage, Alaska. Vi hanno preso parte tutti gli Stati Membri e Osservatori (tra cui l’Italia) con l’obiettivo di trovare delle basi comuni su cui lavorare per far fronte alle drammatiche ed estreme conseguenze del surriscaldamento del pianeta, ormai evidenti ad ogni latitudine.

Va dunque delineandosi, lentamente ma progressivamente, la “dimensione nordica” dell’Italia, insieme alla Francia l’unico paese del Mediterraneo a sedere nel Consiglio Artico. Un riconoscimento che arriva grazie al costante lavoro delle eccellenze italiane e del loro altissimo know-how nel settore militare, aero-spaziale, scientifico e dell’industria estrattiva: un ruolo chiave destinato a crescere alla luce degli sconvolgimenti geopolitici che potrebbero cambiare lo scacchiere internazionale. Il riscaldamento globale ed il conseguente ritiro della calotta artica aprono nuovi scenari finora sconosciuti, caratterizzati dalle immense potenzialità petrolifere e gasifere e dall’apertura di due nuove rotte commerciali e militari, fattori di conflitto latente tra i paesi che operano nella regione. L’assertività delle potenze asiatiche, la politica dell’Unione Europea ed i rapporti di forza tra il blocco NATO e la Russia, proiettano l’Italia in uno dei futuri teatri geostrategici globali e la nuova strada tracciata dalla Farnesina permette di giocarvi un ruolo chiave.

Di seguito il link dove è possibile consultare il documento del MAECI:
Verso una strategia italiana per l’Artico.

NOTE:

Alessandra Caruso e direttrice del Programma "Artico e Antartide" dell'IsAG.


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