La dittatura monetaria e la lotta per porvi fine La dittatura monetaria e la lotta per porvi fine
L’India e i BRICS stanno dando il benservito al dollaro? È davvero così? L’ultima volta che un paese ha deciso di abbandonare il dollaro... La dittatura monetaria e la lotta per porvi fine

L’India e i BRICS stanno dando il benservito al dollaro? È davvero così? L’ultima volta che un paese ha deciso di abbandonare il dollaro nel settore petrolifero, gli USA lo hanno distrutto. Ora l’India, la terza più grande economia al mondo, e l’Iran hanno deciso di accordarsi riguardo alle loro notevoli quote di petrolio scegliendo la rupia indiana come valuta. In più, i due paesi potranno condurre tutti i loro futuri scambi commerciali rispettivamente nelle loro valute nazionali.

Questa decisione risulta posteriore ad un accordo tra l’Iran e l’India risalente alla metà del 2011, nel quale entrambe le parti decisero di fissare il 45% del costo delle importazioni di petrolio dell’India in rupie e il restante 55% in euro. Nel marzo 2012 i due paesi hanno concordato il loro commercio in rupie, il che ha permesso all’India di comprare greggio nella sua valuta nazionale. L’Iran ha poi utilizzato i fondi per acquistare beni dai produttori indiani.

Paradossalmente, sono gli Stati Uniti stessi ad essere responsabili dell’eliminazione del dollaro dal commercio India-Iran. Il meccanismo di pagamento in rupie è infatti stato istituito per aggirare le sanzioni economiche americane su Tehran. Il petrolio iraniano costituisce una parte significativa del fabbisogno energetico dell’India e, allo stesso tempo, i beni indiani quali l’acciaio, i medicinali, i prodotti alimentari e chimici sono fondamentali per l’Iran.

Sostituire il dollaro

Sebbene l’India e gli Stati Uniti si siano avvicinati sempre di più negli ultimi anni, questo non ha impedito a Nuova Delhi di riconoscere la tossicità della moneta statunitense e delle manipolazioni fiscali esercitate dalla Gran Bretagna.

Gli Stati Uniti stanno letteralmente imponendo il loro controllo con una sfrenata stampa del dollaro, simbolo della loro egemonia post-guerra. È il suo status di valuta di riserva che permette agli Stati Uniti di finanziare le proprie interminabili guerre e di rovesciare impunemente i governi. Dall’altra parte dell’Atlantico, la Banca d’Inghilterra è impegnata a rendere il suo tasso di interesse a un ordine di grandezza tale che in confronto la corruzione nei paesi in via di sviluppo sembra insignificante.

Tali manipolazioni finanziarie e debasement monetari stanno incidendo negativamente e ciclicamente sull’economia globale. Infatti, è una caratteristica dell’Occidente quella di avere picchi e crolli periodici, così da mantenere in agitazione le economie emergenti. Questo sistema mantiene i paesi poveri sempre tali e lascia quelli emergenti in quella che è conosciuta come la “trappola del reddito medio”.

Nel suo brillante articolo “Geopolitics of Technology“, il Professor Anis Bajrektarevic ha accuratamente rilevato: «Gli idrocarburi, la loro scarsa disponibilità, la loro monetizzazione (e relativa militarizzazione) stanno agendo più come uno status quo restrittivo e coercitivo che come incentivo allo sviluppo. Ciò non richiede necessariamente un impegno, ma il rispetto. Alla fine, si nota che il consumo dei combustibili fossili (insieme alla scelta della valuta e allo stabilimento del suo costo) non solo innesca il cambiamento climatico, ma perpetua anche la competizione e il confronto mondiale (per le risorse non rinnovabili) – rispetto alle quali le calamità nell’area dei Paesi MENA rappresentano solo la punta dell’iceberg. Pertanto il meccanismo petrolio-dollaro, che crea una forte dipendenza, in maniera logica permette soltanto una modernizzazione (tecnologica) che è difensiva, restrittiva e reattiva. Non c’è da stupirsi che la democrazia sia ancora lontana».

La Banca centrale indiana ha investito una parte significativa dei suoi circa 500 miliardi di dollari di riserve in attività valutate nella moneta statunitense. Qualsiasi significativo deprezzamento del valore del dollaro comporta significative perdite per l’India. In questo contesto, l’idea di una de-dollarizzazione ha trovato il sostegno della leadership del paese negli ultimi tempi.

Nel 2010, la Reserve Bank of India ha proposto la rupia come valuta globale alternativa. In uno studio intitolato “Internationalisation of Currency: The Case of the Indian Rupee and the Chinese Renminbi”, la Banca ha detto che presumibilmente il dollaro rischia di perdere il suo predominio come valuta di riserva globale in un prossimo futuro.

«La rupia indiana è raramente utilizzata per la fatturazione del commercio internazionale», ha sottolineato lo studio. Nello studio è sostenuto, inoltre, che l’India deve attivare delle misure per favorire il ruolo della rupia nella regione. La forza della crescente economia indiana ha infatti sollevato la questione di una maggiore internazionalizzazione della rupia.

Soluzione di gruppo

I negoziatori indiani hanno attivamente insistito per l’effettuazione di scambi commerciali non in dollari in occasione delle riunioni annuali del gruppo dei BRICS. Questo gruppo composto da cinque delle maggiori economie – Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa – è fattivamente impegnato ad accelerare il processo di aumento degli scambi reciproci nelle valute nazionali.

I 100 miliardi di dollari della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS e un fondo comune di riserva del valore di altri 100 miliardi di dollari puntano a indebolire il potere occidentale sui flussi finanziari globali. Secondo l’indiano Kundapur Vaman Kamath, primo Presidente della Nuova Banca di Sviluppo, le differenze di cambio hanno aumentato il costo dei prestiti rivolti ai paesi emergenti e in via di sviluppo del 15-20%. A suo avviso, utilizzare valute locali potrebbe eliminare tale rischio ed alleviarne l’onere.

I paesi BRICS hanno già avviato un Accordo sui Fondi di Riserva per consentire ai cinque Stati membri swap nelle loro valute. Un altro vantaggio fondamentale di utilizzare monete nazionali nel commercio e negli investimenti è che le imprese non dovranno proteggersi da due diverse valute. La transizione verso il commercio in valute nazionali proteggerà i paesi anche dalla volatilità di una determinata valuta.

Il piano d’azione della Cina

Nel frattempo, i Cinesi hanno sorpreso tutti con la velocità con cui il renminbi ha acquisito un riconoscimento globale. In un articolo intitolato “The Renminbi Bloc is Here”, Arvind Subramanian e Martin Kessler dello statunitense Peterson Institute for International Economics hanno fornito un notevole ritratto di come il renminbi stia crescendo, mentre il dollaro si indebolisce.

In primo luogo, gli autori sostengono che il renminbi è già la valuta di riferimento dominante in India e Sud Africa. In secondo luogo, dalla metà del 2010 il renminbi ha realizzato notevoli passi in avanti come valuta di riferimento rispetto al dollaro e all’euro. «Il renminbi è ora diventato la valuta di riferimento dominante in Asia orientale, eclissando il dollaro e l’euro… Le valute di Corea del Sud, Indonesia, Malesia, Filippine, Taiwan, Singapore e Thailandia seguono più da vicino il renminbi rispetto al dollaro. Il dominio del dollaro come valuta di riferimento in Asia orientale è ora limitato a Hong Kong (in virtù dell’ancoraggio del dollaro locale a quello statunitense), al Vietnam e alla Mongolia».

Gli autori inoltre forniscono questa inquietante valutazione: «Il dollaro e l’euro ancora giocano un ruolo importante al di fuori delle loro naturali sfere di influenza più di quanto non faccia il renminbi, anche se la situazione sta cambiando a favore della moneta cinese». Perché inquietante? Il commercio in rupie tra India e Iran, quello in rubli tra Russia e Iran e l’accettazione in tutto il mondo del renminbi, pian piano sgretolerà il prestigio del dollaro USA, scatenando disastrose conseguenze per la prosperità degli Stati Uniti.

Essendo un paese che ha ampiamente beneficiato – e approfittato – dello status di moneta di riserva attribuito alla sua valuta, la fine del dominio del dollaro significherà per gli USA una netta diminuzione dei redditi e dell’ampiezza del raggio d’azione del suo potere oltremare.

(Traduzione dall’inglese di Aurora Santurini)

Testo aggiornato e adattato dal seguente articolo: India and the BRICS are giving the US dollar the boot.

NOTE:

Rakesh Krishan Simha è un giornalista e analista di politica estera residente in Nuova Zelanda. Ha iniziato la sua carriera nel 1995 con la rivista World Business di New Delhi e in seguito ha lavorato per altre agenzie importanti come India Today, Hindustan Times, Business Standard ed Express Financial, dove è stato caporedattore.


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