Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare: il caso de <i>El Niño</i> Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare: il caso de <i>El Niño</i>
«Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta», richiede pertanto «la massima cooperazione di... Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare: il caso de <i>El Niño</i>

«Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta», richiede pertanto «la massima cooperazione di tutti i paesi» con l’obiettivo di «accelerare le riduzioni delle emissioni dei gas a effetto serra». Questo è il presupposto fondamentale da cui parte il testo definitivo approvato durante la recente COP21 di Parigi1.

Il cambiamento climatico è un cambiamento significativo e duraturo delle condizioni del tempo. Questi cambiamenti possono portare ad eventi meteorologici più estremi come sistemi temporaleschi più forti, aumentata frequenza di piogge intense e prolungati periodi di siccità. L’innalzamento delle temperature globali contribuisce inoltre allo scioglimento delle calotte polari, all’aumento dei livelli del mare, all’acidificazione degli oceani, alle inondazioni costiere e all’alterazione delle correnti oceaniche. Recenti valutazioni dell’IPCC2 indicano che probabilmente entro la fine del ventunesimo secolo le temperature saliranno di 1.5 °C o più in alcune parti del mondo.

Come affermato dal Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, nell’incontro con Papa Francesco nell’aprile 2015 «Il cambiamento climatico è intrinsecamente legato alla salute pubblica, alla sicurezza alimentare ed all’acqua, alle migrazioni, alla pace ed alla sicurezza»3.

In particolare, clima e cibo sono legati a doppio filo. Si tratta, infatti, di un circolo vizioso che collega i cambiamenti climatici con il cibo mettendo a rischio la sicurezza alimentare globale. A tal riguardo si pensi che la prima causa del cambiamento climatico è il sistema di produzione alimentare considerato che l’agricoltura globale contribuisce con il 35% alle emissioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto, di cui la sola zootecnia contribuisce per il 18% a tutte le emissioni di gas serra. Al contempo, tuttavia, la stessa agricoltura, e di conseguenza la produzione di cibo, costituisce il settore più esposto ai rischi dei cambiamenti climatici indotti dai gas serra.

L’agricoltura e la produzione di cibo sono infatti intrinsecamente sensibili alla variabilità e ai cambiamenti del clima, sia che dipendano da cause naturali o da attività umana. Secondo l’IPCC, gli effetti dei cambiamenti climatici sulle colture e sulla produzione alimentare sarebbero evidenti in diverse regioni del mondo. In particolare, eventi estremi quali ondate di calore, siccità, inondazioni, nubifragi e incendi boschivi hanno già prodotto impatti sia diretti, sulle condizioni di vita, sulla riduzione delle rese agricole, sulla distruzione di abitazioni e infrastrutture, che indiretti, in termini di aumento dei prezzi alimentari e di insicurezza alimentare.

Gli effetti degli sconvolgimenti climatici sono senza dubbio molto più dannosi per i paesi in via di sviluppo, dove la maggioranza delle persone che soffrono la fame vivono in ambienti fragili e maggiormente soggetti a rischi climatici. L’esposizione a tali rischi, combinata con l’incapacità di gestirli e aggravata dal degrado del territorio e dalla mancanza di accesso ai mercati, intrappola le famiglie più vulnerabili in cicli di fame cronica e povertà e quindi ad un maggior rischio di insicurezza alimentare.

Secondo l’IFPRI4, per il solo effetto del cambiamento climatico sulle produzioni, il numero globale di persone che soffre la fame potrebbe aumentare del 20% entro il 2050, con incrementi particolarmente gravi (65%) nell’Africa subsahariana.

Il caso de El Niño

Il fenomeno climatico che ha subito il cambiamento più significativo, soprattutto per le sue conseguenze su vastissima scala, è El Niño.

El Niño, in climatologia chiamato anche El Niño Souther Oscillation, è un fenomeno climatico che ha luogo principalmente nella zona equatoriale dell’area centrale ed orientale dell’Oceano Pacifico e che si ripercuote sulla circolazione atmosferica di tutto il globo. Ha il suo maggior picco durante il periodo di Natale da cui è derivato il nome: El Niño in spagnolo significa bambino, con riferimento al Bambin Gesù.

É un fenomeno stagionale e ricorrente che avviene solitamente ogni tre-sette anni e può avere una durata variabile dai dodici ai diciotto mesi. Durante l’avvento di El Niño, il rapporto tra i venti e le correnti oceaniche nell’Oceano Pacifico cambia, modificando le condizioni climatiche in tutto il mondo, e più intensamente nelle regioni tropicali di Africa, Asia e America Latina, le quali sono particolarmente vulnerabili alle conseguenze apportate da tali cambiamenti.

Solitamente quando interviene El Niño, alcune aree subiscono precipitazioni molto più intense del normale provocando un drastico aumento delle inondazioni, mentre altre ne ricevono molto meno causando fenomeni diffusi di siccità. Tutto questo può avere gravissime conseguenze sul mondo vegetale come su quello animale quali la verificazione di epidemie che colpiscono moltissimi animali, l’aumento delle malattie di origine alimentare, l’aumento del numero di parassiti delle piante e gli incendi boschivi.

El Niño è stato ufficialmente riconosciuto per la sua pericolosità nel marzo 2015 e ha raggiunto il suo picco alla fine dello stesso anno; ci si aspetta però che si plachi per tornare di nuovo a condizioni neutrali nella seconda metà del 2016. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)5 e i suoi partner prevedono per quest’anno un forte aumento delle emergenze sanitarie a livello globale a causa di questo fenomeno che, in base alle stime dell’organizzazione, interesseranno oltre 60 milioni di persone.

II problema sta colpendo soprattutto i paesi che basano la propria economia sulla coltivazione del grano, che assistono ad un suo aumento incontrollato del prezzo mettendo a rischio l’economia degli stessi e aumentando sempre di più i casi di povertà, malattie e malnutrizione.

I paesi più colpiti e le aree maggiormente a rischio

Come sostenuto dall’OMS in un recente rapporto, il sostegno finanziario per fronteggiare le drammatiche conseguenze del fenomeno è stato giá richiesto da parte di sette Nazioni particolarmente a rischio tra cui l’Etiopia, il Lesotho, il Kenya, la Papua Nuova Guinea, la Somalia, la Tanzania e l’Uganda. Di seguito si propone una breve panoramica delle aree maggiormente coinvolte e delle ripercussioni sul sistema alimentare.

Etiopia. Lo Stato situato nel Corno d’Africa si ritrova attualmente a fare i conti con il peggior periodo di siccità degli ultimi cinquant’anni. I bisogni umanitari del paese sono aumentati drasticamente in quanto diverse regioni hanno già sperimentato periodi di scarse piogge nel 2015. É stato infatti stimato che più di 10 milioni di persone avranno bisogno di assistenza alimentare nei primi sei mesi del 2016, numero triplicato rispetto allo stesso periodo nel 2015.

Africa Orientale. Sia l’Eritrea che il Gibuti sono influenzati da una stagione di crescita scarsa, sebbene si registrino precipitazioni leggermente al di sopra della media da ottobre 2015. Altri Stati dell’area influenzati dalla siccità sono il Sudan, parte del Sud Sudan e alcune regioni dell’Uganda. Per fare un esempio delle implicazioni dirette sulla sicurezza alimentare, il prezzo del mais nella capitale ugandese, Kampala, è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel Burundi, un piano di risposta di disastro naturale di sei mesi a causa delle inondazioni provocate da El Niño richiede circa 5 milioni di dollari per aiutare 75.000 persone in assistenza alimentare.

Somalia. Nello Stato somalo, El Niño ha innescato un periodo di siccità che ha colpito la regione Nord-occidentale, ma ha anche causato inondazioni nelle aree meridionali e centrali del paese dalla fine di ottobre, con oltre 132.000 persone coinvolte, così come stimato dalla OCHA6.

Sud Africa. La regione sudafricana, già colpita da siccità e fallimenti del raccolto durante la precedente stagione vegetativa 2014-2015, ha visto la continuazione di un povero inizio della stagione 2015-2016, con problemi esasperati da El Niño. Il periodo ottobre-dicembre è stato il più secco mai registrato dal 1981 per molte aree. Più di 14 milioni di persone nella regione stanno fronteggiando il problema della fame cronica, a cui si aggiunge il timore di un aumento del numero di persone affette da insicurezza alimentare per la fine dell’anno e nel 2017. I prezzi del cibo stanno aumentando in molti paesi a causa della carenza di prodotti alimentari. Le pessimistiche previsioni di precipitazioni per i mesi a venire aumentano la possibilità di futuri fallimenti del raccolto e un significativo incremento dell’insicurezza alimentare in tutta la regione.

Lo Zimbabwe e il Lesotho si trovano a fronteggiare un grave periodo di siccità, che va ad aggiungersi ai problemi dello scorso anno di minacce al raccolto e carenza di scorte di cibo. In Zimbabwe si stimano 1,5 milioni di persone, circa il 15% della popolazione, a rischio di insicurezza alimentare nel 2016. Mentre in Lesotho, il governo ha dichiarato emergenza nazionale di siccità con 650.000 persone, un terzo della popolazione, a rischio alimentare.

In Malawi sono circa 2,8 milioni le persone a rischio, in seguito alle inondazioni degli inizi del 2015, seguite da periodi di siccità nel Sud del paese. In Madagascar, quasi 1,9 milioni di persone sono a rischio di insicurezza alimentare, con 450.000 persone che fronteggiano gravi carenze di cibo.

America Centrale. Il Dry Corridor, un’area particolarmente soggetta a siccità che riguarda il Guatemala, El Salvador, Honduras e Nicaragua, ha subito significative perdite di raccolto negli ultimi due anni. El Niño, ha aggravato la situazione di siccità nel 2015 causando gravi perdite, in particolare per i piccoli produttori. Più del 65% delle famiglie nel Dry Corridor si sono ritrovate senza scorte di cibo.

Il Guatemala ha registrato perdite tra il 50% e il 100% di mais e fagioli, che ha interessato più di 1,3 milioni di persone. In termini economici, le perdite della produzione di mais equivalgono a 82,6 milioni di dollari. In Honduras invece, più di 2 milioni di persone sono state colpite da un periodo di siccità senza precedenti.

Haiti. Similmente ad altre parti del mondo interessate dal fenomeno de El Niño, la grave siccità che ha colpito la Repubblica di Haiti, ha fatto perdere una significativa parte del raccolto da cui dipendono numerose famiglie haitiane. Secondo le proiezioni del FEWS Netv7, il numero di Haitiani in crisi di insicurezza alimentare potrebbe aumentare a 1,5 milioni entro marzo 2016. I prezzi della produzione nazionale di farina di mais sono in aumento in diversi mercati dal mese di novembre a causa dei tristi risultati di produzione nel 2015, con un aumento mensile che varia dal 10 al 33%.

Asia Meridionale. La sfavorevole stagione dei monsoni in India e nella maggior parte del Sud-Est asiatico ha significato un aumento medio della siccità a partire dall’inizio del 2016. Miglioramenti dei deficit delle precipitazioni stagionali sono molto improbabili. In Indonesia un terzo delle province e il 70% di tutti i campi di riso sono stati influenzati dalla situazione di siccità che perdura negli ultimi mesi. I prezzi del riso hanno già raggiunto livelli record nel 2015, raddoppiati rispetto ai paesi confinanti. La World Bank8 ha previsto una caduta della produzione di riso di 2,1 milioni di tonnellate (meno 2.9%) e un incremento del prezzo del riso del 10,2%.

La sfida della comunità internazionale

A causa dei molteplici fattori che contribuiscono sia al cambiamento climatico che alla sicurezza alimentare, risulta estremamente difficile poter ricavare dati globali o comunque isolare i diversi fattori coinvolti. Ciò che si può affermare con sicurezza, per come emerge chiaramente dall’analisi presentata del fenomeno climatico de El Niño, è che gli eventi climatici, inclusi siccità, frane e inondazioni, impattano sempre più persone nel mondo.

Diverse organizzazioni internazionali si sono cimentate in alcune stime parziali sulla base delle precedenti esperienze con El Niño.

L’UNICEF9 ha stimato nel novembre del 2015 che più di 11 milioni di bambini in Africa Meridionale e Orientale hanno subito l’influenza de El Niño. Malanni respiratori, malattie trasmesse mediante l’acqua e la fame sono stati gli impatti de El Niño nel 1997-98, che ha causato 23.000 morti e più di 45 miliardi di dollari di danni.

Oxfam International10 ha recentemente dichiarato durante una conferenza stampa che El Niño potrebbe significare per decine di milioni di persone fame cronica, carenza di acqua e aumento delle malattie già nel 2016, a meno che adeguate misure vengano prese nell’immediato per aiutare e proteggere le popolazioni più vulnerabili.

Sono, quindi, di fondamentale e strategica importanza le azioni di adattamento, in particolare per i produttori più a basso reddito e più vulnerabili ai cambiamenti climatici, per la loro limitata capacità di investire in pratiche e tecnologie innovative in grado di affrontare le mutate condizioni climatiche e per un quadro istituzionale più carente. A causa delle incertezze associate al cambiamento climatico, uno degli strumenti chiave per fronteggiare il fenomeno è sicuramente l’identificazione precoce, l’indicazione delle peculiarità e la comunicazione dei rischi emergenti.

Infine, in un contesto di crescente competizione per la terra, l’acqua e l’energia, è necessaria e possibile la sinergia fra le politiche per la sicurezza alimentare e quelle per l’adattamento ai cambiamenti climatici inevitabili, per la riduzione delle emissioni di gas serra e, più in generale, per contenere l’impatto del sistema alimentare sull’ambiente e la biodiversità. Questo richiederà un notevole sforzo a diversi livelli, a partire da una strategia globale multidisciplinare, che non abbia come unico obiettivo semplicemente quello di massimizzare la produttività, ma sia in grado di valutare con attenzione la distribuzione dei costi e dei benefici delle scelte che saranno compiute e i vantaggi che la protezione del clima e delle biodiversità avranno per le generazioni future.

NOTE:

1. La XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), tenutasi a Parigi dal 30 Novembre al 12 Dicembre del 2015 - cop21paris.org.
2. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change - IPCC) è il foro scientifico formato nel 1988 dall'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ed il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) allo scopo di studiare il riscaldamento globale - ipcc.ch.
3. Articolo pubblicato su greenreport.it il 29 Aprile 2015.
4. L’International Food Policy Research Institute (IFPRI) è un centro di ricerca internazionale sull’agricoltura fondata nel 1975 - ifpri.org.
5. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS, o World Health Organization), è l’agenzia speciale dell'ONU per la salute fondata nel 1946 - who.it.
6. L'OCHA (Office for the Coordination of the Humanitarian Affairs) è l’ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari creato nel 1991 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite - unocha.org.
7. FEWS Net (Famine Early Warning System Network), fornitore di analisi sui temi di sicurezza alimentare creato nel 1985 da USAID (United States Agency for International Development) - fews.net.
8. La Banca Mondiale (World Bank – WB) è un’organizzazione monetaria internazionale finanziaria, con sede a Washington, che comprende la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS) e l'Agenzia internazionale per lo sviluppo (AID o IDA) – worldbank.org.
9. Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (United Nations Children's Fund - UNICEF) è un fondo delle Nazioni Unite, fondato nel 1946, con sede centrale a New York – unicef.org.
10. Oxfam è una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, composta da diciasette organizzazioni di paesi diversi che collaborano con quasi 3.000 partner locali in oltre novanta paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all'ingiustizia – oxfam.org.

Bibliografia

- Bompan E, Pravettoni R. (2009). Food 4. Geografie del cibo.
- Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC) - unric.org.
- Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) (2008). Climate change: implications for food safety.
- Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) (2003). Trade reforms and food security.
- Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) website. Climate change – fao.org.
- Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) (2013). Climate impact on agriculture. An El Niño primer. Rome.
- Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) (2014). Ethiopia: El Niño-Southern Oscillation (ENSO) and the main Kiremt rainy season. An assessment using FAO’s Agricultural Stress Index System (ASIS). GIEWS Up date, 30 June 2014 – download disponibile al presente link.
- Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) (2014). Understanding the drought impact of El Niño on the global agricultural areas.
- Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) (2007). Fourth assessment report: climate change 2007 (AR4).
- Lake IR, Hooper L, Abdelhamid A, et al. (2012). Climate change and food security: health impacts in developed countries. Environmental Health Perspectives 120(11): 1520-1526.
- Giuliano Giulianini, articolo pubblicato l’11 Febbraio 2016 su earthday.it.
- Miraglia M, Marvin HJ, Kleter GA, et al. (2009). Climate change and food safety: An emerging issue with special focus on Europe. Food Chemical Toxicology 47:1009-1021.
- Nichols G & Lake I (2012). Water and food-borne diseases under climate change (pp. 200-226). In: Vardoulakis S & Heaviside C (eds.) Health effects of climate change in the UK 2012 - current evidence, recommendations and research gaps. Oxfordshire, UK: Health Protection Agency.
- Office for the Coordination of the Humanitarian Affairs (OCHA) website.
- World Food Programme (WFP) website. News release and media messages – wfp.org.
- World Wide Fund For Nature (WWF) Report (2015). Il clima nel piatto. Come uscire dal circolo vizioso che lega gli impatti del cambiamento climatico al cibo.


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