La stabilità del Kazakhstan e il suo graduale percorso verso la democrazia La stabilità del Kazakhstan e il suo graduale percorso verso la democrazia
Il più vasto paese dell’Asia centrale, la Repubblica del Kazakhstan, si sta preparando alle elezioni parlamentari che si svolgeranno in questo mese di marzo.... La stabilità del Kazakhstan e il suo graduale percorso verso la democrazia

Il più vasto paese dell’Asia centrale, la Repubblica del Kazakhstan, si sta preparando alle elezioni parlamentari che si svolgeranno in questo mese di marzo. Secondo i sondaggi, la popolazione è pronta a dar prova di spirito civico e recarsi alle urne nel giorno del voto. E tuttavia, i cittadini del paese sembrano intenzionati a dare ancora una netta preferenza al partito al potere. Oggi il Kazakhstan è forse lo Stato più «enigmatico» fra quelli dello spazio post-sovietico. Benché sul suo territorio vivano più di 140 etnie e siano professate all’incirca 30 confessioni religiose, si tratta del solo paese della CSI che sia riuscito a evitare scontri a sfondo nazionale o religioso.

Inoltre, nei vent’anni trascorsi dall’acquisizione dell’indipendenza, il paese ha mostrato visibili successi nello sviluppo della propria economia. Dopo aver esclusivamente assolto la funzione di fornitore di materie prime dell’URSS, oggi la Repubblica del Kazakhstan ci appare uno Stato industriale, che sviluppa in modo intensivo il suo apparato produttivo e l’industria di trasformazione. Secondo le previsioni di diversi esperti, nei prossimi cinque anni il Kazakhstan resterà fra le prime tre economie a più rapido tasso di crescita annuale di PIL.

Attualmente la Repubblica del Kazakhstan è una delle più attrattive per svolgere attività di business fra i paesi CSI, perché può offrire due cose agli investitori globali: le opportunità e la prevedibilità. La prevedibilità a dire il vero è propria non solo della sua economia, ma anche del suo sistema politico. Più di vent’anni fa il paese ha scelto la strada della democratizzazione, che viene tuttora fermamente rivendicata. E tuttavia, in tutti questi anni esso è stato governato da un sol uomo, Nursultan Nazarbaev, e il suo partito “Nur Otan” è quello da cui provengono il Presidente e i suoi ministri.

Il fatto che il potere sia rimasto saldamente nelle mani della stessa persona e dello stesso partito è anch’esso un fatto prevedibile. Proprio Nazarbaev infatti ha giocato un ruolo chiave nel sostegno alla stabilità economica e politica dello Stato. Le inchieste sociologiche che sono state condotte – anche da organizzazioni internazionali – prima delle elezioni parlamentari e presidenziali degli ultimi dieci anni mostrano che il livello di fiducia della popolazione verso chi detiene la più alta carica dello Stato è rimasto sempre molto alto. In primo luogo ciò si deve alla politica dello Stato verso la popolazione russofona, che secondo un recente censimento ammonta circa al 30%. In Kazakhstan, dove la lingua ufficiale è il kazako, la lingua russa continua ad avere un’ampia diffusione, mantenendo il suo status di «lingua di comunicazione infra-nazionale». E le autorità non consentono alcuna forma di discriminazione su base nazionale o linguistica, come dopo la caduta dell’URSS si è osservato invece in altre repubbliche post-sovietiche.

Dall’altro lato, il livello di vita della popolazione nell’ultimo decennio è significativamente migliorato. Attualmente, secondo il rating globale in base al reddito nazionale lordo pro capite, il Kazakhstan rientra nella categoria dei paesi con reddito «superiore alla media», e negli obiettivi del governo c’è quello di portare nel medio periodo la repubblica centroasiatica nel novero dei paesi ad alto reddito.

Le prossime elezioni parlamentari sono state anticipate rispetto al termine previsto (avrebbero dovuto svolgersi nel 2017), in base a una decisione presa dagli stessi deputati, che hanno motivato questa decisione, da un lato, con la difficile congiuntura economica a livello mondiale, e dall’altro con la necessità di proseguire il processo di riforme l’anno prossimo senza dover pensare anche alla campagna elettorale. Nelle elezioni del 20 marzo prossimo saranno eletti 107 deputati, di cui 98 in base alle liste dei partiti e altri 9 provenienti dall’Assemblea del Popolo del Kazakhstan.

Astana sta percorrendo il suo cammino verso una democrazia nel pieno senso occidentale del termine, anche se ciò non avviene in modo così rapido come aveva auspicato l’OSCE. E comunque, a giudicare dai sondaggi condotti presso la popolazione, questo processo corrisponde sempre più alle aspettative degli stessi cittadini kazaki.

NOTE:

Erlan Zerastaev è analista di politica del Kazakhstan.


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