L’attentato di Grand-Bassam – implicazioni e prime riflessioni L’attentato di Grand-Bassam – implicazioni e prime riflessioni
Nel pomeriggio di domenica 13 febbraio, Grand-Bassam è stata teatro dell’ennesimo bagno di sangue di matrice jihadista. La località balneare, che a fine Ottocento... L’attentato di Grand-Bassam – implicazioni e prime riflessioni

Nel pomeriggio di domenica 13 febbraio, Grand-Bassam è stata teatro dell’ennesimo bagno di sangue di matrice jihadista. La località balneare, che a fine Ottocento è stata la capitale della Costa d’Avorio, è un centro turistico frequentato nel weekend anche dalle élite di Abdijan, distante solo una quarantina di chilometri. Lo scenario era dunque di quelli più appetibili per un commando di terroristi che, approfittando dell’effetto sorpresa, hanno preso di mira tre alberghi di lusso sulla costa, aprendo il fuoco sui numerosi bagnanti che affollavano le spiagge in una calda domenica pomeriggio. Il bilancio finale è stato di ventuno morti, tra cui quindici civili, tre soldati delle forze speciali e tre terroristi.

La Costa d’Avorio, come riportato da numerose fonti di agenzia, era stata informata, soprattutto dai servizi di sicurezza francesi, della possibilità di un attentato terroristico nel suo territorio ma, nonostante ciò, nessuno aveva previsto che potesse essere interessata proprio Grand-Bassam. L’assalto è stato rivendicato da Al-Qaeda, tramite il suo gruppo affiliato “Al-Qaeda Nel Maghreb Islamico” – AQMI, nato in Algeria ed operativo nel Sahel-Sahara dal 2006. La rivendicazione è significativa in un’ottica di competizione all’interno dell’universo jihadista internazionale, con Al-Qaeda che cerca di mantenere la sua supremazia all’interno di esso, dopo che lo Stato Islamico ha ottenuto notevoli successi in termini di visibilità e numero di affiliati.

Per quanto riguarda la Costa d’Avorio, le dinamiche dell’assalto portano ad un significato simbolico abbastanza chiaro, vale a dire la manifesta intenzione di colpire la Francia. Infatti, l’ex colonia francese è ancora notevolmente legata al paese d’oltralpe, sia economicamente che politicamente e, in aggiunta a questo, la presenza di funzionari e civili francesi a Grand-Bassam, rende ancora più chiaro l’obiettivo dei jihadisti. Se questo non bastasse AQMI ha rivelato, tramite un suo nuovo comunicato, i nomi degli attentatori uccisi e ha motivato la scelta della Costa d’Avorio come «rappresaglia contro la Francia, la quale ha recentemente ucciso dei mujahidin e contro le politiche di estradizione della Costa d’Avorio».

L’aumento dei fenomeni terroristici in Africa occidentale – che hanno coinvolto la Costa d’Avorio – è causato dalla conflittualità tra Al Qaeda e ISIS e dalla volontà dei jihadisti di ledere gli interessi occidentali, in particolare francesi, nella regione.

AQMI ha messo ulteriormente in guarda la Costa d’Avorio e gli altri paesi in coalizione con la Francia contro «la colonizzazione delle loro terre e l’aggressione contro il loro popolo ed i loro simboli sacri», minacciando di «proseguire la crociata contro i luoghi di rifugio e di ritrovo turistici». Il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Abdijan, in un’intervista sulla televisione pubblica ivoriana, ha evocato inoltre delle «complicità interne» che hanno garantito «appoggio e copertura» agli assaltatori jihadisti.

Sulla base dei fatti riportati, è importante valutare il peso di questa mossa nel più ampio quadro dell’offensiva terroristica internazionale. Il primo punto da tenere in considerazione sta negli autori dell’attentato. La rivalità tra IS e Al Qaeda è ormai cosa nota, e probabilmente l’AQMI – e la galassia qaedista, di riflesso – cercherà di capitalizzare questo attentato per accumulare prestigio tra le varie organizzazioni terroristiche attive sul territorio, cercando di togliere terreno potenziale di espansione ideologica (e non solo) allo Stato Islamico e i suoi associati, presenti e in divenire. Dimostrare la capacità di organizzare e mettere in atto attacchi di rilievo contro bersagli strategici diviene lo strumento principale di lotta politica, ideologica e propagandistica tra le varie organizzazioni terroristiche oltre che contro l’avversario occidentale. Il successivo attentato in Algeria contro un sito petrolifero, ancora perpetrato da AQMI il 18 marzo, sottolinea che tale fazione stia cercando, tramite una nuova offensiva transnazionale, di mostrare la propria supremazia a più livelli tanto ai terroristi quanto alle istituzioni e ai paesi europei.

Il secondo punto di riflessione è mirato a dimostrare perché Grand-Bassam, perché la Costa d’Avorio e – di riflesso – la Francia. Grand-Bassam, in quanto località turistica, rappresenta un “tipico” bersaglio di elevato interesse per il terrorismo di ideologia anti-occidentale. L’area turistica sviluppata, spesso a uso e consumo di utenti extra-africani, rappresenta quello che per gli estremisti è visto come un corrotto edonismo da demolire. Inoltre, spostandoci su motivazioni più pratiche, il turismo rende molto e demolendo questa industria si colpisce nel vivo l’economia di un’area, causando problemi socio-economici di breve quanto di lungo periodo che in ultimo finiscono per contribuire all’instabilità e favorire la penetrazione terroristica.

La Costa d’Avorio è un bersaglio interessante per gli estremisti sotto almeno due aspetti. Sotto il profilo economico, espandendo quanto appena detto limitatamente al settore turistico, abbiamo un paese dalle grandi potenzialità in diversi ambiti, tra cui quello delle risorse. L’appetibilità di fare proprio un simile territorio sarebbe pertanto doppia, sia per controllare risorse che per indebolire l’intera area, sottraendole un paese dall’economia comunque rilevante. Inoltre, la Costa d’Avorio presenta comunque alcune debolezze politiche e istituzionali: si pensi per esempio alla lunga diatriba sul caso Ouattara-Gbagbo. Facendo leva sul malcontento di una o più frange della popolazione, si potrebbero creare sacche anti-istituzioni tendenti a favorire crisi socio-politiche con il supporto di gruppi terroristici.

La Costa d’Avorio è stata colpita perchè rappresenta uno Stato economicamente rilevante in Africa occidentale. Inoltre, l’attentato di Grand-Bassam ha simbolicamente attaccato il settore maggiormente in espansione nel sistema ivoriano, ossia il turismo.

La Francia, assieme ai suoi partner ed ex colonie, rimane sempre un valido bersaglio per gli estremisti a causa del suo impegno contro il terrorismo in Africa occidentale e nell’Africa sub-sahariana. Oltre a questo, il paese d’oltralpe viene accusato dagli estremisti, ma anche da molti africani “moderati”, di proseguire pratiche neocoloniali attraverso politiche invasive di cooperazione allo sviluppo. Per questi motivi, come detto, i terroristi alimentano la propaganda dichiarando di combattere contro «la colonizzazione delle loro terre e l’aggressione contro il loro popolo ed i loro simboli sacri», minacciando di «proseguire la crociata contro i luoghi di rifugio e di ritrovo turistici».

L’attacco contro un simbolo turistico del paese rappresenta dunque, in conclusione, una chiara e precisa strategia volta a colpire uno dei settori più in crescita per il medio e lungo periodo. Tra il 2012 ed il 2014, infatti, sono stati costruiti 238 nuovi hotel, con più di 4.000 nuove camere, pari ad un investimento complessivo di circa 240 miliardi di dollari. Allo stesso tempo, l’incremento di attività di AQMI fa temere il peggio per quanto riguarda la possibilità di nuovi ed immediati attentati nelle sue aree di competenza, vale a dire dal Sud dell’Algeria e del Marocco, passando per Mali, Niger e Ciad, fino ad arrivare alla Nigeria e ai paesi dell’Africa occidentale. In questo contesto, si può ipotizzare un maggior coinvolgimento francese nelle esigenze di sicurezza dei paesi sopra citati, sia bilateralmente che multilateralmente.

NOTE:

Antonino Munafò è collaboratore del programma "Africa e America Latina" dell'IsAG.


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