Lev Gumilëv e «la passione dell’Eurasia»: il libro di Dario Citati presentato all’Università di Roma Tre Lev Gumilëv e «la passione dell’Eurasia»: il libro di Dario Citati presentato all’Università di Roma Tre
Nel pomeriggio di lunedì 14 marzo 2016, presso la Scuola di Lettere, Filosofia e Lingue dell’Università di Roma Tre, è stato presentato il volume... Lev Gumilëv e «la passione dell’Eurasia»: il libro di Dario Citati presentato all’Università di Roma Tre

Nel pomeriggio di lunedì 14 marzo 2016, presso la Scuola di Lettere, Filosofia e Lingue dell’Università di Roma Tre, è stato presentato il volume La passione dell’Eurasia. Storia e civiltà in Lev Gumilëv (Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2015), opera del Direttore del Programma «Eurasia» dell’IsAG Dario Citati. Il volume costituisce il primo ampio studio in lingua italiana sulla figura dello storico e geografo russo Lev Gumilëv (1912-1992), nonché la prima monografia a livello internazionale che tenti di studiarne in modo organico sia l’opera sia la ricezione, soffermandosi su molteplici aspetti: la storia intellettuale del movimento eurasista russo negli anni Venti del XX secolo, considerato antesignano di Gumilëv; l’analisi critica e la valutazione del lascito scientifico dei suoi studi storici sui popoli nomadi della steppa; la «teoria passionaria dell’etnogenesi», cioè la peculiare filosofia delle civiltà elaborata da Gumilëv; la ricezione postuma della sua opera tanto in ambienti politico-pubblicistici (il neo-eurasismo in Kazakhstan e in Russia, l’etno-geopolitica russa, le teorie dell’ethnos in Kirghizistan e in altre repubbliche ex sovietiche) quanto in ambito accademico (presso alcuni esponenti della Cultural Geography e della «cliodinamica» negli USA).

I lavori sono stati aperti e moderati da Adriano Roccucci, professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Roma Tre e prefatore del volume. Roccucci ha esordito affermando che nel libro di Dario Citati «la passione è presente tanto nel titolo, quanto nell’impostazione generale», ed il primo merito dell’opera è senz’altro quello di «emancipare Gumilëv dal peso del suo cognome presso il pubblico italiano», dove lo storico russo è noto quasi esclusivamente per essere il figlio di due grandi poeti dell’età d’argento della letteratura russa, Nikolaj Gumilëv e Anna Achmatova.

Fabio Bettanin, professore ordinario di Storia dell’Europa Orientale presso l’Università di Napoli «L’Orientale» ha affermato che la ricerca di Citati soddisfa pienamente le aspettative in virtù della capacità di «vedere tutti i limiti dell’opera di Gumilëv, ma al contempo continuare a scavare a fondo nel suo pensiero». Per gli studiosi di Russia e di Eurasia contemporanea, l’interesse verso la figura di Gumilëv sta soprattutto nel capire perché questo autore abbia conosciuto una fortuna postuma così vasta dalla caduta dell’URSS, una questione che Citati esamina nella parte finale del volume. Secondo Bettanin, Gumilëv ha sottovalutato il ruolo della costruzione politica in quegli Stati che pretendono di essere fondati su base etnica, come proprio il fallimento della politica sovietica delle nazionalità dimostra: questo aspetto limita fortemente le possibilità di «attualizzazione» del suo pensiero. Ha quindi aggiunto che il lavoro di Citati ricostruisce bene come il tentativo postumo di trasformare Gumilëv in un ideologo politico della riunificazione post-sovietica riflette la prospettiva personale dei suoi diversi interpreti (A. Dugin, A. Baburin, A. Akaev), mentre il sistema di pensiero gumilëviano come tale si rivela spesso disorganico e contraddittorio.

Cesare G. De Michelis, professore ordinario di Slavistica all’Università di Roma Tor Vergata, ha a sua volta evidenziato come «il lavoro di Dario Citati è tutto fuorché un libro apologetico su Gumilëv», apprezzandone la distanza critica e ricordando al contempo l’importante debito dell’autore con gli studi di Aldo Ferrari sull’eurasismo. Nel suo intervento, De Michelis si è concentrato su tre momenti della trattazione. In primo luogo, la teoria passionaria dell’etnogenesi, che De Michelis giudica scientificamente inattendibile per i tentativi di generalizzazione e la negligenza del metodo storico-filologico, concordando con il parere di Dmitrij Lichačëv secondo cui «Gumilëv delega sistematicamente all’immaginazione ciò che non è documentato nelle fonti». Quindi il concetto di Eurasia, una categoria storico-culturale concepita come «terzo continente» autonomo e distinto da Europa e Asia, che al di là della fondatezza geografica conosce uno slittamento ideologico e una strumentalizzazione politica evidente già negli eurasisti classici. Infine, la figura personale di Gumilëv, che comunque presenta tratti nobili per la sua dignitosa resistenza alle ingiustizie subite, in quanto trascorse dodici anni ai lavori forzati pur essendo totalmente innocente e si arruolò volontario nella Seconda Guerra Mondiale per difendere il proprio Paese. Da attento studioso della storia della giudeofobia in Russia, De Michelis non ha mancato inoltre di rilevare in modo critico le patenti tracce di antisemitismo nell’opera dello storico russo, in particolare nella sua interpretazione storica del Khanato cazaro.

La parola è passata quindi a Lorenzo Pubblici, docente di Storia e Antropologia al Santa Reparata International School of Art di Firenze e specialista dei rapporti tra Slavi e popoli turchi nel Medioevo. Secondo Pubblici, il contributo scientifico di Gumilëv come studioso dei popoli della steppa è stato pionieristico per aver evidenziato in particolare tre aspetti: il ruolo dell’ecologia, cioè dei fattori climatico-geografici che differenziano di area in area le diverse comunità nomadi; la peculiarità del sistema economico della pastorizia dei nomadi, tutt’altro che arretrato rispetto all’agricoltura dei popoli stanziali; la creazione delle identità etniche, un aspetto estremamente problematico nel contesto fluido della steppa eurasiatica. Il libro di Dario Citati, ha affermato Pubblici, colma pertanto un vuoto nella storia della storiografia perché colloca Gumilëv nel panorama scientifico degli studi di turcologia e nomadistica, evidenziando il contributo che egli ha dato alla comprensione del nomadismo malgrado alcune sue conclusioni si siano rivelate poco fondate, come nel caso della cosiddetta «eterocronia dell’umidificazione» (la suggestiva teoria di Gumilëv che suggerisce una correlazione tra i cicli di umidificazione dei territori adiacenti al Mar Caspio e i fenomeni di spostamento dei nomadi nella steppa).

Secondo Adriano Roccucci, oltre all’ambito degli studi storici e di storia delle idee il volume di Citati può offrire un contributo importante nel panorama scientifico della slavistica. Un aspetto peculiare di Gumilëv fu d’altronde il suo essere profondamente radicato nel mondo sovietico, nella particolare condizione di dissidente intellettuale che però era profondamente influenzato dal clima culturale del suo tempo. Dal punto di vista storiografico, la categoria di Eurasia (che tanto gli eurasisti classici quanto Gumilëv adoperarono per superare l’ottica delle storie nazionali) ha oggi una sua valenza epistemologica nella misura in cui può essere considerata un segmento della World History. Dal punto di vista della storia del pensiero, un elemento decisivo – apparentemente nascosto dal carattere ciclico della filosofia delle civiltà di Gumilëv – è invece, secondo Roccucci, la dimensione escatologica del discorso gumilëviano. I riferimenti alla necessità di «salvare la Russia» che Gumilëv non mancò di evidenziare nella fase finale della sua vita, sono in questo senso rivelatori di un registro di pensiero tipicamente russo. Lo stesso si può dire dell’antinomia tra Europa e Asia, di quel tentativo della cultura russa di ricercare una propria originale identità distinguendosi da Oriente e Occidente e al tempo stesso facendosi portatrice e interprete delle istanze dell’uno e dell’altro.

In ultimo, la parola è passata quindi a Dario Citati, che ha ringraziato i relatori rimarcando in primo luogo la complessità dell’argomento trattato in qualità di autore. La trasversalità disciplinare che caratterizza il libro La passione dell’Eurasia – storia del pensiero russo, storia e storiografia dei popoli nomadi nel Medioevo, etnologia, teoria delle civiltà – si deve al tentativo di ricostruire il pensiero di Gumilëv anche attraverso l’analisi di ciò che egli stesso aveva studiato, cercando inoltre di distinguere ciò che effettivamente fu sostenuto dallo storico russo dalla rielaborazione dei suoi interpreti post-sovietici.

Le conclusioni cui giunge la ricerca sono molteplici. Secondo Citati, ad esempio, Gumilëv è stato un eurasista dal punto di vista storiografico, non politico, nel senso che ha approfondito i problemi storici approcciati dagli eurasisti classici ma a differenza di questi ultimi nella sua opera non ci sono riferimenti alla contemporaneità, né un tentativo di ricavare dalla storia un pensiero politico preciso. Ciò non significa però che la sua ricostruzione storica dell’Eurasia sia spassionata e priva di forzature ideologiche: al contrario, nell’intento di ridare dignità ai popoli nomadi della steppa, Gumilëv ha radicalizzato il revisionismo e l’antieuropeismo degli eurasisti classici offrendo un quadro spesso deformato dei rapporti tra Eurasia ed Europa, tra Occidente e Russia. Mentre inoltre la sua attività di storico dei popoli nomadi e quella di teorico dell’etnogenesi vengono di solito considerate ambiti separati, per Citati esse vanno lette in un rapporto di continuità. La «trilogia della steppa» (insieme di tre volumi dedicati ai nomadi Xiongnu, ai Kök Türk e ai Mongoli) rivela infatti una tendenza alla generalizzazione astratta e una terminologia che si ritroverà poi nella «teoria passionaria dell’etnogenesi». Quest’ultima è una filosofia delle civiltà che nel suo impianto complessivo non regge ad un’analisi critica, ma la cui fortuna postuma si deve alla capacità di veicolare concetti suggestivi e di grande impatto, quale appunto l’idea di passionarietà, secondo cui le civiltà si affermano nella storia grazie alla capacità collettiva al sacrificio disinteressato degli individui che le compongono.

Presentazione dell'opera "La passione dell’Eurasia. Storia e civiltà in Lev Gumilëv" (Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2015) di Dario Citati.Foto di Gaia Cafarella.

Pubblicato da Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) su Venerdì 1 aprile 2016



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