I Grandi Giochi tra storia e presente: Eugenio Di Rienzo ospite dell’IsAG I Grandi Giochi tra storia e presente: Eugenio Di Rienzo ospite dell’IsAG
Sabato 12 marzo si è svolto presso la Biblioteca del Comune di Roma “Franco Basaglia” il secondo incontro del ciclo “Dialoghi sulla Geopolitica e... I Grandi Giochi tra storia e presente: Eugenio Di Rienzo ospite dell’IsAG

Sabato 12 marzo si è svolto presso la Biblioteca del Comune di Roma “Franco Basaglia” il secondo incontro del ciclo “Dialoghi sulla Geopolitica e Oltre” dell’IsAG, con ospite Eugenio Di Rienzo, Professore Ordinario di Storia Moderna all’Università Sapienza e Direttore della “Nuova Rivista Storica”, invitato per l’attenzione rivolta alla fase di disordine globale che stiamo vivendo, in particolare in due sue recenti opere – Il conflitto russo-ucraino (Rubettino, 2015) e Afghanistan: il grande gioco (Salerno, 2014) – dove emerge la sua capacità di analisi geopolitica.

Giacomo Guarini, intervenuto a rappresentare l’Istituto anche in questo secondo appuntamento, ha ringraziato la Biblioteca “Franco Basaglia” per l’ospitalità, ricordando come i “Dialoghi sulla Geopolitica e Oltre” siano nati dall’esigenza di confrontarsi con autori che pur provenendo da altri ambiti hanno mostrato una sensibilità e un interesse verso le relazioni politiche internazionali, oltre al piacere di portare questo interesse nella periferia urbana.

Di Rienzo ha esordito smentendo tutti coloro che parlano della storia come qualcosa che muta sempre, come di “un fiume dove non ci si può bagnare due volte con la stessa acqua”; in realtà, la storia produce situazioni analoghe anche a distanza di secoli, produce delle costanti. Sono queste costanti che la geopolitica deve saper studiare ed analizzare. Applicando quanto detto ai due casi sopracitati, l’ospite ha sottolineato come la situazione afghana e ucraina si sia ripresentata con caratteristiche simili diverse volte nella storia. Controllare l’Afghanistan equivale a controllare l’India, e ciò era ben chiaro ad Alessandro Magno, ma anche ai Persiani, ai Mongoli e così via fino agli Inglesi e ai Russi. Analogamente, conquistare l’Ucraina equivale ad avere un coltello puntato sulla Russia, elemento chiaro ai Tedeschi fin dalla Prima Guerra Mondiale per arrivare alla conquista del 1941. Il passato ritorna in continuazione e senza sapere cosa accadde in un contesto specifico difficilmente se ne può comprendere la situazione attuale.

Subito dopo, Di Rienzo si è soffermato sul ruolo della Geopolitica in generale, in ambito accademico e non solo. In Italia, gran parte della popolazione ancora non sa cosa si intende di preciso con questo termine e – aggiunge – chi si confronta con il grande disordine mondiale è servito da un’informazione dilettantistica o tendenziosa e da una classe politica non in grado di affrontare la situazione internazionale. Fino a qualche anno fa la geopolitica era considerata una branca del sapere “ghettizzata”, poiché si credeva fosse una disciplina nazista. In realtà, Di Rienzo ricorda come essa sia nata con il geografo inglese Mackinder, nella fase del cosiddetto imperialismo britannico. Fu certamente poi utilizzata dalla Germania nazista e dall’Italia fascista come un “grimaldello per scalfire l’ordine wilsoniano nato al termine della Prima Guerra Mondiale”, un ordine artificiale, creato a tavolino per ovviare alla dissoluzione dei tre grandi imperi asburgico, zarista e ottomano, senza però considerare le differenze culturali e, soprattutto, religiose presenti in quei territori.

Nel dettaglio, per quanto riguarda l’Afghanistan lo storico parla di “Grande Gioco”, inteso come un conflitto di potenza non combattuto frontalmente con truppe e schieramenti, ma attraverso attività di spionaggio e guerriglie. Questo particolare tipo di conflitto fu portato avanti dalla Gran Bretagna e dalla Russia zarista dal 1813 al 1907. Le due potenze, alleate contro Napoleone, iniziarono a competere tra di loro sull’area centroasiatica prima della caduta dell’Impero Francese: i Russi, nella loro marcia verso Oriente, volevano arrivare alla conquista della ricca India britannica e gli Inglesi non volevano che l’Afghanistan diventasse la loro “porta d’ingresso”. Nel 1907 il Grande Gioco fu sospeso, in quanto l’interesse della Germania guglielmina verso il Vicino e Medio Oriente costrinse la Gran Bretagna a firmare un accordo con la Russia. Oltre a questa prima fase Di Rienzo ne individua altre quattro successive e strettamente collegate, in cui si aggiungono altri attori e cambiano i mezzi, ma non il fine. Il secondo Grande Gioco iniziò con l’alleanza tra Reich Tedesco e Impero Ottomano durante la Prima Guerra Mondiale; il terzo nel 1919, con l’idea di Lenin di esportare il comunismo in Afghanistan e in India e con la preparazione da parte di Trockij di una vera e propria invasione; il quarto durante la Seconda Guerra Mondiale, con la penetrazione politica ed economica di Germania e Italia ai danni di Inghilterra e Russia. Si può infine, secondo Di Rienzo, individuare un quinto Grande Gioco, che parte dall’occupazione sovietica dei territori afghani fino ad arrivare alla destabilizzazione portata dagli Stati Uniti dopo il 2001.

L’Afghanistan è una di quelle nazioni, come del resto l’Ucraina, che ha avuto la fortuna e la disgrazia di avere una posizione geostrategica fondamentale, elemento che non le permetterà mai uno sviluppo tranquillo.

Rispondendo alle domande del pubblico, Di Rienzo ha sostenuto come la politica statunitense degli ultimi quindici anni stia seguendo una logica poco assennata volta al dominio unipolare, diversamente da quanto fu fatto per decenni da personaggi chiave quali Kissinger, che puntò sulla costruzione di un equilibrio di potenza. Gli Stati Uniti hanno due spettri: la crescita di potenza della Cina e la cooperazione tra l’Unione Europea e la Russia. Per risolvere quest’ultimo problema negli ultimi anni hanno indotto gli Stati dell’Europa orientale che aderivano all’Unione Europea ad entrare anche nella NATO; questa mossa ha permesso di accerchiare militarmente la Russia e fa parte del Grande Gioco statunitense volto ad impedire la creazione di un’Europa forte alleata con la Russia e che vuole rafforzare un ordine unipolare dominato da Washington.

In ultimo, viene sottolineato l’agire della Cina che rientra in quello che l’ospite ha definito il “risveglio delle antiche potenze imperiali” (come India, Iran, Turchia) e, di conseguenza, delle loro mire espansionistiche. La Cina ha iniziato la propria marcia verso l’Occidente per ergersi a Stato egemone, disegno che trova forte contrasto con quello degli Stati Uniti e che, come già anticipato, porterà in futuro a problematiche geopolitiche sempre più complesse.

Il rapporto tra storia e geopolitica si conferma ricco di spunti e sfumature di pieno interesse, che permettono una comprensione della più stretta attualità da un’angolatura scientifica, l’unica in grado di assicurare strumenti utili per l’agire concreto.

(Filippo Marco Fiorentini)

Foto di Giulia Castello, testi di Filippo Maria Fiorentini.

Pubblicato da Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) su Mercoledì 23 marzo 2016



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