L’Italia e il Programma d’appoggio allo sviluppo economico e sociale del Senegal L’Italia e il Programma d’appoggio allo sviluppo economico e sociale del Senegal
Il 3 febbraio 2016 può essere visto come una data storica nelle relazioni tra Italia e Senegal perché per la prima volta un Presidente... L’Italia e il Programma d’appoggio allo sviluppo economico e sociale del Senegal

Il 3 febbraio 2016 può essere visto come una data storica nelle relazioni tra Italia e Senegal perché per la prima volta un Presidente del Consiglio italiano ha messo piede sul suolo senegalese da quando il paese ha ottenuto l’indipendenza dal dominio coloniale francese nel 1960. A Dakar, Matteo Renzi è stato accolto dal Primo Ministro senegalese Mahammad Boun Abdallah Dionne, ha incontrato il Presidente della Repubblica Macky Sall e ha fatto visita alla più importante Università del paese, la Cheikh Anta Diop. Questo viaggio di lavoro è stato l’occasione per rafforzare ulteriormente i legami politici ed economici tra i due paesi e per ribadire che il Senegal rappresenta il paese prioritario della cooperazione italiana nell’Africa sub-sahariana. In tal senso si colloca infatti l’inaugurazione del “Programme d’Appui au Développement Économique et Social du Senegal” (PADESS).

 

«Noi investiamo sull’Africa perché pensiamo che sia doveroso per il nostro posizionamento geografico e geopolitico». Queste parole sono la testimonianza di come Matteo Renzi, fin dall’inizio del suo mandato come Presidente del Consiglio, avesse puntato forte sull’Africa come partner privilegiato per una cooperazione economica inedita. La necessità di diversificare e ricercare nuovi fornitori di gas e di idrocarburi si è resa indispensabile in seguito all’instabilità politica che ha colpito alcuni partner storici come la Libia e ha spinto Renzi a volgere lo sguardo verso l’area sub-sahariana del continente. Con una visita lampo che lo ha portato a visitare tre paesi in tre giorni, nell’estate del 2014 il Primo Ministro ha ottenuto accordi vantaggiosi per l’ENI nel campo degli investimenti e dell’estrazione del petrolio, consolidando da un punto di vista commerciale la posizione italiana in Mozambico, Congo e Angola. Nel 2015, in occasione di un secondo viaggio nel continente africano, Renzi è stato in visita in Etiopia e Kenya.

Un legame con l’Africa e una strategia politico-economica che ha conosciuto, di recente, un’ulteriore impennata con un terzo viaggio di lavoro nel corso del quale il Presidente del Consiglio, accompagnato da una delegazione di rappresentanti di Confindustria, ENEL e ENI, si è recato in Nigeria, Ghana e Senegal. Un impegno quello italiano in Africa che non si esaurisce nel rafforzamento dei legami economici con i governi di questi paesi, ma che punta ad una maggiore collaborazione con l’obiettivo di sradicare la povertà e di combattere il terrorismo, due tra le maggiori piaghe che minano inevitabilmente lo sviluppo dell’Africa sub-sahariana.

La necessità per l’Italia di stringere nuove alleanze per l’approvigionamento energetico, ha spinto il governo Renzi a intensificare il dialogo con diversi Stati dell’Africa sub-sahariana, tra i quali il Senegal.

A tal proposito, una tra le riforme che sono state meno pubblicizzate nel dibattito politico nostrano e che invece deve essere menzionata, è la nuova legge 125, promulgata dal Presidente delle Repubblica l’11 agosto del 2014, che ha riformato il sistema della nostra cooperazione internazionale. La legge ha dato vita alla nuova Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo che svolge un compito fondamentale e impegnativo in questo settore, mirando alcune aree geografiche prioritarie e ambiti di intervento specifici così come stabilito dall’articolo 1 della nuova legge, secondo il quale «la cooperazione allo sviluppo persegue gli obiettivi fondamentali volti a sradicare la povertà, ridurre le disuguaglianze, tutelare e affermare i diritti umani e prevenire i conflitti».

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) ha per questo definito una serie di iniziative tese a rafforzare il ruolo svolto dall’Italia in materia di cooperazione allo sviluppo, attraverso l’approvazione di finanziamenti diretti a sostenere, in particolar modo, diversi Stati del continente africano e lo stesso Renzi, in una newsletter pubblicata sul suo sito, ha affermato: «Se vogliamo combattere la povertà, sradicare il terrorismo, affermare valori condivisi l’Africa oggi è la priorità. E dopo anni di assenza, l’Italia ci deve essere». Infatti, sui venti paesi del Sud del mondo che il MAECI ha individuato come prioritari della cooperazione italiana, ben sono sono africani. Nello specifico si tratta di Burkina Faso, Etiopia, Kenya, Mozambico, Niger, Senegal, Somalia, Sudan e Sud Sudan.

Una strategia che vede, nello specifico, il Senegal al centro dell’azione del governo italiano e che ha trovato un nuovo slancio nell’avvio del Programma d’Appoggio allo Sviluppo Economico e Sociale del Senegal (PADESS) agli inizi di febbraio. Una strategia che d’altronde si pone sulla scia del Plan Sénégal Emergent (PSE), un programma di rilancio economico del paese che il Presidente Macky Sall ha varato nel 2012 e che prevede una serie di riforme economiche e di investimenti in infrastrutture.

Nel panorama dell’Africa Occidentale, il Senegal è il paese che ha conosciuto il più alto livello di stabilità politica e istituzionale e che è riuscito, meglio di altri Stati vicini, a contenere e a controbattere alla minaccia terroristica che aleggia continuamente su tutta la regione. Due aspetti, stabilità e sicurezza nazionale, che sicuramente hanno favorito la ratifica dell’accordo quadro di partenariato Italia-Senegal, firmato a Dakar il 7 dicembre 2010, e che in seguito è stato rinnovato per il triennio 2014-2016 grazie all’accordo raggiunto dal Ministro senegalese dell’Economia e delle Finanze, Amadou Ba, e dall’allora Ministro degli Affari Esteri italiano, Emma Bonino. Il nuovo Programma 2014-2016 prevede un finanziamento pari a 45 milioni di euro (di cui 30 a credito d’aiuto e 15 a dono) e, coerentemente con quanto già fatto nel precedente periodo di collaborazione 2010-2013, tale budget è stato destinato a tre settori prioritari:

  1. Agricoltura e Sviluppo rurale.
  2. Settore privato e Sviluppo economico rurale.
  3. Protezione sociale, Uguaglianza di genere e Educazione.

Il “programma Paese” conferma l’impegno italiano a sostegno del processo di sviluppo, pace e stabilità in Africa Occidentale, regione strategica e importante sia a livello continentale che da un punto di vista internazionale ed europeo. Il Senegal certamente rappresenta un esempio di stabilità da seguire e può diventare un traino nel processo di costruzione o di consolidamento di sistemi politici democratici più forti anche nei paesi limitrofi.

La storia della cooperazione italiana in Senegal ha radici relativamente recenti e i rapporti tra i due paesi si sono considerevolmente rafforzati nell’ultimo decennio grazie alla creazione, nel 2006, del Bureau de la Coopération Italienne au Senegal, attraverso il quale è aumentato il numero e l’ampiezza dei programmi di sviluppo sostenuti dall’Italia. Dal 1985 l’Italia ha mobilitato verso il Senegal circa 470 milioni di euro, dei quali 307 a dono e 159 a credito d’aiuto. Oltre all’azione istituzionale, un grande lavoro nel settore della cooperazione è stato svolto da diverse organizzazioni non governative italiane, che operano nel paese grazie a finanziamenti non erogati direttamente dall’Italia, e devono essere menzionati anche gli oltre cinquanta progetti di cooperazione decentrata portati avanti da diverse regioni italiane. L’obiettivo principale della cooperazione italo-senegalese è rappresentato dal tentativo di favorire il processo di emancipazione economica e sociale delle categorie sociali più svantaggiate, con un’attenzione particolare rivolta all’empowerment socio-economico delle donne e dei giovani.

L’attenzione italiana verso programmi come il PADESS s’inserisce in una più ampia strategia indirizzata allo sviluppo dell’Africa Occidentale in ambito agricolo, industriale e sociale.

Il Senegal, negli ultimi anni, ha avviato una serie di iniziative che hanno permesso di ottenere risultati significativi nel campo dell’istruzione. Inoltre molto è stato fatto per sviluppare due settori chiave dell’economia del paese: agricoltura e pesca. Infatti il Senegal è uno dei maggiori produttori di arachidi al mondo ed esporta considerevoli quantità di prodotti ittici. Il programma PADESS, da questo punto di vista, è fondamentale perché apre nuovi spazi di collaborazione non solo in un campo essenziale come quello agro-alimentare, ma contribuisce anche allo sviluppo del paese nel settore industriale, edilizio e urbanistico, con uno sguardo specifico rivolto alla crescita delle piccole e medie imprese. Al programma PADESS sono stati riservati 17,8 milioni di euro, dei quali 15 a credito d’aiuto e 2,8 a dono, per la realizzazione di nuove iniziative in materia di cooperazione allo sviluppo.

Ciò dimostra come le autorità italiane e senegalesi abbiano lavorato e lavorino tutt’oggi per definire una nuova strategia di cooperazione, attraverso dei progetti di sviluppo innovativi che lavorando sulle fasce più deboli della società avrebbero il merito di contenere il flusso migratorio in uscita dal paese africano, dando soprattutto ai giovani senegalesi delle prospettive migliori per rimanere in un paese che dimostra di voler fronteggiare in maniera seria i problemi sociali che lo attanagliano.

In Italia vive una delle più grandi comunità senegalesi nel mondo con i suoi 200.000 membri e l’entusiasmo con cui merita di essere accolta questa gente, che è costretta ad abbandonare il proprio paese alla ricerca di un futuro migliore, non può in alcun modo far dimenticare che per ogni migrante che ha miracolosamente raggiunto le nostre coste ce ne sono molti altri che non ce l’hanno fatta, trovando la morte nel Mediterraneo o nel deserto.

Aiutare paesi come il Senegal a migliorarsi e a migliorare la qualità della vita garantita ai loro cittadini è un dovere, non solo italiano, e rappresenta un primo passo indispensabile per limitare le tragedie alle quali assistiamo quotidianamente. Portare (e riportare) un paese sulla strada di uno sviluppo armonico passa per un impegno concreto nell’ampio ambito socio-economico, un impegno che sia multisfaccettato per spingere l’intera comunità a uscire da condizioni poco abbienti. In tal senso, non si può che salutare con entusiasmo l’impegno italiano e questo recente esempio di cooperazione internazionale, auspicando la sua ottimale riuscita.

NOTE:

Andrea Gasperini è collaboratore del programma "Africa e America Latina" dell'IsAG.


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