Energie rinnovabili: un’alternativa competitiva ma non ugualmente accessibile Energie rinnovabili: un’alternativa competitiva ma non ugualmente accessibile
Premessa L’elevato grado di dipendenza dai combustibili fossili, che caratterizza la maggior parte dei paesi, è un fenomeno ascrivibile unicamente al mondo moderno: all’inizio... Energie rinnovabili: un’alternativa competitiva ma non ugualmente accessibile

Premessa

L’elevato grado di dipendenza dai combustibili fossili, che caratterizza la maggior parte dei paesi, è un fenomeno ascrivibile unicamente al mondo moderno: all’inizio dell’Ottocento, il 95% dell’utilizzo energetico mondiale derivava da risorse rinnovabili, un secolo dopo la percentuale scendeva al 38%, per poi nei nostri giorni arrivare al 16%1.

L’attuale sistema energetico ad alta intensità di carbone dipende da una fornitura limitata di combustibili fossili, questa disponibilità ristretta deve essere tenuta a mente nelle azioni presenti e future della società globale. Ne iniziò a parlare, alla fine degli anni Sessanta, l’economista inglese Boulding: «l’economia del futuro dovrà rassomigliare all’economia dell’astronauta, la terra va considerata come una navicella spaziale, nella quale la disponibilità di qualsiasi cosa ha un limite, sia per quanto riguarda la possibilità d’uso, sia per la possibilità di accogliere rifiuti»2.

L’insostenibilità dei ritmi di crescita economica secondo il modello prevalente è stato un concetto ripreso nel 1972 dal Club di Roma in I limiti dello sviluppo e più tardi, nel 1987, dalla Bruntland Commission, da cui scaturì la definizione di sviluppo sostenibile, e che promosse una formazione della coscienza su tali tematiche a livello internazionale. Ad oggi, ci troviamo in un contesto di preoccupazione sempre maggiore in relazione alla sicurezza energetica in quanto l’estrazione di risorse energetiche diviene sempre più complessa e costosa.

Le maggiori sfide riguardano l’accesso a servizi energetici efficienti per i 2,7 miliardi di persone che al momento ne sono sprovvisti ed il contenimento delle oscillazioni nel prezzo del petrolio importato; due fattori che rendono ancor più instabili i paesi emergenti.

Le energie rinnovabili sono in espansione

Rendere sostenibile il settore energetico è quindi fondamentale, in particolare in un framework di domanda energetica crescente dovuta al risultato di una correlazione positiva con il tasso di popolazione ed i livelli di reddito. Secondo il “Current Policies Scenario” dell’International Energy Agency, che assume non vi siano cambiamenti importanti nelle politiche, il tasso di crescita della domanda mondiale di energia sarà dell’1,4% fino al 2035. Il tasso crescente porta ad una crescita nel prezzo dei combustibili fossili: la spesa per il petrolio è aumentata dall’1% del 1998 al 4%, picco raggiunto nel 2007. È dimostrato che la quota di energie rinnovabili nel totale di energia fornita è in espansione.

In linea con un importante risultato della COP21 relativo all’invariato risultato del volume di emissioni da carbone nel 2015, l’IEA sostiene che le energie rinnovabili abbiano contribuito in modo sostanziale a questo risultato, generando circa il 90% della nuova elettricità prodotta nell’anno; contributo più importante dato dal settore eolico. In un contesto in cui il mondo nel suo insieme ha continuato a sperimentare un tasso di crescita positivo, questi risultati sono decisamente incoraggianti e sostengono una giustificata centralità delle fonti rinnovabili nella politica energetica mondiale3. Fondamentale, quindi, il recente aumento di investimenti nelle rinnovabili che in un solo anno, dal 2009 al 2010, sono aumentati da un totale di 160 a 210 miliardi di dollari.

Investimenti comunque non sufficienti secondo l’United Nation Environmental Programme, le cui proiezioni richiederebbero un investimento di 650 miliardi di dollari annui per i prossimi quarant’anni nella “power generation”. Tale ammontare di investimenti garantirebbe l’aumento della quota di rinnovabili fino al 27% a partire dal 2030, comparato con il 16% dello scenario Business-As-Usual e potrebbe contribuire alla riduzione di più di un terzo delle emissioni di gas serra rispetto al BAU4. Secondo l’IRENA raddoppiare la quota delle rinnovabili nell’energy mix favorirebbe il raggiungimento dell’obiettivo di contenimento al surriscaldamento terrestre inferiore ai 2 °C e avrebbe un impatto positivo sull’economia con la creazione di posti di lavoro ed un risparmio in termini monetari, stimato intorno ai 4.2 trilioni di dollari all’anno5.

Energia e sfide globali

Le principali sfide globali riguardanti il settore energetico concernono l’energy security e l’energy poverty. Gettare le basi per la transizione sostenibile del settore, investendo principalmente in risorse rinnovabili, porta ad opportunità maggiori per risolvere queste sfide. L’energy security concerne la disponibilità duratura di fonti energetiche ad un prezzo ragionevole6; sicurezza energetica di lungo periodo in relazione agli investimenti nell’approvvigionamento energetico in linea con gli obiettivi economici e le necessità ambientali. La sicurezza nel breve periodo è invece data dalla capacità del sistema energetico di reagire prontamente ai cambi della bilancia di domanda-offerta. Il concetto di energy security interessa sia i paesi emergenti sia quelli sviluppati, questi ultimi sono caratterizzati da un’elevata dipendenza da un ristretto range di fornitori che può tramutarsi in insicurezza nazionale nell’approvvigionamento energetico a seconda degli sviluppi geopolitici.

I paesi importatori di petrolio sono destinati a diventare sempre più dipendenti dai paesi OPEC; la loro quota nel mercato mondiale del petrolio aumenterà dal 44% del 2008 al 52% nel 2030. Russia, Iran e Qatar stanno aumentando sempre di più le loro esportazioni di gas naturale e questo porterà ad una maggiore dipendenza energetica globale verso questi paesi. Di media alcuni paesi africani come il Kenya ed il Senegal riversano più della metà dei loro proventi da esportazione alle importazioni di energia: investire nelle risorse disponibili localmente potrebbe migliorare la sicurezza energetica di tali paesi.

Diversificare la matrice energetica è sia una sfida che un’opportunità per i paesi importatori di petrolio, mentre nelle aree sprovviste di accesso ad un sistema energetico, le rinnovabili rappresentano la possibilità di una fornitura stabile ed affidabile.

L’energy poverty, invece, rappresenta l’impossibilità di fruire di servizi energetici moderni. Questi comprendono l’accesso ad una rete elettrica delle abitazioni ed i clean cooking facilities (stufe e combustibili che non causano inquinamento all’interno dell’abitazione)7. Ad oggi, 1,2 miliardi di persone (il 17% della popolazione) non ha accesso alla corrente elettrica e 2,7 miliardi (il 38%) ai clean cooking facilities. Il 95% di queste persone si trova in Africa Subsahariana ed in Asia, e l’80% è concentrato nelle campagne. Esternalità di questo disequilibrio tra città e campagna è la distribuzione irregolare delle attività economiche, fenomeno che incoraggia una massiccia e rapida migrazione dalle campagne alle città. Le fonti di energia rinnovabile potrebbero alleviare tali condizioni, focalizzandosi principalmente sulle innovazioni tecnologiche; possono rappresentare un’opportunità importante ed accessibile specialmente per quelle persone che vivono in aree rurali, meno sviluppate e servite dal punto di vista energetico.

Sebbene siano oggi chiaramente competitive dal punto di vista dei costi rispetto a quelle tradizionali, le fonti di energia rinnovabile rimangono sfruttate solo da una piccola frazione della popolazione per la presenza di numerose barriere che ne frenano la diffusione. Poca risonanza hanno avuto gli importanti progressi registrati in termini di tecnologia e di viabilità economica8.

Il potenziale tecnico di queste fonti sarebbe di gran lunga superiore a quella che è oggi la domanda di energia da parte dell’economia mondiale. Il ritardo nel successo e nella diffusione di queste tecnologie è spiegato in gran parte dalla presenza di barriere sia di tipo tecnico sia legate alla struttura dei mercati. Uno dei problemi principali che si evidenzia è l’impreparazione dei mercati (specialmente a livello locale) a gestire il fenomeno delle rinnovabili, con un effetto negativo sull’allocazione degli investimenti che si traduce in un drenaggio delle risorse proprio a svantaggio dei progetti più innovativi e avanzati.

Dal punto di vista del mercato, quello energetico rappresenta in molti paesi un settore altamente controllato in cui prevalgono forme di oligopolio dove dominano pochi grandi attori (di natura privata o pubblica); questo tipo di struttura non risulta flessibile e aperta all’innovazione, ma piuttosto tesa al mantenimento dello status-quo e delle posizioni di potere esistenti, favorendo così la sopravvivenza del primato delle fonti di energia convenzionali.

Le rigidità strutturali del mercato minano essenzialmente il dinamismo e il gioco concorrenziale, ostacolando l’ingresso da parte di nuovi attori che fanno i conti con serie difficoltà ad accedere alle tecnologie più avanzate e, soprattutto, a mezzi di finanziamento adeguati. Queste imprese si trovano ad operare in un clima in cui gli investimenti sono frenati dalla poca informazione e conoscenza del settore, in termini sia di rischi che di opportunità di crescita.

Ridurre l’impatto ambientale prodotto dai  PVS

Per quanto le evidenze più recenti indichino incoraggianti segnali in direzione dell’indebolimento del legame tra crescita economica – domanda di energia – emissioni di Co29, ad oggi i PVS (Paesi in Via di Sviluppo), in virtù dei loro ritmi di crescita sostenuti, contribuiscono ancora ad una larga parte delle emissioni di GHG (Green House Gases, ovvero i gas ad effetto serra). L’impegno al trasferimento del know-how e delle tecnologie più avanzate nel settore energetico a favore di questi paesi deve essere una priorità se si vuole ridurre l’impatto climatico del loro – inevitabile – sviluppo.

Il CDM (Clean Development Mechanism) assieme all’Emission Trading e alla Joint Implementation, è uno dei meccanismi di flessibilità istituiti dal Protocollo di Kyoto nell’ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico UNFCCC10. L’obiettivo di questi meccanismi è quello di stimolare i paesi, tramite un sistema di assegnazione di crediti, a massimizzare le riduzioni delle emissioni a parità di investimento.

Il CDM è un meccanismo di mercato che mira a un duplice obiettivo: ridurre le emissioni di Co2 prodotte dai paesi sviluppati e favorire l’accesso alle tecnologie sostenibili più avanzate per i PVS. L’idea è quindi quella di favorire il trasferimento e la condivisione delle conoscenze e delle tecniche più avanzate assicurando un beneficio per entrambe le parti: i PVS ci guadagnano in termini di un’accelerazione del loro sviluppo energetico, i paesi sviluppati ottengono in cambio dei “crediti” per la riduzione delle emissioni in conformità agli obiettivi di riduzione nazionali concordati dai governi locali. I trasferimenti di conoscenze e know-how resi possibili da questo meccanismo possono avvenire attraverso diversi canali tra cui sicuramente spiccano quello degli investimenti diretti esteri e del commercio internazionale11.

Dopo un timido inizio, il fenomeno del CDM si è diffuso con più successo sfruttando un periodo di maggiore supporto politico e di una maggiore fiducia da parte dei mercati del credito, maturata alla luce dei primi anni di esperienza diretta nel settore. Il fenomeno soffre, tuttavia, ancora di una diffusione limitata rispetto a quello che sarebbe il suo vero potenziale. In particolare, i progetti di CDM hanno visto in questi anni una distribuzione iniqua tra i diversi PVS, che ha favorito i paesi già ad uno stadio più avanzato del processo di sviluppo; basti pensare che l’area geografica dell’Asia e del Pacifico da sola ha contato circa il 72% del totale dei progetti e che questi a loro volta erano per lo più concentrati in Cina e in India12.

La disparità di trattamento dei PVS in qualità di “host countries” per i progetti è principalmente legata al ritardo e all’inadeguatezza di alcuni di questi paesi dal punto di vista istituzionale e regolamentare, e ciò lascia spazio ad importanti interventi di policy migliorativi.

In un settore in cui, come già visto, il mercato in sé ha già strutturalmente dei problemi ad assicurare un sistema efficiente, è necessario impegnarsi seriamente in un’opera di institutional building che consenta a questi paesi di essere pronti ad ospitare progetti come quelli del CDM. L’obiettivo deve essere, da una parte, rendere questi paesi delle locations appetibili per i providers stranieri stimolandoli ad investire, dall’altra, renderli più informati e consapevoli delle proprie priorità, consentendogli di discernere e selezionare i progetti per loro più adatti e convenienti, tenendo conto delle specificità del paese e del disegno di sviluppo sostenibile perseguito.

Conclusioni

Un serio impegno politico da parte delle istituzioni a favore della transizione energetica verso le fonti di energia rinnovabili rimane una priorità, specialmente in un momento come questo in cui il recente abbassamento del prezzo del petrolio potrebbe vanificare i progressi fatti fino ad ora, scoraggiando gli investimenti nel settore delle rinnovabili13.

Gli impegni di macro livello relativi alla sfera nazionale e politica devono essere completati da interventi operativi posti in essere a livello locale, al fine di rendere possibile il miglioramento dell’efficienza energetica.

Sono necessarie due tipologie di interventi: da un lato, si deve ampliare la copertura delle reti esistenti basando tali espansioni su fonti rinnovabili di energia, dall’altro, un’opzione sempre più applicata ed in voga è l’off-grid. Off-grid significa “senza rete” e fa riferimento ad un nuovo modo di sfruttare le energie rinnovabili; con rete si intende l’insieme di fornitori pubblici o privati che a pagamento erogano energia elettrica, gas e acqua. Negli ultimi anni anche l’Italia è protagonista nell’applicazione di tale strumento.

Nel 2009 è stato progettato il primo edificio completamente autosufficiente a livello energetico in cui l’energia è raccolta e immagazzinata tramite impianti di varia natura (eolico, fotovoltaico, geotermico, idroelettrico). Si è stimato che tramite il sistema off-grid l’inquinamento è reso quasi nullo ed il principale vantaggio consiste nel superamento di un elevato investimento iniziale per poi garantirsi dei costi molto bassi. Iniziativa interessante è la European smart grid technology Platform14, una rete intelligente che congiunge le azioni di tutti gli utenti connessi, siano essi generatori o consumatori, al fine di garantire efficientemente una fornitura elettrica dal punto di vista economico, della sicurezza, della sostenibilità.

Tali iniziative, unitamente al sistema off-grid o all’ampliamento delle reti elettriche esistenti, rappresentano un’opportunità efficiente ed economicamente vantaggiosa per l’approvvigionamento energetico dei più poveri ed allo stesso tempo per ridurre la crescita delle emissioni di gas serra. È quindi importante integrare gli investimenti nelle rinnovabili all’interno di una più olistica strategia di green economy in modo da ridurre gli impatti negativi della produzione e dell’uso di energia su salute ed ambiente e, allo stesso tempo, gettare le basi per uno sviluppo economico di lungo periodo.

NOTE:

1. R. Kerry Turner, David W. Pearce, Ian Bateman, Economia Ambientale, Il Mulino, Bologna, 2003.
2. Henry Jarret, Environmental Quality in a Growing Economy, RFF Press, Washington, 1966.
3. Decoupling of global emissions and economic growth confirmed.
4. United Nation Environmental Programme, 2011, Toward a Green Economy.
5. Nina Chestney, Doubling renewables by 2030 could save $4.2 trillion/year: research.
6. Energy security.
7. Energy poverty.
8. J.P. Painuly, Barriers to renewable energy penetration; a framework for analysis, «Renewable Energy», Vol. 24, Issue 1, September 2001, pp. 73–89.
9. IEA – International Energy Agency, World Energy Outlook, Global trends to 2040 – Factsheet, 2015.
10. UNFCCC – United Nations Framework Convention on Climate Change.
11. Malte Schneider, Andreas Holzer et Volker H. Hoffmann, Understanding the CDM's contribution to technology transfer, «Energy Policy», Vol. 36, Issue 8, August 2008, pp. 2930–2938.
12. Wytze van der Gaast, Katherine Begg et Alexandros Flamos, Promoting sustainable energy technology transfers to developing countries through the CDM, «Applied Energy», Vol. 86, Issue 2, February 2009, pp. 230–236.
13. IEA – International Energy Agency, World Energy Outlook, Global trends to 2040, cit.
14. smartgrids.eu.


No comments so far.

Be first to leave comment below.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
16 + 22 =