Interesse nazionale: se ne è parlato a Montecitorio Interesse nazionale: se ne è parlato a Montecitorio
Martedì 22 marzo, nella Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, Camera dei Deputati, si è svolto il convegno L’interesse nazionale. Dal Mediterraneo al mondo... Interesse nazionale: se ne è parlato a Montecitorio

Martedì 22 marzo, nella Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, Camera dei Deputati, si è svolto il convegno L’interesse nazionale. Dal Mediterraneo al mondo globalizzato, cosa serve all’Italia e come proteggerlo. La conferenza, organizzata dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), si è articolata in tre diversi panel: “Definire l’interesse nazionale italiano”, “La componente Difesa” e “L’Italia nel suo mare”.

Dopo i saluti di benvenuto, il Dott. Tiberio Graziani, Presidente dell’IsAG, ha aperto i lavori del convegno con una riflessione sull’importanza dell’interesse nazionale. Il Presidente ha spiegato che nonostante oggi la maggior parte degli aggregati geopolitici si formi su base sovranazionale, «tuttavia la nazione può essere considerata ancora un punto di equilibrio all’interno di questo modello, il punto di mediazione fra una prospettiva locale e una prospettiva più ampia». Parlare di interesse nazionale è quindi non solo molto attuale, ma anche il modo in cui si possono tenere sotto controllo quei fenomeni destabilizzanti come l’euroscetticismo. Graziani ha quindi rimarcato la centralità dell’Italia nella regione euro-mediterranea, cui deve necessariamente corrispondere in futuro una posizione parimenti importante anche in seno alle alleanze e alle organizzazioni di cui fa parte, specie alla luce delle mutazioni economiche, politiche ed ideologiche a livello globale.

Si è aperto quindi il primo panel del convegno, volto a “definire l’interesse nazionale italiano”. La parola è passata allora all’Amb. Umberto Vattani, già Segretario Generale della Farnesina, che ha articolato il proprio intervento ponendo in evidenza come oggi i tre obiettivi nazionali della sicurezza, del benessere dei cittadini e del controllo del clima siano a rischio. Nella sfera della sicurezza, Vattani ha spiegato come le minacce attuali del terrorismo di matrice islamica e le ragioni che si celano dietro queste terribili azioni fossero in realtà ben conosciute da decenni. Al centro dell’ostilità che trasversalmente caratterizza sia le èlites che la popolazione comune araba vi sarebbe l’opinione condivisa che gli Statunitensi abbiano appoggiato l’oppressione dei loro popoli tramite politiche di compromesso con regimi corrotti. L’Ambasciatore ha quindi proseguito evidenziando come rispondere alla violenza con la violenza si è rivelato in passato essere una strategia controproducente, come nel caso dell’Afghanistan, dell’Iraq e della Libia. L’Italia in questo contesto ha il dovere di far comprendere ai propri partner l’importanza del Mediterraneo.

Il secondo tema che Vattani ha preso in considerazione è il benessere del nostro paese, messo a dura prova dal trasferimento di parte della produzione italiana all’estero, causando perdite in termini di posti di lavoro e di benessere reale. Un rischio nella determinazione dell’interesse nazionale in campo economico sono le influenze delle lobby economiche, che rischiano di far perdere di vista la tutela dell’interesse generale, come nel caso della protezione ad oltranza del Made in Italy.

Infine, Vattani ha affrontato il tema del cambiamento climatico, la cui importanza, specie a causa delle fragilità ambientali del nostro paese, dovrebbe essere scontata. Nelle parole dell’Ambasciatore: «È un rischio proprio dell’umanità di non rendersi conto della pericolosità delle proprie scelte: anche nel caso dell’interesse nazionale bisogna essere davvero obiettivi per giungere a definirlo».

A seguire, nel suo intervento il Dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG, ha discusso il concetto di interesse nazionale e la difficoltà a parlarne apertamente in Italia. Secondo Scalea, l’interesse nazionale, malgrado messo in dubbio come categoria dagli studiosi, deve esserci ed è un bene che ci sia, in primo luogo perché sostanzia l’unione tra i cittadini, che non è un semplice vincolo giuridico. Un secondo fatto messo in evidenza dal Direttore Generale è che l’interesse nazionale non è un concetto di per sé oligarchico, piuttosto collettivo e comunitario, dunque democratico. Può essere strumentalizzato, ma la risposta non è lasciare che venga definito in circoli ristretti: al contrario va recuperato coinvolgendo il paese attraverso un dibattito pubblico più ampio. Nelle parole di Scalea «l’interesse nazionale è un trait d’union tra il realismo e l’idealismo».

Il Dott. Scalea ha quindi analizzato nel dettaglio i motivi che si celano dietro alle difficoltà ad affrontare questo tema in Italia. In primo luogo, l’Italia paga ancora il trauma della sconfitta nell’ultimo conflitto mondiale. La sconfitta non fu solo la morte del fascismo, ma anche “la morte della patria” per usare un’espressione coniata da Ernesto Galli Della Loggia sviluppando una riflessione che era già stata fatta propria da Renzo de Felice. Un secondo elemento è la partigianeria italiana, ossia il campanilismo. L’ultimo elemento è un sentimento irenista, che Massimo Panebianco ha stigmatizzato distinguendo «la sanissima idea che bisogna fare di tutto per evitare le guerre» da «l’idea malata che non ci si debba attrezzare per difendersi». Il Direttore Generale dell’IsAG ha concluso il proprio intervento con una riflessione sull’Italia: l’assenza di una strategia è indice dell’assenza di una linea politica e dunque di lungimiranza. Se l’Italia non pensa in chiave strategica, è destinata a rimanere inerme nelle correnti della storia e, come ammoniva Seneca, «nessun vento è favorevole a chi non sa verso quale porto è diretto».

Il primo relatore a prendere la parola nel secondo panel della giornata è stato il Generale Silvano Frigerio, Vice-Capo Reparto “Politica militare e pianificazione” allo Stato Maggiore della Difesa, il quale ha subito espresso quanto sia essenziale definire gli interessi nazionali in relazione alla politica di sicurezza e difesa. In Italia, ha spiegato il Gen. Frigerio, con la pubblicazione del Libro Bianco sono stati indicati i tratti che devono portare alla ridefinizione della politica di difesa e contribuire alla Grand Strategy nazionale. La protezione degli interessi vitali e strategici dell’Italia richiedono l’assicurazione della difesa dello Stato e della sua sovranità: è in quest’ottica che si può affermare che la Difesa rappresenta l’Italia, sia come proiezione dei suoi interessi sia nei rapporti con i suoi alleati. Il Generale ha quindi analizzato il ruolo dell’Italia nel mondo. Il nostro futuro è ancorato all’Europa e i nostri interessi coincidono con quelli dell’Unione Europea, di cui va preservata la stabilità. Frigerio ha aggiunto che la regione euro-mediterranea è un elemento centrale nella difesa dell’interesse nazionale. In quest’ambito è chiaro il riferimento alla situazione in Libia in cui l’Italia è pronta ad assumere la leadership nel caso di un’operazione col consenso di un governo di unità nazionale.

Per salvaguardare l’interesse nazionale, ha precisato Frigerio, bisogna avere uno strumento militare integrato e moderno. In questo senso il Libro Bianco fornisce, come strumento d’indirizzo, le linee guida che tracciano gli elementi principali della strategia di medio e lungo periodo. Il Generale ha terminato il proprio intervento mostrando la partecipazione attiva del nostro paese alle operazioni internazionali in corso. Nel 2016 la proiezione è di 6000 unità schierate nell’area euro-mediterranea, dove insistono i maggiori interessi nazionali. È un numero che riflette i tre orientamenti di riferimento: le Nazioni Unite, la NATO e l’Unione Europea, organismi cui l’Italia sta dando il proprio contributo militare intervenendo rispettivamente in Libano, in Afghanistan e nelle operazioni europee antipirateria.

Proseguendo con il panel sulla componente Difesa, ha preso la parola il Senatore Mario Mauro, già Ministro della Difesa, che ha esordito ricordando le considerazioni del Direttore Scalea relative all’interesse nazionale come argomento tabù. Le ragioni vanno ricondotte a due motivazioni legate entrambe al Risorgimento: la relativa giovinezza dell’Italia come Stato e la natura stessa dell’unificazione, a livello locale spesso percepita come un esproprio di risorse e sovranità. Da qui una forte difficoltà nel far coincidere popolo e nazione, accentuatasi a partire dal Primo Dopoguerra con l’ingresso sulla scena politica delle ideologie transnazionali, che hanno sfruttato a proprio vantaggio questi due concetti, impedendone uno sviluppo maturo. Dal punto di vista della loro capacità disgregatrice, infatti, le ideologie sovranazionali sono la controparte del municipalismo: entrambe minano, da prospettive diverse, l’esistenza di una visione nazionale; è proprio da questo confronto fra localismo e globalismo che bisogna partire per stabilire cosa sia un popolo e cosa una nazione. L’opinione del Senatore è che l’interesse nazionale abbia come presupposto una serie di obiettivi da perseguire sul medio e lungo periodo, determinati da una visione condivisa a livello di comunità politica, ma che si scontrano con ideologie e interessi economici che non sempre agiscono nella stessa direzione. È necessario avere piena consapevolezza di sé e del proprio ruolo storico per realizzare delle politiche avvedute. Se a livello globale si riscontra una crisi dello Stato-nazione, tuttavia anche le organizzazioni sovranazionali con le quali si cerca di costruire aggregazioni più ampie stanno mostrando i propri limiti; si avverte dunque la necessità di rimettere in discussione il proprio ruolo e le modalità di aggregazione con le quali i Paesi si relazionano fra loro, e non è detto che l’interesse nazionale debba essere ostile a una prospettiva di integrazione sovranazionale. Da questo punto di vista appare chiara l’importanza della Difesa quale strumento che porta a compimento la tutela degli interessi nazionali ed è a sua volta fattore che codifica l’identità nazionale: purtroppo in Italia manca una cultura della Difesa, manca una consapevolezza diffusa del suo ruolo, manca una visione politica che sia in grado di integrare fra loro tutti questi elementi.

L’Ammiraglio Flavio Biaggi, Capo Reparto “Piani Operazioni e Strategia Marittima” dello Stato Maggiore della Marina Militare, ha aperto il terzo e ultimo panel del convegno, dal titolo “L’Italia nel suo mare”. L’Ammiraglio ha sottolineato la necessità di analizzare gli aspetti geopolitici marittimi dell’Italia e dunque esaminare le linee programmatiche sviluppate dalla Marina Militare. L’ottica da assumere è quella di un Mediterraneo che è, da sempre, cerniera fra varie aree. In questo contesto l’Italia esprime, per posizione geografica e per potenzialità, una salda vocazione marittima, confermata dall’importanza che il mare riveste negli scambi di beni e materie prime: il ruolo della Marina appare dunque fondamentale sul doppio fronte della difesa delle frontiere e della tutela delle linee di comunicazione.

Rispetto alla frontiera settentrionale, terrestre e condivisa con i Paesi dell’Unione Europea, la frontiera mediterranea presenta una situazione estremamente delicata in quanto attraversata da quella che può essere definita una “faglia d’instabilità”, ossia una linea ideale che va dal Mar Nero al Golfo di Guinea e al Mar Arabico e che vede concentrarsi aree caratterizzate da una conflittualità permanente. Dal punto di vista geopolitico tutte queste tensioni scaricano la propria forza proprio sul Mediterraneo; la Marina italiana è dunque chiamata a svolgere un ruolo insostituibile. In particolare, tre sono i fronti che richiedono un’attenta sorveglianza: la pericolosità dell’alto mare da un punto di vista strategico, ossia come terra di nessuno che offre spazio d’azione a eventuali minacce alla sicurezza; il valore economico dei fondali marini e delle materie prime ivi racchiuse; la tutela delle prerogative dell’alto mare, messe in discussione da una tendenza sempre più insistente alla territorializzazione. Da tenere in considerazione sono, infine, i rischi specifici legati all’azione dell’ISIS e del terrorismo internazionale, alla pirateria nell’Oceano Indiano e nel Golfo di Guinea, ai flussi migratori e alla peculiarità dell’ambiente marino come campo d’azione per minacce asimmetriche.

In una prospettiva più ampia, l’Ammiraglio sottolinea inoltre come l’azione dei nostri alleati si stia focalizzando su aree via via più lontane: fondamentali sono stati i teatri dell’Afghanistan e dell’Iraq, cui ha fatto seguito un progressivo disimpegno rispetto allo scenario mediterraneo da parte degli Stati Uniti in favore dell’area del Pacifico; similmente la NATO sta focalizzando la propria attenzione sulla frontiera est dell’Unione Europea. A questo quadro va sommato il graduale ridimensionamento del budget destinato alla Difesa, nonché una preoccupante tendenza degli alleati europei a ridurre il proprio coinvolgimento in operazioni percepite come secondarie: ciò ha sottoposto il nostro sistema difensivo a sollecitazioni più impegnative, che confermano la necessità, per l’Italia, di sviluppare un apparato in grado di adempiere autonomamente alle proprie funzioni di tutela degli interessi nazionali. La situazione attuale presenta minacce multiformi: da qui la necessità di uno strumento flessibile, per svolgere operazioni militari, di sicurezza marittima e di assistenza umanitaria; è necessario che la nostra Marina non sia tanto complementare alle forze armate dei Paesi alleati, ma che abbia una flotta coerente e bilanciata in tutte le sue componenti per essere in grado di fronteggiare tutte le emergenze. Per questa ragione è fondamentale per il Paese porre rimedio al decadimento diffuso che sta interessando la nostra flotta a causa dell’obsolescenza delle unità: è vero che il Parlamento ha approvato un piano di emergenza per attuarne il rinnovo, ma lo stato complessivo è tale che, senza ulteriori interventi, entro il 2025 la flotta si contrarrà in maniera inaccettabile a causa dei progressivi disarmi.

Il Presidente Graziani ha quindi passato la parola all’Ambasciatore Paolo Casardi, rappresentante del Centro Studi Diplomatici, che ha evidenziato in primo luogo l’importanza, per gli interessi nazionali, della difesa dalle minacce asimmetriche, ossia dalla minaccia terroristica, che ha come obiettivo soprattutto le persone comuni: la reazione non può dunque essere la medesima messa in campo nei confronti delle minacce convenzionali. Due sono le parole chiave: prevenzione e coordinamento, da attuare sul territorio in maniera incisiva, tanto più fondamentali in quanto i terroristi generalmente non sono stranieri, ma cittadini di origine straniera. Se la sicurezza delle persone è oggetto d’interesse nazionale, altrettanto importante è la sicurezza delle nostre rotte commerciali: per far fronte alle necessità della nostra economia sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il nostro Paese ha costruito una fitta rete di scambi a scala globale. È dunque interesse dell’Italia che a beneficiare di pace e sicurezza siano anche quelle aree che non appartengono alle proprie vicinanze geografiche. Per questa ragione si cerca di agire in termini di soft power, mediante canali che, sia pure in via indiretta, possano garantire la stabilità, come ad esempio avvenuto in Mozambico: oltre ad aver esercitato un ruolo sul campo, l’Italia ha avuto modo di mostrare al mondo le proprie capacità operative e la propria affidabilità, vedendo così rafforzarsi il proprio prestigio. Proprio attraverso le operazioni di peacekeeping, infatti, l’Italia riesce a coniugare l’interesse nazionale con l’interesse della comunità internazionale. Sebbene, infatti, la Costituzione ripudi la guerra, è un dato ineludibile che la libera navigazione sia per noi vitale; la prospettiva secondo Casardi deve essere quella di proteggere i mari per proteggere la pace.

(Luigi Di Iorio e Giulia Spinaci)

Conferenza "L’interesse nazionale. Dal Mediterraneo al mondo globalizzato, cosa serve all’Italia e come proteggerlo".Foto di Priscilla Inzerilli e Gaia Cafarella.Testi di Luigi Di Iorio e Giulia Spinaci.

Pubblicato da Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) su Sabato 9 aprile 2016



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