Analisi prospettico-comparativa sul paniere energetico cinese Analisi prospettico-comparativa sul paniere energetico cinese
Nel corso della scalata alla leadership industriale planetaria intrapresa negli ultimi decenni, la Cina ha potuto contare su un fattore competitivo essenziale: il carbone.... Analisi prospettico-comparativa sul paniere energetico cinese

Nel corso della scalata alla leadership industriale planetaria intrapresa negli ultimi decenni, la Cina ha potuto contare su un fattore competitivo essenziale: il carbone. Più economico di petrolio e gas, i combustibili che alimentano le economie concorrenti, il carbone è disponibile in abbondanza entro i confini nazionali, è facilmente stoccabile ed è estraibile senza l’ausilio di tecnologie avanzate. Oggi, nel bel mezzo di imponenti investimenti nel settore dell’estrazione, della trasformazione e della trasmissione dell’elettricità1 il paradigma energetico sembra incrinarsi. Tra i diversi fattori di criticità2, uno appare particolarmente minaccioso.

L’accesso ai depositi di shale gas3, reso possibile dallo sviluppo delle tecniche di horizontal drilling e fracking, ha inondato il Nord America di gas naturale, modificando il mercato energetico USA e stravolgendo gli outlook di medio e lungo termine. A partire dalla metà del 2000, il prezzo del gas naturale presso l’Henry Hub, lo snodo in cui si forma lo spot price di riferimento per il Nord America ha subito continui ribassi, attestandosi negli ultimi mesi del 2013 su una media di 3/4 dollari per Million british thermal units (Mbtu)4 e agganciando quindi, a parità di potere calorifico, il prezzo del carbone (alta qualità, 5.800 Kcal/Kg) fissato presso il porto di Qinhuangdao (520/540 ¥ per tonnellata)5, a sua volta hub di riferimento per il mercato spot cinese del carbone.

Nel corso del 2014 e del 2015, nonostante la crisi che ha investito i mercati delle commodities abbia stravolto le quotazioni di riferimento, tale dinamica si è consolidata, seppure con fasi alterne, e negli ultimi mesi del 2015, mentre il prezzo del gas si attestava a 2/2,5 dollari per Mbtu6 e quello del carbone a 390/410 ¥ per tonnellata7, il primo presentava uno scarto positivo nei confronti del secondo del 10/20%, pari a 0.26/0.52 dollari per Mbtu o a 6/12 dollari per tonnellata di carbone. Il fenomeno, già di per sé rilevante per il sistema industriale cinese, che dipende per quasi il 50% del fabbisogno energetico dal carbone8, va però associato ad alti fattori che lo rendono estremamente pericoloso.

Nel corso degli ultimi decenni il differenziale di efficienza (misurabile attraverso il parametro del heat rate)9 tra le più moderne centrali termoelettriche a gas e quelle a carbone si è andato ampliando a favore delle prime, innescando negli Stati Uniti e in Europa la conversione di molti impianti tradizionali in impianti a ciclo combinato e il declino delle centrali coal-fired.

 

Tipologia d’impianto Heat Rate – Btu/kWh10
Carbone Carbone
Impianto avanzato (Pulverized Coal Combustion, PCC) 8.800
Impianto avanzato (PCC) con cattura e stoccaggio del carbonio (Carbon Capture and Storage, CCS) 12.000
Impianto combinato integrato con gassificazione del carbone (Integrated Gasification Combined Cycle, IGCC) 8.700
Impianto combinato integrato con gassificazione del carbone (IGCC) con cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) 10.700
Gas Gas
Impianto convenzionale a ciclo combinato (Combined Cycle, CC) 7.050
Impianto avanzato a ciclo combinato (CC) 6.430
Impianto avanzato a ciclo combinato (CC) con cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) 7.525
Impianto convenzionale turbogas (Combustion Turbine, CT) 10.850
Impianto avanzato turbogas (CT) 9.750

Dati: U.S. EIA, Updated Capital Cost Estimates for Utility Scale Electricity Generating Plants, Aprile 2013, p. 6.

Similmente, gli impianti siderurgici convenzionali e non convenzionali11 nordamericani hanno potuto beneficiare della progressiva contrazione del prezzo del gas naturale, come anche il polo petrolchimico. In particolare i processi di riduzione diretta del ferro mediante gas naturale e la lavorazione attraverso fornaci elettriche ad arco ha registrato dei risparmi notevoli, spingendo numerose multinazionali del settore a potenziare, o a pianificare il potenziamento, delle capacità di produzione di direct reducted iron (DRI) negli USA12. Infine, negli ultimi dieci anni il renminbi si è apprezzato nei confronti del dollaro di circa il 20% e di percentuali simili o maggiori nei confronti dell’euro, dello yen, del dollaro australiano e della sterlina, ridimensionando un altro dei principali vantaggi competitivi di cui ha goduto il tessuto produttivo cinese nel corso del recente sviluppo.

Le conseguenze sulla competitività internazionale del sistema industriale cinese, complici la transizione dell’economia nazionale – che ha fatto progressivamente lievitare il costo della manodopera – e la Grande Recessione del 2007 – che ha ridotto la domanda di beni e servizi e ha incrementato la competitività delle economie postindustriali – non hanno tardato a farsi sentire: gli investimenti diretti esteri (IDE) nel comparto manifatturiero, che ha trainato l’economia cinese nel suo sviluppo ma che subisce in maniera crescente la concorrenza di altre economie emergenti, sono diminuiti13, l’indice PMI ha subito un brusco rallentamento14 e numerose compagnie straniere hanno annunciato di voler rimpatriare gli impianti15. E il futuro appare ancor più incerto.

Lasciata indisturbata dal Protocollo di Kyoto, che inserisce la Cina tra i paesi in via di sviluppo e la esonera dagli obblighi sulle emissioni di gas serra, sostenuta dalla spinta all’inurbamento delle masse contadine, che ha garantito al sistema un afflusso costante di nuova manodopera a basso costo, Pechino ha concentrato gli investimenti nel settore energetico sulle solide certezze del carbone16 e dell’industria pesante, piuttosto che in ricerca e sviluppo di fonti alternative, in efficienza energetica o in una rimodulazione del tessuto produttivo. Sottovalutando l’imprevedibilità e la rapidità nella successione dei paradigmi scientifico-tecnologici e sopravvalutando il valore dei risultati raggiunti, il governo cinese ha rinunciato all’apprensione per il futuro, e quindi,  sostanzialmente, al motore primo dello sviluppo.

Con sogni, aspirazioni e progetti saldamente radicati nel presente, la Cina ha perso la capacità di immaginare e realizzare il domani, ponendo così le basi perché si riproduca il meccanismo da cui cerca di affrancarsi. L’espansione della produzione convenzionale e lo sfruttamento dei depositi non convenzionali hanno aumentato l’offerta di petrolio e gas in tutti i continenti. Le economie più dinamiche, in possesso cioè di adeguate capacità strutturali, organizzative e tecnologiche, potranno contare entro la fine del decennio su un prezzo dell’energia competitivo, su un paniere diversificato di prodotti  e su un’articolata rete di fornitori.

La Cina, oggetto di politiche di contenimento sempre più diffuse e ramificate, dotata di poche pipelines per l’importazione diretta di gas e petrolio17, di capacità di rigassificazione limitate e contratti per l’acquisto di LNG insufficienti e onerosi18, di una rete di distribuzione per il gas a uno stadio embrionale19, di un sistema industriale tra i più indebitati al mondo e in deficit di tecnologia ed know how tecnico20, di un apparato centrale conservatore e di uno locale troppo spesso autoreferenziale e corrotto, difficilmente potrà trarre sostanziali vantaggi da questa imponente ristrutturazione del mercato energetico globale. Lo scenario più concreto per Pechino è, anzi, piuttosto cupo.

L’andamento altalenante con cui stanno crescendo i consumi interni non rende infatti percorribile per l’economia cinese la strada di una rapida deindustrializzazione. Vincolato dalle scelte fatte nel corso dell’ultimo decennio, che lasciano ben poca libertà di manovra per modificare la composizione del paniere energetico21, incalzato dai costi sociali ed economici legati all’inquinamento, misurabili in almeno 600.000 morti e oltre 200 miliardi di dollari di costi diretti e indiretti l’anno22, il paese si troverà presto a dover fare i conti con un costo dell’energia, comprensivo del fattore socio-ambientale, superiore o nettamente superiore a quello pagato dalle economie avanzate.

Stretto in una morsa dalla transizione socio-economica da una parte e dalla natura di factory system dall’altra, il governo cinese sarà costretto a scelte difficili. La difesa della competitività industriale potrà essere assicurata, nel migliore dei casi, attraverso un rafforzamento delle politiche di pianificazione economica: ulteriori investimenti nello sviluppo della power grid e degli impianti, estensione delle agevolazioni fiscali al comparto energetico e alle produzioni ad alta intensità energetica, riformulazione dei già modesti obiettivi in materia ambientale. Nel peggiore, attraverso un passo indietro di dieci anni: concentrazione degli investimenti pubblici nel sostegno diretto o indiretto al sistema produttivo, stop alla crescita dei salari e allo sviluppo del welfare state, ulteriore pressione su beni comuni e beni collettivi.

Simili decisioni potrebbero imporre a centinaia di milioni di Cinesi un prezzo, materiale e psicologico, crudele. La Storia, e non solo la più recente, insegna come il popolo cinese abbia un rapporto di fiducia e rispetto nei confronti dell’autorità difficile da ledere o intaccare. D’altronde, la storiografia e le scienze socio-economiche hanno ampiamente dimostrato come la diffusione del benessere e i processi di democratizzazione sociale e politica di una comunità rappresentino singolarità storiche capaci di sbriciolare molto rapidamente strutture di pensiero, tradizioni, convenzioni sociali e istituzioni politiche plasmate nei secoli o nei millenni.

Del resto, l’imprevedibilità di tale fenomeno non permette di individuare con precisione quali aspetti della cultura millenaria cinese subiranno maggiormente gli effetti dell’impatto con lo stile di vita occidentale e i prodotti della sua cultura materiale, ma l’esempio della riottosa Hong Kong dovrebbe suonare come un campanello dall’allarme per l’establishment di Pechino. Non è detto che nel prossimo futuro il governo cinese possa contare sull’acquiescenza e la pazienza delle masse come nei passati decenni e, presto o tardi, sarà tenuto a dare conto delle fastose promesse fatte alla popolazione a partire dagli anni  Ottanta.

NOTE:

1. China approves massive new coal capacity despite pollution fears. Glut of Coal-Fired Plants Casts Doubts on China’s Energy Priorities.
2. Cfr. Chinese Coal Companies’ Debt Concerns Sink the Shares. China says polluting industry still growing too fast, heavy smog alert for Beijing. China cuts power price to benefit enterprises.
3. Gas naturale presente in formazioni rocciose porose profonde.
4. Eia.gov.
5. Sxcoal.com.
6. Eia.gov.
7. . Sxcoal.com.
8. Eia.gov.
9. Parametro che definisce la quantità di energia termica necessaria a produrre un’unità di energia elettrica.
10. Determinato al Higher Heat Value (cioè senza sottrarre nel computo la dispersione di calore causata dalla condensazione del vapore d’acqua nel corso della combustione) e misurato al punto d’ingresso nella rete di trasmissione (Net Generation).
11. Impianti che utilizzato processi di riduzione diretta piuttosto che processi di fusione.
12. Voestalpine, Press Release. Voestalpine invests more than a half billion euros in a direct reduction plant in the U.S.. Cheap gas to increase US direct reduced iron self sufficiency.
13. Fdimarkets.com.
14. Markiteconomics.com.
15. The Boston Consulting Group. Majority of Large Manufacturers Are Now Planning or Considering ‘Reshoring’ from China to the U.S.. US manufacturers ‘reshoring’ from China.
16. Identificabili nelle dimensioni considerevoli delle riserve nazionali, nella facilità di reperimento sui mercati esteri, nella stabilità e competitività del prezzo.
17. Pipelinesinternational.com.
18. Lngworldnews.com.
19. Pipelinesinternational.com.
20. Crisis Risk Flagged by Haitong as Debt Snowballs: China Credit. Corporate China's Black Hole of Debt.
21. Transforming China’s Grid: Will Coal Remain King in China’s Energy Mix?.
22. Global Environmental Change 22 (2012) 55–66. Health damages from air pollution in China; cfr. World Bank. Cost of pollution in China; Air Pollution Linked to 1.2 Million Premature Deaths in China.


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