La situazione delle relazioni tra Unione Europea e India. Intervista a Cȏme Carpentier de Gourdon La situazione delle relazioni tra Unione Europea e India. Intervista a Cȏme Carpentier de Gourdon
In occasione della pubblicazione dell’ultimo numero di «Geopolitica», India: potenza e contraddizioni, Francesco Brunello Zanitti, Direttore Scientifico dell’IsAG, ha intervistato Cȏme Carpentier de Gourdon,... La situazione delle relazioni tra Unione Europea e India. Intervista a Cȏme Carpentier de Gourdon

In occasione della pubblicazione dell’ultimo numero di «Geopolitica», India: potenza e contraddizioni, Francesco Brunello Zanitti, Direttore Scientifico dell’IsAG, ha intervistato Cȏme Carpentier de Gourdon, membro del Consiglio di redazione di «World Affairs» (India) e del Comitato Scientifico di «Geopolitica». L’intervista è incentrata sui rapporti tra Unione Europea e India, considerato il recente EU-India summit del 30 marzo 2016. 

 

D: Gli interessi dell’India si focalizzano verso l’Europa, e si è parlato spesso di un possibile rafforzamento dei rapporti tra Bruxelles e New Delhi. Potrebbe descrivere lo stato delle relazioni tra India e Unione Europea? Quali sono i punti di maggiore forza nell’attuale partnership India-UE e quali invece le questioni da evidenziare per migliorarla?

Come Carpentier

R: Ho scritto un saggio su questo tema per il convegno Joint VFS-ITS Conference on Contemporary India-Europe relations al quale ho partecipato lo scorso 16 febbraio 2015 a New Delhi presso la Vivekananda Foundation. L’incontro era incentrato sui rapporti tra India e Unione Europea nel quale esprimevo chiaramente il mio punto di vista, che non è cambiato rispetto a più di un anno fa: la partnership India – Unione Europea è un po’ simbolica perché le questioni importanti si risolvono a livello bilaterale tra i singoli paesi europei e l’India. La domanda che proviene dall’India dai responsabili politici a proposito dell’Europa è sempre la stessa: cosa fa e a cosa serve l’Unione Europea? Più precisamente, cosa è veramente? Quali sono le sue caratteristiche, i suoi compiti e interessi? Ci sono ancora diversi dubbi sulla validità del progetto europeo e sulla sua vera utilità perché i grandi paesi europei non si fidano dell’Unione per fare i loro affari con l’India e trattano direttamente con gli Indiani. Ad esempio il Primo Ministro Modi lo scorso anno ha visitato Parigi e Berlino (9-14 aprile 2015) per discutere ancora una volta di accordi bilaterali, così come è stato fatto durante il recente incontro a Bruxelles a margine del summit tra India e Unione Europea lo scorso mese. Allo stesso modo è possibile fare riferimento alla visita di Modi del 13 novembre 2015 a Londra dove ha incontrato il Primo Ministro David Cameron. Per tale circostanza è importante sottolineare tre elementi chiave: l’alto profilo della visita istituzionale, il forte messaggio indirizzato alla comunità indiana presente nel Regno Unito e il vigoroso supporto di Cameron nei confronti del Primo Ministro indiano, che ha portato quest’ultimo a parlare di una “speciale relazione” tra i due Stati.

D: A proposito di Modi, quali sono le aspettative da un punto di vista economico? Che vantaggi possono esserci dal programma Make in India implementato da Modi?

R: “Make in India” è diventato ora una priorità, ma ci sono ancora delle questioni aperte da considerare. Penso che i paesi europei si debbano adattare a questa formula, anche se non sono sempre contenti di farlo. Per gli Europei è preferibile avere le imprese a casa piuttosto che esportare, trasferire tecnologie, idee e fare affari in uno Stato dove non è sempre facile avere il personale, la tecnologia, la manodopera. In India ci sono sempre diversi problemi amministrativi e burocratici. A questo punto è dunque vero che da parte delle grandi imprese europee c’è ancora un po’ di scetticismo, ma hanno anche dovuto fare “buon viso a cattivo gioco”, dicendo che sono pronte e interessate al progetto “Make in India” e parteciperanno senz’altro. Infatti, ci sono già delle grandi aziende europee che hanno espresso delle misure concrete in questo senso, ma bisognerà attendere sviluppi concreti.

D: Che cosa si aspetta l’India dall’Europa? C’è un sostegno europeo nei confronti dei cardini principali dell’agenda indiana in campo internazionale? Ad esempio: Afghanistan-Pakistan, allargamento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, riforma del sistema economico internazionale (FMI/Banca Mondiale)?

R: Sì, ci sono degli interessi in comune, per esempio per quanto riguarda l’Afghanistan. Tanto l’Europa quanto l’India vorrebbero un Afghanistan abbastanza neutrale, anche se la politica europea verso la regione corrisponde a quella degli Stati Uniti. L’Europa si è un po’ disinteressata all’Afghanistan perché è un problema difficilissimo che non si risolverà mai del tutto. Fra guerre tribali e conflitti collegati all’Islam radicale, è anche vero che l’Europa non ha molto da dire perché ha già i suoi variegati problemi che sono abbastanza importanti a proposito di terrorismo.

Per quanto riguarda il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’India sa benissimo che i paesi europei hanno ben poco da dichiarare perché tutto dipende alla fine dagli Stati Uniti e fino a un certo punto dalla Cina. Entrambi non saranno sinceramente d’accordo per una riforma a favore dell’India. Mentre si sa che la Cina è d’accordo in linea di principio, sembra tuttavia una posizione diplomatica e sarà da valutare l’onestà di questo atteggiamento nei confronti di New Delhi. Gli Stati Uniti sono molto ambigui, appaiono favorevoli alle istanze dell’India, chiedendo però in cambio una qualche forma d’impegno da parte indiana a favore di Washington. In ogni caso a livello diplomatico permangono delle posizioni simboliche.

Per quanto concerne l’ordine internazionale economico, tanto l’Europa quanto l’India hanno interesse a vederlo cambiare, ma l’India molto più dell’Europa. L’Unione Europea è stata fino a oggi una beneficiaria di questo sistema e ancora una volta quando parliamo delle grandi istituzioni economiche internazionali l’Europa e gli Stati Uniti sono più o meno d’accordo.

La Cina sta prendendo diverse misure per creare un ordine parallelo finanziario ed economico che a questo punto dovrebbe sostituire la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Si possono citare i casi della New Development Bank, la Banca dei BRICS, oppure la Banca della Shanghai Cooperation Organization (SCO) e anche l’Asian Investment Infrastructure Bank (AIIB), quest’ultima già in azione grazie all’iniziativa cinese. L’India in questa fase sembra un po’ incerta su cosa fare perché è a disagio con delle istituzioni che sono principalmente sponsorizzate dalla Cina.

Tuttavia, sa anche di non potere avere un ruolo importante negli istituti euro-americani che sono dominati dall’Occidente. Da questo punto di vista l’India vorrebbe vedere un’Unione Europea maggiormente indipendente dagli Stati Uniti in modo tale da avere un atteggiamento più eurasiatico e più neutrale verso il mondo in via di sviluppo. A proposito dei BRICS, invece, l’amministrazione Modi sta adottando una politica fortemente proattiva e si sta impegnando affinché questo organismo abbia maggiore rilevanza livello globale1.

Infine, a proposito della Siria, l’India ha assunto una posizione sempre più differente da quella europea, opponendosi nel corso degli ultimi mesi alle richieste di dimissioni nei confronti di Bashar al-Assad prima, o come parte, di un accordo di pace.

D: Ci potrebbe dare una sua opinione sullo stato e sui possibili sviluppi dell’accordo di libero scambio tra India e UE?

R: Questo tipo d’accordo non sta avendo i risultati sperati perché è stato bloccato da tanto tempo su varie questioni, in particolare sul multibrand retail, vale a dire l’opportunità per i grandi distributori di merci occidentali di stabilire i propri negozi e centri commerciali in India. L’India si è opposta per proteggere i suoi piccoli commercianti. Non penso che questa situazione possa cambiare nel breve-medio periodo. L’India sembra chiusa su questo aspetto, non ha voglia di sacrificare gli interessi dei piccoli commercianti perché rappresentano una base politica importante per l’attuale governo, che non trova interessi nell’implementare un simile accordo. Per questo motivo penso che verrà completamente bloccato.

D: L’Italia è un importante paese europeo, tra i fondatori del progetto unitario. L’attuale fase delle relazioni Italia-India è fortemente influenza dalla vicenda dei due fucilieri di marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e dal caso che ha coinvolto Finmeccanica. Pensa che queste problematiche possano influenzare negativamente anche i rapporti UE-India in generale? Qual è la sua opinione in merito alla situazione delle relazioni Italia-India?

R: Non penso che la questione dei fucilieri di marina avrà un impatto sulle relazioni tra Unione Europea e India perché i paesi europei ritengono, dal loro punto di vista, che ci siano problematiche molto più importanti. La questione dei marò è parzialmente risolta perché uno dei due fucilieri è già tornato in Italia, mentre il secondo aspetta il giudizio in India. Il governo indiano non ha intenzione d’intervenire e francamente credo che la questione fuori dall’Italia, dove è diventato un casus politicus, non abbia un grande impatto.

La mia opinione è che il caso debba mantenersi a livello bilaterale perché l’India considera che questo sia un caso giudiziario che coinvolge soltanto cittadini italiani e indiani. L’India a livello giudiziario ha, inoltre, negato che i due fucilieri siano effettivamente dei militari trovandosi su una nave commerciale. Quindi questo è un problema di rilievo che si dovrà risolvere in qualche modo a livello giudiziario. Credo che un intervento dell’UE non cambierebbe nulla, ma ho l’impressione che l’UE non voglia essere coinvolta in questa questione.

Tuttavia, mi sembra ci siano positivi sviluppi nelle relazioni tra Italia e India, anche se ci sono ancora problemi in India che sono vincolati alla situazione politica e legati agli affari interni indiani. Mi sembra che la situazione dei rapporti stia migliorando perché ci sono delle grandi ditte italiane che comunque continuano a lavorare; neanche per Finmeccanica la porta è totalmente chiusa e ci sarebbero i presupposti per l’azienda italiana di riprendere a fare affari con l’India. Alcuni punti di contatto sono stati persi, quindi le prospettive non sono totalmente buone. In ogni caso, riconosciamo che quando si parla di affari la cosa importante è sempre il risultato economico, le altre questioni non hanno un grande impatto e hanno sempre minore conto.

NOTE:

1. Sameera Saurabh, The Ethos of India's Chairmanship of BRICS 2016: Building Responsive, Inclusive and Collective Solutions, «World Affairs», Vol. 20, No. 1, Spring (January-March) 2016.


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