1. – Introduzione La recente crisi economica che ha colpito l’Europa ha riportato alla luce lo spettro mai sepolto dei nazionalismi che ha storicamente...
1. – Introduzione

La recente crisi economica che ha colpito l’Europa ha riportato alla luce lo spettro mai sepolto dei nazionalismi che ha storicamente reso il vecchio continente un perenne campo di battaglia1.
Le alleanze di comodo tra Francia e Germania e la rivendicazione di leadership rispetto alle politiche economiche imposte ai PIIGS2 rivela una tragica realtà: non esistono più Stati europei ma solo Stati in Europa.
La globalizzazione ha inoltre contribuito alla decentralizzazione dei luoghi decisionali rendendo passivi e fragili gli Stati di fronte ad azioni esterne.
In questa fase incerta e transitoria, come tutte le cancellerie, anche il nostro governo ha bisogno di maggiori apporti di informazione per monitorare, comprendere e prevedere scenari globali al fine di individuare potenziali minacce per la sicurezza nazionale.
L’intelligence economica, in questo ambito, diventa uno strumento essenziale non solo di difesa, ma anche di offesa, al fine di immunizzare una Nazione dagli effetti indesiderati della cosmopolis. In questa direzione si mosse la Francia quando nel 1997 creò l’Ecole de Guerre Economique3.
Dunque, la fragilità dell’interdipendenza è stata ben analizzata nelle ultime relazioni del World Economic Forum 2011 e 20124 che ha individuato cinque tipologie di rischi globali: economici, ambientali, geopolitici, sociali e tecnologici.
Individuare le interconnessioni tra essi e di conseguenza tener conto delle “sollecitazioni” a cui uno Stato può essere sottoposto, significa pianificare la sicurezza di una nazione.
Il presente lavoro, alla luce dei recenti eventi meteorologici, vuole evidenziare l’importanza del fattore climatico5 sia per la sicurezza energetica ed economica dell’Italia6 sia come forzante nell’equazione ben nota agli analisti d’intelligence:

Rischio = Minaccia x Vulnerabilità7.

2.- Il metodo scelto

La presente ricerca si avvale degli strumenti prìncipi dell’analisi geopolitica, ovvero, dell’utilizzo delle rappresentazioni grafiche e della cartografia. Durante la guerra fredda, la semplice rappresentazione cartografica del mondo bipolare consentì agli esperti di effettuare la strategia del contenimento8.
Un altro strumento interessante ed attuale per comprendere le interconnessioni dovute alla globalizzazione è la teoria matematica delle reti o dei grafi. In questa sede vogliamo accennare alle potenzialità intrinseche di tale strumento.
Nella sua forma più semplice, una rete è un insieme di punti, o nodi, uniti da linee e connessioni; il numero di connessioni associate ad un nodo è indicativo dell’importanza dello stesso rispetto all’intera rete.
Nel campo delle infrastrutture critiche nazionali (IC)9 (Figura 1) i grafi si dimostrano utili per rappresentare le connessioni vitali di uno Stato.
Fig-1

Figura 1. Diagramma concettuale di interconnessione per le IC di una Nazione10

Le criticità del sistema sono così evidenziate dall’elasticità della stessa struttura (Figura 2) intesa come attitudine a preservare le caratteristiche di connessione tra i nodi. Le reti assumono l’aspetto di un sistema dinamico sottoposto a stimoli i cui effetti possono avere risvolti delicati per l’intero sistema nazione. L’elasticità della rete delle IC di una nazione è condizione per l’esistenza di quest’ultima, e la vulnerabilità delle reti, oltre ad essere campo di interesse per l’intelligence economica del nostro paese, ma anche di paesi stranieri, è di vitale importanza per la sicurezza nazionale.

fig 2

Figura 2. Elasticità di una rete. Effetti globali dovuti alla rimozione di nodi con basso (a) o alto (b) grado di connessione.

Per reti sensibili interconnesse, quali trasporti, energia e comunicazioni, la fragilità dell’interdipendenza può produrre un effetto catastrofico per effetto del collasso per transizione improvvisa.
Mentre per una rete isolata, il collasso, inteso come frammentazione della rete in nodi isolati, il funzionamento degrada in maniera continua fino ad un numero critico di nodi rimossi nc, per reti interconnesse il collasso può avvenire in maniera repentina e per un numero inferiore nc<nc di nodi rimossi (Figura 3).

fig 3

Figura 3: Collasso di reti isolate (viola) ed interconnesse (rosso) tramite rimozione sequenziale di nodi. In ascissa sono riportati i nodi della rete, in ordinata il parametro di frammentazione inteso come il numero massimo di nodi connessi rispetto alla rete iniziale.

Un esempio per tutti è stato il black-out del settembre 2003 che ha coinvolto a cascata entrambi le reti di fornitura elettrica e l’associata rete internet di controllo sul suolo nazionale11.
Nel campo economico (Figura 4) l’attuale crisi finanziaria ne è una dimostrazione sul campo12. Il salvataggio di alcuni stati come la Grecia da un default si dimostra prioritario data la fragilità dell’intero sistema mondiale.

fig 4

Figura 4. Interconnessione per la rete finanziaria delle maggiori banche mondiali. Banche USA, nodi in blu, banche EU, nodi in rosso, altre, nodi in verde.

In questo equilibrio assolutamente instabile ogni sollecitazione potrebbe ripercuotersi sul Sistema-Paese con effetti disastrosi.
Ecco perché si ritiene che le informazioni di intelligence economica opportunamente integrate da indicazioni climatiche di earyl warning siano uno strumento fondamentale per monitorare e prevedere gli effetti di eventi eccezionali che si traducono in costi di diversa natura, altrimenti difficili da quantificare.

3.- Il possesso e controllo delle risorse energetiche

Le risorse energetiche sono imprescindibili per lo sviluppo economico delle nazioni e come strumento politico dei governi. La storia ci dimostra che non è importante che lo Stato possieda una determinata risorsa. Quello che veramente conta è che lo Stato ne disponga il suo effettivo controllo13.
Prendiamo in considerazione il gas naturale.
Come sappiamo, il gas naturale viene trasportato attraverso i gasdotti, entro e non oltre un area geografica ben definita.
Con l’attuale tecnologia, è possibile liquefarlo ad una temperatura di -160° C e trasportarlo via mare, ma solo il 5% della produzione mondiale di gas si trasporta utilizzando i vettori marittimi14.

fig 5

Figura 5: A sinistra, i dieci maggiori Paesi esportatori di petrolio. A destra, i dieci maggiori esportatori di gas15.

La Spagna, ad esempio, non possiede giacimenti di gas naturale e dipende integralmente dalle importazioni provenienti dal Maghreb. Tuttavia la Spagna, per assicurarsi il flusso continuo di gas, aspira a diventare un paese di transito anziché di destinazione.
Il solo passaggio del prezioso gas attraverso i gasdotti spagnoli diretti verso la Francia renderebbe il paese non solo consumatore ma anche controllore della risorsa16.
La zona dei paesi della Comunità degli Stati Indipendenti –nota con l’acronimo CSI- presenta una situazione inconsueta.
Nel 1991 l’Unione Sovietica si dissolse e le ex repubbliche sovietiche raggiunsero l’indipendenza. Le repubbliche di nuova conformazione da semplici mercati interni per il gas russo divennero paesi di transito verso l’Europa occidentale. La Russia, a sua volta, da paese produttore, diventò un paese di transito per l’esportazioni di alcuni paesi della CSI.
Come risultato, in quella zona geografica, vi sono paesi che vendono, che comprano, che sono di transito o entrambe le cose17.
In un simile contesto, che presenta contorni poco chiari, il possesso ed il controllo del gas può suscitare tensioni fino ad innescare una vera e propria crisi energetica.
E’ successo nell’anno 2001 quando la Russia di Putin sospese le forniture di gas alla Georgia di Shevardnadze in seguito alle divergenze politiche sulla delicata questione cecena.
E’ successo nuovamente nel 2006 quando la Russia -paese produttore- e l’Ucraina -paese di transito- non si accordarono sul prezzo del gas e per questo motivo l’Europa risentì del calo dei rifornimenti che, come noto, dipende per il 30% del gas di provenienza russa.
In altre parole, possiamo affermare che il peso geopolitico di uno Stato, sia a livello regionale che globale, dipende dal controllo diretto o indirettamente esercitato sul maggior numero di risorse disponibili.

4.- I rischi connessi alla sicurezza energetica

In natura, esiste una pluralità di risorse energetiche. Tuttavia le più utilizzate dalle grandi potenze sono il gas naturale ed il petrolio.
La convulsa situazione in Nord Africa ed i costanti focolai di tensione in Medio Oriente hanno evidenziato quanto sia importante la geopolitica in campo energetico, soprattutto per un paese come l’Italia, che dipende dalle importazioni di petrolio e gas provenienti da queste zone calde del pianeta.
L’instabilità politica dei nostri fornitori, gli interventi speculativi sui prezzi e sulla fornitura, la lotta per il controllo delle risorse, gli attacchi alle infrastrutture, il terrorismo e gli eventi climatici estremi ci invitano a riflettere ulteriormente sulla sicurezza energetica nel nostro paese.
Dalla limitazione delle esportazioni di gas verso l’Europa e l’impennata dei consumi come conseguenza delle anomalie climatiche che hanno investito recentemente l’Italia e l’intera Europa, possiamo dedurre che non solo avvenimenti di natura politica possono scatenare una crisi energetica, ma anche eventi climatici eccezionali.

fig 6

Figura 6. A sinistra, i dieci maggiori Paesi importatori di petrolio. A destra, i dieci maggiori importatori di gas18.

La disponibilità di riserve strategiche, la possibilità di diversificare gli approvvigionamenti e la ricerca di forme alternative di energia sono azioni concrete che i governi possono attuare per contenere questi pericoli di natura politica.
L’evento October Surprise19 pensato sulla base del disastro dell’Uragano Katrina del 2005, e citato nel rapporto Global Trends 2025 del National Intelligence Council americano20 deve essere invece considerato come moltiplicatore di instabilità e quindi inserito in un processo di pianificazione strategica che consideri l’intero spettro di vulnerabilità nazionale.

5.- Il cielo sopra Berlino: analisi climatica degli eventi di febbraio 2012

L’ondata di freddo che ha interessato l’intera Europa fino alle regioni russe durante la prima decade di Febbraio 2012, (Figura 7) è molto probabilmente riconducibile ad un evento innescatosi durante la seconda decade di Gennaio nella stratosfera polare boreale e noto come riscaldamento improvviso della stratosfera SSW21.

fig 7

Figura 7. Estensione geografica delle anomalie di temperatura superficiale associata agli eventi di SSW avvenuti nel mese di Febbraio 201222.

Per comprendere dunque la dinamica dell’atmosfera non possiamo limitarci alla troposfera ma volgere l’attenzione ai suoi strati superiori23.
La climatologia moderna considera questo guscio di aria -che si estende dalla tropopausa ad una quota di circa cinquanta chilometri- sede di interessanti processi dinamici.
I fenomeni di SSW non sono periodici e sempre della stessa intensità ma sono certamente attesi nel periodo invernale (Figura 8).

fig 8

Figura 8. Eventi di SSW registrati nel decennio 1988-1999. In ascissa l’evoluzione giornaliera delle temperature a 10 hPa mediate sulla calotta polare24.

L’anello di collegamento tra gli SSW e la meteorologia troposferica è la Teleconnessione artica. Per Teleconnessione si intende una correlazione tra configurazioni bariche superficiali, quindi di pressione atmosferica media mensile di due determinate aree del pianeta: il termine fu coniato dal meteorologo Gilbert Walker, peraltro primo studioso del fenomeno El Niño25.
Di fondamentale importanza per l’emisfero Nord del pianeta è l’Oscillazione Artica (AO-Arctic Oscillation) nota anche come Northern Anular Mode (NAM). (Figura 9)
Se si immaginasse di delimitare le regioni polari costruendo un muro sui 45° nord e di misurare la pressione atmosferica al suolo nelle aree interne -calotta polare- ed esterne ad esso -medie latitudini e tropici-, si noterebbe che l’andamento temporale di queste grandezze non è mai in fase.

fig 9
Figura 9. Oscillazione artica e suoi effetti sinottici. In figura (a) è riportata la fase positiva, la fase negativa è invece riportata in figura (b).

La differenza tra queste due pressioni è nota come indice di AO. Il livello di penetrazione di aria artica verso le medie latitudini è correlato all’indice dell’AO. Quando esso è positivo (AO+), le perturbazioni restano confinate alle latitudini polari, al contrario un indice negativo di (AO-) consente l’apertura di corridoi di aria artica che può raggiungere nell’area mediterranea buona parte delle regioni nord africane.
Per comprendere la sua importanza basti pensare che durante il periodo invernale essa domina le condizioni meteorologiche del Nord America, dell’intero continente euroasiatico e del Giappone.
La mappa di seguito riportata (Figura 10) mostra le anomalie di temperatura superficiale associate ad un evento significativi di SSW.molto simile a quello di quest’anno.
Essa riporta l’analisi del Gennaio 1985 che oltre al continente euroasiatico colpì gli Stati Uniti. Tale evento rese peraltro impossibile la cerimonia d’insediamento all’aperto di Ronald Reagan alla Casa Bianca al suo secondo mandato.

fig 10

Figura 10. Estensione geografica delle anomalie di temperatura superficiale associata agli eventi di SSW avvenuti nell’inverno 198526.

Un’immagine emblematica dell’estensione dell’evento 2012 è quella di Tripoli sotto la neve27. Un’altra immagine meno suggestiva è quella riportata sotto rappresentante la crescita del prezzo del barile di petrolio tra Gennaio e Febbraio 201228 (Figura 11) dovuta ai timori della crisi iraniana, le recenti recrudescenze islamiste in Nigeria, ed in risposta al recente evento climatico meteorologico.

fig 11

Figura 11. Grafico che mostra l’andamento del prezzo del petrolio dal 16 Gennaio fino al 9 Febbraio 201229.

6.- Gli eventi eccezionali nel campo della sicurezza energetica e nella pianificazione di intelligence economica

Qual è per il nostro Paese l’intensità dell’effetto di un evento climatico simile a quello appena descritto?.
Per rispondere a questa domanda, saranno analizzati due situazioni di crisi internazionale allo scopo di sottolineare le potenzialità dell’informazione climatica nelle attività di intelligence economica e nella previsione di eventi politici connessi alla dinamica del clima.
Il primo caso riguarda la rivolta tunisina del pane e la primavera araba del 201130.
Il report climatico globale per l’anno 2010 a cura del National Climatic data Center31 ha posto in evidenza come primo dei top ten global Weather/Climate events un’anomalia positiva di temperatura la cui persistenza ha dato origine ad un fenomeno di heat wave su larga scala occorsa sulle regioni euroasiatiche durante l’estate (Figura 12).

fig 12

Figura 12. Estensione geografica delle anomalie di temperatura superficiale associata agli eventi di SSW avvenuti durante l’estate 201032.

Il fenomeno è stato particolarmente intenso sull’area compresa tra la Federazione Russa, Ucraina e Kazakhstan.
In questi paesi, numerosi incendi33 si sono sviluppati su ampie zone di coltivazione di grano, la cui produzione è scesa -rispetto al 2009-, rispettivamente del 32.74% per la Federazione Russa, 19.38% per l’Ucraina e 43.12% per il Kazakistan (Figura 13).
Come conseguenza il prezzo del grano è aumentato sul mercato globale, il cui spike, dal 1980, è secondo soltanto al prezzo registratosi durante la crisi finanziaria globale del 2007-200834.

fig 13

Figura 13: Primi dieci paesi esportatori di grano al mondo35.

Tornando alla questione del Maghreb è significativo osservare che tra i primi venti paesi importatori di grano risultano l’Egitto, l’Algeria, lo Yemen, il Marocco, la Tunisia e la Libia (Figura 14).

fig 14

Figura 14. Primi venti paesi importatori di grano al mondo36.

Un’analisi combinata dell’indice di democrazia, annualmente com-pilato dall’Economist Intelligence Unit37 e del prodotto interno lordo38 pone quest’area del mondo nella zona di regimi autoritari con forti attriti sociali.
Il secondo caso, già precedentemente citato ma non analizzato, riguarda la crisi fra la Federazione Russa e l’Ucraina del 2006.
L’inverno 2005/2006 è stato caratterizzato da una persistente fase negativa di AO/NAO che ha visto scendere di 3° C al di sotto della media stagionale le temperature nelle regioni alpine europee39 insieme a buona parte del continente euroasiatico (Figura 15).
Il brusco calo delle temperature ha provocato l’impennata dei consumi di gas naturale in tutta Europa.
Nel frattempo era scoppiata una crisi fra la Federazione Russa -fornitore primario di gas per l’Europa- ed Ucraina -sul cui territorio scorre circa l’ottanta percento del flusso di gas40 – (Figura 16) scatenando il ricorso dell’Europa alle riserve strategiche onde scongiurare l’interruzione dei flussi di gas.
Anche l’Italia si trovò in una situazione critica, tanto da far convocare un Consiglio dei Ministri straordinario, ma fortunatamente la crisi rientrò nel giro di pochi giorni.

fig 15

Figura 15. Estensione geografica delle anomalie di temperatura superficiale associata agli eventi di SSW avvenuti 200641.

fig 16

Figura 16. La rete di gasdotti che rifornisce l’Europa. Lo spessore delle linee è proporzionale al flusso di gas42.

8.- Conclusioni

1) La metà fra i primi paesi importatori di gas appartiene al vecchio continente (Figura 5). Orbene, tra i primi produttori di gas naturale, vi sono alcuni paesi al centro di enormi tensioni con l’occidente, come ad esempio l’Iran. Altri paesi, quali l’Algeria e l’Arabia Saudita temono ancora il diffondersi dei fermenti della primavera araba.
2) La guerra in Libia, contrassegnata dal non interventismo dei tedeschi -forti di recenti accordi energetici con la Federazione Russa- e dal faire tout de suite della Francia e Gran Bretagna43 sono i sintomi dell’affannosa rincorsa alle risorse energetiche perpetrata dai paesi europei in detrimento della politica energetica comune44.
3) La Federazione Russa, in questo complicato rompicapo geopolitico, cerca di imporsi, come abbiamo costatato, con forza e determinazione, consolidandosi come l’unica alternativa energetica per l’Europa (Figura 17)45. Il governo russo è consapevole che per tenere calmi gli animi dell’Europa e dell’occidente deve continuare ad esercitare un controllo pressante sulle risorse energetiche avvalendosi della Gazprom e Lukoil46. Il gasdotto Nabucco –fortemente sostenuto dagli Stati Uniti- si propone di portare il gas dell’Azerbaigian verso l’Europa senza toccare il territorio Russo. Si tratta naturalmente di una azione mirata volta a contrastare lo strapotere Russo sullo scenario energetico europeo.
4) Il gas naturale è meno nocivo per l’ambiente rispetto al carbone ed al petrolio e potrebbe servire alle potenze europee a rientrare nei limiti fissati dal protocollo di Kyoto. Tuttavia, la nostra attenzione verso il gas naturale non deriva dalla dipendenza energetica dell’Italia e dell’Europa. Come noto, il gas naturale, è fondamentale per la produzione di idrogeno. E l’idrogeno sembrerebbe essere la chiave di accesso per la ricerca di nuove fonti alternative di energia del futuro47.

fig 17

Figura 17. A sinistra, i dieci maggiori produttori di petrolio. A destra, i dieci maggiori produttori di gas48.

5) La lettura delle mappe di anomalia di temperature che abbiamo analizzato, dovute principalmente ad eventi estremi durante il periodo invernale mostra l’Europa come area di maggiore fragilità.
Questa vulnerabilità agli eventi climatici sarà una costante di pericolo per la sicurezza energetica non solo dell’Europa in generale, ma dell’Italia in particolare. Gli imminenti scenari economici e geopolitici ben condensati nell’espressione anglosassone decline of the West and rise of the rest49. accentueranno la fragilità del vecchio continente.
6) L’intelligence economica nazionale dovrà necessariamente mantenere alta la guardia sulle strategie degli Stati Europei circa gli accordi energetici, non dimenticando che il fattore climatico può accelerare l’instabilità in particolari situazioni geopolitiche.

fig 18

Figura 18. Mappa delle riserve mondiali di gas aggiornata al 2010. A fianco è riportato un grafico contenente i primi 10 paesi possedenti maggiori riserve50.

Non ci resta che continuare a monitorare il fabbisogno energetico dei paesi BRICs51 e guardare i possibili sviluppi del paventato ripensamento nucleare del dopo Fukushima da parte del Giappone e della Germania per poter delineare un nuovo assetto geopolitico.
Il futuro energetico dell’Europa sembra destinato ad essere deciso altrove (Figura 19).

fig 19

Figura 19. Mappa dei Paesi appartenenti (blue) ed osservatori (arancio) del Gas Exporting Countries Forum

9. Considerazioni aggiuntive

La Nigeria, paese produttore di gas e di petrolio, è sotto attacco dei fondamentalisti islamici52.
La Cina, oltre a detenere il novanta percento del commercio internazionale di terre rare, aspira a diventare una potenza energetica. Non a caso i suoi interventi sono mirati a rafforzare la produzione interna di petrolio e gas naturale, diversificare le importazioni di prodotti energetici dalla Russia e dall’Asia Centrale e di potenziare i suoi investimenti in Medio Oriente, Asia Pacifico ed Asia Centrale.
Da una parte la Cina è consapevole della propria dipendenza dei prodotti energetici stranieri che devono essere importati per continuare a sostenere la sua esponenziale crescita economica. Dall’altra parte si dimostra restia nei confronti dei principali produttori di petrolio e gas del pianeta.
Questo atteggiamento ambiguo lo si desume dalle misure adottate dal governo di Pechino per sostenere le proprie imprese energetiche all’estero e, dagli accordi conclusi con altri governi, per consolidare la propria posizione.
Come evidenziato precedentemente, la Cina non possiede le risorse energetiche necessarie per sostenere la propria crescita economica, ma detiene un enorme peso che gli consente di avere un controllo indiretto su di esse. Non dimentichiamo che la Cina si affaccia sia sul Pacifico che sull’ Asia Centrale.
E l’Europa guarda il Caucaso con insistenza.

Vinicio Pelino è Tenente Colonnello del Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica dell’Aeronautica Militare.

Francesco G. Leone è collaboratore del Centro di Ricerche Economiche e Giuridiche dell’Università di Roma Tor Vergata.

L’articolo integrale in formato PDF è disponibile: Intelligence Economica e Climatologia.PDF

NOTE:
1.- “Svanita l’Europa di Yalta, è essenziale che non si verifichi un ritorno a quella di Versailles. La fine della divisione del Vecchio Continente non deve far riemergere un coacervo di Stati-nazione in guerra tra loro, ma deve essere il punto di partenza di un’Europa sempre più ampia e integrata”. BRZEZINSKI Zbigniew, “La grande scacchiera“, Milano, 1997, p. 44.
2.- Acronimo dispregiativo, utilizzato da alcuni analisti, per riferirsi a Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.
3.- Fonte: Ecole de Guerre Economique. [On Line] Url:http://www.ege.fr/. Consultato: 16/04/2012. Vedi anche JEAN Carlo e SAVONA Paolo, “Intelligence economica“, Soveria Mannelli, 2011.
4.- Fonte: World Economic Forum. Global Risks 2012: Seventh Edition. An Initiative of the Risk Response Network. [On Line] Url: http://www3.weforum.org. Consultato: 16/04/2012.
5.- “Ulteriore imprevedibilità è data dal fattore climatico, per il quale risulta praticamente impossibile formulare previsioni e che con buona probabilità sarà determinante per fare la differenza tra un’ulteriore contrazione o una debole crescita”. Osservatorio di Politica Internazionale. Sicurezza energetica, n° 7-8 luglio / dicembre 2011. A cura dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI), p. 6.
6.- “(…) la sicurezza energetica oggi più che mai costituisce una delle prerogative fondamentali di ogni Stato-nazione, tanto che l’approvvigionamento energetico rappresenta uno degli aspetti principali nell’ambito delle relazioni internazionali” in dossier della XV legislatura del Senato della Repubblica, Verso un'”Opec del Gas”?, Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) n° 79, ottobre 2007, p. 5.
7.- Sul rischio, minaccia e vulnerabilità, si consiglia la lettura di STONEBURNER Gary, GOGUEN Alice e FERINGA Alexis, “Risk Management Guide for Information Technology Systems”. SP 800 – 30, National Institute of Standards and Technology, U.S. Deparment of Commerce, luglio 2002. [On Line]. Url: http://csrc.nist.gov. Consultato: 16/04/2012.
8.- “The Cold War image of superpower competition was (…) a model, articulated first by Harry Truman, as an exercise in geopolitical cartography that depicted the international landscape in terms everyone could understand, and so doing prepared the way for the sophisticated strategy of containment that was soon to follow”, HUNINGTON Samuel P., “The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order“, New York, 1997, p. 30.
9.- VESPIGNANI Alessandro, “The fragility of interdependence”, Nature International weekly journal of science, n° 464, 2010. [On line] Url: http://www.nature.com. Consultato: 20/04/2012.
10.- Fonte: Sandia National Laboratory. [On line] Url: http://www.sandia.gov. Consultato: 20/04/2012.
11.- BULDYREV Sergey V., PARSHANI Roni, PAUL Gerald, STANLEY Eugene, HAVLIN Shlomo, “Catastrophic cascade of failures in interdependent network”, Nature, n°464, 2010. [On Line] Url: http://www.nature.com. Consultato: 20/04/2012.
12.- SCHWEIRZER Frank, FAGIOLO Giorgio, SORNETTE Didier,VEGA REDONDO Fernando, VESTIGNANI Alessandro, WHITE Douglas R.  “Economic Networks: The New Challenges”. Science Magazine, Vol. 325 n° 5939, 2009, p. 422-425. [On Line] Url: http://www.sciencemag.org. Consultato: 20/04/2012.
13.- “La centralità che quindi le risorse, o meglio, il loro possesso, hanno nel dibattito odierno non deve pertanto sorprenderci. Al contrario, bisogna notare come tale questione non abbia assunto rilevanza solo oggi, ma godesse già di una certa popolarità all’inizio del secolo scorso”. DACLON Corrado, “Geopolitica dell’ambiente. Sostenibilità, conflitti e cambiamenti globali”, Milano, 2008, p. 146.
14.- “L’evoluzione verso il GNL (Gas Naturale Liquefatto, o LNG, Liquefied Natural Gas) si sta già manifestando e si prevede un rapido aumento degli approvvigionamenti, che intorno al 2020 potrebbero raggiungere il 15-20% del commercio mondiale di gas”. TRECCANI, “Enciclopedia degli idrocarburi“, Vol. I, 2012, p. 856. [On line] Url: http://www.treccani.it. Consultato: 20/04/2012.
15.- Fonte: CIA World Factbook. Elaborazione grafica a cura degli autori.
16.- “España debería intentar pasar de ser un mero punto de importación de gas, a un país de tránsito canalizador de gran parte del gas de Argelia (y del GNL regasificado desde Trinidad y Tobago o desde Qatar) hasta Francia”. ISBELL Paul, “El rompecabezas de la seguridad energética“, Real Instituto Elcano, ARI Nº 67/2008.
17.- Per approfondimenti si rinvia a MIRANDA PACHECO Carlos e ALIAGA LORDEMANN Javier, “Gas y política: una geopolítica explosiva”, La Paz, FES (Friedrich Ebert Stiftung) – ILDIS (Instituto Latinoamericano de Investigaciones Sociales), 2009, p. 16.
18.- Fonte: CIA World Factbook. Elaborazione grafica a cura degli autori.
19.- In gergo politico americano, una “October Surprise” è una notizia che può potenzialmente influenzare il risultato delle elezioni presidenziali. Nell’articolo del National Intelligence Council si fa riferimento ad uno scenario dove: “An extreme weather event -as described in this scenario- could occur. Coping with the greater frequency of such events, coupled with other physical impacts of climate change such as growing water scarcities and more food crises, may preoccupy policymakers (…)”.
20.- National Intellingence Council [On Line] Url: http://www.dni.gov. Consultato: 20/04/2012.
21.- Sudden Stratospheric Warmming
22.- Fonte NASA Goddard Institute for Space Studies [On Line] Url: http://www.giss.nasa.gov. Consultato: 20/04/2012.
23.- L’esplorazione scientifica della stratosfera è nata in Germania agli inizi del novecento ad opera di Richard Asmann dell’istituto meteorologico di Berlino.
24.- Fonte: Istituto di Meteorologia della Freie Universität Berlin [On Line] Url: http://www.geo.fu-berlin.de. Consultato: 20/04/2012.
25.- Teleconnessione che agisce sul Pacifico equatoriale e con maggiore indice di predicibilità rispetto all’AO.
26.- Fonte NASA Goddard Institute for Space Studies [On Line] Url: http://www.giss.nasa.gov. Consultato: 20/04/2012.
27.- Fonte Lybia 11[On Line]. Url:http://libya11.com. Consultato: 26/03/2012.
28.- Fonte Center for Global Energy Studies [On Line]. Url: http://www.cges.co.uk. Consultato: 26/03/2012.
29.- Fonte: ICE – IntercontinentalExchange, Inc.
30.- PELINO Vinicio, “L’intelligence ambientale al servizio della Climate Security”, Rivista Marittima, Roma, Giugno 2011.
31.- U.S. Department of Commerce. National Climatic Data Center. [On Line] Url: http://www.ncdc.noaa.gov. Consultato: 20/04/2012.
32.- Fonte NASA Goddard Institute for Space Studies [On Line] Url: http://www.giss.nasa.gov. Consultato: 20/04/2012.
33.- Notizia riportata dal quotidiano il Sole 24 Ore, edizione del 5 agosto 2010, sezione Europa, con il seguente titolo: Gli incendi in Russia non si fermano, stop all’export di grano e prezzi ai massimi. “Accelera il rafforzamento dei prezzi del grano sul mercato delle materie prime di Chicago, dopo che la Russia ha annunciato una temporanea sospensione delle esportazioni (per una quantità pari a 600 mila tonnellate) a seguito dei cali produttivi causati dalla protratta siccità nel paese. Lo ha annunciato oggi il premier Vladimir Putin”.
34.- Fonte Fondo Monetario Internazionale [On Line] Url: http://www.imf.org. Consultato: 26/03/2012.
35.- Fonte Dipartimento per l’Agricoltura USA [On Line] Url: http://www.indexmundi.com. Consultato: 26/03/2012.
36.- Fonte: Dipartimento per l’Agricoltura USA [On Line] Url: http://www.indexmundi.com. Consultato: 26/03/2012.
37.- Rivista The Economist [On Line] Democracy index 2010, Democracy in retreat. Realizzato da the Intelligence Unit, 2010. Url: http://graphics.eiu.com. Consultato: 20/04/2012.
38.- Fonte: CIA World factbook 2010.
39.- ARGUEZ Anthony, “State of the Climate in 2006″. Bulletin of the American Meteorological Society, n° 88, S1-S135, 2007.
40.- CARVALHO Rui, BUZNA Lubos, BONO Flavio, GUTIERREZ Eugenio, JUST Wolfram e ARROWSMITH David, “Robustness of Trans-European Gas Network: The Hot Backbone”, Physical Review, vol. 80 n° 1 p. 016106 (1-9), 2009.
41.- Fonte NASA Goddard Institute for Space Studies [On Line] Url: http://www.giss.nasa.gov. Consultato: 20/04/2012.
42.- Fonte British Petroleum y International Energy Agency [On Line]. Url: http://www.bp.com e http://www.iea.org.
43.- Parlamento Italiano [On Line] Url:http://documenti.camera.it. Consultato: 20/04/2012.
44.- Le diplomazie di questi paesi, alla luce della recente situazione in Libia, sembrano discostarsi dalle conclusioni del Consiglio Europeo del 4 Febbraio 2011 (EUCO 2/1/11 REV 1), ed in particolare, del punto 11 che recita “È necessario un migliore coordinamento delle attività dell’UE e degli Stati membri al fine di assicurare coerenza nelle relazioni esterne dell’UE con i principali paesi produttori, di transito e consumatori”.
45.- “Occorre portare avanti al più presto i lavori per sviluppare un partenariato affidabile, trasparente e regolamentato con la Russia su temi di interesse comune nel settore dell’energia e nell’ambito dei negoziati sul processo successivo all’accordo di partenariato e di cooperazione, alla luce delle attività in corso riguardanti il partenariato per la modernizzazione e il dialogo sull’energia”. Conclusioni del Consiglio Europeo del 4 Febbraio 2011 (EUCO 2/1/11 REV 1) punto 13.
46.- Gazprom è diventato il principale investitore nel settore del gas naturale in Asia Centrale e nel Caucaso. Fra i progetti di questo colosso energetico si possono annoverare: a) Lo sfruttamento delle risorse della penisola di Yamal; b) Il programma di sviluppo per la produzione, trasmissione e somministrazione di gas in Siberia Orientale in favore della Cina e di altri paesi dell’Asia-Pacifico; c) Lo sfruttamento delle risorse del mare artico; d) Il commercio del gas naturale liquefatto; e) Lo sfruttamento ed utilizzazione degli idrocarburi in Asia Centrale (Uzbekistan, Turkmenistan, Kyrgyzistan, Tagikistan); f) La costruzione del gasdotto Pre-Caspio; g) Esplorazione di giacimenti all’estero; h) La costruzione dei gasdotti Nord Stream e South Stream; j) La costruzione del gasdotto Tiumen a Torzhok. Fonte: GASZPROM, Annual Report 2009, [On Line]. Url: http://www.gazprom.com. Consultato: 20/04/2012.
47.- CLARKE Michael T., “Geopolítica del gas natural“. Articolo pubblicato in The Nation, del 23 gennaio 2006. Traduzione di Leandro Nagore.
48.- Fonte: CIA World factbook. Elaborazione grafica a cura degli autori.
49.- Frase utilizzata da Kennet Knight durante il recente annual lecture sulla sicurezza nazionale tenutasi presso il Senato della Repubblica ed organizzata dal vicepresidente del COPASIR Senatore Giuseppe Esposito. Fonte: TTS [On Line] Url: http://www.ttsecurity.net. Consultato: 26/03/2012.
50.- Fonte CIA [On Line] Url: https://www.cia.gov. Consultato: 26/03/2012.
51.- Acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Secondo il paper n°99 della Goldman Sachs del 2003 “Dreaming with BRICs: the path to 2050” questo blocco economico supererà le attuali potenze economiche in pochi decenni.
52.- Fonte: Corriere della Sera del 5 febbraio 2012. [On Line] Url: http://africaexpress.corriere.it



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