Analisi della Politica Estera di Singapore – Intervista a Dr Vivian Balakrishnan, Ministro degli Affari Esteri di Singapore Analisi della Politica Estera di Singapore – Intervista a Dr Vivian Balakrishnan, Ministro degli Affari Esteri di Singapore
Avendo l’obiettivo di promuovere una maggiore comprensione del Sud-Est asiatico in Italia, l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliare (IsAG) ha intervistato... Analisi della Politica Estera di Singapore – Intervista a Dr Vivian Balakrishnan, Ministro degli Affari Esteri di Singapore

Avendo l’obiettivo di promuovere una maggiore comprensione del Sud-Est asiatico in Italia, l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliare (IsAG) ha intervistato il Dr Vivian Balakrishnan, Ministro degli Affari Esteri di Singapore, per approfondire la politica estera di Singapore e lo stato attuale delle dinamiche dell’Asia Pacifico.

 

D: Nel 2015 Singapore ha celebrato cinquant’anni di indipendenza. Oggi Singapore è una città-Stato conosciuta in tutto il mondo per la sua efficienza, il suo avanzato livello tecnologico e per la finanza. Di conseguenza, Singapore è divenuta un punto di riferimento per la Comunità asiatica e internazionale. Tuttavia, proprio per l’immagine che Singapore ha acquisito in questi anni, solo in pochi sono consapevoli del suo incredibile sviluppo a partire dalla sua indipendenza. Infatti, quando nel 1965 Singapore ha dichiarato la propria indipendenza dalla Federazione della Malesia era un piccolo paese privo di risorse naturali, in un contesto ostile e tra paesi comunisti. Nonostante queste circostanze, Singapore è emerso come Paese sviluppato e leader grazie a politiche che solo dopo molti anni sono state prese come modello dagli altri Stati della regione. Quali sono stati i punti chiave dello sviluppo di Singapore

Smiling w tie suit for press

R: Singapore ha avuto la fortuna di aver avuto un eccezionale team di leader che ci ha guidato negli anni formativi dell’autogoverno dal 1959 e nel periodo post-indipendenza dal 1965. Il nostro Primo Ministro e Padre Fondatore, Lee Kuan Yew, è stato abilmente sostenuto da un team talentuoso di leader che hanno posto le solide fondamenta del progresso di Singapore. Il loro mandato era un compito arduo – trasformare una “improbabile nazione” come Singapore in un caso di successo contro tutte le probabilità.

Nel corso degli anni, ci siamo tenuti saldamente radicati a tre principi fondamentali: Meritocrazia, Pragmatismo e Incorruttibilità. La Meritocrazia è essenziale in una società multi-etnica e multi-religiosa. Tutti sono trattati in modo equo e motivati a fare del proprio meglio. Si tratta di capacità e non di affiliazione. Adottando politiche inclusive che garantiscono a tutti una equa chance, dall’istruzione alla casa e al lavoro, abbiamo garantito la coesione sociale in mezzo ad una grande diversità. Siamo stati quindi capaci di trasformare la nostra diversità multiculturale – causa di tensioni sociali in molte società – in uno dei nostri punti di forza come nazione. Ciò è importante in quanto non abbiamo altre risorse naturali al di fuori del talento e dell’ingegno del nostro popolo.

Abbiamo anche abbracciato il Pragmatismo. Ciò significa che Singapore cerca costantemente le soluzioni migliori e più pratiche ai problemi che incontriamo. Sebbene non abbiamo esitato ad adattare modelli di successo dall’estero, li abbiamo adattati per soddisfare le nostre circostanze uniche. Quando molti Stati di recente indipendenza negli anni Sessanta hanno adottato approcci ideologici e rifiutato con sdegno gli investimenti delle multinazionali (MNCs), Singapore ha adottato un approccio differente. Abbiamo accolto le MNCs affinché impiantassero le loro attività da noi e investissero nella nostra economia. In questo processo, hanno trasmesso le loro competenze e il loro know-how tecnologico alla nostra forza lavoro, aiutandoci ad avanzare lungo la catena del valore. Questo approccio continua anche oggi, con il governo che investe nel miglioramento delle competenze dei propri cittadini attraverso l’iniziativa SkillsFuture. Si tratta di una manovra nazionale per dare a tutti i Singaporiani l’insieme di competenze necessarie per partecipare in un’economia avanzata.

Una cultura della Incorruttibilità tra politici e funzionari pubblici ad ogni livello è stata la spina dorsale di un governo pulito. Plasmare la mentalità collettiva della società verso questa prospettiva è stata forse una delle cose più difficili da fare. È qualcosa con cui molti paesi, anche tra quelli sviluppati, sono ancora alle prese. E anche se non possiamo evitare qualsiasi debolezza umana, come nazione, siamo ben saldi ad una cultura che non tollera nessuna deviazione dai più alti standard di onestà e buon governo.

Questi principi fondamentali ci hanno mantenuto in una buona posizione. Allo stesso tempo, siamo consapevoli di dover rimanere pronti e flessibili per cogliere nuove opportunità e rispondere alle minacce emergenti. Tutto ciò è stato molto impegnativo per il governo e la società di Singapore. Sono stati necessari aggiustamenti per politiche di vecchia data, ma il nostro approccio di base, l’enfasi su un approccio meritocratico, pragmatico ed onesto non cambierà.

D: Uno dei principali artefici del successo di Singapore è Lee Kuan Yew, Padre Fondatore e Primo Ministro di Singapore. Quale eredità ha lasciato a Singapore e ai Singaporiani?

R: Prestando servizio come nostro Primo Ministro per più di trenta anni, Lee Kuan Yew è stata la voce ardente e persuasiva che ha guidato le politiche socio-economiche vitali di Singapore nei nostri anni di formazione come Stato di nuova indipendenza.

Una delle principali eredità di Lee sono le nostre forti istituzioni imbevute dei valori dell’incorruttibilità e dell’impegno ai più alti standard di servizio a beneficio dei Singaporiani. È stato determinato a guidare un governo che avrebbe permesso ai Singaporiani di avere un elevato livello di fiducia politica nei loro leader e nel servizio pubblico. La cultura dell’incorruttibilità e dell’integrità che Lee ha impersonato sia nella sua vita pubblica sia nella sua vita privata ha lasciato una profonda impronta sui Singaporiani.

Parlando come Primo Ministro di Singapore, vorrei anche sottolineare l’eredità di Lee nel campo della politica estera. Ha sempre rimarcato la necessità di Singapore di assumere un approccio di principio e pragmatico nella conduzione della nostra diplomazia. Non abbiamo aderito a nessuna dottrina o ideologia, qualcosa di molto comune per i paesi di recente indipendenza nel periodo postcoloniale negli anni Sessanta. Essendo un piccolo paese, eravamo dipendenti sia dal mondo sviluppato che da quello in via di sviluppo per la nostra sopravvivenza politica ed economica. Lee era consapevole che Singapore doveva accettare il mondo per come fosse, e non per come avremmo voluto che fosse. La politica estera è stata anche uno strumento per tracciare il profilo di Singapore, attrarre gli investimenti esteri e creare lavoro per il nostro popolo. Lee ha sostenuto ciò creando un ambiente economico nazionale investment-friendly, con buona relazione funzionale tra governo, datori di lavoro e lavoratori.

D: Negli ultimi anni il palcoscenico internazionale è cambiato parecchio, soprattutto nella regione dell’Asia-Pacifico. Gli Stati hanno adottato politiche più liberali, soprattutto in termini di commercio e investimento, che hanno condotto ad una rilevante crescita economica che ha generato benessere e una maggiore stabilità. Inoltre, nuovi key-player sono emersi, come Cina e India, in una regione in cui la presenza degli Stati Uniti è ancora rilevante. Singapore che tipo di rapporti ha con questi giganti mondiali? E soprattutto, in che modo le interazioni tra USA e Cina nella regione possono influenzare le politiche di Singapore?

R: I rapporti tra USA e Cina determineranno il contesto delle relazioni internazionali nella regione dell’Asia-Pacifico per i prossimi anni a venire. Attualmente, Stati Uniti e Cina sono intrinsecamente interdipendenti in un ampio spettro di settori tra loro collegati. Allo stesso tempo, un certo grado di tensione strategica tra i due Stati è inevitabile. Dato che lavorano per trovare un nuovo modus vivendi, gli altri paesi dell’Asia-Pacifico, incluso Singapore, dovranno gestire questo complesso aggiustamento.

Essendo un piccolo Stato con un’economia aperta dipendente dal commercio internazionale e dalla connettività globale, buone relazioni con Stati Uniti e Cina sono fondamentali per la nostra continua stabilità e per il nostro incessante sviluppo. Quasi tutti gli Stati membri dell’ASEAN, incluso Singapore, hanno oggi nella Cina il primo o il secondo partner commerciale più grande. Sebbene accogliamo con favore una maggiore presenza della Cina nel panorama economico e politico della regione, desideriamo anche che gli Stati Uniti rimangano presenti nella regione al fine di mantenere un ordine regionale aperto e bilanciato a beneficio di tutti. A questo proposito, Singapore incoraggia entrambe le parti ad istituire meccanismi per comunicazioni regolari, di ricercare motivazioni comuni su questioni di interesse reciproco, e costruire la fiducia attraverso la cooperazione in settori vantaggiosi per entrambi. A livello bilaterale, abbiamo ottimi rapporti sia con gli Stati Uniti che con la Cina.

Singapore e gli Stati Uniti hanno ottime relazioni nella sfera politica, economica, culturale e della difesa. Quest’anno celebriamo il 50° anniversario dei rapporti diplomatici. L’Accordo di Libero Scambio (Free Trade Agreement – FTA) tra Stati Uniti e Singapore firmato nel 2004 – primo FTA degli USA con un paese asiatico, ha rafforzato i nostri rapporti economici. Gli Stati Uniti sono attualmente tra i principali top trading partner di Singapore in beni e servizi. Noi siamo anche il quarto più grande investitore asiatico negli USA, mentre gli Stati Uniti sono la nostra più grande fonte di investimenti diretti esteri. Le nostre relazioni nel settore della difesa sono state consolidate attraverso il rafforzato l’Accordo di Cooperazione per la Difesa (Defence Cooperation Agreement) del dicembre 2015, che ha esteso la nostra cooperazione in settori quali l’assistenza umanitaria, soccorso in situazioni di calamità e cybersecurity.

In modo analogo, Singapore ha eccellenti relazioni anche con la Cina. Oltre a frequenti scambi ad alto livello, ad una forte cooperazione economica, e a stretti legami tra i nostri due popoli, i nostri due governi hanno annunciato una “All-Round Cooperative Partnership Progressing with the Times” durante la visita del Presidente Xi Jinping a Singapore nel novembre 2015 per commemorare i venticinque anni di relazioni diplomatiche. Singapore è stato anche il primo investitore straniero della Cina tra il 2013 e il 2015, mentre la Cina dal 2013 è il nostro più grande partner commerciale. Da notare, inoltre, che abbiamo tre progetti government-to-government con la Cina: Suzhou Industrial Park, Tianjin Eco-City, e Chongqing Connectivity Initiative (lanciata alla fine del 2015).

Singapore gode anche di rapporti eccellenti e di lunga data con l’India. Abbiamo celebrato il 50° anniversario delle nostre relazioni diplomatiche lo scorso anno con la firma di una Partnership Strategica nel novembre 2015 durante la visita del Primo Ministro Narendra Modi. Con questo accordo, Singapore e India intensificheranno le relazioni in una serie di settori, tra cui finanza, aviazione civile, soluzioni urbane e sviluppo delle competenze. Le nostre relazioni economiche con l’India stanno anche crescendo con un interscambio commerciale raddoppiato dagli 11 miliardi di dollari nel 2005 a più di 22 miliardi nel 2015. Oltre al nostro impegno con il governo centrale indiano, Singapore lavora a stretto contatto con i principali Stati indiani come Andhra Pradesh per la pianificazione della loro nuova capitale, e Rajasthan per lo sviluppo di un Centro di Eccellenza per la Formazione Turistica.

Impegnandosi con Stati Uniti, Cina e India, e con le altre maggiori potenze, e invitandole a partecipare nel panorama politico ed economico del Sud-Est asiatico, Singapore ambisce ad un equilibrio regionale che sia vantaggioso per noi e per nostri vicini nella regione.

D: Singapore ha firmato il Trans-Pacific Partnership (TPP) con gli Stati Uniti e altri Stati dell’Asia-Pacifico che tuttavia non include la Cina. Singapore ha inoltre anche un FTA con la Cina. Gran parte delle aziende occidentali hanno deciso di stabilirsi a Singapore in quanto “ponte” verso la Cina grazie alla fiducia nel suo sistema politico ed economico. Dati i forti legami economici con Stati Uniti, Cina e con l’intera regione asiatica, un’unica regione economica più integrata non sarebbe più vantaggiosa?

R: La conclusione del TPP è un’importante pietra miliare verso il raggiungimento di un commercio più aperto e di un’integrazione regionale dell’Asia-Pacifico. Il TPP rafforza l’impegno della regione verso un sistema commerciale basato su regole, aggiornando le norme internazionali sul commercio e sugli investimenti transfrontalieri. Essendo un accordo di libero scambio di qualità elevata e globale, stabilisce un nuovo benchmark per le regole del commercio. Affronta anche le sfide per i business emergenti dell’economia del XXI secolo stabilendo una disciplina applicabile a settori come l’economia digitale e le industrie innovative.

Ad ogni modo, noi non vediamo il TPP come la fine della strada. Singapore è anche parte del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) che include i dieci Stati Membri dell’ASEAN e sei partner dell’ASEAN che hanno siglato con essa un FTA, tra cui la Cina. Consideriamo sia il TPP che il RCEP come sforzi complementari per raggiungere un’integrazione regionale più ampia attraverso il Free Trade Area of the Asia-Pacific (FTAAP) che includerebbe tutte le economie nella regione dell’Asia-Pacifico.

Singapore intravede un enorme valore nel FTAAP. Il FTAAP racchiude la visione originale dell’APEC per l’integrazione economica regionale ed è il prossimo grande balzo per l’APEC che gli darà sostanza ed obiettivi di lungo termine. La creazione di un’area di libero scambio più grande non porterà solamente benefici economici, ma costruirà anche legami più solidi tra le economie, e un’ulteriore pace e stabilità nella regione.

D: Un altro maggior cambiamento negli ultimi anni nell’Asia-Pacifico è la crescita del progetto di integrazione nel Sud-Est asiatico. Il processo di integrazione dell’ASEAN è accelerato negli ultimi dieci anni e il 2015 ha segnato la nascita della ASEAN Community. L’ASEAN è composta da dieci Stati con economie crescenti con una popolazione totale di 600 milioni di abitanti. Questo processo di integrazione ha anche contribuito alla stabilità della regione. Quanto è importante l’ASEAN per la politica di Singapore? Secondo il governo di Singapore, quali sono i prossimi step che l’ASEAN dovrebbe intraprendere?

R: Singapore attribuisce una grande importanza all’ASEAN e svolge un ruolo attivo per il raggiungimento dei suoi obiettivi. Diversamente dall’Unione Europea che si è costituita per integrarsi in una Europa unita, l’ASEAN è stata creata sullo sfondo della Guerra Fredda, con un modesto obiettivo di difesa della pace e della stabilità nel Sud-Est asiatico. Negli ultimi quarantotto anni, lo spirito e l’abitudine alla cooperazione tra gli Stati Membri dell’ASEAN hanno trasformato una regione precedentemente tormentata da disordini e conflitti in una in cui la guerra tra i suoi Stati Membri è difficile da immaginare. Pace e sicurezza hanno portato prosperità alla regione permettendo agli Stati Membri, incluso Singapore, di concentrarsi sul consolidamento interno e sullo sviluppo economico. Tuttavia, gli Stati Membri dell’ASEAN sono ben consapevoli che la pace e la prosperità attuali non possono essere date per scontate.

Insieme con la creazione dell’ASEAN Community, i leader dell’ASEAN hanno anche adottato l’ASEAN 2025: Forging Ahead Together durante il 27° ASEAN Summit nel novembre 2015, che definisce la roadmap per realizzare una ASEAN Community fondata sulle regole, orientata verso i popoli e incentrata sulle persone. Singapore si sta impegnando a lavorare con i nostri colleghi degli Stati Membri dell’ASEAN per realizzare le aspirazioni inglobate nella Post-2015 Vision dell’ASEAN. Andando avanti, prenderemo misure per migliorare la capacità dell’ASEAN di rispondere efficacemente alle sfide, e come regione che guarda verso l’esterno all’interno della comunità globale delle nazioni. Lavoreremo anche per forgiare un più forte sentimento di identità comune tra i nostri popoli, e continueremo a perseguire gli sforzi di integrazione economica comune al fine di diventare una regione economica altamente competitiva e completamente integrata nell’economia globale.

Per una piccola città-Stato come Singapore, l’ASEAN ha allargato il nostro spazio diplomatico e strategico dando maggiore forza alla nostra voce sul palcoscenico internazionale. Da soli, ogni Stato Membro porterebbe un peso strategico molto minore e saremmo molto meno efficaci nella conduzione della nostra politica estera. L’ASEAN ci permette di parlare con una voce più forte e aiuta a posizionare il Sud-Est asiatico come il centro di gravità degli sviluppi regionali. A questo proposito, abbiamo integrato con successo le maggiori potenze nella regione, mantenendo l’ASEAN rilevante e il Sud-Est asiatico aperto, inclusivo e con lo sguardo rivolto verso l’esterno.

D: Uno dei maggiori player che non sembra essere presente nell’area è l’Unione Europea. Salvo alcune difficoltà recenti, è ancora una delle più grandi e avanzate economie del mondo. Quanto può essere pericoloso per l’UE un gap troppo ampio con USA e Cina nella regione più dinamica del mondo? Qual è la situazione dell’accordo di libero scambio tra UE e Singapore? Per rafforzare la sua posizione economica nell’area sarebbe opportuno per l’UE riprendere il discorso dell’accordo di libero scambio con l’ASEAN? Qual è la posizione di Singapore a tal proposito?

R: Sarà cruciale per l’UE rimanere legata all’ASEAN e all’Asia-Pacifico considerando che la regione si sta muovendo verso una maggiore integrazione. Gli Stati Uniti stanno rafforzando la loro posizione con il TPP, ora concluso e firmato. La Cina ha attualmente un ASEAN-China FTA in essere e sta partecipando ai negoziati per il RCEP, un accordo tra sedici parti, ossia l’ASEAN e i suoi sei partner con cui ha concluso un FTA: Australia, Cina, India, Giappone, Repubblica di Corea (ROK) e Nuova Zelanda. Sia il TPP e che il RCEP sono potenziali percorsi verso la FTAAP.

Se l’UE non vuole essere estromessa, dovrebbe lavorare verso il consolidamento delle sue risorse per completare l’EU-ASEAN FTA, che le permetterebbe di conseguenza di estendersi naturalmente nel RCEP in quanto partner FTA dell’ASEAN. L’UE riconosce il potenziale dell’ASEAN, ed è stata una dei primi ad approcciare la regione. L’UE ha lanciato i negoziati per l’EU-ASEAN FTA nel 2007, precedenti al TPP. Tuttavia, i negoziati sono stati sospesi e l’UE ha proceduto bilateralmente. L’UE ha scelto Singapore come primo partner bilaterale per l’FTA, e ha lanciato i negoziati per l’EU-Singapore FTA (EUSFTA) nel dicembre 2009.

Strategicamente, il EUSFTA è un accordo apripista verso l’EU-ASEAN FTA. Il EUSFTA è generalmente considerato come un accordo commerciale altamente ambizioso e completo che è stato indicato come modello per gli accordi di libero scambio successivi dell’UE con gli altri Stati membri dell’ASEAN. I negoziati del EUSFTA si sono conclusi nel mese di ottobre 2014 e i testi dell’accordo sono stati siglati nel maggio 2015. Da allora l’UE ha concluso i negoziati per il Vietnam-EU FTA nel dicembre 2015. Siamo anche incoraggiati dall’intensificazione degli sforzi dell’UE nel perseguire FTAs con altri Stati Membri dell’ASEAN come Malesia e le Filippine.

Una rapida ratifica del EUSFTA manderebbe un altro forte segnale sull’impegno dell’UE a rafforzare la propria presenza nella regione. La decisione della Commissione del 4 marzo 2015 di inviare il EUSFTA alla Corte di giustizia europea per un parere legale sulle aree di competenza della Commissione e degli Stati Membri per l’approvazione ha ritardato i tempi del processo di ratifica. Singapore spera di lavorare con l’Unione europea per trovare soluzioni pratiche per la rapida ratifica del EUSFTA in modo che non ci sarà un ulteriore ritardo, permettendo sia alle imprese di Singapore che a quelle europee di beneficiarne il prima possibile.

D: L’Italia ha un’immagine molto positiva di Singapore e sempre più aziende lo scelgono come hub per il Sud-Est asiatico e per la Cina. Quali sono i rapporti di Singapore con il governo e il popolo dell’Italia? Quali sono i principali settori in cui Singapore e Italia potrebbero cooperare?

R: Il 2015 ha visto Singapore e Italia commemorare il 50° anniversario delle nostre relazioni bilaterali. L’Italia è stato uno dei tredici paesi che ha stabilito relazioni diplomatiche con Singapore nel 1965 – lo stesso anno in cui abbiamo ottenuto l’indipendenza.

Singapore ed Italia hanno avuto molti incontri politici ad alto livello nel corso degli anni. I nostri principali leader si incontrano regolarmente, sia a livello bilaterale sia durante i meeting internazionali quali l’Assemblea Generale dell’ONU, il G20 e l’Asia-Europe Meeting (ASEM). Gli incontri ad alto livello hanno contribuito a rafforzare la cooperazione bilaterale. La Visita di Stato in Italia del Presidente Tony Tan Keng Yam nel maggio 2016 è stata la prima visita di sempre di un Presidente di Singapore in Italia. Gli accordi che saranno firmati in concomitanza con la visita serviranno a rafforzare i legami tra i nostri governi e le nostre istituzioni. Singapore vede l’Italia, quarta economia più grande e quarto Stato più popoloso d’Europa, come un’importante voce sia a livello europeo che internazionale. Come rispettato attore nella sfera diplomatica, l’Italia contribuisce a modellare il discorso globale su molte importanti questioni, dall’agenda sullo sviluppo internazionale ai cambiamenti climatici.

Una delle prime dieci economie del mondo, l’Italia è la patria di molte aziende globali rinomate e possiede una grande abbondanza di talento creativo. Nel 2014, l’Italia è stata il nostro sesto partner commerciale più grande tra i paesi dell’UE per un interscambio commerciale pari a 6,15 miliardi di dollari – un aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente. Ci sono circa 440 aziende italiane registrate a Singapore. L’etichetta “Made in Italy”, sia che si tratti di moda, mobili o automobili è legittimamente famosa in tutto il mondo e nomi come Gucci, Prada, Ferrari e Versace, solo per citarne alcuni, sono l’emblema di raffinatezza ed eccellenza per i Singaporiani.

Le aziende italiane sono anche ben considerate in ambito manifatturiero e tecnologico. La Marina e l’Air Force di Singapore utilizzano tecnologia militare italiana come parte del loro inventario. I nostri istituti di istruzione superiore utilizzano ingegneria italiana – gallerie del vento per i loro programmi di formazione aerospaziali, mentre le industrie di Singapore fanno affidamento anche su strumenti di precisione italiani, così come i componenti sono parti essenziali della loro macchine pesanti.

Speriamo di fare di più con l’Italia nella sfera economica. Il governo di Singapore da sempre aderisce ad una prospettiva pro-business. Questo contesto business-friendly ci ha reso la location peferita di molte aziende internazionali alla ricerca di una sede per le loro operazioni per approcciare il fiorente mercato del Sud-Est asiatico. Singapore offre il beneficio aggiuntivo di essere sia un hub aereo sia un hub marittimo di primissima fascia con eccellenti connessioni con India, Cina, Giappone, ROK e Australia. Invitiamo ancor di più le aziende italiane a stabilire una propria sede a Singapore per cogliere le opportunità economiche della regione Asia-Pacifico.

Oltre alle relazioni politiche ed economiche, la Visita di Stato è anche un’opportunità per consolidare i legami culturali tra i nostri paesi. Oltre al padiglione di Singapore presente alla Biennale di Venezia quest’anno, le nostre istituzioni nel campo dell’istruzione, Nanyang Technological University, Singapore Management University e il LASALLE College of the Arts firmeranno accordi con varie istituzioni italiane per promuovere progetti di collaborazione e aumentare lo scambio fra docenti e studenti – misure che contribuiranno a rafforzare gli eccellenti legami tra i popoli dei nostri due paesi.

L’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliare (IsAG) ringrazia Dr Vivian Balakrishnan, Ministro degli Affari Esteri di Singapore, per l’intervista.

Intervista di Massimiliano Porto e Alberto Belladonna.

English version/Versione inglese

NOTE:

Massimiliano Porto è Direttore del programma "Asia-Pacifico" dell'IsAG.

Alberto Belladonna è collaboratore del programma "Asia-Pacifico" dell'IsAG.


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
22 + 11 =