Biotech, OGM e sicurezza alimentare: il dibattito continua Biotech, OGM e sicurezza alimentare: il dibattito continua
Cosa sono gli OGM? Attorno alle biotecnologie, ed in particolare all’introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM) nel settore agroalimentare, continua da anni un controverso... Biotech, OGM e sicurezza alimentare: il dibattito continua

Cosa sono gli OGM?

Attorno alle biotecnologie, ed in particolare all’introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM) nel settore agroalimentare, continua da anni un controverso dibattito a livello internazionale che concerne, oltre le tematiche della protezione dell’ambiente e della salute, anche rilevanti implicazioni economiche e sociali. L’impiego degli OGM rappresenta senza dubbio un grande avanzamento tecnologico che si scontra, però, anche con problemi etici, dovuti in parte alla resistenza psicologica e in parte alla natura ancora poco conosciuta degli effetti a lungo termine sull’uomo e sull’ambiente.

Prima di entrare nel merito del dibattito e delle argomentazioni a favore e contro gli OGM, bisogna fare un po’ di chiarezza, in particolare per i “non addetti ai lavori”. Con il termine “biotecnologie” si intende l’insieme delle tecniche di manipolazione della materia vivente impiegate per ottenere prodotti commerciali. In senso ampio, potrebbe essere considerata biotecnologia anche la semplice produzione di vino o pane.

Alle tecniche biotecnologiche cosiddette “tradizionali” si sono affiancate già dagli anni Settanta tecniche diverse che possono essere definite “avanzate”, le quali utilizzano microrganismi, cellule animali e vegetali o parte di esse, per ottenere determinati prodotti. La scoperta scientifica degli enzimi di restrizione (proteine in grado di tagliare il DNA in punti specifici) effettuata nel 1972 dai biologi americani Herbert Boyer e Stanley Cohen ha, difatti, consentito la sperimentazione ed applicazione di tecniche di trasferimento di singoli geni da diverse specie e la creazione dei cosiddetti OGM.

Gli OGM sono dunque organismi viventi (animali, piante, batteri o virus) il cui patrimonio genetico, o genoma, viene modificato dall’uomo mediante tecniche avanzate di biotecnologia (ingegneria genetica), solitamente attraverso l’introduzione di un gene, raramente più di uno, estraneo all’organismo originario (gene della stessa specie, ma anche, come più frequentemente accade, di specie completamente differenti). Questo processo, che si chiama “transgenesi”, che consiste nel trasferimento di un gene da una specie ad un’altra, consente dunque di ottenere un organismo transgenico.

Per ottenere un OGM, il DNA estraneo deve essere “costretto” ad entrare nelle cellule, che in un primo tempo lo avvertono come nemico e vorrebbero perciò respingerlo. L’ingegneria genetica utilizza diverse tecniche. Per gli animali si inserisce direttamente il DNA estraneo nel nucleo della cellula con un’iniezione; per le piante, invece, vengono usati due diversi metodi: quello dell’Agrobacterium, ossia l’utilizzo di un batterio infettivo per la pianta che consente di trasportare il gene estraneo, e il metodo balistico, che utilizza pistole geniche in grado di sparare all’interno della cellula particelle metalliche rivestite di DNA.

I vantaggi

Gli organismi geneticamente modificati vengono prodotti e studiati per migliorare alcune caratteristiche della produzione di beni agricoli e animali, quali la qualità, la resa, l’inattaccabilità da parte degli agenti patogeni, la resistenza ad ambienti ostili e così via.

Per fare degli esempi pratici, alcune piante trattate geneticamente, come ad esempio il pomodoro, maturano più in fretta e si conservano più a lungo. Altre, come il riso, possono avere un più alto contenuto di carotene, un precursore di vitamina A, e ferro. Mais e soia possono difendersi da sole dagli insetti – con il risparmio di pesticidi nocivi – grazie a proteine insetticide di origine batterica (Bt – Bacillus thuringiensis). Con proteine di pesce artico, invece, la fragola e il tabacco si difendono dal gelo.

Gli obiettivi per cui gli OGM vengono prodotti sono dunque molteplici: alcuni rivolti ad aumentare il profitto economico degli operatori agricoli, altri ad un miglioramento della salute pubblica e dell’ambiente.

Le argomentazioni a favore dell’utilizzo degli OGM in agricoltura includono:

  1. potenziali benefici per la produttività agricola:

    • migliore resistenza ad ambienti ostili e all’attacco dei parassiti;

    • miglioramento delle caratteristiche organolettiche per produrre alimenti ad alto; contenuto nutritivo;

    • maggiore produttività degli animali da fattoria;

  2.  potenziali benefici per l’ambiente:

    • aumento della produzione di cibo rispetto alle terre coltivabili;

    • riduzione dell’impatto ambientale della produzione di cibo e dei processi industriali, anche attraverso la rilevazione di sostanze inquinanti e degradandole;

    • riabilitazione di terreni danneggiati o meno fertili;

    • maggior durata della capacità di conservazione degli alimenti per un minor spreco alimentare;

    • biocarburanti prodotti da materia organica;

  3. potenziali benefici per la salute umana:

    • produzione di vaccini, proteine e altri prodotti farmaceutici;

    • identificazione di geni allergenici;

    • investigazione di malattie tramite impronta genetica.

Gli svantaggi

Tra le varie fonti di preoccupazione dell’utilizzo di coltivazioni transgeniche vi è principalmente il rischio che la manipolazione del pool genetico degli organismi possa comportare delle conseguenze impreviste nella loro interazione con le altre specie viventi e quindi, in ultima analisi, sull’ambiente. Le prime coltivazioni di piante transgeniche risalgono al 1994, troppo poco tempo per conoscere gli effetti a lungo termine sull’ambiente.

Le argomentazioni contro l’utilizzo degli OGM possono essere così di seguito sintetizzate:

  1. potenziali rischi per l’ambiente:

    • trasferimento di geni in posti non previsti;

    • mutazione dei geni con effetti nocivi;

    • geni dormienti che possono attivarsi accidentalmente e viceversa;

    • interazioni inaspettate con altre specie;

    • impatto su uccelli, insetti e biodiversità del suolo;

  2. potenziali rischi per la salute umana:

    • trasferimento di geni allergenici;

    • contaminazione di varietà geneticamente modificate non destinate al consumo umano;

    • trasferimento di resistenza antibiotica;

  3. potenziali impatti socio-economici:

    • impatti negativi per i piccoli produttori agricoli;

    • diritti di proprietà intellettuale privata che rallentano la ricerca pubblica.

I numeri sulle coltivazioni biotecnologiche

La produzione di OGM riguarda principalmente la soia (51%), il mais (30%), il cotone (13%) e la colza (5%), oltre ad altri cereali e a diversi prodotti da orto. Secondo le più recenti stime dell’ISAAA (Servizio Internazionale per l’Acquisizione delle Applicazioni Agrobiotecnologiche), il terreno agricolo dedicato ad agricoltura biotecnologica nel 2014 è stato poco più di 180 milioni di ettari in tutto il mondo (nel 1999 erano solo 40 milioni di ettari). Un’estensione in constante aumento che rappresenta circa quindici volte la superficie agraria italiana.

In totale sono ventotto i paesi che hanno coltivato biotech nel 2014, coinvolgendo circa 18 milioni di agricoltori, concentrati soprattutto negli Stati Uniti (73,1 milioni di ettari), in Brasile (42,2 milioni), Argentina (24,3 milioni), India (11,6 milioni) e Canada (11,6 milioni), ma anche in Cina (3,6 milioni) e nei paesi in via di sviluppo. Unica eccezione di questo trend di crescita è l’Europa dove le coltivazioni sono calate del 3% rispetto all’anno precedente.

In Europa sono infatti solamente cinque i paesi che hanno detto sì alle coltivazioni biotech per un totale di poco più di 143.000 ettari di campi OGM. Il paese leader è la Spagna che coltiva il 92% del mais Bt in Europa (131.000 ettari), mentre gli altri paesi sono il Portogallo, la Romania, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Va ricordato che il mais Bt era infatti l’unica coltura GM autorizzata dal 1998 e coltivata nell’Unione Europea.

I produttori di OGM

Gli OGM sono prodotti dalle grandi multinazionali. La principale è l’americana Monsanto Company, leader mondiale in campo biotecnologico, che fin dagli anni Ottanta si occupa, non solo di prodotti per l’agricoltura, ma di chimica di base, farmaci e ingredienti alimentari con un volume di affari di 14,5 miliardi di dollari.

La principale fonte di guadagno sugli OGM è il brevetto: tutti quelli che vogliono usare un OGM brevettato devono chiedere il permesso e pagare i diritti. La Monsanto ha avuto il più paradossale ed inaspettato aiuto proprio dalle organizzazioni ambientaliste internazionali, tra cui Greenpeace, che da sempre ne hanno avversato l’ascesa. Entrambe le fazioni in lotta hanno richiesto infatti una “sovraregolamentazione” sulla validazione delle licenze sugli OGM. La richiesta di Greenpeace ed altre associazioni ambientaliste era quella di aumentare le analisi di sicurezza alimentare nell’ottica di dimostrare la pericolosità alimentare degli OGM e ritardarne la diffusione e commercializzazione. Ciò ha senza dubbio creato una forte resistenza psicologica da parte dei consumatori e a livello mediatico.

D’altra parte però queste scelte si sono rivelate funzionali per la Monsanto perché hanno spazzato via dal mercato le decine di piccole aziende biotecnologiche che non potevano disporre degli enormi fondi da investire nelle validazioni sanitarie dei loro brevetti. Altrettanto dicasi per le proprietà intellettuali di Università e centri di ricerca che sono stati messi fuori gioco dallo strapotere delle grandi multinazionali del settore.

La legislazione europea e italiana sugli OGM

Il 13 gennaio del 2015, il Parlamento Europeo ha definito in modo organico la procedura per l’autorizzazione in Europa di coltivazioni GM, conferendo agli Stati membri la possibilità di limitare o abolire tali coltivazioni sul proprio territorio.

Sul fronte legislativo l’UE ha dunque compiuto un passo importante dando il via libera alla coltivazione di sementi modificate, seppur ogni paese potrà decidere di vietarla o meno. Tale disposizione però, secondo alcuni critici, non fa altro che autorizzare i singoli Stati membri a privare i propri cittadini di una libertà, ossia quella di seminare OGM, senza dover addurre motivazioni cogenti, senza dover dimostrare, dati alla mano, che il concedere quella libertà porti con sé rischi o pericoli e la Commissione Europea d’ora in poi si dovrà limitare a prenderne atto.

Il problema OGM dunque è solo parzialmente risolto. I paesi che li coltivano, come la Spagna, continueranno a coltivarli. I paesi che non intendono coltivarli, come l’Italia, continueranno ad importarli. Il 1 ottobre 2015 l’Italia ha notificato ufficialmente alla Commissione dell’Unione Europea la richiesta di esclusione dell’intero territorio del paese dalla coltivazione di tutti gli OGM autorizzati a livello europeo. Tuttavia, nonostante infatti in Italia sia vietata la produzione, non esiste una legge che ne vieti l’importazione. Di conseguenza mais e soia transgenica di derivazione oltreoceano pullulano allegramente sulle nostre tavole, anche perché non essendoci nessun rischio finora accertato né prevedibile in seguito al loro utilizzo, non sarebbe giustificabile nei confronti degli Stati Uniti l’embargo totale.

Inoltre, va sottolineato il fatto che continuano ad essere esclusi dall’obbligo di etichettatura quei prodotti in cui gli OGM siano presenti in proporzione non superiore allo 0,9%, purché tale presenza sia accidentale o tecnicamente inevitabile.

Il dibattito continua

Il dibattito sugli OGM è ancora lontano dalla conclusione. Diverse questioni ambientali e la valutazione della sicurezza delle future generazioni di prodotti OGM, con caratteristiche specifiche, sono solo alcuni degli aspetti che continueranno a suscitare discussione, ricerche e sperimentazioni. Fino ad oggi non esiste nessuna prova scientificamente dimostrata di un effetto negativo su esseri umani derivante dal consumo di OGM.

Inoltre, sono sicuramente stati fatti molti progressi sulla via della definizione di un accordo generale sulla sicurezza alimentare. Poiché il numero dei prodotti OGM disponibili sul mercato aumenta lentamente, i consumatori possono essere rassicurati sul fatto che tali alimenti siano stati assoggettati ad una rigorosa valutazione e che le autorità competenti di tutto il mondo concordino sulla loro sicurezza per la salute umana.

L’opposizione all’uso degli OGM in Italia vede protagonisti vari gruppi di diversa estrazione: no global, associazioni ambientaliste quali Greenpeace, WWF, Verdi, Ambiente e Società e Legambiente, e due delle tre principali associazioni degli agricoltori: Coldiretti e CIA.

Gli ambientalisti ritengono che la modificazione genetica diretta “snaturizzi” l’organismo modificato, con conseguenze imprevedibili e contaminando in modo irreparabile la biodiversità presente sul pianeta. I no global ritengono gli OGM l’ultima frontiera della colonizzazione delle risorse del pianeta sia tramite l’uso di prodotti OGM brevettati, sia tramite l’uso di contratti che vincolano gli agricoltori a ricomprare di anno in anno le sementi che solitamente sono vendute da una o poche società monopoliste.

Le associazioni agricole contrarie all’uso di OGM stanno invece da anni lottando contro la concorrenza dei prodotti agricoli importati a basso costo attraverso azioni di marketing del prodotto agro-alimentare Made in Italy, sottolineandone la genuinità, la tipicità e la “tradizionalità”, valori che sarebbero in antitesi all’uso di prodotti OGM che, al contrario, favorirebbero una omogeneizzazione delle produzioni.

Queste questioni saranno sempre più fonte di dibattito in uno scenario europeo in cui alcuni Stati vieteranno la coltivazione di organismi transgenici mentre altri l’approveranno e, soprattutto, in cui gli OGM, come prodotto o come ingrediente di prodotto, continueranno a circolare liberamente. In conclusione, anche se sul fronte legislativo alcuni passi sono stati compiuti, non solo non si può parlare di vittoria o perdita per i due fronti, ma risulta ovvio che ci sia ancora tanto da fare per tutelare gli interessi dei cittadini e dell’ambiente.

NOTE:

Bibliografia e sitografia

Baglioni F., Ogm, business mondiale: la mappa del successo.
Colombo L., OGM per la prima volta trend negativo.
Del Punta M. 2004, Opinione pubblica e biotecnologie: il caso degli OGM.
FAO/WHO (1991), Strategies for assessing the safety of foods produced by biotechnology. Report of a joint FAO/WHO Consultation. WHO. Switzerland.
FAO, Weighing the GMO arguments: for.
FAO, Weighing the GMO arguments: against.
Econews, OGM: a Strasburgo si approva l’autonomia decisionale degli Stati membri.
EUFIC, European Food Information Council, Alimenti OGM - il dibattito prosegue.
Genetic Modification and Food. Consumer Health and Safety. ILSI Europe Concise Monograph Series, 2001
ISAAA, International Service for the Acquisition of Agri-Biotech Applications, ISAAA Brief 51-2015: Executive Summary.
Lo Monaco R., Ogm: tutto come prima, peggio di prima.
OECD (1993) Safety evaluation of foods produced by modern biotechnology: concepts and principles. OECD, Paris, France.
WHO, Food Safety Programme, 20 Questions on genetically modified (GM) foods, 2002
Wikiversità, Dibattito sugli OGM.


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