Ungheria,  1000 anni in Europa: il volume IsAG presentato alla Camera dei deputati Ungheria,  1000 anni in Europa: il volume IsAG presentato alla Camera dei deputati
Martedì 31 maggio 2016, nella prestigiosa cornice dell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, si è tenuta la presentazione del volume Ungheria, 1000... Ungheria,  1000 anni in Europa: il volume IsAG presentato alla Camera dei deputati

Martedì 31 maggio 2016, nella prestigiosa cornice dell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, si è tenuta la presentazione del volume Ungheria, 1000 anni in Europa, opera collettanea a cura di Dario Citati, Fanni Mandák e Daniele Scalea, pubblicata nella collana dei “Quaderni di Geopolitica” dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliare (IsAG) di Roma e frutto della collaborazione tra quest’ultimo e l’Istituto di Affari e Commercio Esteri di Budapest.

Nei saluti introduttivi l’On. Guglielmo Picchi, Segretario della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, si è soffermato sull’importanza che riveste oggi l’Ungheria in qualità di partner privilegiato per il nostro Paese, auspicando una più stretta collaborazione tra Italia e Ungheria per giungere alla definizione di un modello di Europa meno centralistico e in cui le diversità possano coesistere in base a valori condivisi ma preservando le proprie tradizioni. Il dott. Tiberio Graziani, Presidente dell’IsAG, nel suo breve intervento ha sottolineato come questo volume sia stato pensato per implementare i rapporti bilaterali tra i Paesi membri dell’Unione Europea. Graziani ha poi ribadito a sua volta come nell’attuale panorama politico europeo, in cui trovano sempre più terreno posizioni euroscettiche, sia di primaria importanza proporre una riformulazione e un’alternativa ammodernata dell’Unione Europea.

La parola è passata dunque al dott. Dario Citati dell’IsAG, curatore del volume e moderatore dell’incontro. I motivi di interesse a parlare oggi di Ungheria, secondo Citati, sono principalmente due. Da un lato, l’importanza in sé stessa di un Paese che da qualche anno è sistematicamente oggetto di indebite semplificazioni da parte dei mass media. La storia dell’Ungheria è la storia di un popolo di ceppo ugrofinnico che dalle steppe eurasiatiche è riuscito ad acclimatarsi in Europa dando vita a una cultura proteiforme, che alle istituzioni pienamente occidentali affianca una peculiarità propria, ben simboleggiata dalla stessa lingua ungherese, così complessa e al contempo così affascinante. Dall’altro lato, sul piano geopolitico l’Ungheria costituisce oggi un case study molto interessante per via della sua politica estera «multidimensionale»: essa è infatti il Paese dell’Europa Orientale che mostra in assoluto la posizione più moderata verso la Russia, mantenendo al contempo i suoi impegni in ambito NATO e buone relazioni con il mondo anglosassone, in particolare con il Regno Unito. La capacità di mantenere aperto un dialogo con il suo avversario «storico», cioè la Turchia, e le buone relazioni che Budapest ha saputo intessere con Paesi asiatici come Cina, Corea del Sud e Singapore testimoniano una vitalità diplomatica e una capacità di giocare su più tavoli che andrebbe compresa e valorizzata anche nel contesto europeo.

S.E. Péter Paczolay, Ambasciatore dell’Ungheria in Italia, si è soffermato su quei punti del volume che richiamano i topoi più comuni a proposito di questo Paese: tra questi, il ruolo dei Magiari nella colonizzazione della regione romana di Pannonia e l’immagine, spesso attribuita all’Ungheria, di ponte tra Est e Ovest all’interno della Mitteleuropa. Paczolay ha quindi accennato a quei valori di libertà e indipendenza che ne hanno caratterizzato la storia millenaria, nonché la necessità di difendere l’identità nazionale dovuta proprio alla posizione mitteleuropea dell’Ungheria. L’Ambasciatore si è poi detto grato che il volume tratti il legame speciale tra Italia e Ungheria in ragione di un’amicizia che si nutre anche di interessi comuni e che in passato, in tempi di crisi, si è dimostrata più che mai solida. Nell’anno del sessantesimo anniversario dell’invasione sovietica dell’Ungheria, Paczolay ha ricordato l’accoglienza e la solidarietà dimostrata dall’Italia all’epoca dei fatti del 1956 nei confronti dei numerosi rifugiati ungheresi. L’Ambasciatore ha quindi concluso il suo intervento con l’augurio di salvaguardare il legame storico di amicizia con l’Italia al di là dei differenti punti di vista su questioni congiunturali.

Il Dott. Sándor Gyula Nagy, Direttore Accademico dell’Istituto di Affari e Commercio Esteri di Budapest, ha presentato brevemente il lavoro del proprio ente che opera in qualità di organo di diplomazia pubblica del Ministero degli Esteri: tra le attività più importanti dell’Istituto, figurano la pubblicazione della rivista ufficiale del Ministero degli Esteri magiaro e numerose collaborazioni con le Università del Paese. Nagy è poi tornato sul tema del rapporto d’amicizia con l’Italia esprimendo piena soddisfazione per aver partecipato alla realizzazione della nuova pubblicazione targata IsAG. Un’opera che non solo, come suggerito dal titolo, ripercorre i mille anni di storia ungherese in Europa, ma che riesce nell’arduo compito di focalizzare le sfide future da affrontare congiuntamente nell’ambito dell’Unione Europea: nello specifico, lo sviluppo del settore rappresentato dalle piccole e medie imprese, la riduzione del tasso di disoccupazione e, non meno importante, la collaborazione nella gestione degli imponenti flussi migratori. Pur cosciente di non poter risolvere definitivamente quest’ultima problematica nell’immediato, secondo Nagy l’Ungheria contribuisce ai sussidi necessari a tamponare il flusso migratorio che sta destabilizzando l’area balcanica, l’Europa mediterranea e quella centro-orientale.

Fanni Mandák, docente presso l’Università Nazionale del Servizio Pubblico di Budapest e curatrice del volume, ha rimarcato anch’essa la necessità di rafforzare i rapporti bilaterali tra i Paesi membri dell’UE. Nel caso dei rapporti fra Italia e Ungheria, la dimensione bilaterale ha dato vita nei decenni a numerose collaborazioni a livello culturale, economico ed accademico, nonché a progetti di ricerca e sviluppo in molti settori come le scienze mediche, umanistiche e giuridiche. Il 1965 è stato citato dalla Mandák come momento chiave per l’ufficializzazione dei legami culturali tra i due Paesi, avvenuta tramite la ratifica dello storico accordo culturale e scientifico tra Roma e Budapest. Attualmente, le numerose possibilità di scambio culturale esistenti tra vari centri universitari dei due Paesi non fanno altro che aumentare l’interesse reciproco verso la storia e la cultura italiana e magiara. Infine, Fanni Mandák ha rimarcato la scelta felice di lavorare in sinergia con l’IsAG, grazie al quale è stata pubblicata un’opera di alto livello scientifico per poter meglio comprendere le sfide future che attendono i due Paesi.

La parola è quindi passata al dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG e curatore del volume, che nel suo intervento ha in primo luogo voluto ringraziare gli autori dei saggi, esponenti della Magiaristica accademica in Italia o analisti dell’area danubiano-balcanica, molti dei quali erano presenti in sala: Costanza Fratoni, Adriano Papo, Gizella Nemeth, Katalin Mellace, Petra Hamerli, Roberto Ruspanti. «Abbiamo voluto non solo parlare di Ungheria, ma soprattutto parlare con l’Ungheria», ha affermato Scalea, sottolineando la lieve prevalenza quantitativa di contributi ungheresi rispetto a quelli italiani nella composizione del volume. Scalea ha poi spiegato come negli ultimi anni l’Ungheria sia stata vittima di una vera e propria campagna diffamatoria per le sue posizioni controcorrente in tema di gestione di flussi migratori, una campagna che spesso ha ecceduto i limiti ragionevoli della critica legittima per farsi invettiva ingenerosa, feroce e ideologica. Alla posizione di chiusura di Budapest è stata ad esempio contrapposta la presunta apertura di Berlino, che però ha presto fatto marcia indietro ristabilendo l’applicazione delle regole di Dublino anche per i profughi siriani. Attualmente ben sei Stati dell’Unione hanno reintrodotto i controlli alla frontiera in deroga agli accordi di Schengen: tra essi c’è non solo la Germania, ma anche molti Paesi simbolo dell’accoglienza come Francia, Svezia e Norvegia, ma non l’Ungheria. Le posizioni del Presidente Orbán, ha notato Scalea, sono condivise da altri Paesi (Gruppo di Visegrad) e da molti partiti anche in Europa Occidentale, e perciò bisognerebbe abbandonare la retorica del muro-contro-muro, che evoca improbabili paragoni col nazismo, per accettare il confronto tra idee e proposte che è consustanziale al sistema liberale e pluralista vigente in Europa.

L’incontro si è concluso con l’intervento di Dario Citati che ha sottolineato a sua volta l’assoluta importanza del punto di vista ungherese per un sano dibattito democratico a livello europeo. L’attuale esecutivo magiaro guidato da Viktor Orbán, ha affermato Citati, viene erroneamente etichettato come «populista» quando in realtà esprime posizioni di tipo nazional-conservatore che fino a pochi anni fa erano considerate pienamente legittime in tutto l’Occidente. La difesa dei valori tradizionali in campo etico, così come la tutela dei confini territoriali, devono avere pieno diritto di cittadinanza in un contesto liberaldemocratico anche qualora non si condividano queste posizioni. Citati ha concluso il suo intervento contestando un altro assunto molto in voga, quello secondo cui bisognerebbe «costruire ponti anziché muri» per garantire ordine e convivenza civile. Nella storia dell’umanità proprio i muri sono stati invece strumenti di conoscenza reciproca perché hanno consentito la difesa anche armata della propria identità e per ciò stesso il riconoscimento di quella altrui. Il pomœrium e il limes nell’antica Roma, la Grande Muraglia Cinese in Asia, le Mura Leonine romane e le mura di Vienna nell’Occidente cristiano costituiscono solo alcuni esempi di come tutte le nazioni e le civiltà si siano fondate e sviluppate sulla costruzione di solide mura di confine. Per trovare risposte più adeguate all’emergenza immigrazione, oggi l’Ungheria e i Paesi del Gruppo di Visegrád portano avanti una battaglia che trova consensi anche in altre aree d’Europa e del cui punto di vista sarà indispensabile tener conto.

Il convegno di presentazione, che ha suscitato interesse ed è stato riportato anche dall’ANSA, ha avuto un seguito a Budapest il 7 giugno presso l’Istituto di Affari e Commercio Esteri. Alla presentazione ungherese hanno preso parte l’Ambasciatore Paczolay, la sua omologa italiana in Ungheria S.E. Maria Assunta Accili Sabbatini, Fanni Mandak e, in rappresentanza dell’IsAG, Dario Citati.

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(Vittoria Frittaion e Giannicola Saldutti)



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