Gli italiani nel mondo Gli italiani nel mondo
Pochi si possono anche solo immaginare che oggi ci sono più di quattro milioni e mezzo di cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE. Numeri... Gli italiani nel mondo

Pochi si possono anche solo immaginare che oggi ci sono più di quattro milioni e mezzo di cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE. Numeri che confermano l’aumento, in valore assoluto, rispetto al 2014 per la cifra ragguardevole di 154.532 iscrizioni. Se diamo un occhio ai dati ci accorgiamo che la maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio, 2.443.126, mentre quelle per nascita sono 1.818.158. Non solo. Nell’ultimo decennio la migrazione italiana è cresciuta notevolmente e si è passati dai 3.106.251 iscritti all’AIRE del 2006 ai 4.636.647 del 2015, registrando una crescita del +49,3%.

La presenza degli italiani all’estero resta prevalentemente euro-americana. Più della metà dei cittadini italiani iscritti all’AIRE, infatti, risiede in Europa (53,9%) e un 40,3% in America, mentre la presenza negli altri continenti vanta numeri decisamente più bassi e meno considerevoli. Se poi vogliamo dare un occhio alla provenienza dei nostri connazionali all’estero ci potremo accorgere che il 51,4% è di origine meridionale (Sud: 1.560.542; Isole: 822.810), il 33,2% è partito dal Settentrione (Nord Ovest: 772.620; Nord Est: 766.900) e il 15,4% è originario di una regione del Centro Italia (713.775). Anche se resta l’indiscutibile primato dell’origine meridionale, si sta progressivamente assistendo a un abbassamento dei valori percentuali del Sud a favore di quelli del Nord del Paese. Ciò consegue dal fatto che pur restando la Sicilia, con 713.483 persone, la prima regione di origine degli italiani residenti all’estero seguita dalla Campania, dal Lazio e dalla Calabria, il confronto tra i dati degli ultimi anni pone in evidenza una marcata dinamicità delle regioni settentrionali. In particolare la Lombardia (+24 mila) e il Veneto (+15 mila) sono i territori regionali che presentano le variazioni, in valore assoluto, più alte.

Da gennaio a dicembre 2014, hanno trasferito la loro residenza all’estero per espatrio 101.297 cittadini italiani. Di questi, 62.797 sono in età lavorativa, avendo tra i 18 e i 49 anni, e hanno trovato come luogo di destinazione preferita la Germania, con 14.270 trasferiti, a seguire il Regno Unito con 13.425 (primo paese lo scorso anno), la Svizzera con 11.092 e la Francia con 9.020.

I paesi che nel mondo accolgono le comunità di italiani più numerose sono la Germania, la Svizzera, il Regno Unito ma anche le mete storiche dell’emigrazione quali gli Usa, l’Argentina o il Venezuela. Eppure con i veloci cambiamenti sociali e geopolitici a cui stiamo assistendo, nuove comunità italiane sono sorte in Irlanda, Cina ed Emirati Arabi complici, probabilmente, le competenze lavorative e linguistiche specificatamente richieste da questi territori “emergenti”. Le vecchie emigrazioni di barbieri, ristoratori e minatori sono ricordi lontani, e forse il nostro paese ha, con troppa leggerezza, dimenticato il valore economico e culturale che i nostri connazionali hanno portato nel mondo nei decenni scorsi. Ecco perché oggi la politica italiana dovrebbe adoperarsi in favore dei nostri connazionali residenti all’estero.

Innanzitutto si potrebbe iniziare attraverso correttivi alla Legge di Stabilità, per misure di equità fiscale nei confronti dei cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE. In particolar modo ci riferiamo ad una vergognosa discriminante nel calcolo dell’IMU per coloro che hanno una sola casa di proprietà in Italia poiché, essendo residenti all’estero, subiscono l’imponibilità come seconda casa. La nostra proposta è per la completa equiparazione di trattamento con i residenti in Italia. Gli oneri della misura saranno finanziati attraverso il contributo di solidarietà sulle pensioni superiori, al netto della fiscalità, a 90.000 Euro annui‎ e con livellamento nei prelievi complessivi dell’imposta in questione.

In secondo luogo si potrebbero proporre politiche fiscali per coloro che ristabiliscono la residenza in Italia, contribuendo così a un maggior gettito di imposta sul reddito e di fiscalità complessiva oltre che facilitare il reinserimento di nostri connazionali che hanno un bagaglio di esperienze lavorative e culturali da poter utilizzare all’interno dei nostri confini. Ecco perché dobbiamo al più presto analizzare e riprendere i disegni di legge più interessanti, e mai arrivati a conclusione, sul rientro dei ricercatori o sulla creazione di una funzione pubblica internazionale riconosciuta con albi professionali per gli italiani che operano nelle OOII. Data la complessità di queste ultime tematiche si possono prevedere provvedimenti distinti, ad esempio sotto forma di proposte di Legge Delega.

Non solo. Serve maggiore controllo sul voto all’estero per gli organismi rappresentativi dell’associazionismo così come per l’elezione al Parlamento che, nonostante la riforma elettorale, manterrà 12 deputati eletti nelle circoscrizioni estere. Si ritiene altresì necessaria una revisione degli organismi quali Comites e CGIE vista la complicata e difficile operatività degli stessi. Sarà poi introdotto il sistema di voto in via telematica certificato secondo il programma già da tempo elaborato dal MAECI, con opportuni adattamenti e non ancora reso operativo, che di fatto potrà rendere più alto il dato dell’affluenza.

In ultima istanza sarebbe auspicabile un rilancio della rete e dei servizi della nostra struttura diplomatica e consolare. Al più presto servirebbe l’apertura di nuove sedi consolari e un corretto rifinanziamento di quelle esistenti attraverso misure di riqualificazione della spesa e reperimento delle risorse. A questo riguardo si deve fare riferimento alle proposte della Commissione per la Spending Rewiew ‎istituita al MAE nel 2012. Essa sottolineava l’urgenza di modificare radicalmente il rapporto di impiego all’estero tra personale a contratto e personale di ruolo, secondo un rapporto “uno a uno” corrispondente alla media vigente per i servizi diplomatici consolari dei maggiori paesi europei. Inoltre si auspica di sopprimere il sistema retributivo/indennitario attualmente in vigore per sostituirlo integralmente con quello utilizzato dal Servizio per l’Azione esterna dell’Unione Europea (EEAS).

Infine anche l’aspetto storico e culturale deve avere una posizione primaria. Bisognerebbe creare la “Giornata degli Italiani nel mondo” nella simbolica data del 8 agosto in ricordo del sacrificio dei nostri connazionali deceduti a Marcinelle. Altresì bisogna rilanciare, attraverso una serie di iniziative da svolgersi in Italia, la storia dei nostri connazionali emigrati nei decenni scorsi. Contestualmente al di fuori dei nostri confini, tramite i nostri Consolati e le nostre Ambasciate, proponiamo di istituire una giornata che promuova la storia e la cultura millenaria italiana coinvolgendo tutti i nostri connazionali emigrati.

NOTE:

Giangiacomo Calovini, dottore in Scienze politiche per le Istituzioni Europee, è dirigente nazionale e membro del Dipartimento di Politica Estera e degli Italiani nel Mondo di "Fratelli d'Italia".


  • Gianmaria Italia

    11/09/2016 #1 Author

    Osservazioni molto appropriate, caro Calovini, l’emigrazione italiana è un dato di fatto alquanto pesante per tutte le ripercussioni che rappresenta, sia di ordine economico che sociale. Peccato che il vostro Giovanni Donzelli (cons. regionale in Toscana) non abbia espresso identica attenzione durante il convegno sula Destra Italiana tenutosi a Prato lo scorso 6 febbraio. Mi aspettavo che uno schieramento che si onora di avere avuto Mirko Tremaglia non si sia battuto per escludere totalmente l’IMU sulle abitazioni lasciate vuote in Italia dai nostri Emigranti.

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