Lo scudo NATO in Romania e i dilemmi strategici di Bucarest Lo scudo NATO in Romania e i dilemmi strategici di Bucarest
Il 12 maggio 2016 è stata inaugurata ufficialmente la base militare americana di Deveselu, a 180 km a Sud-Ovest di Bucarest. La base, che... Lo scudo NATO in Romania e i dilemmi strategici di Bucarest

Il 12 maggio 2016 è stata inaugurata ufficialmente la base militare americana di Deveselu, a 180 km a Sud-Ovest di Bucarest. La base, che rappresenta uno dei principali obiettivi nel quadro del sistema americano di difesa antimissile, è considerata in Occidente un importante tassello per la sicurezza dell’Europa, mentre la Russia ha già fatto presente che risponderà con misure parallele contro tale installazione, vista come una minaccia alla propria sicurezza.

Durante la cerimonia di inaugurazione, Jens Stoltenberg, Segretario Generale della NATO, sotto il cui comando operazionale gli Stati Uniti passeranno lo scudo antimissile nei prossimi mesi, ha dichiarato che «la minaccia per gli alleati rappresentata dai missili provenienti dal di fuori dall’area Euro-Atlantica è reale. Vari Paesi stanno cercando di svilupparli o di acquisirli. Il programma di difesa antimissile rappresenta un investimento a lungo termine contro una minaccia a lungo termine»1.

La base militare di Deveselu

La base militare di Deveselu prevede al suo interno un radar AN/SPY-1D con funzioni di intercettazione, di monitoraggio dei bersagli e di guida dei missili insieme ad un sistema di lancio di missili balistici di tipo Mk-41 VLS. Nell’eventualità di un attacco con missili verso i territori dell’Alleanza, questi verrebbero immediatamente individuati dai radar mobili situati sugli incrociatori lanciamissili americani classe Ticonderoga e Arleigh Burke posizionati nel Mediterraneo e dal radar AN/TPY collocato in Turchia2. In seguito a ciò, si attiverebbe il sistema antimissile di Deveselu da dove verrebbero lanciati gli intercettori, ovvero  missili capaci di distruggere in volo i missili nemici ed eliminare il pericolo.

L’iniziativa del progetto della base di Deveselu è interamente americana, mentre la Romania ha accettato di ospitare gli elementi dello scudo antimissile nel 2010, sul terreno di un ex aeroporto militare costruito nel 1952 dall’Armata sovietica e utilizzato dall’aeronautica militare romena fino al 2003. Il Primo Ministro romeno, Dacian Cioloș, ha dichiarato durante l’inaugurazione che il sistema militare ospitato a Deveselu rispetta pienamente il dettato della Carta dell’ONU e non è indirizzato contro qualcuno in particolare, essendo un mezzo destinato esclusivamente alla legittima difesa.

La reazione di Mosca

Il Vice Ministro degli Esteri russo, Sergej Rjabkov, sembrerebbe essere di un altro parere, dacché ha sostenuto che il sistema missilistico installato a Deveselu, insieme a quello che verrà installato in Polonia, violano il Trattato INF firmato nel 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbačëv, che vietava il posizionamento di missili da crociera a medio raggio in Europa. La nuova situazione che si è venuta a configurare è quindi percepita da Mosca come una mossa volta ad eliminare la sua deterrenza atomica, rendendo pertanto possibile, in teoria, il primo colpo nucleare da parte della NATO. I Russi reclamano, in altre parole, che sotto la copertura del cosiddetto “Scudo di difesa antimissile” gli USA stiano in realtà reintroducendo in Romania e in Polonia missili di crociera capaci di colpire Mosca ed altri obiettivi nella parte europea della Russia. Per contrastare la nuova minaccia, il Cremlino ha fatto presente che sta già lavorando ad una nuova generazione di missili, invulnerabili dallo scudo antimissile della NATO, e che introdurrà treni speciali carichi di missili, utilizzati al tempo dell’URSS, capaci di distruggere una città3.

Il dibattito sugli interessi nazionali in Romania

A Bucarest, le opinioni sulla base di Deveselu sembrano essere divise tra un establishment fortemente filo-atlantista e un segmento della società romena diffidente verso un progetto che trasforma la Romania da Paese di transito in potenziale obiettivo strategico prioritario, nel caso di un eventuale conflitto con la Russia. D’altra parte, lo scudo antimissile americano, assieme al potenziamento delle capacità NATO,  è visto come uno stimolo all’economia locale e una soluzione per la difesa aerea della Romania, in un contesto nel quale, negli ultimi venticinque anni, le capacità industriali nazionali sono state per così dire rottamate e vendute al mercato del ferro vecchio e il bilancio della Difesa romeno non ha consentito alcuna acquisizione militare moderna.

Stando a quanto affermato da Valentin Vasilescu, già Vice-comandante militare dell’Aeroporto Otopeni di Bucarest, le attuali capacità antiaeree della Romania, consistenti in venti batterie di missili sovietici insieme a venti-ventitré aerei MIG-21 vecchi di oltre quarant’anni, hanno un’efficienza pressoché nulla nell’ambito di una guerra moderna. Il che fa del progetto americano un’occasione per Bucarest, che potrà così sopperire alle proprie mancanze sul piano della Difesa, con uno scudo che coprirebbe la maggior parte dello spazio aereo romeno, per di più con missili di ultima generazione4.

Secondo Dan Dungaciu, direttore dell’Istituto di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Accademia Romena, lo scudo antimissilistico fa parte della serie di progetti che la Romania si era proposta di perseguire nell’ambito delle relazioni con lo spazio euro-atlantico, di cui fanno parte l’integrazione europea e la stessa adesione alla NATO. Con l’adesione all’UE, secondo l’analista, la Romania aveva principalmente due carte fondamentali per diventare il più importante attore regionale: la carta economica e quella strategica. Riportando l’esempio emblematico dell’unico Paese del Sud-Est europeo con risorse energetiche significative ma senza nessuna azienda statale di grosso rilievo per lo sfruttamento di tali risorse, insieme all’assenza di investimenti negli altri Paesi dell’Est Europa, secondo Dungaciu la Romania ha mancato completamente la scommessa riguardante la carta economica.

A Bucarest è rimasta però la posizione geografica strategica, che fa della Romania la frontiera Sud-orientale dell’UE. Una posizione che, con la riapertura del dossier sulla sicurezza in rapporto alla Russia, ha acquisito sempre maggiore importanza. La carta strategica è dunque ancora sul tavolo e bisogna attendere di vedere come la Romania la giocherà: ciò dipende, in buona parte, proprio da come la Romania sarà capace di posizionarsi come interlocutore tra Est e Ovest. L’analista romeno nota, quindi, come, rispetto alla Polonia, Bucarest non abbia mantenuto alcun canale aperto con Mosca: in Transnistria i diplomatici rumeni sono gli unici a non attraversare il Nistru, nonostante gli interessi che la chiamano in causa e i costanti viaggi degli altri ufficiali polacchi, britannici, americani e tedeschi nella repubblica autoproclamatasi indipendente5.

Tra le analisi che esprimono i giudizi più duri sulla base di Deveselu, c’è quella del Colonnello in riserva Marian Neacșu, il quale ha comparato l’installazione dello Scudo con la campana al collo di un bovino, avente il compito di avvertire Washington, in caso di un attacco contro Bucarest, che sta per seguire un altro attacco da qualche altra parte, poiché è stato distrutto il sistema di avvertimento. Neacșu ha inoltre contraddetto le parole del Primo Ministro Cioloș, il quale aveva reso noto come lo Scudo non fosse diretto contro qualcuno in particolare, affermando che sarebbe poco credibile che un investimento di miliardi di dollari venga fatto su un progetto che non riguarda nessuno nello specifico6.

In definitiva, è innegabile che l’installazione militare di Deveselu consista in una base missilistica, la quale, teoricamente, può essere trasformata in qualsiasi momento da difesiva in offensiva, mentre nessuno può garantire che tipologia di missili possa ospitare. Ne consegue che quella di “Scudo” antimissile è una denominazione che non risponde, nei fatti, alla realtà, ma appare più come una trovata di marketing volta a far accettare di buon grado la base militare americana a quella parte di popolazione locale contraria, nonché ad edulcorare le complesse ragioni della sua esistenza.

Intanto, in vista del Summit NATO di Varsavia, la Romania si impegnerà al fianco della Polonia nel far valere le ragioni del “fianco orientale” dell’Alleanza, che, dinanzi alle misure adottate in parallelo dalla Russia, a seguito delle installazioni militari nei due Paesi, si sentono sempre più sotto pressione e minacciati.

NOTE:

Ștefan Căliman è collaboratore del programma «Eurasia» dell’IsAG

1. Key missile defense site declared operational, «North Atlantic Treaty Organization», May 12, 2016.
2. Aproape totul despre scutul antibalistic american de la Deveselu-România, «Ziarul de Gardã», April 6, 2015.
3. "Trenurile Apocalipsei”, posibil răspuns al Rusiei la scutul antirachetă, «Independent», May 16, 2016.
4. Aproape totul despre scutul antibalistic american de la Deveselu-România, cit.
5. România se uită la Rusia de sub scut. Ce urmează?, «International», May 15, 2016.
6. Cui servește cu adevărat scutul de la Deveselu: România va fi semnalul de alarmă pentru alianță, practic joacă rolul clopoțelui sau talăngii de la gâtul vacii nebune, Cui servește cu adevărat scutul de la Deveselu: România va fi semnalul de alarmă pentru alianță, practic joacă rolul clopoțelui sau talăngii de la gâtul vacii nebune, «Active news», May 18, 2016.


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