Presentazione del volume: “Islam and International Relations: Contributions to Theory and Practice” Presentazione del volume: “Islam and International Relations: Contributions to Theory and Practice”
In data 24 giugno, l’Istituto per l’Oriente Carlo Alfonso Nallino (IPOCAN), in collaborazione con l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG),... Presentazione del volume: “Islam and International Relations: Contributions to Theory and Practice”

In data 24 giugno, l’Istituto per l’Oriente Carlo Alfonso Nallino (IPOCAN), in collaborazione con l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), ha ospitato la presentazione del volume “Islam and International Relations: Contributions to Theory and Practice” a cura di Deina Abdelkader, Nassef Manabilang Adiong e Raffaele Mauriello, quest’ultimo presente all’incontro per apportare delucidazioni sulle questioni sollevate dagli altri relatori e rispondere alle domande del pubblico presente.

Al saluto iniziale del Dott. Claudio Lo Jacono, presidente dell’IPOCAN, ha fatto seguito l’intervento della Prof.ssa emerita di Islamistica alla Sapienza Biancamaria Scarcia Amoretti, la quale partendo da una panoramica generale su quelle che sono le tematiche affrontate nel testo, ne ha sottolineato il merito principale: mostrare l’Islam in tutta la sua “trasversalità”, entrando nel concreto e non riducendolo a mera questione religiosa, come potrebbe risultare da una iniziale lettura fornita dai media.  Il testo, ha proseguito la Prof.ssa, oltre a essere una perfetta sintesi tra aspetto scientifico e divulgativo, mette in luce l’esistenza di diverse sfaccettature dell’Islam: l’opera di Mauriello ponendo sullo stesso piano di rappresentatività “oppressi e oppressori” costituisce uno strumento necessario sia per la comprensione della situazione mediorientale sia per iniziare un dibattito sulle Relazioni Internazionali “nel” e “del” mondo musulmano. Infine, la Prof.ssa ha ribadito la necessità di riflettere in modo più approfondito su alcuni assunti dell’Islam, in quanto non pienamente compresi e troppo spesso fraintesi, come nel caso del termine “Jihad”.

A seguire, l’intervento del Dott. Matteo Marconi, Direttore del Programma  “Teoria e storia della geopolitica” dell’IsAG,  che ha presentato delle riflessioni di natura metodologica sul testo, il cui merito risiede nel fornire proposte culturali, non limitandosi a una semplice interpretazione dei fenomeni. Il libro è altresì provocatorio e avvincente in quanto trasforma la visione islamica delle Relazioni Internazionali da oggetto di analisi a fonte per una proposta comprensiva delle stesse.  Occupa una posizione di rilievo la dicotomia “oppresso/oppressore” – propria della cultura europea – che introduce nel dibattito il tema di una giustizia “morale” e non semplicemente “formale”: l’Islam, infatti, si pone a difesa dei vessati, allargando il proprio spettro d’azione ad una teorica dimensione universale. Proseguendo, il Dott. Marconi ha sollevato alcune obiezioni rispetto al titolo: le Relazioni Internazionali, infatti, per la loro impostazione eurocentrica del mondo fondata esclusivamente sullo Stato “Westfaliano”, sono poco adatte a offrire interpretazioni e falliscono laddove cercano, secondo un modello performativo, di adeguare la realtà alla modernità occidentale. In un’epoca in cui le fondamenta dello Stato-nazionale sono messe in discussione, le Relazioni Internazionali offrono quindi opportunità di studio limitate rispetto alla Geopolitica poiché quest’ultima, non postulando una coincidenza tra “Istituzioni” e “Potere”, è utile allo studioso per comprendere la dimensione multifattoriale della società islamica fondata su tribù e clan,  garantisce una visione organica  del mondo prestandosi alla risoluzione di  una complessità più ampia di fattori e rispondendo ad un maggior numero di istanze.

Successivamente ha preso la parola la giornalista della redazione Esteri dell’Ansa Luciana Borsatti, che ha ripreso il suddetto binomio “oppressi/oppressori” evidenziando come venga impiegato quotidianamente dagli Sciiti e dall’Iran per la tutela dei primi. A sostegno di tale affermazione sono stati presentati tre casi studio. Il primo è quello del Bahrein, paese che dal 2011, anno della cosiddetta “Primavera Araba”, è attraversato da tensioni interconfessionali tra la maggioranza sciita, appoggiata dall’Iran, e la minoranza sunnita al potere con la famiglia reale Al Khalifa, appoggiata dall’Arabia Saudita. Il regno, ha proseguito, rischia un inasprimento dello scontro e un’escalation delle violenze a seguito della revoca della cittadinanza al massimo leader spirituale degli sciiti, Sheikh Isa Qassim, accusato dalle autorità di fomentare le divisioni settarie nel Paese, destabilizzare il regno e servire gli interessi di potenze straniere, con chiaro riferimento all’Iran.

A seguire è stato presentato il caso dello Yemen, in cui la guerra civile vede contrapposti due fronti: da una parte la minoranza sciita degli Houthi supportati dalla Repubblica Islamica, dall’altra il Presidente sunnita Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale e appoggiato militarmente dal marzo del 2015 dalla coalizione di dieci paesi arabi a guida saudita. Luciana Borsatti ha evidenziato come i raids aerei dell’alleanza sunnita abbiano causato migliaia di morti tra i civili, determinando un drastico peggioramento delle condizioni di vita della popolazione che, per circa il 50%, secondo il World Food Programme, è a “rischio fame”. L’ultimo caso analizzato è quello della crisi siriana, in cui invece, secondo una sorta di negativo fotografico, Hezbollah e Pasdaran sostengono il Presidente Bashar al-Assad, alauita-sciita, oppressore della maggioranza sunnita. Secondo la Borsatti, i dubbi iniziali dei combattenti libanesi sull’opportunità o meno di intervenire sono stati superati da una parte dalla volontà iraniana di mantenere saldo l’asse “Teheran-Damasco-Beirut” – contrapposto a Israele e Arabia Saudita – e dall’altra per l’attacco dei ribelli sunniti al santuario sciita di Sayyidah Zaynab.

Essa ha poi constatato come spesso, cittadini con genitori provenienti dall’Afghanistan (ai quali tuttavia non si riconosce la loro condizione de facto di iraniani) vengano inviati sul fronte a combattere in cambio della promessa di una regolarizzazione del loro status giuridico in Iran e dell’elargizione di uno stipendio. La giornalista dell’Ansa ha concluso il suo intervento mettendo in evidenza come l’elemento ideologico-religioso  funga da collante, mobilitando anche il “fronte interno” iraniano composto da quei giovani noti per la loro emancipazione dai dogmi tradizionali ma comunque  sensibili al sacrificio dei propri cittadini che lottano per Dio e per la loro ideologia, oltre che per la difesa degli oppressi.

Ha concluso i lavori il Dott. Raffaele Mauriello dell’Università di Teheran che ha presentato la struttura del volume spiegando al pubblico come questo sia stato il frutto di un progetto di studi e ricerca nato dall’interesse di un team eterogeneo nella sua composizione. L’intento del lavoro, ha precisato, è quello di analizzare e prospettare più “Teorie Islamistiche” contrapposte alla visione occidentale delle Relazioni Internazionali, i cui studi accademici hanno spesso condotto a fraintendimenti. Concordando con il Dott. Marconi, Mauriello ha sottolineato come la disciplina accademica delle Relazioni Internazionali si sforzi di interpretare gli eventi utilizzando categorie critiche tipicamente occidentali ed europee, ma non musulmane. Così facendo si cade in un innegabile limite. L’autore del libro, a sostegno della teoria sull’inscindibilità della religione dallo stesso Stato iraniano, ne ricorda la denominazione usata dal 1979 (in seguito alla rivoluzione islamica) di “Repubblica Islamica d’Iran” che contiene in sé tutti gli elementi necessari alla comprensione della società iraniana: l’elemento istituzionale di “Repubblica” tipico della modernità e l’elemento religioso di “Islamica”. In conclusione, egli ha ricordato come sia stato necessario integrare agli studi di Islamistica, la conoscenza della Geopolitica e delle Relazioni Internazionali in modo tale da avere una prospettiva più integrata e completa degli argomenti trattati.



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