Presentazione di <i>India: potenza e contraddizioni</i> Presentazione di <i>India: potenza e contraddizioni</i>
Venerdì 10 giugno presso gli uffici dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) è stato presentato l’ultimo volume di «Geopolitica», India:... Presentazione di <i>India: potenza e contraddizioni</i>

Venerdì 10 giugno presso gli uffici dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) è stato presentato l’ultimo volume di «Geopolitica», India: potenza e contraddizioni, curato da Francesco Brunello Zanitti, Direttore scientifico dell’IsAG.

Il dott. Brunello Zanitti, dopo aver sottolineato l’importanza di una tale pubblicazione per gli studi di indianistica in Italia, ha incentrato la presentazione del volume sui motivi che hanno spinto l’IsAG a scegliere questo tema per la sua rivista scientifica e sul metodo da utilizzare per studiare un paese come l’India.

I mutamenti relativi ai principali indicatori economici degli ultimi venticinque anni hanno generato un rilevante dibattito a proposito dell’ascesa dell’India come nuova potenza nel contesto internazionale e si tratta dunque di un attore importante per gli studi geopolitici. L’India ha ambizioni da “grande potenza” dello Stato asiatico e si auto-percepisce come protagonista di una missione globale in una costante tensione tra etica e politica di potenza. A questo proposito, per quanto concerne l’influenza esterna del Paese asiatico, Brunello Zanitti ha spiegato che si può fare riferimento all’immagine proposta da Michelguglielmo Torri: l’India è un “nuovo pianeta” appena sorto in un sistema solare, dove le orbite degli altri pianeti vengono naturalmente influenzate, considerato il peso dei numeri (popolazione, capacità militari, recenti indicatori economici) e della geografia (risorse naturali, posizione strategica in Asia e nell’Oceano Indiano).

Tuttavia, a livello internazionale emergono diverse raffigurazioni dell’India. Non esiste solamente l’immagine di un paese caratterizzato da un’impetuosa ascesa economica, ma anche quella di uno Stato che presenta un’evidente situazione di disuguaglianza sociale, alte percentuali di popolazione al di sotto della soglia di povertà, episodi diffusi di corruzione, violenze fondate sul genere, carenze infrastrutturali e lentezza del sistema giurisdizionale. Per questo motivo il titolo del numero monografico considera sì una potenza, ma al tempo stesso un Paese ricco di contraddizioni.

Per quanto riguarda il metodo da utilizzare per gli studi di geopolitica sull’India, Brunello Zanitti ha spiegato che è necessario evitare analisi legate all’orientalismo classico. Come in altre discipline, è bene infatti allontanarsi da interpretazioni che considerano l’India come un’entità fissa e immobile, senza cadere in nuove forme di “esotismo”, considerando le variabili senza soffermarsi su descrizioni che non considerino le sfumature.

In questo caso, Brunello Zanitti ha spiegato come è possibile scorgere un parallelo tra le descrizioni dell’economia indiana e l’orientalismo classico. Non è possibile descrivere il paese come un’entità immutabile, vista la recente crescita, ma allo stesso tempo non è opportuno enfatizzare le performance recenti dimenticando i punti oscuri della stessa crescita economica. Allo stesso modo, le linee di tendenza della politica estera dell’India non possono essere descritte in base a categorie schematiche, ma devono necessariamente essere analizzate mettendo in luce anche gli aspetti contradditori. A questo proposito, la politica estera dell’India contemporanea è caratterizzata da ciò che può essere definito come “bilanciamento morbido”: da una parte la tradizionale ricerca di un’autonomia strategica, dall’altra il graduale passaggio verso l’allineamento strategico nei confronti della politica statunitense in Asia-Pacifico.

In aggiunta a queste considerazioni, Brunello Zanitti, nonostante non sia mai stata formulata in India una chiara dottrina strategica, ha quindi presentato gli obiettivi chiave della politica estera indiana, legati ai concetti di potenza, etica internazionalistica e “bilanciamento morbido”.

I punti chiave, che legano tra loro i diversi contributi del volume India: potenza e contraddizioni, sono:

  1. promuovere l’autonomia in ambito internazionale (BRICS; SCO; IBSA);
  2. garantire la sicurezza interna e lungo i confini con Pakistan, Cina e Myanmar;
  3. perseguire lo sviluppo economico;
  4. acquisire uno status internazionale di livello e il rispetto da parte degli altri centri di potere (ad esempio attraverso la riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite).

In base a queste considerazioni, l’India, nonostante l’avvicinamento a Washington, non sembra dunque aver abbandonato la propensione all’autonomia strategica. Per dimostrare la tendenza indiana a mantenere un doppio binario rappresentato da autonomia e riposizionamento verso gli Stati Uniti, con una tendenza al prevalere di quest’ultimo aspetto nel governo di Narendra Modi, possono essere considerati alcuni concreti esempi: la politica indiana verso l’Iran e il Medio Oriente; la strategia per l’Asia (centrale e orientale); la visione di New Delhi riservata all’Oceano Indiano e infine i rapporti con Russia, Cina e Stati Uniti.



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