La velocità ipersonica nella guerra del futuro La velocità ipersonica nella guerra del futuro
Lo sviluppo di armi ipersoniche implica che ad essere determinante per la vittoria nella guerra del futuro sarà la velocità. Gli asset ipersonici riducono... La velocità ipersonica nella guerra del futuro

Lo sviluppo di armi ipersoniche implica che ad essere determinante per la vittoria nella guerra del futuro sarà la velocità. Gli asset ipersonici riducono i tempi di risposta, annullando di fatto il tradizionale approccio di difesa e sanciranno l’inizio di una nuova era, stabilendo regole di approccio diverse per affrontare le possibili situazioni di crisi. Le piattaforme ipersoniche, che entreranno in servizio tra 10/15 anni, riscriveranno il modo stesso di concepire una difesa antimissile. Più che rivoluzionario, l’asset ipersonico è un miglioramento evolutivo.

Velocità ipersonica  ramjet  scramjet

Nell’ ipotesi che si verificasse uno scenario da giorno del giudizio (lanci multipli in First e Second Strike di missili balistici intercontinentali equipaggiati con testate Mirv/Marv), gli Stati Uniti avrebbero solo il 50% delle possibilità di intercettare un vettore nemico nello spazio. Un missile su due riuscirebbe a rilasciare le sue testate che colpirebbero i bersagli sul suolo americano. Basti pensare che il missile balistico intercontinentale russo Sarmat, potrebbe trasportare fino a quindici testate Mirv/Marv (testate multiple indipendenti capaci di modificare il proprio percorso in volo con brusche manovre). Le testate MARV (Maneuverable Reentry Vehicle) sono un’evoluzione delle MIRV (Multiple Independently Targetable Reentry Vehicle) che si basano sul concetto MRV (Multiple Reentry Vehicle). Parliamo, ovviamente, di uno scenario prossimo. Le piattaforme ipersoniche, che entreranno in servizio tra 10/15 anni, riscriveranno il modo stesso di concepire una difesa antimissile. Con il termine ipersonico si identifica un sistema in grado di superare Mach 5/ 6.125 chilometri all’ora. Tale regime è classificato come ipersonico ed annulla le attuali nozioni di un asset A2 / AD (anti-accesso/area di diniego). Intercettare un velivolo ipersonico non è al momento possibile a causa del tempo necessario ai sistemi di difesa per elaborare una risposta. La rilevazione iniziale, il tracciamento e la soluzione di fuoco richiedono comunque del tempo, parliamo sempre di secondi, che potrebbero essere troppi considerando il regime ipersonico. Se venisse lanciato un attacco combinato tra missili tradizionali balistici ed ipersonici, anche la migliore difesa antimissile esistente non avrebbe scampo. La contromisura antibalistica per le testate a rientro convenzionale è ben nota e si basa sul calcolo della traiettoria di discesa attraverso l’atmosfera delle testate multiple indipendenti. Il problema dell’elevata velocità di rientro è stata aggirata preventivamente con l’impiego di missili intercettori progettati per distruggere le testate multiple indipendenti prima della loro fase di rilascio. La velocità ipersonica annulla tale fase critica, rientrando nell’atmosfera in planata ad altissima velocità ed avvicinandosi all’obiettivo con una traiettoria relativamente piatta. Il regime ipersonico riscriverà l’ampliamento della concezione geografica di proiezione: da teatro ad emisfero. Maggiore velocità imporrà, necessariamente, un maggiore raggio d’azione. Tradotto significa maggiori investimenti nelle capacità ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) a lungo raggio per l’identificazione di una minaccia remota.

In una guerra ad alta velocità, l’intera architettura decisionale dovrà essere rivista ed eseguita altrettanto rapidamente, lasciando poco spazio per la micro-gestione politica a fronte di un certo grado di automazione, sempre maggiore. L’evoluzione ipersonica, quindi, comporterà la rivisitazione se non addirittura la riprogettazione delle strutture di comando, con nuove regole di ingaggio in rivisitati ambienti decisionali. Un missile ipersonico sarebbe certamente in grado di eludere la totalità dei sistemi di difesa aerea esistenti. Un tale asset evidenzia delle sfide particolari. Parliamo di missili con tecnologia ramjet (statoreattore) a combustione supersonica, realizzati con materiali in grado di sopportare le altissime temperature provocate dal profilo di volo ipersonico. Per quest’ultimo sarà determinante il disegno aerodinamico che dovrà garantire stabilità e manovrabilità in diversi regimi di volo: subsonico, transonico, supersonico ed ipersonico. I turboreattori, ad esempio, non possono operare a velocità ipersoniche che richiedono, invece, una tecnologia ramjet. Viceversa, gli statoreattori non funzionano a velocità inferiori. Ci sono essenzialmente due modi per abilitare una regime supersonico a ramjet. Il primo è il boost-glide: un razzo che trasporta il missile ipersonico a quote elevate rilasciandolo fino a quando, grazie alla velocità acquisita, sarebbe in grado di attivare il suo statoreattore fino a raggiungere il bersaglio. Il secondo prevede il rilascio ad alta quota e velocità del missile da un altro aeromobile utilizzando razzi propulsori a basso costo. In entrambi i casi, è imperativo che il missile raggiunga una velocità minima sufficiente per l’abilitazione del profilo ramjet o scramjet.

Il regime ipersonico è interpretato diversamente dalle nazioni più potenti del mondo. Stati Uniti e Cina si starebbero concentrando sullo sviluppo di velivoli a spinta come l’Hypersonic Glide Vehicle. Russia e India, invece, starebbero investendo nei cosiddetti missili cruise ipersonici.

La differenza sostanziale è che mentre un velivolo a spinta Glide deve prima raggiungere un’altitudine estrema prima di rientrare nell’atmosfera, i missili da crociera viaggiano su una traiettoria di quota non-balistica, estremamente bassa per eludere i sistemi radar di allarme precoce.

Mosca e Delhi hanno già sviluppato il supersonico BrahMos, il più veloce missile da crociera al mondo, capace di una velocità di Mach 3, e sarebbero già al lavoro sul modello ipersonico BrahMos-II.

La Cina, invece, continua lo sviluppo dell’Hypersonic Glide Vehicle (HGV) soprannominato dal Pentagono DF-ZF (WU-14). Il nuovo velivolo dovrebbe essere in grado, quando sarà prodotto in serie, di viaggiare fino ad otto volte la velocità del suono. Questo significa che potrebbe schivare l’attuale sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti e colpire ogni parte del pianeta entro un’ora. Il WU-14 è in grado di trasportare testate nucleari ad una velocità superiore a Mach 10 (12,359 chilometri all’ora) ed è immune alle attuali contromisure anti-balistiche per le testate a rientro convenzionale. Un velivolo ipersonico come l’HGV potrebbe rientrare nell’atmosfera planando ad altissima velocità ed avvicinandosi all’obiettivo con una traiettoria relativamente piatta, diminuendo così il tempo di identificazione dai sistemi nemici. Il DF-ZF può essere trasportato a quota di lancio da vari missili balistici cinesi, come il DF-21 (a medio raggio) e dai DF-31 e DF-41 (intercontinentali), estendendo di 12 mila km la gittata dei vettori. La Cina prevede di implementare il suo nuovo velivolo di planata ad alta velocità entro il 2020. Il programma ipersonico cinese prevede il primo velivolo scramjet, supersonic combustion ramjet, entro il 2025.

La Russia continua a testare con successo il sistema ipersonico Tsirkon. Le ultime stime parlano dell’avvio della produzione di massa fissata al 2018, con fase finale dei test entro il 2017. Lo Tsikron dovrebbe essere in grado di colpire bersagli a 400 chilometri distanza ad velocità da cinque a sei volte più veloce rispetto quello del suono.

L’Air Force conta di avere in inventario armi ipersoniche entro il 2020 con entrata in servizio del primo drone con capacità ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance) in grado di superare Mach 5 nel 2030. Nel 2040, infine, il Pentagono spera di riuscire a mettere in servizio piattaforme ipersoniche con capacità offensive. I test di volo si stanno attualmente svolgendo sull’X-51 Waverider. Quest’ultimo è stato progettato per dimostrare il rilascio in volo da un aereo convenzionale (B-52H ) di un vettore a reazione scramjet. I test hanno dimostrato che l’X-51A, fornito di 240 secondi di carburante, è stato in grado di accelerare fino a Mach 4,8 in 26 secondi, rilasciato da una quota di 50.000 piedi. L’X-51A ha poi raggiunto i 60.000 piedi accelerando fino a Mach 5.1.

NOTE:

Franco Iacch, analista militare, accreditato presso la NATO, ha maturato un’esperienza decennale nel campo della Difesa con i rischieramenti militari dell'Alleanza sia in Italia che all'estero. Collabora con diversi think tank in materia di sicurezza internazionale.


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