La nuova tregua tra FARC e governo in Colombia La nuova tregua tra FARC e governo in Colombia
Il 22 giugno 2016, il governo presieduto da Juan Manuel Santos e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC) di Timochenko hanno annunciato la... La nuova tregua tra FARC e governo in Colombia

Il 22 giugno 2016, il governo presieduto da Juan Manuel Santos e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC) di Timochenko hanno annunciato la firma di un cessate-il-fuoco bilaterale, ultimo passo propedeutico alla firma degli accordi di pace i cui negoziati erano iniziati quattro anni fa, nel settembre 2012. Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, l’inviato speciale dell’Onu, Ban-ki Moon, i Presidenti di Cuba, Cile, Venezuela e altri Paesi latinoamericani. L’accordo sul cessate il fuoco bilaterale ha disposto indicazioni su due punti chiave per il trionfo della pace, il disarmo e la smobilitazione delle FARC, ponendo fine al conflitto che si trascina nel Paese da cinquantadue anni con oltre 220.000 morti, 45.000 dispersi e 6,9 milioni di sfollati.

Dopo oltre cinquant’anni di ostilità, il governo colombiano di Santos e le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) sembrano finalmente essere intenzionati a seppellire le asce da guerra. I negoziati per la pace avviati all’Avana quattro anni orsono, nell’agosto 2012, sono coronati nell’annuncio di un cessate-il-fuoco, questa volta bilaterale, lo scorso 22 giugno. Già nel dicembre 2014 le FARC avevano fatto un passo verso il governo dichiarando un cessate-il-fuoco unilaterale, ma in quell’occasione Santos mantenne un atteggiamento prudente, probabilmente memore di alcuni precedenti negativi. Quando nel 1983 – sotto la presidenza di Belisario Betancur (1982-1986) – fu raggiunto un accordo bilaterale con le FARC, non solo esso non riuscì a porre fine alle ostilità, ma deteriorò il processo di pace, collassato di lì a poco tempo. Inoltre successivamente, sotto l’amministrazione di Andrés Pastrana, quando alle FARC furono garantite zone demilitarizzate, quest’ultime furono poi utilizzate ai fini della guerriglia quali luoghi per tenere addestramenti militari su vasta scala e le FARC si rafforzarono a scapito del governo centrale. Ciò ovviamente determinò un nuovo collasso del processo di pacificazione1.

Detti precedenti non solo hanno rallentato ampiamente i tempi per raggiungere a un accordo di pace, ma hanno anche portato a un accordo diverso dal punto di vista diplomatico. L’attuale cessate-il-fuoco crea le premesse per la pace prima di porre la fine alla guerra: difatti, sebbene l’accordo di pace in senso stretto ancora non sia stato concluso, nel cessate-il-fuoco sono stati trattati contenuti che già anticipano la pace stessa. Come annunciato da Santos, l’accordo di pace sarà firmato probabilmente entro il 20 luglio prossimo2.

Il cessate-il-fuoco pone una fine a uno tra i conflitti longevi che la storia abbia mai conosciuto3. Nel 1964 le FARC attribuirono la loro origine alla repressione militare di una rivolta contadina nella regione di Marquetalia, quando Manuel Marulanda Velez, conosciuto con il nome di battaglia di Tirofijo, ponendosi alla guida di un gruppo di contadini istruiti alla dottrina marxista, decise di passare alla lotta armata per fondare uno Stato indipendente all’interno della territorio colombiano. Nel 1996 le FARC portarono a termine il loro primo grande attentato, quando circa 450 guerriglieri attaccarono la base militare di Las Delicias, a Puerto Leguizamo, uccidendo ventisette soldati. Da allora le FARC agirono come gruppo paramilitare, supportate da migliaia tra combattenti e miliziani che setacciano i boschi e i centri abitati, perpetrando sequestri ed estorsioni non solo ai danni delle personalità di Stato, ma anche della popolazione civile.

Quando nel 1998, come anticipato, il presidente Andres Pastrana concesse ai guerriglieri un territorio indipendente all’interno del Paese, in particolare nella regione di Caguan, cercando così di ottenere la loro partecipazione ai negoziati per il disarmo, le FARC si rafforzarono, giungendo persino a reclutare tra le loro fila migliaia di giovani e di bambini. Nel 2002, a seguito di questi atteggiamenti, non solo Pastrana decise di revocargli il territorio, costringendo le FARC a tornare presso i loro accampamenti nelle foreste, ma addirittura la comunità internazionale le bollò quale organizzazione terroristica. Nell’agosto di quello stesso anno le conseguenze dell’atteggiamento criminale delle FARC non si fecero attendere e venne eletto alla presidenza il rappresentante della destra conservatrice, quella cioè particolarmente ostile alle FARC e contraria a ogni possibilità di dialogo.

Alvaro Urbe era infatti deciso a reprimere con la forza ogni forma di terrorismo interno. L’atteggiante repressivo coronò nell’uccisione, ad opera dell’esercito, del leader delle FARC, Tirofijo, e nel loro portavoce, Raul Reyes, nel febbraio del 2008. Dopo le nuove elezioni, nel 2010 iniziò il mandato dell’attuale presidente, Juan Manuel Santos, che nel precedente governo di Urbe ricopriva la carica di Ministro della Difesa. Egli decise di cambiare strategia, avviando una trattativa segreta con le FARC. I rapporti tra governo colombiano e le FARC stentavano a cambiare direzione, tanto che presto l’esercito riuscì ad uccidere il leader delle FARC, Alfonso Cano, sostituito da Rodrigo Landono, l’attuale figura di riferimento, meglio noto con il nome di battaglia di Timochenko.

Finalmente nel 2012 all’Avana si aprirono i negoziati per la pace, sotto i diretti auspici del governo cubano. Nella dichiarazione del 4 settembre del Ministero degli Esteri di Cuba si legge: «il Governo cubano ha dato la sua collaborazione e appoggio allo svolgimento di colloqui esplorativi che conducano a un processo di pace, partecipando al contempo come garante nelle deliberazioni. Per richiesta di entrambe le parti, ha anche fatto da garante, insieme ai Governi di Norvegia e Venezuela, per il trasporto a Cuba dei rappresentanti delle FARC-EP. Come frutto dei colloqui esplorativi tenutisi a l’Avana dal 23 febbraio 2012 e come da dichiarazione delle parti, si è aperto un processo di dialogo impegnato per la pace e la soluzione del conflitto storico in Colombia, che Cuba appoggia, cosciente dell’importanza che ha per il popolo colombiano e della sua influenza sull’America Latina e i Caraibi. Il Governo cubano continuerà a prestare il suo aiuto solidale e i suoi buoni uffici a favore di questo sforzo, nella misura in cui il governo della Colombia e le FARC-EP li richiedano»4.

Il successo del dialogo avviato sin dal 2012 è stato dovuto in buona parte proprio all’opera internazionale di Cuba da un latro, in quanto territorio che si è fatto garante degli incontri bilaterali, e delle Nazioni Unite dall’altro, che hanno tentato di agevolare il superamento delle tensioni causate soprattutto dalle ingerenze statunitensi, impegnati a finanziare le economie rurali onde arginare le fonti di finanziamento delle FARC. Dunque il governo cubano, assieme a quello norvegese e venezuelano, nonché alle Nazioni Unite, hanno monitorato tutti i passi che sono stati compiuti in questi anni e che hanno portato oggi alla firma del cessate-il fuoco-bilaterale5.

Quest’ultimo difatti si aggiunge a una serie di accordi già definiti negli anni trascorsi riguardo ad altri punti della trattativa, come la la riforma rurale (maggio del 2013), la partecipazione politica degli ex guerriglieri (novembre 2013), la produzione e vendita di droga, dove il narcotraffico ha rappresentato la principale fonte di finanziamento delle FARC (maggio 2014 – si pensi che la Colombia è il principale esportatore di cocaina al mondo, ospitando nel suo territorio le basi logistiche della malavita internazionale, diventando anche terreno fertile per il riciclaggio di denaro sporco, traffico d’armi e prostituzione)6 e le conseguenze giudiziarie del conflitto, che hanno visto la proposta di un sistema di giustizia transizionale (settembre 2015)7 .

Ognuno di questi punti ha rappresentato un terreno di confronto/scontro tra le due parti, ma si trattava di questioni-chiave, irrinunciabili, che era doveroso affrontare prima di poter passare a definire l’accordo di pace vero e proprio. Un altro passo distensivo, da parte delle FARC, si è avuto anche di recente, in maggio, quando il governo colombiano e le FARC sono giunti a un accordo sul progressivo disimpegno dei bambini dalle forze di guerriglia. In base a questo accordo, sostenuto dall’UNICEF, i bambini sotto i 14 anni sarebbero stati i primi ad essere rilasciati, mentre per quelli tra i 15 e i 18 anni le modalità sarebbero state definite entro poco tempo. Inoltre, grazie al supporto finanziario dell’UNICEF, i bambini saranno oggetto di uno specifico piano di reinsediamento nella società, fase molto delicata considerando che la maggior parte di questi bambini vivono una condizione di lutto familiare e non hanno persone a cui fare riferimento. Gli analisti sostengono che il reinserimento degli ex bambini soldato nella società tradizionale sarà un test cruciale per il successo dell’accordo di pace in Colombia: molti temono infatti che i combattenti possano essere reclutati da gruppi criminali8.

La questione del reinsediamento nella società è proprio uno dei due punti cruciali affrontanti all’interno del cessate-il-fuoco. In esso sono difatti stati chiariti gli ultimi due aspetti essenziali ai fini della trattativa9, anzitutto la questione del disarmo. Una parte dell’accordo prevede la consegna di tutto il materiale bellico in possesso dalle FARC. Tutte le armi belliche, sia pesanti che leggere saranno quindi consegnate all’ONU. Il disarmo si protrarrà per i successivi sessanta giorni sotto il monitoraggio delle Nazioni Unite attraverso l’istituzione di un Comitato formato da un rappresentante del governo, delle FARC e dei Paesi garanti. Seconda questione approntata è stata invece quella della smobilitazione delle stesse FARC e della reintegrazione dei guerriglieri, sia uomini che donne, nella vita pubblica locale. La smobilitazione avverrà nei successivi sei mesi. In particolare tutti gli appartenenti alle FARC confluiranno in ventitré c.d. “zone transitorie di normalizzazione”, che raccoglieranno i militanti che recentemente si erano già avvicinati alla popolazione civile, e in altri 8 c.d. “punti” di raccolta, destinati a coloro che invece operavano nelle aree più insidiose e remote del Paese. Si tratta di una sorta di camera di compensazione, dove la vita di queste persone sarà soltanto civile e vigeranno le stesse leggi valide in tutto il Paese. Certamente non si tratta di un’operazione semplice: le FARC dovranno integrarsi con la stessa popolazione che essi hanno spesso combattuto in tutti questi anni, dovranno trovare un lavoro, studiare, specializzarsi, sposarsi, avere una casa e magari una famiglia.

All’interno del cessate-il-fuoco è stato inoltre ribadito, seguendo le linee tracciate già nel settembre 2015, che ci sarà un’ampia amnistia politica e saranno ritirati gli ordini di cattura verso i guerriglieri che smobiliteranno nelle aree suddette; inoltre è previsto anche il risarcimento delle vittime secondo un nuovo codice penale che è stato integrato per l’occasione, per il quale le responsabilità saranno personali e le pene proporzionali ai reati commessi. Il Presidente Santos ha espresso la volontà di istituzionalizzare l’accordo e per questo ha proposto di sottoporlo a un referendum nel mese di settembre. Le FARC lo hanno accettato e in questo senso ciò potrebbe apparire come un modo di dare legittimità ad uno Stato che non hanno mai riconosciuto prima.

Infine, non bisogna dimenticare che risolvere la problematica con le FARC non significa trovare la pace definitiva per la Colombia. Un altro attore resta da fronteggiare, vale a dire l’Esercito di Liberazione Nazionale. L’altra guerriglia colombiana ha in realtà deciso di aprire ufficialmente il negoziato di pace con il governo, che si terrà in Ecuador. Tuttavia attualmente è in una fase di stallo, dal momento che il governo colombiano deve decidere la sede ufficiale del negoziato. Durante l’ultimo incontro, tenutosi in Venezuela nella scorsa primavera, sono state stabilite tanto l’agenda dei colloqui quanto la procedura con cui gli incontri si svolgeranno. Devono però essere ancora definiti gli attori internazionali che dovranno sovraintendere all’intero processo di pace i quali, come dimostrato nel negoziato con le FARC, sono risultati fondamentali per il suo successo.

NOTE:

Paolo Howard è collaboratore del Programma "Africa e America Latina" dell'IsAG.

1. Internazionale, “La pace in Colombia dopo cinquant’anni di ostilità”, 23 giugno 2016.
2. Avvenire, “Colombia firma per la storia”, 24 giugno 2016.
3. Per approfondire la storia del conflitto tra governo colombiano e le FARC si legga V. Rosato, “Conflitti camaleontici. Il conflitto colombiano tra il XX e il XXI secolo”, Franco Angeli, 2011.
4. Dichiarazione del Ministero delle Relazioni Estere della Repubblica di Cuba, 4 settembre 2012.
5. Il Sole 24 Ore, “Colombia accordo storico tra governo e FARC”, 24 giugno 2016.
6. Duarte, J., “Le elezioni presidenziali in Colombia: scenari e prospettive future”, 20 maggio 2014, Geopolitica Online.
7. Il Sole 24 Ore, “Storico accordo in Colombia: Farc risarciranno le vittime”, 16 dicembre 2015.
8. Internazionale, “In Colombia i bambini soldato tornano casa e la pace si avvicina”, 18 maggio 2016.
9. La Repubblica, “Colombia, pace tra le Farc e il governo. Così i guerriglieri tornano alla vita civile”, 24 giugno 2016.


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