Terrorismo islamico: dai <i>lone wolf</i> al branco di lupi? Terrorismo islamico: dai <i>lone wolf</i> al branco di lupi?
Il concetto del lupo solitario nasce come contenitore verbale per racchiudere le minacce jihadiste globali, strutturalmente diverse dalle storiche e grandi organizzazioni terroristiche. Il... Terrorismo islamico: dai <i>lone wolf</i> al branco di lupi?

Il concetto del lupo solitario nasce come contenitore verbale per racchiudere le minacce jihadiste globali, strutturalmente diverse dalle storiche e grandi organizzazioni terroristiche. Il terrorismo, per sua natura, ha la capacità si scardinare gli schemi classici, portandoli ad un altro livello. L’attuale strategia dello Stato islamico mira alla creazione di piccole unità coordinate da un comando centrale e del tutto autosufficienti.

Nel corso degli ultimi anni l’Occidente, così come i paesi a maggioranza musulmana, sono stati colpiti da attacchi portati dai cosiddetti “lupi solitari”, per lo più jihadisti islamici. Per definizione, un terrorista è spinto da obiettivi politici, ma tali motivazioni di solito non rappresentano fattori predittivi per un possibile attentato. I lupi solitari, condividono una simile psicologia, la stessa che li ha estraniati dalla società che hanno iniziato ad odiare: l’ansia da riscatto sociale è componente essenziale dell’individuo che si avvicina ai movimenti radicali jihadisti. I lone wolf dello Stato islamico si discostano da quelli teorizzati quindici anni fa. Molti di loro (così come avvenuto per gli episodi accaduti in Francia ed in Belgio) provengono dal mondo criminale. Proprio la criminalità continua ad intrecciarsi sempre più con l’estremismo. Ecco che allora il concetto stesso di terrorismo assume un nuovo significato: la causa politica o religiosa, diventa soltanto il pretesto per continuare un comportamento illecito. L’evoluzione del lone wolf “islamista” va quindi ricercata nel branco criminale consacrato alla causa jihadista. Se il lone wolf potrebbe essersi evoluto in branco per massimizzare l’efficacia e coordinare gli attacchi, il terrorismo islamico ha già dimostrato il fine delle sue azioni contro l’Occidente: spettacolarizzare la morte.

La sensazione di insicurezza costante, il modificare il proprio stile di vita, il cedere alcune libertà individuali sacrificandole sull’altare della sicurezza: il terrorismo si pone l’obiettivo di scardinare gli schemi classici, modificando e plasmando lo status quo che la società conosce. Tattiche che si avvicinano pericolosamente alla dottrina “Shock and Awe”, presa a riferimento a più riprese dallo stesso Rumsfeld per la guerra in Iraq. Operazioni volte alla paralisi di un paese tramite agguati periodici. Di per sé, la deflagrazione di un ordigno è soltanto il primo passo, per certi versi quello “meno” traumatico rispetto alla paura che episodi del genere instillano nella massa. E la paura, rispetto al dolore che si può trasformare in perenne ricordo, rimane una costante che modifica il modo di vivere. Il terrorista della porta accanto ha dalla sua l’anonimato, la capacità di essere insospettabile e la possibilità concreta di costruire una pentola a pressione riempita di esplosivo. È ritenuto l’IED (Improvised Explosive Device) più facile da realizzare perché, oltre all’esplosivo in sé, può essere realizzato con materiali facilmente reperibili, alcuni dei quali disponibili in ogni casa. La detonazione può essere attivata da un semplice dispositivo elettronico come un orologio digitale, una sveglia o un telefono cellulare.

La potenza dell’ordigno dipende dalla quantità di esplosivo che può essere riposto all’interno. La pentola a pressione, per la sua particolare forma e chiusura, appunto a pressione, contiene inizialmente l’espansione dell’energia, moltiplicandola esponenzialmente. Considerando l’incredibile possibilità di collocare all’interno qualsiasi oggetto domestico, come chiodi o bulloni, si capisce la capacità di frammentazione della pentola a pressione, potenzialmente letale alla brevissima distanza. E le istruzioni sono disponibili sulla rete. La cintura esplosiva indossata da un kamikaze, ad esempio, è ritenuta la granata a frammentazione perfetta, per il duplice motivo di essere “intelligente” e “mimetizzata”. Analizzando gli attentati degli ultimi anni, possiamo identificare due diverse tipologie di lone wolf: il tattico e l’opportunista. Il lupo solitario tattico potrebbe anche essere collegato direttamente ad uno specifico gruppo fondamentalista ed aver ricevuto da quest’ultimo formazione e sostegno logistico. Il lone wolf tattico è il classico combattente straniero che ritorna a casa.

L’opportunista è, invece, colui che, probabilmente, non ha mai avuto alcun tipo di rapporto diretto con i terroristi e limitato esclusivamente alla propaganda estremista sui social. Omar Mateen, esecutore della strage di Orlando, rientra in questa seconda categoria. Per le organizzazioni islamiche estremiste, non importa l’attore ma il fine che resta il medesimo: la propaganda. In alcuni episodi, o potremmo parlare persino di branco. Gli attentati avvenuti il 26 novembre del 2008 a Mumbai, sono stato eseguiti proprio da un “branco di lupi”. Dieci terroristi pakistani, ben armati e addestrati, attaccarono simultaneamente alberghi di lusso, ristoranti, una stazione ferroviaria ed un ostello. I target erano occidentali ed israeliani, anche se le vittime maggiori furono gli indiani innocenti. Gli attacchi di Parigi dimostrarono similitudini alle tattiche riscontrate a Mumbai con l’aggiunta delle cinture esplosive. Non sarebbe errato affermare, quindi, che lo Stato islamico abbia preso il modello di Mumbai e lo abbia contestualizzato per l’Europa. Ad oggi non è ancora possibile creare modelli o metodi ricorrenti per catalogare il lupo solitario. Le loro azioni particolari rientrano in un diverso stile di terrorismo: atti casuali di violenza che possono essere solo in parte ispirati dall’islam radicale.

A differenza di al-Qaeda, che propende per operazioni scrupolosamente pianificate, lo Stato Islamico ha fin da subito incoraggiato chiunque nel prendere le armi in suo nome, utilizzando la più complessa ed efficace campagna di reclutamento sui social mai creata da un gruppo terroristico. Nel lupo solitario, il processo di radicalizzazione avviene solitamente in tempi brevi. Raramente, gli esecutori ricevono supporto esterno, anche se lo Stato islamico cerca di trasformare qualsiasi fatto di sangue, casuale e non, in propaganda. I lupi solitari erano già stati invocati dal terrorista Anwar al Awlaki che sulla rivista Inspire, esortava i singoli musulmani americani a compiere attacchi contro i civili. Anwar al-Awlaki resta ancora oggi una delle figure più carismatiche di Al-Qaeda e principale fonte d’ispirazione per molti terroristi. Influenzato dalle opere di Sayyid Qutb, ideatore del pensiero jihadista anti-occidentale, Anwar al-Awlaki divenne in poco tempo il principale cultore della linea fondamentalista ad oltranza. Scrisse numerosi saggi che possono definirsi come la guida per gli estremisti di matrice islamica, una sorta di bibbia del lupo solitario che si consacra al martirio. Capì la fondamentale importanza di internet come strumento per diffondere la cultura anti-occidentale e reclutare nuove cellule, aprendo un blog, una pagina Facebook, una canale Youtube e divenendo il primo editorialista della rubrica di Al-Qaeda, Inspire.

Nel suo primo articolo, al-Awlaki invocò attacchi contro quanti avevano calunniato il profeta Maometto ed attentati contro gli obiettivi occidentali. Venne eliminato da un drone della CIA il 30 settembre del 2011. Poche ore dopo la strage di Orlando, lo Stato islamico ha diramato una nota, lodando le gesta del fratello Omar Mateen per la sua grande vittoria sui crociati. Nonostante possiedano lo svantaggio di un supporto professionale dei gruppi terroristici, l’attacco del lupo solitario si dimostra letale. Con il senno di poi i sospetti, che divengono poi indicatori, si tramutano in prove schiaccianti, ma non esiste ad oggi un’analisi predittiva che possa identificare l’imminente azione di un lone wolf. Solo a strage compiuta, azioni ed indizi, si tramutano in prove inconfutabili. E questo è il pericolo di un’analisi retrospettiva. Gli stessi indicatori possono fare accendere un campanello d’allarme, ma sfociano raramente in violenza. Piuttosto, sono i comportamenti banali ad essere correlati ad un episodio di violenza. In realtà, se da un lato è possibile identificare alcuni comportamenti potenzialmente osservabili, dall’altro è impossibile stabilire se possano sfociare o meno in minaccia. Si tratta proprio di una prevenzione senza una previsione specifica.

È particolarmente difficile distinguere tra gli estremisti solitari che intendono commettere attacchi e quelli che semplicemente esprimono convinzioni radicali. Perché, se è abbastanza vero che la maggior parte dei terroristi sono radicali, è altrettanto corretto affermare che non tutti i radicali sono terroristi. È quindi estremamente difficile individuare i lupi solitari che effettueranno un attacco vero e proprio prima che colpiscano, anche con l’ausilio dei più sofisticati strumenti tecnici di raccolta delle informazioni. Certo, la cronologia delle ricerche sulla rete, ad esempio, potrebbe rivelare una fissazione. Pubblicazioni, condivisioni e foto potrebbero rivelare l’identificazione così come i dati per la geo-localizzazione, ma produrre dei protocolli automatici che possano rilevare sulla rete dei comportamenti anomali, tipici di un lupo solitario, è praticamente impossibile.

Ma chi potrebbe essere il lupo solitario? Chiunque. È una risposta abbastanza condivisa. Intanto le sue azioni: rientrano nel terrorismo individuale che agisce senza ricevere gli ordini diretti di un leader. Per definizione, quindi, il lone wolf si muove senza alcuna connessione. Un errore comune è quello di considerare il lupo solitario alla stregua delle cellule dormienti. Queste ultime si infiltrano e restano in sospeso fino a quando non ricevono l’ordine di agire.

Presupposti che non rientrano nel modo di agire del lupo solitario, mosso dalla sola ispirazione e connessione ideologica con individui che probabilmente non conoscerà mai. Il terrorista individuale si ispira ad un certo gruppo, anche se non strutturato gerarchicamente all’interno di esso. Il lupo solitario potrebbe essere chiunque perché con le sue azioni violente esemplifica le variazioni in termini di orientamento e modus operandi. Sono attori solitari, le cui intenzioni sono difficili da discernere perché solitamente evitano il contatto con gli altri. Questo rende l’identificazione, il monitoraggio e l’arresto estremamente difficile. Rispetto alle forme convenzionali di terrorismo sponsorizzato, gli operatori solitari hanno un vantaggio fondamentale: non condividono i loro piani con altre persone. I lupi solitari, per definizione, sono idiosincratici: il loro contesto è vario così come lo sfondo politico ed ideologico che li ispira.

Il lupo solitario potrebbe essere un fanatico religioso, ma anche un anarchico. Un estremista di destra o sinistra, un radicale cattolico o il classico jihadista. E ancora potrebbe essere uno psicopatico o uno sano di mente. Una varietà di sfondi quindi, con un ampio spettro di ideologie e motivazioni. Ecco perché non esiste profilo unico per il lone wolf. Possiamo, invece, distinguere diverse categorie di terroristi solitari in base al loro background ideologico o religioso. Anche se è possibile identificare alcune caratteristiche comuni condivise, il numero degli episodi resta statisticamente basso per catalogare, schematizzare e prevedere l’attentato di un lupo solitario. In alcuni casi, non sarebbe nemmeno corretto parlare di lupo solitario, ma di cigno nero (Nassim Nicholas Taleb): l’individuo che diventa esecutore materiale di una strage e poi inserito, volente o nolente, nella propaganda di un’organizzazione terroristica. Lo studio dei processi di radicalizzazione potrebbero fornire indizi sulla minaccia solitaria, mentre una tattica in sintonia con il contesto potrebbe suggerire efficaci contromisure per un evento o un luogo catalizzatore. Infine, un primo screening potrebbe e dovrebbe essere compiuto su coloro che riescono ad ottenere equipaggiamento militare, come i fucili automatici.

I lupi solitari si rivelano essere strumenti ad opera del gruppo mediaticamente più avanzato mai esistito nella storia del terrorismo. Lo Stato islamico ha perfezionato l’utilizzo di internet, ottimizzando una macchina della propaganda pronta ad attivarsi per esaltare le gesta di un attentato nel mondo. Il simpatizzante compie la strage, l’Isis ottiene uno spot di portata globale.

NOTE:

Franco Iacch, analista militare, accreditato presso la NATO, ha maturato un’esperienza decennale nel campo della Difesa con i rischieramenti militari dell'Alleanza sia in Italia che all'estero. Collabora con diversi think tank in materia di sicurezza internazionale.


  • franco correzzola

    09/09/2016 #1 Author

    complimenti! bello e dettagliato… interessante l’analisi sulla imprevedibilità di un “cigno nero”… questo in teoria mette fuori gioco l’attività d’intelligence… a meno che non si verifichi una prospettiva orwelliana che fare sospettare ben altri mandanti. cordialità franco

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