Il conflitto in Ucraina: la situazione sul campo – 10 luglio 2016 Il conflitto in Ucraina: la situazione sul campo – 10 luglio 2016
DONETSK – In seguito al tentativo ucraino della scorsa settimana di sfondare a Debaltsevo, respinto dalle milizie ribelli grazie all’impiego di due compagnie di... Il conflitto in Ucraina: la situazione sul campo – 10 luglio 2016

DONETSK – In seguito al tentativo ucraino della scorsa settimana di sfondare a Debaltsevo, respinto dalle milizie ribelli grazie all’impiego di due compagnie di artiglieri del battaglione «Somalia», il conflitto a bassa intensità ha continuato a rimanere statico sulle proprie linee.

Non per questo però non si sono verificate distruzioni e ferimenti di civili. Il Ministero della difesa della Repubblica Popolare di Donetsk, in seguito al bombardamento serale del 4 luglio sul quartiere residenziale Kuibishevskij da parte dei militari ucraini, ha informato della presenza di due civili rimasti feriti. Ma non sono stati gli unici: nei pressi di Gorlovka altri tre civili nella scorsa settimana hanno riportato lesioni da schegge di proiettili di mortaio o granate. Dal lato ucraino non sono state rese note vittime civili. Allo stesso modo,  entrambe le fazioni non danno troppo a sapere riguardo alle perdite militari.

Eduard Basurin, vice Comandante e portavoce delle forze armate di Donetsk, ha affermato che il territorio dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk è stata colpita per oltre 2.950 volte dall’esercito di Kiev che avrebbe impiegato mortai di diverso calibro, lanciagranate automatici ed artiglierie, il cui utilizzo è vietato dagli accordi di Minsk. Dalla parte opposta del fronte il Press center del Comando ucraino delle operazioni in Donbass ha lamentato 415 violazioni  da parte di quello che viene definito l’ «esercito occupante russo» nella scorsa settimana.

Le parti in conflitto rimangono concordi solo nell’individuazione delle zone a maggiore intensità di combattimento nel settore Sud del fronte, a Mariupol, nella periferia di Donetsk nella zona Avdeevka-Yasinovataya, a ridosso dello snodo automobilistico strategico per l’accesso alla città ed infine a Gorlovka, secondo centro abitativo per dimensioni e ricchezza della autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk. In questi settori è stato colpito il maggior numero di edifici negli ultimi sette giorni: 110 in totale, incluso l’ufficio postale di Gorlovka che è comunque rimasto operativo.

Durante la settimana anche l’agenda politica si è rivelata ricca di incontri. Il 5 luglio a Slavyansk si è tenuta la manifestazione celebrativa del secondo anniversario dalla ritirata delle forze ribelli filorusse comandate da Igor Strelkov. In occasione della ricorrenza il Presidente ucraino Petro Poroshenko ha annunciato che «sicuramente verrà ristabilita la pace e riportando tutti i territori ora occupati sotto la bandiera ucraina, perseguendo la via politico-diplomatica». Altro appuntamento importante per Poroshenko è stato l’incontro con John Kerry dove si è discusso di sostegno finanziario da parte degli Usa, la collaborazione in ambito NATO e di risoluzione del conflitto in Donbass. Per il segretario di Stato USA, secondo quanto affermato nel briefing con Poroshenko «non devono esserci dubbi sul fatto che serva un immediato cessate il fuoco, un libero accesso dell’OSCE in tutti i territori, incluse le frontiere, lo scambio di tutti i prigionieri ed l’organizzazione di elezioni libere nel Donbass, secondo gli standar OSCE e le regole della Costituzione ucraina».

Il Ministro degli Esteri dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, Natalia Nikonorova, ha così commentato l’incontro di Kiev tra Kerry e Poroshenko: «Nel corso della visita di ieri a Kiev il segretario di Stato Kerry ha detto che Poroshenko avrebbe fatto passi avanti sui temi delle elezioni e dell’amnistia: non si capisce in base a cosa il segretario di Stato faccia queste osservazioni». «Nei Gruppi di Contatto di Minsk i rappresentanti di Kiev intralciano di proposito il lavoro dei gruppi per risolvere questi aspetti», ha replicato la rappresentante della DNR, annunciando che «se non verrà concordata una legge con Donetsk e Lugansk, nel Donbass non ci saranno alcune elezioni». Uno dei nodi chiave degli accordi firmati nella capitale bielorussa nel febbraio del 2015 sono proprio le riforme costituzionali per concedere uno status di particolare autonomia politica alle regioni separatiste, che però Kiev fatica ad implementare, non disponendo l’attuale governo ucraino di una maggioranza qualificata alla Verkhovna Rada per attuarle.

NOTE:

Vittorio Rangeloni è libero pubblicista.


Nessun commento per il momento

Sii il primo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *