Il vertice NATO di Varsavia e le prospettive dell’Italia Il vertice NATO di Varsavia e le prospettive dell’Italia
Nel recente vertice di Varsavia (8-10 luglio), la NATO ha fatto il punto sul ruolo dell’organizzazione rispetto alle principali sfide per la sicurezza euro-atlantica,... Il vertice NATO di Varsavia e le prospettive dell’Italia

Nel recente vertice di Varsavia (8-10 luglio), la NATO ha fatto il punto sul ruolo dell’organizzazione rispetto alle principali sfide per la sicurezza euro-atlantica, e sulle priorità da assegnare a queste sfide nell’ambito della strategia euro-atlantica della sicurezza. L’instabilità legata alla crisi ucraina ad Est, le minacce provenienti dal fronte Sud, come l’immigrazione, il terrorismo islamico e l’instabilità in Libia, e il futuro della cooperazione con l’Unione Europea, sono stati i temi al centro del vertice conclusosi sabato nella capitale polacca.

Perché la Nato si riunisce a Varsavia

Questo tipo di incontri hanno assunto negli ultimi quindici anni sempre maggiore importanza e regolarità, adottando una cadenza biennale. Questo perché, in primo luogo, i vertici dell’Alleanza Atlantica rappresentano un momento di discussione per accordarsi sulla strategia e sulle «linee guida dell’azione comune»1. In secondo luogo, perché attraverso queste riunioni gli Stati membri fissano delle scadenze per i dossier di rispettiva competenza, permettendo così di andare avanti con passi concreti sull’agenda militare e diplomatica. Questo spiega la regolarità con cui vengono convocati i vertici, che rappresentano quindi il culmine di un percorso di due anni, nella cui prima parte vengono messe in pratica dagli staff internazionali le decisioni prese nel vertice precedente, e nella seconda parte vengono discusse dagli Stati membri le decisioni da prendere nel vertice successivo.

I temi inseriti nell’agenda del vertice sono quindi il frutto di un lavoro preliminare che coinvolge i rappresentanti e gli staff dei singoli Paesi, che nelle riunioni preliminari dei ministri degli Esteri o della Difesa discutono i temi che saranno all’ordine del giorno. Il dibattito principale che ha preceduto questo vertice, al quale hanno partecipato le delegazioni provenienti dal ventotto Stati membri dell’Alleanza e dai ventisei Paesi partner, è stato quello sulla necessità del raggiungimento di un equilibrio in seno alla Nato tra la posizione di chi, (soprattutto i Paesi dell’Europa orientale) insiste sulla necessità di estendere ed aumentare la capacità di deterrenza dell’alleanza in Europa orientale per far fronte alla “minaccia” che arriva da Est, e quelle di chi, compresa l’Italia, spinge per un maggiore sforzo della Nato verso le minacce alla sicurezza euro-atlantica che arrivano dal fronte Sud.

La strategia nei confronti di Mosca

Una sintesi tra le due posizioni sembra essere prevalsa al vertice di Varsavia. Se è vero, infatti, che la Nato ha confermato lo “sbilanciamento” verso Est, è pure vero che i toni usati nei confronti della Russia, dopo un congelamento di due anni della cooperazione in tutti i campi in seguito alla crisi ucraina, sono divenuti concilianti e improntati al dialogo. Il dispiegamento delle truppe Nato ai confini con la Russia era, infatti, già stato approvato in quattro battaglioni operativi posizionati a rotazione in quattro Paesi, per un totale di 4.000 uomini. Nella seconda giornata del vertice è stato quindi confermato che il Canada guiderà la missione in Lettonia, mentre in Lituania la missione sarà a guida tedesca, la Gran Bretagna guiderà la missione in Estonia e gli Stati Uniti quella in Polonia. L’Italia e il Belgio contribuiranno con un impegno rispettivo di 150 uomini al rafforzamento dei confini in Europa orientale2. Allo stesso modo il rafforzamento dello scudo antimissile nella base americana di Deveselu in Romania va a colmare la situazione di svantaggio dell’Alleanza nella regione del Mar Nero, che si era volta a favore della Russia con il referendum che ha segnato il ricongiungimento della Crimea a Mosca. Un’azione questa, che continua ad essere giudicata un’annessione illegittima da parte della Nato e dell’Unione Europea.

Se, come notano alcuni analisti3, il dispiegamento di forze ai confini orientali dell’Europa serve ad accontentare le richieste dei Paesi baltici e dell’Europa orientale, allo stesso modo il carattere provvisorio del dispiegamento e il fatto che i battaglioni non siano di stanza fissa, ma sottoposti a turnazione, denota un sostanziale equilibrio tra  la deterrenza e quel dialogo con Mosca che era stato caldeggiato negli ultimi mesi sia dal capo della diplomazia tedesca, Frank-Walter Steinmeier4, sia dal nostro Ministro della Difesa, Roberta Pinotti5. In questo senso vanno lette anche le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Jens Stoltemberg, il quale, nella seconda giornata del vertice, ha ribadito a sua volta che con la Russia si può «dar vita a un dialogo costruttivo». Secondo il Segretario Generale dell’Alleanza, «Mosca gioca un ruolo importante per la sicurezza dentro e fuori l’Ue: non deve e non può essere isolata». La costruzione di questo dialogo è probabilmente l’obiettivo della riunione del Consiglio Nato-Russia, che il 13 luglio è tornato a riunirsi per la seconda volta in pochi mesi dopo una pausa lunga due anni.

Immigrazione, Isis, Libia: le sfide del “fronte Sud”

L’instabilità in Libia alla quale la comunità internazionale stenta a dare una risposta, la sfida senza precedenti posta dai flussi migratori e la minaccia del terrorismo islamico sono alcuni dei punti sui quali si articola la strategia messa a punto dall’Alleanza Atlantica per la proiezione della stabilità nel vicinato meridionale. Riguardo la lotta al Califfato in Siria ed in Iraq, alcuni Stati si erano già detti contrari ad un coinvolgimento diretto della Nato in questi due scenari. Per questo a Varsavia non si è optato per un intervento diretto ma per mettere a disposizione della coalizione internazionale anti-Isis a guida USA i veivoli Awacs (Airborne Warning and Control Systems) per la raccolta di informazioni di intelligence e di proseguire con la missione di addestramento delle forze irachene in Giordania, spostando però la sede dell’addestramento delle truppe di Baghdad direttamente in Iraq.

Per rispondere alle sfide poste dalla crisi migratoria ed in generale alle sfide di sicurezza nel Mediterraneo, a Varsavia è stato deciso il dispiegamento di una nuova missione navale, Sea Guardian, che prenderà il posto di Active Endeavour, per vigilare sulla sicurezza del Mediterraneo. Confermata, inoltre, la missione nell’Egeo e il sostegno logistico e di intelligence alla missione navale dell’UE nel canale di Sicilia. Sulla situazione in Libia, la Nato conferma il riconoscimento del governo di accordo nazionale di Tripoli come l’unico legittimo e ha promesso di fornire un contributo alla ricostituzione della marina militare libica. Nel vertice – complice l’aggravarsi dello scenario nella regione, che va dalla ripresa dell’attività dei Talebani alla presenza crescente dello Stato Islamico e di altri gruppi radicali – è stato deciso il prolungamento della missione Nato in Afghanistan. Saranno 12.000 le unità che continueranno ad operare nel Paese in supporto alle forze di sicurezza locali. Alla missione contribuirà anche l’Italia con un contingente di mille uomini delle nostre forze armate.

La partnership Nato-UE

A Varsavia è stata siglata anche una Dichiarazione Congiunta tra la Nato e l’UE, che garantirà una collaborazione più stretta tra l’Alleanza Atlantica e l’Unione Europea. La decisione è stata definita «storica» dal segretario generale della Nato Jens Stoltemberg6 e sancisce un legame ancora più forte tra l’Unione Europea e la Nato e di conseguenza fra UE e Stati Uniti. Per ora si allontana quindi l’ipotesi dello sviluppo di un’integrazione militare interna al blocco europeo, per la quale la Brexit, come era stato annunciato da alcuni analisti7, avrebbe potuto rappresentare una grande opportunità. L’Europa ha però scelto di procedere sulla strada del rafforzamento della cooperazione bilaterale. Una cooperazione che coprirà una serie di ambiti strategici, così elencati da Affari Internazionali: «contrasto alle minacce ibride; operazioni navali, in particolare nel Mediterraneo; sicurezza e difesa cibernetica; complementarietà ed interoperabilità delle capacità militari; cooperazione industriale e tecnologica in Europa e transatlantica; coordinamento delle esercitazioni militari; sforzi complementari nel costruire le capacità di sicurezza e difesa dei Paesi partner nel vicinato orientale e meridionale»8.

La posizione italiana nel contesto Nato

L’Italia al vertice di Varsavia e all’interno dell’Alleanza Atlantica sostiene una posizione che si articola su tre direttrici9: quella del bilanciamento nei rapporti con la Russia, tra la costruzione della capacità di deterrenza e il dialogo con Mosca; quella che preme in direzione della concretizzazione di un maggiore sforzo dell’Alleanza sul “fronte Sud” per assicurare la sicurezza nel Mediterraneo; quella di un ruolo più influente dell’Italia stessa all’interno del processo decisionale della NATO. Per quanto riguarda il secondo punto, oltre a chiedere una maggiore concentrazione degli strumenti dell’Alleanza per il controllo dei flussi migratori, della sicurezza nel Mediterraneo, e un impegno concreto per ripristinare la stabilità in Paesi come la Libia, l’Italia pone anche l’accento sul recupero della dimensione politica della NATO, che nasce come alleanza politico-militare e pertanto, secondo Roma, dovrebbe investire maggiori energie sul piano diplomatico.

Roma aspira infine a consolidare la propria posizione all’interno dell’Alleanza attraverso l’assegnazione di un incarico di peso all’interno della struttura, come quello di Vice o Assistente Segretario Generale, in modo da poter ottenere maggiore influenza nel processo decisionale e cercare di trasportare l’ordine del giorno della NATO verso le sfide che risultano prioritarie per il nostro Paese, ovvero quelle che riguardano la sicurezza e la stabilità nel Mediterraneo e la lotta al terrorismo. Un’altra possibilità che ha Roma per essere più incisiva all’interno del processo decisionale dell’Alleanza sarebbe quella di ospitare il prossimo vertice, così da poter orientare l’agenda e l’esito verso le prospettive italiane, come ha fatto, del resto, Varsavia, nell’ultimo summit.

Il vertice da poco conclusosi nella capitale polacca ha quindi cercato di fornire le risposte alle molteplici sfide presenti in un nuovo scenario internazionale multipolare e sempre più dominato dall’incertezza. Se dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea Bruxelles ha reagito alla perdita del quarto Paese al mondo in ordine di spesa militare con un’intesa orientata verso una maggiore cooperazione con l’Alleanza, un’ulteriore incognita è però rappresentata dalle prossime elezioni presidenziali americane. Obama, che a Varsavia ha presenziato al suo ultimo vertice Nato, potrebbe cedere infatti il posto, a novembre, al candidato repubblicano Donald Trump, che in più di un’occasione si è detto favorevole ad una revisione dei rapporti degli Stati Uniti con l’Alleanza Atlantica. Iniziando da una riduzione significativa della spesa da parte degli Stati Uniti, che potrebbe tradursi in costi più alti e in maggiori responsabilità per l’Unione Europea all’interno dell’organizzazione.

NOTE:

Alessandra Benignetti è Ricercatrice associata del Programma «Eurasia» dell’IsAG.

1. Vedi Alessandro Marrone, L’Italia e il Vertice Nato di Varsavia, Osservatorio di politica internazionale, n. 121, giugno 2016.
2. Nato: Italia, Germania e Turchia alla guida della missione in Afghanistan, "Radio Vaticana”, 9 luglio, 2016.
3. Alessandro Marrone, La Nato tra Mosca, Mediterraneo e Bruxelles, “Affari Internazionali”, 10 luglio, 2016.
4. Il Ministro degli Esteri di Berlino aveva espresso a giugno dure critiche sulle esercitazioni della Nato nell’Est Europa, definendole “guerrafondaie” e chiedendo, per contro, all’Alleanza di «avviare un dialogo ed una cooperazione con Mosca», al fine di evitare pericolose escalation della tensione. Steinmeier critica esercitazione Nato, “Ansa.it”, 18 giugno, 2016.
5. Paolo Valentino, Pinotti: «Contro il terrorismo un ponte tra Nato e Mosca e un’Europa più integrata», “Corriere della Sera”, 5 luglio, 2016.
6. Varsavia, firmata dichiarazione congiunta Ue-Nato, “RaiNews”, 8 luglio, 2016.
7. Le sfide del summit Nato di Varsavia, “Analisi Difesa”, 8 luglio, 2016.
8. Alessandro Marrone, La Nato tra Mosca, Mediterraneo e Bruxelles, cit.
9. Alessandro Marrone, L’Italia e il Vertice Nato di Varsavia, cit.


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