Tramonto del Califfato? Tramonto del Califfato?
Un organismo ciclico, in grado di permeare la storia presente e futura dell’Occidente e del mondo musulmano. È questa l’ultima visione dello Stato islamico... Tramonto del Califfato?

Un organismo ciclico, in grado di permeare la storia presente e futura dell’Occidente e del mondo musulmano. È questa l’ultima visione dello Stato islamico in un editoriale pubblicato sull’ultimo numero di al-Naba, newsletter settimanale del Califfato. Nell’editoriale si ipotizza la possibile perdita totale del territorio attualmente presidiato dal Califfato e della sua leadership. Questo – secondo quanto pubblicato su al-Naba – non deve essere però considerato un problema, giacché il sedicente Stato islamico è stato concepito come un organismo ciclico, in grado di nascere, espandersi, perdere terreno e risorgere.

Intitolato “Le illusioni dei crociati nella Età del Califfato”, è il primo contenuto editoriale dello “Stato islamico” in cui si inizia ad ipotizzare il declino del califfato.

«Lo Stato Islamico potrebbe presto degenerare in un califfato sulla carta, privo della sua terra e della sua leadership. Eppure, questo non è un problema perché per sua natura, il ciclico destino dello Stato islamico lo porterà a rinascere e ripresentarsi. La vittoria degli Stati Uniti sarà ancora una volta illusoria. Qualora volessero vincere, dovrebbero eliminare un’intera generazione di sostenitori del califfato in tutto il mondo. E ciò non avverrà».

È ancora troppo presto per prevedere il collasso dello “Stato islamico”, ma i media del gruppo, solitamente attenti nell’utilizzare toni altisonanti, sono ritornati a fare ricorso alla narrativa apocalittica. Soltanto due anni fa, i leader “jihadisti” annunciarono l’inizio di una «nuova e gloriosa epoca nella storia del mondo con l’istituzione del califfato islamico», che all’epoca comprendeva la maggior parte della Siria orientale ed una vasta fascia dell’Iraq settentrionale ed occidentale. La nozione di califfato ha dimostrato di essere un eccellente catalizzatore per il reclutamento dei giovani insoddisfatti musulmani, in particolare nell’Europa occidentale, dove si trovano ad affrontare l’elevata disoccupazione, straniamento culturale e discriminazione.

«I crociati ed i loro alleati apostati credono, allargando la portata delle loro operazioni militari, che conquisteranno l’Iraq, la Siria, il Sinai, l’Africa occidentale e le province libiche. Credono di riuscire ad eliminare tutte le province dello Stato islamico in una sola volta, spazzandole via e non lasciandone traccia. I crociati trascurano un fatto importante: l’intero mondo è cambiato da quando è sorto il Califfo».

Vicario del Profeta Muhammad, il Califfo è sia leader religioso che politico. Dichiarando un califfato, lo “Stato Islamico” ha chiesto a tutti i musulmani di giurare fedeltà ad al-Baghdadi, facendo leva sui fasti degli antichi imperi. Il rango di califfo esclude le nozioni occidentali di democrazia o di separazione tra governo e religione. L’Impero Ottomano, ultimo califfato, è stato smantellato dopo la prima guerra mondiale: una mossa che ha portato alla creazione del sistema stato-nazione nel Vicino e Medio Oriente che lo “Stato Islamico” vuole distruggere.

«Niente sarà più come prima, mentre piani e strategie di sviluppo, in vista di un futuro prossimo, sono destinati a fallire perché basati su un mondo che non esiste più. Perdere una città, eliminare un emiro o un imam: questo non cancellerà lo Stato islamico. Dovrebbero rivalutare e riprogettare i loro piani su questa base, ma non lo faranno. Se volessero raggiungere la vittoria, e non lo faranno, dovrebbero eliminare un’intera generazione di musulmani, testimoni della fondazione dello Stato islamico e del ritorno del califfato».

Si ignora l’autore dell’editoriale, ma i contenuti si ispirano chiaramente alle dichiarazioni espresse dal portavoce ufficiale dello “Stato Islamico”, Abu Muhammad al-‘Adnani, nella sua recente clip audio del 21 maggio scorso. Un passaggio di Adnani è degno di nota:

«Perdere una città, un territorio o uccidere tutti i leader dello Stato islamico. Eliminare il gruppo stesso, non sradicherà l’idea dello Stato islamico che resterà tale anche se dovesse perdere tutti i suoi territori e ritornare nella fase embrionale del suo ciclo, quando era nel deserto senza città».

Adnani, lo scorso maggio, ha gettato le basi per la strategia futura dello “Stato islamico”, anche se inizialmente tali dichiarazioni non hanno ricevuto la dovuta cura. Adnani, attirò su di sé l’attenzione internazionale per aver invocato una campagna globale di attacchi durante il mese sacro per i musulmani, ma proprio in quel frangente annunciò perdite pesanti, evocando come termine di riferimento, la fine dello “Stato Islamico” dell’Iraq.

Negli ultimi messaggi pubblici, la leadership del gruppo sembra riconoscere il declino dell’organizzazione terroristica sul campo di battaglia e la possibilità che le sue roccaforti possano andare perdute. È una posizione abbastanza condivisa, presumere che gli attacchi terroristici si intensificheranno di numero mentre lo “Stato islamico” inizierà a perdere le sue posizioni fisiche in Siria ed Iraq.

Consacrando l’aspetto ciclico ed ideale, il Califfato avrebbe gettato le basi per il prossimo stadio: una sorta di Stato idealizzato. Un califfato in pectore, ramificato con le sue cellule in almeno tre continenti. Da un lato, la perdita fisica di un territorio limiterebbe sia la capacità economica che quella di reclutamento massiccio, ma la natura fortemente decentralizzata del gruppo assicurerebbe una presenza costante nel tempo. Questa nuova fase sarebbe già in atto da tempo. Ciò è dimostrato dai nuovi termini utilizzati nei messaggi. Vi è sempre una valutazione ottimistica per la vittoria finale, come il compimento delle profezie di epoca abbaside riguardanti la fine del mondo. La vittoria non è più “imminente”, ma posticipata ad “un giorno”. Il Califfato potrebbe perdere i territori in Siria, ma la battaglia finale tra l’Islam e Roma, attesa da più di 1400 anni, si svolgerà “un giorno” a Dabiq. Dabiq è un’ideale, la Megiddo della fede islamica, luogo della battaglia finale tra le forze del bene e quelle del male. In realtà proprio a Dabiq, l’Impero Ottomano sconfisse il Sultanato mamelucco nel 1517, crollando nel 1918 con la fine della prima guerra mondiale

Lo “Stato islamico”, ritornando alla narrativa apocalittica, intende suggerire che Dabiq potrebbe essere ovunque e non geograficamente localizzata. Tradotto significa che l’Isis attende ancora la resa dei conti e che la profezia non è ancora compiuta. Invocarla, infatti, innescherebbe l’ultima parte del mito: la vittoria finale sui crociati.

Combattere un’idea è impossibile. Grazie alla sua struttura elastica, l’organizzazione terroristica ha le risorse per realizzare le proprie ambizioni con una grande flessibilità, riscrivendo le priorità in base alle necessità emergenti. Allo stesso tempo, le caratteristiche future dell’ideologia salafita del cosiddetto Stato islamico potrebbero disallinearsi con l’attuale strategia volta a contrastarle.

NOTE:

Franco Iacch, analista militare, accreditato presso la NATO, ha maturato un’esperienza decennale nel campo della Difesa con i rischieramenti militari dell'Alleanza sia in Italia che all'estero. Collabora con diversi think tank in materia di sicurezza internazionale.


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