La battaglia di Fallujah e le prospettive del Califfato in Iraq La battaglia di Fallujah e le prospettive del Califfato in Iraq
Nel giugno del 2014 il fenomeno Daesh, già noto da tempo alle forze di sicurezza di tutto il mondo si imponeva all’attenzione dell’opinione pubblica... La battaglia di Fallujah e le prospettive del Califfato in Iraq

Nel giugno del 2014 il fenomeno Daesh, già noto da tempo alle forze di sicurezza di tutto il mondo si imponeva all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale annunciando ufficialmente la nascita del califfato islamico su un territorio iracheno già devastato dai precedenti interventi internazionali e dall’assenza di reale stabilizzazione.

Il gruppo guidato da Al-Baghdadi emergeva così a partire dalle debolezza del fallito Stato iracheno per iniziare la sua progressiva espansione non solo nei territori di Siria ed Iraq ormai indeboliti dai conflitti interni, ma nella mente e nella coscienza di tutti i musulmani di fede sunnita sensibili alla causa estremista. L’offensiva sulle città irachene di Tikrit e Mosul a cui è rapidamente seguita l’estensione del califfato nei territori siriani di Raqqa e nelle vicinanze di Aleppo ha convinto negli anni passati la comunità internazionale ad accordare adeguata rilevanza ad un fenomeno che va necessariamente interpretato, nella sua dimensione territoriale, tenendo presenti le complesse dinamiche da sempre in atto nello scenario mediorientale.
Nel 2015 Daesh è riuscito ad espandere il suo network di affiliati in almeno otto ulteriori paesi, sfruttando tanto le debolezze politiche e sociali dei governi di riferimento, quanto l’ampia attrattività del suo messaggio simbolico e confessionale.

La complessa situazione medio-orientale e la minaccia che l’esistenza stessa del Califfato ha posto al mondo occidentale manifestando la sua capacità di costituirsi come forte polo di attrazione per l’estremismo sunnita ha spinto le principali potenze regionali ed internazionali ad implementare gradualmente una strategia di efficace intervento nell’area.

Sebbene i tentativi di contrasto condotti nel corso del 2014 e del 2015 siano stati, salvo sporadici casi e ad esclusione della strenua resistenza curda, piuttosto limitati nei risultati e nell’efficacia, l’attuale offensiva delle forze governative irachene supportate dagli Stati Uniti e dalle milizie sciite guidate dall’Iran sembrano oggi ottenere i primi risultati significativi e spingono molti a ritenere che la capacità di resistenza del Califfato nei territori occupati stia gradualmente venendo meno.

Le forze attualmente presenti su territorio iracheno sono in realtà molto variegate e pongono non pochi problemi circa le future possibilità di gestire una pacificazione che appare tutt’altro che immediata o agevole. Ad oggi si registra sul territorio la sconfitta subita dagli uomini del Califfato nei territori controllati di Kirkuk, Tikrit e Ramadi, mentre ancora aperto, sebbene ne sia stata già dichiarata la liberazione il 26 giugno scorso, è il conflitto che interessa la città di Fallujah situata a soli 70 km da alla Capitale.

Il ruolo fondamentale delle forze governative iraniane, delle milizie sciite della Forza di Mobilitazione Popolare e di Hezbollah nella guerra di liberazione dagli uomini del Califfato non è certamente sfuggito agli osservatori ed acquista connotati di particolare rilevanza se si considerano le recenti scelte politiche del primo ministro iracheno Al-Abadi. Le scelte politiche di Baghdad sembrano essere ampiamente condizionate dalle decisioni iraniane, come può dimostrare la nomina di Mustafa Al-Kazemi, soggetto particolarmente vicino a Teheran, a capo dell’INIS (Iraqi National Intelligence Service). La situazione così delineata rischia evidentemente di creare tensioni non solo in ragione del comportamento dei miliziani sciiti contro le popolazioni sunnite presenti nei territori recentemente liberati, ma anche rispetto alle potenziali reazioni delle altre potenze regionali che guardano con sospetto alle strategie di influenza iraniane.

L’avanzata delle forze governative, nonostante le evidenti vittorie registrate e l’esito positivo della campagna di Fallujah, non sembra per il momento essere risolutiva rispetto alla definitiva sconfitta degli uomini di Al-Baghdadi in Iraq.

Per ciò che riguarda la città di Fallujah le milizie Da’ish hanno scontato l’ampio svantaggio dovuto all’isolamento del territorio della città rispetto alle altre zone di stretto controllo del Califfato; l’assenza di vie di fuga e di canali certi di approvvigionamento ha reso la resistenza ben più breve di quella registrata nelle battaglie di Ramadi e Tikrit e lo sforzo della coalizione non paragonabile a quello necessario per la prossima liberazione di Mosul.

Analizzando la presenza di Da’ish nei territori di Iraq e Siria è agevole verificare come la strategia di espansione del Califfato si sia concentrata sull’acquisizione di quelle aree non solo “culturalmente” più affini all’ideologia islamica wahhabita, ma anche e sopratutto nevralgiche per la presenza di risorse economiche, energetiche e infrastrutturali.

L’espansione ha infatti garantito alle milizie islamiche la conquista del corridoio strategico tra Mosul, Al Qaim, Aleppo e Raqqa. Il centro strategico della presenza del Califfato in Siria e Iraq è situato nell’area compresa tra Mosul e Al Qaim, rilevante tanto per la presenza di giacimenti petroliferi, raffinerie mobili e corridoi energetici, quanto rispetto all’esistenza di un collegamento territoriale diretto con i territori siriani garantito principalmente dall’area di Deir-al-Zour. Contestualmente si rileva come alle perdite tattiche subite nei territori di Ramadi e Fallujah il califfato abbia opposto tentativi di espansione in Siria lungo le frontiere con Libano e Giordania e intorno ai villaggi che circondano Damasco. La capacità di Da’ish di proseguire l’offensiva e assicurarsi vantaggi strategici in un momento di piena contrazione territoriale si unisce ad altri aspetti della sua strategia che sono ben capaci di dimostrare l’elevato livello di resilienza del fenomeno. Lo Stato Islamico ha infatti intensificato il numero di operazioni terroristiche in risposta alle perdite territoriali. Gli attacchi isolati a danno dei civili registrati nel periodo di interesse sono stati infatti poco meno di 900 con circa 2.000 vittime civili e hanno subito un incremento del 16% rispetto al precedente trimestre. Appare evidente che a seguito delle perdite territoriali inflitte dalle forze governative e internazionali Da’ish stia tentando una compensazione tanto materiale quanto simbolica, manifestando in misura maggiore la sua presenza e pervasività territoriale come dimostrato dai recenti attentati di Dacca.

Non secondaria è inoltre la questione già accennata e relativa alle scarse possibilità di pacificazione dei territori sottratti al controllo del Califfato. L’emergenza umanitaria e le rivalse sulla popolazione sunnita messe in atto dalle milizie sciite che appaiono preminenti nella gestione delle operazioni militari non sono infatti elemento da sottovalutare e potrebbero avere il controproducente effetto di compattare la popolazione sunnita del paese intorno alle milizie jihadiste.

L’esito dello scontro territoriale per il controllo delle principali città irachene non sembra in ogni caso poter essere definito dal risultato della battaglia di Fallujah; bisognerà infatti attendere notizie dal fronte nord che vede coinvolte le forze governative intorno alla città di Mosul, vero cuore strategico del califfato in Iraq. La decisione del primo ministro iracheno di dare priorità all’obiettivo di Fallujah rispetto alla riconquista di Mosul dimostrerà solo nei prossimi mesi la sua efficacia. In attesa che inizi la reale offensiva sulla Capitale irachena del califfato, per il momento le forze governative stanno conducendo solo campagne minori in previsione della battaglia ad oggi rimandata e il cui esito sarà probabilmente deciso dalla conquista della base aerea a nord di Mosul e dalla capacità di resistenza che le milizie jihadiste sapranno dimostrare.

Lo scontro che interesserà Mosul si presenterà in ogni caso totalmente differente da quello attualmente in corso e intaccherà un’area in cui le capacità di approvvigionamento, il supporto e il controllo territoriale di Da’ish è ampiamente superiore rispetto ad aree minori del paese. Mosul rappresenta il cuore del Califfato e punto centrale del collegamento tra i territori controllati in Siria e in Iraq; la battaglia che si annuncia qui sarà di conseguenza molto più complessa e difficilmente garantirà rapida vittoria alle forze governative.

Nell’analisi dei futuri scontri campali è importante sottolineare come la composizione delle forze che si oppongono al Califfato sarà probabilmente fondamentale nel definire non solo l’efficacia dell’offensiva, ma anche la futura possibilità di resistenza del nemico. Sebbene apparentemente in contraddizione con molte delle analisi esistenti, sarebbe ampiamente preferibile che la direzione dell’offensiva venisse mantenuta da forze locali, preferibilmente sunnite. Un massiccio intervento occidentale, sebbene probabilmente risolutivo nella sconfitta territoriale di Daesh, rischierebbe infatti di generare un vantaggio strategico per il Califfato, consentendo una polarizzazione dello scontro contro il nemico occidentale e l’uso dell’offensiva come valido strumento di propaganda per la raccolta di proseliti. Al contrario, se il controllo delle operazioni dovesse essere mantenuto dalle forze governative irachene gli uomini di Al-Baghdadi non avrebbero modo di usare la retorica dello scontro di civiltà e della guerra di religione e non potrebbero di conseguenza sfruttare il contagio simbolico delle comunità sunnite per rafforzarsi nuovamente garantendosi nuovi combattenti e sostenitori.
La capacità dello Stato Islamico di auto-sostenersi economicamente non risulta inoltre ancora del tutto intaccata; Daesh ha perso appena 1/5 delle sue risorse energetiche e infrastrutturali, e può contare tutt’ora su introiti derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti che si aggirano intorno ai 23 milioni di dollari al mese.

La natura di Da’ish di fenomeno ibrido territoriale e immateriale e di polo di attrazione simbolica e confessionale fa sì che difficilmente la sola sconfitta militare possa annullare del tutto il fenomeno e garantirne la definitiva eliminazione.

Anche ammesso di riuscire a sradicare integralmente le milizie fedeli al Califfo dai territori di Siria ed Iraq, la difficile pacificazione delle due aree rischierebbe di costituire terreno fertile per un’eventuale rinascita del fenomeno che non sarebbe del resto del tutto sconfitto in ragione dell’ampia rete di auto-affiliati che esso è stato fin qui capace di garantirsi in paesi anche molto distanti dal suo centro di potere territoriale. Non va dimenticato inoltre che l’espansione delle province jihadiste nei paesi limitrofi, sebbene di entità molto minore rispetto a quanto non sia avvenuto in Siria ed Iraq, seguirebbe un processo ampiamente indipendente dall’esito degli scontri territoriali nelle terre del Califfato.

In sostanza è bene richiamare gli analisti alla cautela e smorzare le previsioni di una facile eliminazione della minaccia nel breve periodo. Un simile esito è certamente possibile in ragione degli ampi elementi di debolezza del califfato, ma non potrà essere raggiunto senza prima analizzare attentamente le diverse componenti del fenomeno e in mancanza di una strategia integrata capace di sostituire nelle popolazioni sunnite della regione (e in quelle risiedenti all’estero) una nuova fedeltà che si opponga a quella – reale o potenziale – verso la causa del Califfato.

Senza adeguate strategie di comunicazione capaci di destrutturare, con l’aiuto di personalità riconosciute del mondo islamico, il messaggio religioso, sociale e indennitario veicolato da Daesh; e senza la capacità dei governi di Damasco e Baghdad di recuperare controllo e sostegno da parte delle rispettive popolazioni, qualunque scenario di rapida vittoria appare, per il momento, del tutto ottimistico.

NOTE:

Marlene Mauro è Ricercatrice associata dell'IsAG, Programma "Antiterrorismo Internazionale".


Nessun commento per il momento

Sii il primo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *