L’UNICEF e il Governo italiano a favore dei migranti minorenni: la Dichiarazione d’Intenti del 27 maggio 2016 L’UNICEF e il Governo italiano a favore dei migranti minorenni: la Dichiarazione d’Intenti del 27 maggio 2016
Le migliaia di minori migranti che sbarcano in Italia sono un aspetto silente e invisibile della crisi dell’immigrazione che sta coinvolgendo l’Italia, destinazione di... L’UNICEF e il Governo italiano a favore dei migranti minorenni: la Dichiarazione d’Intenti del 27 maggio 2016

Le migliaia di minori migranti che sbarcano in Italia sono un aspetto silente e invisibile della crisi dell’immigrazione che sta coinvolgendo l’Italia, destinazione di incessanti viaggi precari via mare per sfuggire a crisi economiche, politiche, conflitti civili e disastri ambientali. I migranti minorenni sono tristemente vittime di abusi lavorativi e sessuali e di torture nel Paese d’origine, nel Paese in cui si imbarcano per l’Italia, e nel Paese d’arrivo. In Italia, in un clima politico caratterizzato da una xenofobia incipiente contro gli immigrati, i bambini migranti diventano putroppo spesso oggetto di discriminazioni, nonostante siano in vigore norme che proibiscano discriminazioni razziali. È proprio per tutelare la fascia più vulnerabile dei migranti che a maggio 2016 l’UNICEF e il Governo italiano hanno siglato una Dichiarazione di intenti.

I 16.478 immigrati e rifugiati minorenni approdati sul suolo italiano nel 2015 testimoniano la portata della crisi dell’immigrazione nel Mediterraneo. I minorenni costituiscono solamente una piccola parte dei 153.600 migranti arrivati in Italia nel 2015, scappando dalla devastazione politica ed economica di Paesi africani e mediorentali, in particolare la Siria. Nel 2016 sono già sbarcati 5.000 minori, di cui il 90% non è accompagnato e diventa, dunque, facilmente esposto a abusi e sfruttamento. É proprio per proteggere i minori, i più vulnerabili della popolazione migrante, che il 27 maggio 2016 l’UNICEF ha siglato una “Dichiarazione di intenti” con il Governo italiano, alla presenza del Capo del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Ministro dell’Interno Mario Morcone, del direttore dell’UNICEF Liaison Office di Ginevra – Division of Public Partnerships Marilena Viviani, di Giacomo Guerrera e Paolo Rozera, rispettivamente Presidente e Direttore generale del Comitato Italiano per l’UNICEF.

Come testimonia l’UNICEF, infatti, i minori, già vulnerabili nei Paesi d’origine, diventano facili prede dei trafficanti di migranti, che li schiavizzano nelle aree, per esempio in Libia, in cui vengono raccolti i migranti in attesa di imbarcarsi per l’Italia. Gli abusi non si limitano allo sfruttamento lavorativo, ma si estendono tristemente anche nel campo delle violenze sessuali e nel favorimento della prostituzione. I rischi a cui sono esposti i minori migranti continuano durante viaggi della speranza su barche di fortuna in condizioni precarie e infine nel Paese di arrivo. Infatti, Save the Children riporta che un sondaggio effettuato nel 2016 ha rivelato che il 78% dei 18.000 intervistati ha dimostrato preoccupazione circa la discriminazione dei rifugiati minorenni in Italia.

Inoltre, a giugno 2016 un grave caso di abuso sessuale di una ragazza sedicenne immigrata non accompagnata e stabilitasi a Ragusa ha portato alla luce la vulnerabilità della categoria dei migranti minorenni, non tutelati per ragioni pratiche dai genitori che vivono altrove, e scarsamente protetti dallo Stato. Anzi, proprio alcune leggi dello Stato italiano costituiscono un ostacolo alla tutela dei migranti minorenni. Per esempio, la Legge 94/2009 cosiddetta Legge sulla Sicurezza ha introdotto il reato di ingresso e soggiorno illegale in Italia, dunque mettendo a rischio il diritto dei minori migranti di accedere all’istruzione e alla salute, diritti sanciti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Inoltre, le espulsioni dei migranti irregolari e i respingimenti di minori richiedenti asilo violano il principio di non-refoulement e mettono a repentaglio il futuro dei giovani migranti.

Come afferma il Coordinatore speciale UNICEF per la crisi dei Rifugiati e dei Migranti Marie-Pierre Poirier, tutti gli Stati interessati dall’arrivo dei minori migranti sono obbligati a proteggere i minorenni, in particolare quelli non accompagnati. In Italia non esiste un sistema metodico per l’accoglienza di minori migranti, ma un disegno di legge per l’accoglienza e la protezione dei minori stranieri non accompagnati è stato depositato nell’ottobre 2013 ed è rimasto bloccato presso la commissione Affari Costituzionali della Camera. Infatti, l’accordo stabilito il 27 maggio 2016 prevede che l’UNICEF collabori con il Governo italiano nel monitorare l’accoglienza dei minori migranti, specialmente quelli non accompagnati, che deve conformarsi alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (ratificata dall’Italia nel 1991). Un’altra area di collaborazione tra l’UNICEF e il Governo italiano è il controllo delle condizioni di vita nei centri di accoglienza in Sicilia, Calabria, e Campania, affinché esse siano soddisfacenti, la facilitazione dell’integrazione e dell’inclusione sociale dei minori. Come dichiara il presidente di UNICEF Italia Giacomo Guerrera, «Dobbiamo assicurare a tutti i bambini migranti e rifugiati assistenza e protezione, ma soprattutto un futuro. Non possiamo avere sulla coscienza il rischio di una generazione perduta».

La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’ONU nel 1989, conta 196 Stati aderenti e il rispetto dei suoi articoli viene vigilato da un Comitato indipendente. I principi fondamentali su cui essa si basa sono non discriminazione di razza, sesso, lingua, religione e opinione; la priorità dell’interesse del bambino/adolescente; il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino/adolescente; l’ascolto delle opinioni del minore in tutti i processi che li riguardano. È chiaro che tali diritti vengono crudelmente infranti nelle aree di raccolta di migranti gestite dai trafficanti in Nord Africa, nelle imbarcazioni decrepite e stipate, e, spesso, nel Paese d’arrivo. La Convenzione si occupa anche specificamente di diritto di emigrare, in quanto l’Art. 10 prevede che «gli Stati parti rispettino il diritto del fanciullo e dei suoi genitori di abbandonare ogni Paese, compreso il loro e di fare ritorno nel proprio Paese».

Il diritto di abbandonare ogni Paese può essere regolamentato solo dalle limitazioni stabilite dalla legislazione, necessarie ai fini della protezione della sicurezza interna, dell’ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche, o dei diritti e delle libertà altrui, compatibili con gli altri diritti riconosciuti nella presente Convenzione.” In particolare, l’Art. 8 diventa significativo nel gestire i processi di integrazione e inclusione sociale dei minori, in quanto stipula che «Gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari, così come riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali. Se un fanciullo è illegalmente privato degli elementi costitutivi della sua identità o di alcuni di essi, gli Stati parti devono concedergli adeguata assistenza e protezione affinché la sua identità sia ristabilita il più rapidamente possibile».

Inoltre, i minori migranti sono teoricamente protetti da altre norme della Convenzione non specifiamente riguardanti i migranti, dalla Costituzione Italiana, e dalla Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo. Le norme della Convenzione applicabili ad ogni bambino/adolescente a prescindere dal suo status di immigrato sono il diritto alla sicurezza sociale, alla salute, ad essere curato, ad essere istruito, al riposo e al tempo libero, ad essere tutelato da tortura e da sfruttamento economico e sessuale, e a raggiungere «un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale» (Art.27). Sempre secondo la Convenzione, i bambini appartenenti a minoranze etniche o autoctone hanno diritto a praticare la loro cultura, religione e lingua. L’articolo 3 della Costituzione italiana proibisce discriminazioni di razza, genere, lingua e religione e l’articolo 6 protegge le minoranze linguistiche, mentre l’articolo 8 stabilisce che tutte le religioni sono uguali davanti alla legge. La Covenzione europea sui diritti dell’uomo, infine, ratificata nel 1946, proibisce discriminazioni sulle basi di genere, razza, lingua e religione (Art. 14).

Poiché la Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Costituzione italiana, e la Dichiarazione europea dei diritti dell’uomo contemplano norme utili e giuste per proteggere i minori stranieri che approdano in Italia, una aderenza alle norme contenute in tali documenti potrebbe migliorare le condizioni dei migranti minorenni in Italia. Dunque è auspicabile che la Dichiarazione di Intenti redatta da UNICEF e Governo italiano il 27 maggio 2016 maggio rappresenti una tutela efficace per i migranti minorenni, i cui diritti sanciti dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sono spesso calpestati nei Paesi d’origine, nei Paesi del Nord Africa da cui poi intraprendono un viaggio rischioso e nei Paesi d’arrivo, dove diventano tristemente vittime di discriminazioni xenofobe.



Nessun commento per il momento

Sii il primo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *