Messico: le difficoltà sociali di uno Stato di “frontiera” Messico: le difficoltà sociali di uno Stato di “frontiera”
Il 20 giugno una manifestazione organizzata dal sindacato National Coordinator of Education Workers – CNTE – tesa a protestare contro una riforma della scuola... Messico: le difficoltà sociali di uno Stato di “frontiera”

Il 20 giugno una manifestazione organizzata dal sindacato National Coordinator of Education Workers – CNTE – tesa a protestare contro una riforma della scuola ritenuta ingiusta si è risolta con scontri nel corso dei quali otto insegnanti hanno perso la vita; oltre un centinaio i feriti tra manifestanti ed esponenti delle forze di polizia. Un altro segnale d’instabilità in un Messico sempre più stretto tra la prepotenza del crimine organizzato e l’insoddisfazione popolare.

La tragedia del 22 giugno scorso non è solo un “fatto di cronaca”, ma un tragico evento che oltre a scrivere una pagina nera nella storia del Paese, apre uno squarcio su quella che si mostra, evidentemente, come una situazione sociale e politica gravemente compromessa. Focalizzando l’attenzione sul Messico e gettando uno sguardo curioso alla sua recente storia, ben si comprende come questo Paese stia continuando a vivere un periodo ricco d’incertezze che continuano a determinarne contraddizioni sociali ed economiche generando un quadro a tinte fosche all’interno del quale si impongono logiche di potere e parallele.

Quello che emerge dagli incidenti sopra menzionati ha un duplice significato: se da una parte fanno emergere, in modo chiaro, un crescente disagio sociale di categorie lavorative fondamentali perché il Paese possa rideterminarsi, dall’altro evidenziano una chiara incapacità dello Stato centrale di ascoltare prima e controllare poi quelle che, sempre più, si imporranno come criticità da gestire. Ma cosa sta realmente accadendo nello Stato che rappresenta il corridoio geografico tra la ricchezza degli Stati Uniti d’America e la disperazione di molti dei Paesi dell’America Latina?

Un passo indietro ci consente di comprendere come una situazione di stabile incertezza lo renda, storicamente, uno dei Paesi più turbolenti del continente americano; inoltre, la sua posizione strategica ha contribuito ad incanalarvi particolari interessi economici, determinato dinamiche e logiche affaristiche tra il Nord ed il Sud del continente americano. Ottenuta l’indipendenza nel 1917 e successivamente costruita su una base politica repubblicana federale – conta trentuno Stati – questa nazione non si è mai realmente auto-determinata dal punto di vista politico restando, piuttosto, all’ombra delle diverse influenze straniere.

Un cordone lo lega da sempre, prima ancor più di oggi, agli Stati Uniti d’America che attraverso una politica d’ingerenza economica ne ha influenzato la crescita. Questo ha fatto in modo che non si formasse mai realmente una classe politica che fosse forte, consapevole e totalmente indipendente. Un aspetto di non secondaria importanza che ha segnato l’intera storia del Paese determinando quella debolezza istituzionale che, a ben vedere, è una delle cause della odierna instabilità.

Inoltre, la struttura federale, sembra non aver fatto altro che alimentare e favorire la corruzione politica su scala locale contribuendo a rafforzare connivenze con organizzazioni criminali che si sono rafforzate a tal punto da costituire, in alcuni casi, dei veri e propri sistemi di opposizione al potere legittimo. Ed ecco che nuove generazioni criminali, quanto mai agguerrite1 e decise ad affermarsi, diventano veri e propri sistemi capaci di esercitare una vera potenza economica e di gestione del potere; questo avviene anche attraverso l’esercizio della corruzione che, in determinate realtà locali diventa tutt’uno con affarismo e connivenza.

Questa è la cornice all’interno della quale scorre la vita in un paese che annualmente conta migliaia di omicidi, centinaia di rapimenti e crimini di genere2 e dove il concetto di controllo del territorio spesso non aderisce al principio di sovranità territoriale di uno Stato. Un territorio attraverso il quale si fa viaggiare gran parte della droga destinata ai mercati statunitensi, e sul quale si concretizza il miliardario mercato della tratta3 di esseri umani che, provenienti dall’America Latina, cercano di raggiungere la frontiera a Nord del Paese.

Oggi quello che appare, nonostante vi siano continue offensive da parte dello Stato centrale, che troppo spesso ed ottimisticamente dichiara di aver ristabilito la legalità, è un Messico teatro di crimini, disordini, corruzione e povertà diffusa. L’apparato sociale messicano è caratterizzato da un profondo divario, ancor più accentuato da una palese inadeguatezza di politiche socio-assistenziali che siano capaci di arginarle e mitigarle. Una drammatica eredità politica degli anni Ottanta e Novanta quando non si fu capaci di determinare nuove politiche sociali che andassero di pari passo con un’improvvisa impennata demografica.

Allora si crearono particolari vuoti sociali che, in un certo senso, hanno costituito le premesse della situazione odierna. Migliaia di morti assassinati, regolamenti di conti tra sistemi malavitosi per la supremazia del territorio, ed una reale incapacità dello Stato di reagire in modo appropriato. Nonostante questo la voglia di reagire è tanta; recentemente è stato dato corso ad una serie di progetti4, anche appoggiati dalla Comunità Internazionale, tesi a debellare il fenomeno della corruzione; un aspetto da affrontare se si vuol dar corso ad una nuova gestione politica di un Paese tanto bello e potenzialmente ricco, quanto compromesso.

Il Messico deve vincere una doppia sfida; la prima di matrice politica che consiste essenzialmente nel determinarsi come attore geopolitico nella regione centro-americana; questo potrebbe dare nuovo impulso alla propria economia. La seconda, probabilmente la più difficile, consiste nel ricostruire un nuovo assetto sociale basato su politiche di aggregazione sociale che possano affermare cultura e spirito di appartenenza. Le tensioni del 20 giugno scorso, non saranno di certo le ultime, hanno palesato la netta divisione tra apparato statale e cittadini: un’incapacità comunicativa che ha generato un’assurda tragedia.

NOTE:

Andrea Sperini è collaboratore del programma "Africa e America Latina" dell'IsAG.

1. Thomet L., New Generation cartel is Mexico's latest menace, The Tico Times, 4 maggio 2015.
2. Matloff J., Six women murdered each day as femicide in Mexico nears a pandemic, Al Jazeera America, 4 gennaio 2015.
3. Gurney K., Mexico Human Trafficking Web Exposes Changing Role of Cartels, InsightCrime, 31 luglio 2014.
4. Rojas L.,Anticorruption and Transparency Reforms in Mexico, discorso all'UNODC, 3 novembre 2015.


  • Antonella

    02/09/2016 #1 Author

    L’articolo fotografa la kaleidoscopica realtà messicana in modo magistrale e permette a noi lettori di vivere la storia di un paese spesso dimenticato. Un grazie all’autore.

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