La Nuova Via della Seta. Un progetto economico per ridefinire gli scenari geopolitici mondiali La Nuova Via della Seta. Un progetto economico per ridefinire gli scenari geopolitici mondiali
L’iniziativa cinese L’amministrazione Xi Jinping nel 2013 iniziò a discutere di un progetto, pensato dal governo di Pechino, per l’incremento dei collegamenti e della... La Nuova Via della Seta. Un progetto economico per ridefinire gli scenari geopolitici mondiali

L’iniziativa cinese

L’amministrazione Xi Jinping nel 2013 iniziò a discutere di un progetto, pensato dal governo di Pechino, per l’incremento dei collegamenti e della cooperazione in Eurasia. Durante un convegno organizzato all’Università Nazarbayev di Astana il 7 settembre, Xi esaltando il ruolo chiave del Kazakhstan come ponte tra Cina, Russia ed Europa, affermò che il Paese era pronto a tornare a rappresentare un importante spazio strategico, così come era stato in passato1. Per raggiungere tale obiettivo, secondo il presidente Xi, l’intensificarsi delle reti di connessione e commercio esistenti tra Cina e Kazakhstan avrebbe offerto la possibilità al Kazakhstan di svilupparsi al suo interno, dando un generale impulso al mercato euroasiatico.

In quell’occasione Xi propose l’idea di far rivivere l’antica Via della Seta, al fine di rafforzare i legami commerciali e lo sviluppo tecnologico-industriale della regione euroasiatica e favorire una più stretta cooperazione tra gli Stati dell’area. Meno di un mese dopo, il 3 ottobre, al forum regionale ASEAN, durante il discorso tenuto da Xi Jinping di fronte al parlamento indonesiano, la proposta per una moderna Via della Seta fu presentata più esplicitamente, manifestando tutta l’imponenza del progetto che l’amministrazione cinese era intenzionata a realizzare. Non si trattava, solo di ricostruire un collegamento per via terrestre vecchio di duemila anni, ma di creare anche un passaggio marittimo che passasse dal Sud-Est dell’Asia, all’Africa Occidentale per giungere fino al Mar Mediterraneo Settentrionale2.

Il progetto: One Belt One Road

Nel 2015 il progetto si concretizza con il nome di One Belt One Road (OBOR). L’idea è promuovere un percorso d’industrializzazione euroasiatica attraverso la rivalutazione delle vie terrestri per raggiungere l’Europa, la Silk Road Economic Belt (SREB), e delle vie oceaniche, la Maritime Silk Road (MSR). Il piano è decisamente ambizioso. L’obiettivo principale sarà soddisfare la necessità cinese di riorganizzare la catena di distribuzione, che collega la Cina con il resto del mondo. Si stima coinvolgerà circa 4,4 miliardi di persone e più di sessanta Paesi per volgere l’economia cinese, e quella regionale, verso un futuro più prospero, facilitando gli scambi transfrontalieri commerciali e finanziari.

Si costruiranno infrastrutture, quali gasdotti, oleodotti, reti ferroviarie, ponti, autostrade reti elettriche, a oggi non presenti in determinate aree dell’Asia centrale. La creazione di collegamenti internet in fibra ottica favorirà lo scambio di informazioni e delle comunicazioni regionali. Tutto ciò darà impulso alla cooperazione interregionale, dotando i Paesi che si trovano lungo la Via della Seta dei mezzi per commerciare le proprie risorse. L’Asia diventerà così, il baricentro delle principali tratte commerciali internazionali, godendo del conseguente sviluppo di infrastrutture e tecnologie che lo renderanno possibile. Tuttavia, fin da ora è possibile ipotizzare che a trarre i maggiori profitti dagli investimenti disposti per le nuove costruzioni, qualora il piano procedesse nella direzione auspicata da Pechino, sarà principalmente la Cina, essendo in questa prima fase, quasi la totalità dei progetti affidati ad aziende statali.

Il piano per una Nuova Via della Seta è stato concepito dal governo cinese allo scopo di dare impiego alle sovraccapacità produttive delle aziende siderurgiche e al settore dell’industria pesante nazionale, che più di altri settori subisce il rallentamento dello sviluppo economico del Paese. Pechino agisce inoltre, con l’intento di dotare i propri capitali di forza politica e dare alla propria economia uno slancio in termini qualitativi, per smettere di essere la cosiddetta “fabbrica del mondo”. L’edificazione d’infrastrutture è uno dei punti di maggior interesse che riguarda l’iniziativa OBOR, poiché saranno necessari ingenti investimenti. Come già previsto, il progetto sarà finanziato da fondi e istituti bancari di matrice euroasiatica recentemente costituiti, come la Banca Asiatica d’Investimento per le infrastrutture (AIIB).

La AIIB, nata nel 2014 su diretto impulso cinese, potrebbe diventare il cardine finanziario dell’odierna Via della Seta, visto l’impegno ad acquisire la cifra di cento miliardi di dollari come capitale iniziale da stanziare per la promozione di progetti infrastrutturali in Asia3. L’istituto finanziario rappresenta nella sua struttura, l’essenza dei principi che guideranno il piano cinese. A differenza degli istituti finanziari internazionali di matrice occidentale, la AIIB è fortemente ispirata dall’elemento del multipolarismo che la Cina e altre potenze emergenti hanno rivendicato spesso nei confronti della comunità internazionale, per la creazione di un Ordine più equo. La Cina ha accettato invece che nessun paese partecipante alla AIIB, tanto meno la Cina che ne è il primo investitore, avrà diritto di veto4: una mossa che può essere interpretata come un segnale contro la reiterata egemonia statunitense. Gli Stati Uniti difatti, ancora dispongono di tale diritto esclusivo all’interno del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.

Altri investimenti saranno stanziati dalla Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS e dal Fondo per la Via della Seta (Silk Road Fund) appositamente fondato nel settembre 2014, cui partecipano la State Administration of Foreign Exchange, la China Investment Corporation, l’Export-Import Bank of China e la China Development Bank. L’investimento complessivo previsto da questi istituti sarà pari a 40 miliardi di dollari. La matrice prettamente cinese di questi investimenti permetterà una più forte rappresentanza degli interessi regionali euroasiatici a livello internazionale come voluto dall’amministrazione Xi. Un maggior uso del Renminbi aumenterà significativamente la circolazione dello yuan, facilitando la capacità della Cina di partecipare ai mercati finanziari globali oltre che a rafforzare il robusto dinamismo del capitalismo di stato cinese. Si aprono dunque grandi opportunità di profitto per le industrie cinesi, la maggior parte se non la totalità sotto il controllo statale, come il China Railway Group che si occuperà della costruzione delle nuove ferrovie previste.

Cosa prevede concretamente il progetto

La Nuova Via della Seta avrà la capacità di dare impulso alla modernizzazione di numerose regioni, in primis dell’Asia centrale, che sebbene si tratti di una zona arretrata e dall’economia minata da una cattiva gestione politica, è un territorio ricco di minerali e giacimenti gasiferi. La nuova Via della Seta, attraverso la costruzione di una serie di gasdotti che passeranno attraverso il Turkmenistan, uno dei più importanti produttori di gas mondiale, l’Uzbekistan e l’Azerbaijan, incrementerà esponenzialmente lo sviluppo del commercio energetico, di questi paesi direttamente con la Cina.

Recentemente, si è svolto l’incontro5 tra il presidente della AIIB Jin Liqun e Ashraf Ghani per discutere dell’adesione dell’Afghanistan all’istituzione finanziaria costituitasi nell’ottobre 2014. Se le trattative dovessero andare a buon fine, il governo di Pechino si è detto pronto a integrare l’Afghanistan nei sistemi autostradali e ferroviari regionali in progetto. L’intenzione è di mettere in comunicazione Herat con la nuova linea ferroviaria ad alta velocità che collega la Cina, con il Kirghizistan, il Tajikistan e l’Iran. La ferrovia per il trasporto merci è stata collaudata questo febbraio, percorrendo la tratta da Yiwu, nella provincia di Zhejiang, a Teheran in quattordici giorni, rispetto ai quarantacinque necessari via mare.

Una volta ultimata, da Teheran sarà possibile infine raggiungere l’Europa, per un totale di tredicimila chilometri di linea ferroviaria da Yiwu a Madrid in soli ventuno giorni. L’Iran in particolare, si sta dimostrando volenteroso di partecipare all’iniziativa OBOR. Questa, offrirebbe al paese nuove opportunità in termini di commercio per via terrestre, grazie alla costruzione di nuove ferrovie che richiederanno, data la geografia montagnosa del territorio, un notevole impegno di tecnologie e competenze di cui l’Iran adesso non dispone. La Cina, da parte sua, è interessata all’Iran per la possibilità di uno sbocco sul Golfo Persico e poiché rappresenta un punto di snodo importante per i collegamenti con l’Europa. Da Chabahar partirà inoltre una ferrovia ad alta velocità, fino a Gwadar.

La nuova Via della Seta avrà dunque, un effetto importante sull’architettura economica regionale per la creazione di un vibrante spazio economico in crescente espansione. Tra gli altri progetti già avviati, o in procinto di esserlo, figura il corridoio economico tra Cina e Pakistan (CPEC) che congiungerà direttamente i due paesi da Kashi al porto di Gwadar, assicurando alla Cina un accesso diretto sul mar Arabico e registrando una forte riduzione di tempi e costi per il trasporto delle merci. In tal modo i prodotti commerciati non passeranno più né per l’Oceano Indiano né attraverso lo Stretto di Malacca, soggetto sovente ad attacchi di pirateria.

Sembra anche, che quest’anno stia per essere riavviato il progetto per un corridoio economico Bangladesh-Cina-India-Myanmar, proposto nel 2009 ma entrato in una fase di stallo nel 2010 per l’osteggiamento dell’India, preoccupata dalle prospettive di crescita economica e politica che la Nuova Via della Seta offrirebbe alla Cina, e che potrebbero comportare una diminuzione dell’importanza dell’India nella regione. Non partecipare però, avrebbe un peso politico e delle potenziali ripercussioni sull’economia Indiana. Significherebbe difatti, rimanere tagliata fuori da un progetto che sta coinvolgendo tutta l’Asia e che offre notevoli prospettive di sviluppo.

Sebbene l’India non dimostri il proprio appoggio al progetto, per queste ragioni non assume delle posizioni nette contro Pechino. Continua tuttavia a opporsi, quando percepisce lesi i propri interessi strategici, come ad esempio riguardo al piano cinese di far passare il Corridoio Economico Sino-Pakistano (CPEC) per il territorio conteso del Kashmir. La Nuova Via della Seta prevedrà altresì una rete ferroviaria che unirà il Sud della Cina, da Kunming nello Yunnan, al Laos, passando per la Cambogia, Malesia, Myanmar, Singapore Tailandia e Vietnam. Promuovendo la costruzione di nuove infrastrutture tra Cina e Laos si permetterà a quest’ultimo privo di sbocchi sul mare, di intensificare i propri commerci e si agevoleranno ovviamente, le esportazioni con la Cina delle risorse naturali di cui il Laos dispone.

I nuovi sistemi d’interconnessione che saranno costruiti, mirano a un miglior dell’approvvigionamento per la Cina e all’ampiamento del commercio domestico con i paesi limitrofi, ma includono anche dei progetti in regioni non direttamente connesse con Pechino, ma dalla cui realizzazione la Cina beneficerà. Diversi piani per la costruzione di nuove infrastrutture difatti, sono stati pensati a livello regionale intra-europeo, russo e medio orientale. Un esempio, è la nuova rete ferroviaria ad alta velocità che connetterà Mosca a Kazan in tre ore e mezzo, anziché le dodici necessarie fino ad oggi per percorrere lo stesso tragitto, che la Russia spera di veder completata in tempo per il campionato mondiale di calcio del 20186.

La Cina ha annunciato di voler costruire pure una ferrovia ad alta velocità dall’Ungheria alla Serbia, che faciliterà il flusso transfrontaliero di persone e merci tra l’Europa orientale e occidentale il cui costo sarà sostenuto grazie ad un fondo di circa tre miliardi di dollari messo a disposizione da Pechino per allargare il piano OBOR all’Europa centro-orientale7. Il collegamento poi, si prevede arriverà fino al Pireo, dove si stanno già rafforzando le attività portuali, grazie al lascia passare del parlamento greco, che il 30 giugno scorso ha concesso la vendita di circa il 51% del pacchetto azionario dell’Autorità portuale del Pireo alla COSCO Shipping Corporation, compagnia di Stato Cinese8.

Il collegamento con l’Europa e lo sbocco sul Mediterraneo, risultano quindi fondamentali per la realizzazione del piano OBOR. Il 27 maggio si è giunti ad un accordo tra la AIIB e la Banca di Investimenti Europei per il finanziamento della costruzione di una serie di strutture che connetteranno l’Europa orientale con il Vicino Oriente e l’Asia centrale. Grazie a questi nuovi progetti, si dimezzeranno i tempi per l’esportazione delle merci per via terrestre e si apriranno nuovi punti d’ingresso tra il grande mercato dell’Unione Europea e quello Eurasiatico. L’Europa dunque partecipa, ma le preoccupazioni sono certe molte. Il timore principale è che l’approccio cinese, che è prettamente economico vada a minare la capacità dell’Unione di conservare i principi promossi fino ad ora soprattutto in Europa centro-orientale, che hanno consentito il riavvicinamento degli stati vissuti sotto l’egida sovietica con l’Unione.

D’altro parte però, non è da escludere che l’avvicinamento dell’economia cinese con quella europea porterà la Cina più vicina al rispetto delle normative e dei valori comunitari. L’Europa, infatti, rappresenterà per la Cina e per la nuova Via della Seta, un partner da cui non sarà possibile prescindere: un compromesso tra i due attori sarà quindi necessario per mantenere aperto il dialogo e soprattutto, il commercio. L’iniziativa OBOR fa parte del progetto politico-economico di Pechino di apertura verso l’Occidente9. La Cina vorrebbe usufruire del trasferimento di tecnologia e know-how occidentali, che deriverebbe da un più stretto contatto con l’Europa.

Questo rende l’approccio cinese con l’Europa differente rispetto a quello che invece ha, con i paesi dell’Asia centrale o dell’Africa, con cui invece cerca principalmente di garantirsi l’approvvigionamento di risorse e materie prime, al costo pattuito da Pechino. Lo sviluppo di queste aeree, di cui la Cina dichiara di volersi far promotrice, in realtà è piuttosto limitato. Se il finanziamento per la costruzione delle infrastrutture rimarrà affidato alle sole aziende cinesi, è possibile ipotizzare che non sarà promosso il trasferimento di competenze in queste regioni. Ciò renderebbe difficile immaginare uno sviluppo locale tangibile e di lungo periodo.

Una diplomazia per la Via della Seta

È chiaro che la Cina, stimolando i legami commerciali, tenta di incentivare il dialogo strategico per una pacifica integrazione geopolitica della Cina. Collaborazione, connessione, innovazione e mutuo vantaggio sono i fattori chiave che potrebbero rendere l’odierna Via della Seta, un progetto di successo per la Repubblica Popolare Cinese. La Nuova Via della Seta sarà più di una semplice distribuzione di merci da Est a Ovest e ritorno, ma come l’élite politica cinese stessa l’ha definita, delineerà una nuova “strategia di sviluppo”.

La Cina sta perseguendo con successo la strada della diplomazia per la realizzazione e il mantenimento di un contesto internazionale che non intralci i processi di crescita economica regionale di cui si è fatta promotrice. Anziché sfidare direttamente le attuali istituzioni internazionali, come per esempio il Fondo Monetario Internazionale, in cui lamenta di aver una posizione minoritaria rispetto gli altri membri occidentali nonostante figuri tra i principali finanziatori, la Cina di Xi sta usando le proprie capacità diplomatiche per dimostrare che ci sono delle alternative all’Ordine instaurato dalle potenze occidentali.

Anche in tema di scambi commerciali e investimenti, la Cina insiste sul rispetto di quei concetti di politica estera con cui essa stessa s’identifica e che fanno parte della narrativa di governo. Le autorità cinesi hanno ribadito che il progetto One Belt One Road sarà compatibile con i principi della carta delle Nazioni Unite, ovvero una crescente cooperazione basata sul rispetto della sovranità nazionale, e dei Cinque Principi di Coesistenza Pacifica, come l’integrità territoriale e la non-interferenza.

La promozione di nuove rotte commerciali, strade, ferrovie e ponti, della cooperazione politica e lo scambio culturale per lo sviluppo di buone relazioni con i vicini e i “vicini lontani” delle regioni euroasiatiche, darà alla Cina la possibilità di dar vita a un differente scenario geopolitico euroasiatico ma anche internazionale. Lo sviluppo economico accelerato dal piano OBOR permette alla Cina di difendere con maggiore assertività i propri interessi nazionali, e di far pressioni per dei cambiamenti sui sistemi di governance globale.

L’incremento dei commerci renderà probabilmente la Cina in grado di parlare con una voce più autorevole all’interno della comunità internazionale. Se infatti, sia ad oggi già considerata una grande potenza, il non rispetto dell’impianto normativo occidentale non le permette di assumere a pieno tale ruolo rispetto alle altre potenze occidentali. Creando un sistema regionale più vasto dove proiettare i propri valori, assumerà così le capacità di difendere il proprio prestigio a livello internazionale.

Pechino sembra auspicare che la Nuova Via della Seta, come l’antica rotta commerciale aperta sotto la dinastia Han, fomenterà un processo di comprensione reciproca e integrazione dei paesi che ne fanno parte. Assieme al progetto di un’odierna Via della Seta, l’amministrazione Xi avanza anche il concetto di una cooperazione di tipo win-win. Durante il summit californiano Sunnylands di Annenberdel 2013, il Presidente cinese ha parlato della promozione di relazioni più eque tra stati, ovvero senza la presenza di attori che impongano le proprie scelte sulla comunità internazionale per il perseguimento dei propri interessi nazionali.

Come sostenuto dal ministro degli affari esteri cinese Wang Yi, che ha evidenziato l’importanza di questo principio a guida delle relazioni internazionali, nel corso della cerimonia di apertura del Simposio Internazionale sullo Sviluppo della Diplomazia Cinese del 24 dicembre 2014, ciò condurrà la regione asiatica, e in particolare la Cina, a difendere una propria politica estera indipendente, orientata alla difesa del rispetto della sovranità nazionale. Xi Jinping ha affermato che l’opportunità di uno sviluppo commerciale e politico tra i paesi dell’area, sia dell’est asiatico sia dell’Asia Centrale, garantirà infine maggior stabilità e sicurezza. La nuova Via della Seta si baserà su altri principi in tema di difesa e sicurezza, presentati da Xi nel maggio 2014 durante la Conferenza sulle interazioni e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia, (CICA). In tale occasione, il cui tema centrale era appunto la sicurezza strategica dell’Asia, la Cina incitava i rappresentati dei paesi presenti ad assumersi la diretta responsabilità della difesa dell’Asia, per troppo tempo influenzata dalle decisioni di potenze esterne alla regione. L’idea di “Asia agli asiatici”, è stata interpretata dagli Stati Uniti come un attacco alla loro presenza nell’Asia pacifico.

Xinjiang: un passaggio chiave

La notevole attenzione che l’amministrazione Xi sta dimostrando circa i rapporti con l’Asia centrale è inoltre legata alla questione della sicurezza e stabilità della Cina, in particolare per quanto riguarda lo Xinjiang. L’obiettivo della One Belt One Road di facilitare l’accesso alle risorse e sopperire alla necessità della Cina di diversificare le rotte energetiche, è però soggetto ad alcuni ostacoli che influenzano la politica cinese e che il governo di Pechino, spera di arginare proprio attraverso la riuscita del progetto stesso. Una delle difficoltà riguarda il trasporto d’idrocarburi dall’Asia centrale che al fine di raggiungere la costa della Cina, che essendo la parte industrializzata del paese rappresenta il punto dove le risorse energetiche sono più necessarie, dovrà necessariamente attraversare la regione dello Xinjiang, la cui popolazione si oppone al governo di Pechino.

Le spinte separatiste degli Uiguri dunque, mettono a dura prova il governo centrale. La stabilità della Cina nord-occidentale oltre che per la riuscita della Nuova Via della Seta, è essenziale sia da un punto di vista strategico, confinando con il Tajikistan, Kyrgyzstan, Kazakistan, Russia, Mongolia, il Kashmir indiano e l’Afghanistan, sia per la narrativa identitaria delle élite cinese che fa dell’integrità territoriale un perno del proprio discorso politico. Il contenimento delle istanze separatiste dello Xinjiang permette alla Cina di mantenersi unita e a non cedere ad altre pressioni indipendentiste, specialmente quelle dell’adiacente Tibet che sfidano l’autorità del governo di Pechino.

Anche nei confronti del Tibet, la strategia cinese mira a espandere la propria influenza nella regione considerata ribelle dal governo di Pechino, attraverso la progettazione di una ferrovia che congiungerà Chengdu, nella provincia di Sichuan, a Lhasa, che si prevede terminerà nel 203010. Attraverso questo nuovo progetto di sviluppo euroasiatico, la Cina quindi cerca il contenimento di problemi di politica interna esercitando la propria forza economica. La Cina si muove quindi, per la creazione un contesto regionale che non osteggi il perseguimento delle proprie politiche nazionali, aumentando la propria influenza e i legami sul territorio dell’Asia Centrale. La popolazione degli Uiguri essendo un’etnia turcofona riceve difatti, ancora l’appoggio della Turchia, ma anche del Pakistan e dell’Afghanistan dove si è già rilevata la presenza di cellule di separatisti uiguri per cui si teme che l’incontro con il terrorismo locale, essendo gli uiguri di religione islamica, alimenti ulteriormente i movimenti indipendentisti.

La Cina cerca attraverso l’iniziativa della One Belt One Road di affrontare la sfida alla sicurezza nazionale, non dimostrandosi disposta a includere nei nuovi schemi di collaborazione regionale i governi che offriranno appoggio alla popolazione uigura.

Quali conseguenze?

La crescente influenza cinese preoccupa i diversi attori all’interno dell’Ordine internazionale, in particolare gli Stati Uniti, e poi India e Russia che dubitano del futuro ruolo della Cina come nuova potenza egemone. L’intensificarsi dei rapporti tra la Cina e i paesi dell’Asia Centrale potrebbe diventare, in un futuro non troppo lontano oggetto di dispute con la Russia, che da sempre considera quest’area, parte della propria sfera di influenza. Momentaneamente la Russia non sembra rappresentare un problema imminente per lo sviluppo della One Belt One Road, visto il crescente approfondimento del partenariato russo-cinese che rende i due paesi dei forti alleati. Inoltre, la partecipazione della Russia attraverso gli strumenti finanziari preposti al sovvenzionamento del progetto, prospetta un proficuo ritorno di guadagni e un irrobustimento del proprio commercio per la Federazione Russa, che potrebbe così divincolarsi dai rapporti economici con l’Europa da cui in un passato è stata tenuta sotto scacco.

Il potenziale accrescimento dell’influenza della Cina nella zona euroasiatica, ma anche internazionale, rimane tuttavia un problema latente tra i due paesi e che potrebbe dar avvio a una competizione con la Russia, inclinando i rapporti bilaterali. La Cina è consapevole dall’altra parte, che la Russia rappresenta un alleato indispensabile soprattutto per il legame di importazioni ed esportazioni di risorse energetiche che lega a doppio filo i due paesi. Inoltre, un inasprimento delle relazioni con la Russia comprometterebbe parte del piano cinese di diversificare il mercato di approvvigionamento delle risorse energetiche che garantirebbe alla Cina una maggiore sicurezza strategica, mettendo al repentaglio il processo di crescita interna dalle battute d’arresto a seguito di eventuali crisi energetiche.

Pertanto, in questo momento Cina e Russia dovranno mantenere un equilibrio nei loro rapporti per perseguire entrambe il percorso di sviluppo economico e politico intrapreso. La realizzazione degli obiettivi strategici di lungo termine della Cina, come già detto in più occasioni, è stato anche interpretato come una risposta al bilanciamento della presenza statunitense in Asia. La grand strategy voluta dell’amministrazione Obama a partire dal 2011, ha comportato un rafforzamento dell’impegno statunitense nel Mar Cinese Meridionale, a cui fin da subito la Cina ha risposto duramente, sentendosi accerchiata, nella speranza di allontanare gli Stati Uniti.

Il disegno di sviluppo previsto dalla Nuova Via della Seta, in particolare riguardo alle nuove rotte marittime, inoltre ha suscitato maggiore apprensione da parte della potenza statunitense, che essendo una talassocrazia vede minacciata la sua capacità nel Pacifico. La Cina nondimeno, ha il desiderio di creare nuovi punti di accesso al commercio marittimo e di evitare quelli più vulnerabili, come lo Stretto di Malacca, dove passa il 40% del commercio mondiale di idrocarburi. Se da un lato quindi, gli Stati Uniti più osservano la Cina ampliare il proprio spazio d’influenza più vorrebbero aumentare il proprio impegno in Asia per contenerne l’espansione, dall’altro la Cina, anche sulla questione dei mari disputati, non manca l’occasione per opporsi all’egemonia statunitense nel tentativo di offrire una visione geopolitica alternativa, più favorevole al perseguimento dei propri interessi. La Cina di oggi insomma, auspica un cambiamento nella struttura delle relazioni internazionali ed essendo più forte, è in grado di dare direttamente impulso a delle iniziative, come la Via della Seta, che probabilmente avranno la capacità di dare nuova forma alla geopolitica globale.

Il progetto per la Nuova Via della Seta quindi, non è solo un ripensamento in chiave moderna degli storici scambi tra Cina ed Europa ma sarà, come affermano i portavoce di Pechino, un impegno costruttivo di crescita sostenibile che la Cina si assume nei confronti della società civile. È difficile però, soprattutto agli occhi della comunità internazionale, vederla in questi termini. Se indubbiamente, sta facendo da traino per lo sviluppo economico mondiale in un periodo di crisi, la Cina è lontana dall’essere un benefattore internazionale. All’opposto, si è dimostrato un attore indifferente alle diverse realtà locali dei paesi coinvolti nel piano OBOR, soprattutto quelli non-europei, con i quali mira al mantenimento di un rapporto compratore-produttore di materie prime, in cui il secondo si trova in una posizione di svantaggio in termini di benefici.

Il 25 maggio 2016 il progetto per l’odierna Via della Seta è tornato a essere nuovamente discusso ad Astana, laddove fu presentato per la prima volta, durante un forum economico durante il quale si è parlato appunto, di un’Unione Economica Euroasiatica (EEU) e di ulteriori rafforzamenti delle linee ad alta velocità per connettere la Cina con l’Europa. Durante il summit, è emersa la centralità che l’Europa, e soprattutto l’Europa orientale, ha nel piano OBOR rispetto ad altre regioni coinvolte, sia per le opportunità commerciali che si stanno aprendo che per rafforzare la cooperazione multilaterale11.

Concludendo, le aspirazioni cinese per il progetto OBOR dovranno adattarsi ad un variegato contesto regionale e più trasversalmente, a quello internazionale cui fanno riferimento. A rendere più difficile una valutazione complessiva sul piano per la nuova Via della Seta sopravviene anche la difficoltà che si ha nel comprendere al di là dei comunicati governativi, a che punto realmente si è giunti per ciascuna fase prevista da questo progetto che continua a concretizzarsi su più dimensioni. Con molta probabilità, la One Belt One Road altererà gli scenari geopolitici mondiali, creando legami dove ancora non esistono e accorciando i tempi e le distanze che intercorrono tra l’una e l’altra parte del globo, determinando forse, un avvicinamento tra Oriente e Occidente a cui potrebbe seguire, un cambiamento nell’approccio ai sistemi di governance internazionale.

NOTE:

Flavia Lucenti, laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna Alma Mater Studiorium, presso la scuola di Scienze Internazionali di Forlì. Collaboratrice della rivista Cinaforum.net, specializzata in Relazioni Internazionali tra Cina e Russia.

1. Xi J., Promote People-to-People Friendship and Create a Better Future, Kazakhstan's Nazarbayev University, 7 Settembre 2013.
2. Vision and Actions on Jointly Building Silk Road Economic Belt and 21st Century Maritime Silk Road, Rilasciato dalla Commissione Riforme e Sviluppo Nazionale, dal Ministro Affari Esteri e dal Ministro del Commercio della Repubblica Popolare Cinese, previa autorizzazione del Consiglio di Stato, Marzo 2015.
3. Kratz A., China’s AIIB: A triumph in public diplomacy, in Godement F., “One Belt, One Road": China's Great Leap Outward, European Council on Foreign Relations, China Analysis, Giugno 2015, p.14.
4. Asian Infrastructure Investment Bank, Rules Of Procedure Of The Board Of Directors, Section 5 Voting, in vigore dal 17 Gennaio 2016.
5. Shanghai Cooperation Organization (SCO) Summit a Tashkent, Uzbekistan, 2016.
6. Russia Today, Siemens wants in on Russian high-speed railway project, 27 aprile 2016.
7. Montrella S., Li in Serbia, fondo da 3 miliardi per investimenti in Europa dell'est, AgiChina.
8. China COSCO Shipping Corporation Limited, COSCO SHIPPING and the Hellenic Republic Asset Development Fund, 4 luglio 2016.
9. Ferdinand P., Westward ho—the China dream and ‘one belt, one road’: Chinese foreign policy under Xi Jinping, International Affair, 92:4, 2016, p. 951.
10. Cheung J., China’s Chengdu-Lhasa Railway: Tibet and 'One Belt, One Road', The Diplomat, 27 Maggior 2016.
11. Astana Economic Forum, "One Belt One Road" to bring new opportunities to silk road countries, 26 maggio 2016.


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