Il vertice ASEM  di Ulan Bator e le nuove prospettive italiane in Mongolia Il vertice ASEM  di Ulan Bator e le nuove prospettive italiane in Mongolia
Il 15 ed il 16 luglio la Mongolia ha ospitato l’undicesimo vertice ASEM (Asia-Europe meeting) intitolato “20 years of ASEM, partnership for the future... Il vertice ASEM  di Ulan Bator e le nuove prospettive italiane in Mongolia

Il 15 ed il 16 luglio la Mongolia ha ospitato l’undicesimo vertice ASEM (Asia-Europe meeting) intitolato “20 years of ASEM, partnership for the future through connectivity”. Presenti ad Ulan Bator i rappresentanti di cinquanta Paesi più il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, l’alto rappresentante agli Affari Esteri, Federica Mogherini, nonché il segretario generale dell’ASEAN, Lê Luong Minh. Il vertice ha sancito i primi venti anni di questo format istituito nel 1996 allo scopo di approfondire e consolidare i rapporti culturali ed economici tra Europa ed Asia attraverso incontri a cadenza biennale nei due continenti ed eventi di stampo politico, economico e culturale. Questa piattaforma di dialogo ha, con il passare degli anni, destato l’interesse di un numero sempre maggiore di Paesi: basti pensare alla partecipazioni di attori importanti quali India, Russia, Svizzera e Kazakhstan, ufficializzate tutte in un periodo che va dal 2008 al 2014.

Dopo il summit di Milano del 2014, è toccato alla Mongolia ospitare il vertice del 2016, preziosa occasione per rilanciare questo esteso Paese incastonato tra Cina e Russia nell’arena della politica internazionale. I rappresentanti intervenuti hanno, innanzitutto, tracciato un bilancio dei risultati conseguiti dal meeting Asia-Europa negli ultimi venti anni, ribadendo formalmente la necessità e la disponibilità a collaborare nel campo della connettività al fine di conseguire risultati tangibili nel breve periodo favorendo maggiormente gli scambi, le attività di rete e la flessibilità. Si è parlato, poi, di sfide globali e regionali, quali la pace, la stabilità, lo sviluppo sostenibile ed i cambiamenti climatici.

I lavori hanno risentito, senza ombra di dubbio, degli avvenimenti che hanno sconvolto il fine settimana di metà luglio: la strage di Nizza, avvenuta alla vigilia del vertice, ed il tentato golpe in Turchia. Ribaditi, attraverso un comunicato stampa, la più totale condanna nei confronti del terrorismo ed il sostegno incondizionato ai Paesi colpiti dagli attacchi. Per quanto concerne il golpe turco, invece, nella notte tra il 15 ed il 16 è stato diramato anche il comunicato rilasciato dai vertici dell’UE nel quale è stato decretato l’appoggio al governo democraticamente eletto, con la speranza di un veloce ripristino dell’ordine costituzionale1.

La Mongolia, rappresentata dal presidente Ėlbėgdorž,  ha ospitato questo evento in un periodo non proprio particolarmente florido per la propria economia: il crollo dei prezzi delle risorse minerarie (di cui il sottosuolo mongolo è ricchissimo) ha sancito un brusco calo di quella crescita economica che, fino ad un paio di anni fa, era abituata a viaggiare sopra la soglia della doppia cifra. Il vertice ASEM ha, senza dubbio, fornito l’opportunità per poter dialogare non solo con i partners storici quali Russia e Cina (dai quali l’economia e gli interessi mongoli non possono prescindere considerando la posizione geografica del Paese), ma anche per sviluppare una rete di rapporti che possano rafforzare lo status internazionale della terra di Gengis Khan, la cui economia sembra essere troppo dipendente dalle risorse minerarie e dai mercati dei suoi “ingombranti” vicini.

Sotto quest’ottica può essere interpretato e giustificato il notevole sforzo compiuto dall’Italia per avvicinarsi alla realtà mongola. Il nostro Paese è stato rappresentato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, presente ad Ulan Bator non solo in occasione del vertice, ma anche per presenziare all’inaugurazione dell’ambasciata italiana in Mongolia. Secondo Gentiloni, la Mongolia «ha delle enormi potenzialità, l’Italia ne è pronta a sostenerne la crescita. L’apertura della nostra ambasciata potrà costituire un elemento di forza per lo sviluppo di relazioni sempre più strette tra i due Paesi grazie all’assistenza che potrà fornire alle nostre imprese, ai nostri connazionali e ai cittadini e alle aziende mongole interessate all’Italia»2.

Nonostante la recente crisi, il mercato mongolo risulta offrire delle buone prospettive per l’imprenditoria italiana, nonché per le esportazioni del Made in Italy, sempre attraente in Mongolia così come in tutta l’Asia. L’Italia risulta essere il decimo fornitore della Mongolia per volume di affari, la meccanica strumentale, la moda e la metallurgia sono i settori in cui l’import italiano risulta riscuotere più successo.

Senza dubbio la presenza di una delegazione diplomatica dislocata sul territorio e l’istituzione della già operativa camera di commercio italo-mongola potrebbe stimolare maggiormente la presenza italiana nell’economia di questo immenso Paese in difficoltà, ma dalle enormi potenzialità. In chiave strategica l’Italia continua a rapportarsi con i Paesi dell’Asia Centrale attuando una politica estera propositiva; Ulan Bator, da questo punto di vista, dovrà essere capace di attirare investimenti stranieri come dimostrato nel passato recente (con l’acquisizione, peraltro molto contestata dall’opinione pubblica, dei diritti di estrazione mineraria nella regione di Oyu Tolgoi da parte della compagnia anglo-australiana Rio Tinto3) al fine di diversificare la propria economia e riuscire a potenziare gli scambi commerciali con diversi Paesi europei nel complicato tentativo di bilanciare l’influenza di Mosca e Pechino, comunque forti dei recenti risultati con cui il Partito del Popolo Mongolo (di orientamento filo-cinese) ha piegato il Partito Democratico del presidente Ėlbėgdorž conquistando l’85% dei seggi del Grande Hural di Stato4.

Nonostante le buone intenzioni, il vertice ASEM di Ulan Bator ha risentito, senz’altro, dell’atmosfera preoccupata che ha caratterizzato questa due giorni di incontri. Il ministro degli esteri greco Kotzias, ad esempio, è stato costretto ad abbandonare i lavori in anticipo per via dei fatti di Ankara. È stato comunque rinnovato l’impegno a proseguire verso la strada del dialogo Asia-Europa per far fronte a questi scenari di instabilità, con la netta sensazione, però, che una valutazione chiara delle potenzialità e delle effettive capacità di raggiungimento degli obiettivi prefissati da questa piattaforma dovrà essere rimandata al futuro, a partire dal prossimo vertice che si terrà a Bruxelles nel 2018.

NOTE:

Giannicola Saldutti è ricercatore associato del Programma «Eurasia» dell’IsAG.

1. Dichiarazione del presidente del Consiglio europeo, del presidente della Commissione europea e dell'alto rappresentante dell'UE a nome degli Stati membri dell'UE presenti al vertice dell'ASEM sulla situazione in Turchia, 16 luglio, 2016.
2. Inaugurata l'Ambasciata d'Italia a Ulaanbaatar.
3. Ceciala Jamasmie, Rio Tinto closes $4.4 billion financing deal for Oyu Tolgoi mine, «Mining.com», December 15, 2015.
4. Boldasaikhan Sambuu, Mongolia’s opposition party won 85 percent of the seats in parliament with only 45 percent of the vote, «Washington Post», July 6, 2016.


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