Differenti metodologie d’impiego degli IED tra Europa e Medio Oriente Differenti metodologie d’impiego degli IED tra Europa e Medio Oriente
Nei teatri operativi post 11/09 soprattutto Iraq ed Afghanistan, si è potuta osservare una sempre maggiore tendenza all’utilizzo di artifizi esplosivi non convenzionali che... Differenti metodologie d’impiego degli IED tra Europa e Medio Oriente

Nei teatri operativi post 11/09 soprattutto Iraq ed Afghanistan, si è potuta osservare una sempre maggiore tendenza all’utilizzo di artifizi esplosivi non convenzionali che hanno resto il terreno di scontri un pericoloso campo minato privo di regole e restrizioni. Degli IED si conosce poco o nulla per la loro scarsa propensione all’essere analizzato prima della deflagrazione, oggigiorno questa minaccia è passata da Paesi molto lontani ai nostri, creando un nuovo modello d’impiego asimmetrico nei centri urbani. L’analisi che seguirà vuole dare una panoramica generale sul differente utilizzo degli IED tra centri urbani in Europa e Stati Uniti per fini terroristici e i teatri d’operazioni come Afghanistan ed Iraq.

IED il volto mutevole dei moderni conflitti.

Si definiscono IED – Improvised Explosive Device / Minaccia esplosiva improvvisata – tutti quegli artifizi esplosivi non convenzionali impiegati in modo indiscriminato per le più disparate ragioni tattiche e strategiche.

Gli IED vengono chiamati ordigni e non bombe, perché queste ultime hanno una costruzione regolamentata e il loro uso è supervisionato da leggi internazionali, per questo sono utilizzati principalmente da chi intende portare avanti azioni di guerriglia.

La nuova frontiera rappresentata da questi artifizi prende vita artigianalmente, utilizzando soprattutto materiale di derivazione bellica abbandonato dalle truppe di occupazione oppure rinvenuto dopo uno scontro a fuoco con artiglierie.

La loro creazione, non avendo regole né schemi, viene lasciata alla fantasia umana. Gli IED possono prendere qualsiasi forma e possono essere collocati in qualsiasi luogo, la versatilità è il loro più grande vanto insieme al basso costo.

Le sostanze chimiche di cui è composto l’esplosivo degli ordigni deriva da prodotti che utilizziamo quotidianamente come ammoniaca e grassatori industriali, fertilizzanti vari e diserbanti; tutti prodotti che è difficile poter monitorare per arginarne la produzione, che spesso avviene in abitazioni private e piccoli scantinati altrettanto complessi da controllare.

Proprio la versatilità di impiego e il costo che rasenta lo zero rendono dunque gli IED uno strumento di terrore dal grande valore strategico e tattico, con ricadute importanti sia sotto il profilo psicologico che fisico.

Essi rappresentano nella maggior parte dei casi l’arma principe per chi porta avanti azioni di guerriglia, poiché, grazie alla loro mutevole natura, consentono di opporsi con grande efficacia ad eserciti ben armati ed equipaggiati, Abbiamo ordigni improvvisati piccoli come lampadine creati con esplosivo ad alto potenziale di derivazione militare con grande capacità distruttiva in grado di annientare un’intera squadra in pattugliamento, oppure artifizi grandi come barili la cui capacità offensiva può rasentare quella di ordigni d’artiglieria.

Qualsiasi sia la natura delle operazioni che si intende contrastare e qualsiasi sia il nemico che si intende abbattere, gli IED possono far fronte a tali esigenze, non a caso si sono conquistati sul campo l’appellativo di “arma perfetta”, diventando a pieno a titolo il volto del terrore nei moderni scenari operativi.

Metodologia d’impiego degli IED nello scenario vicino e mediorientale

La capillare presenza degli IED nei moderni scenari operativi primi tra tutti quello afghano e quello iracheno, li ha resi i principali artefici della conduzione di azioni di guerriglia contro eserciti armati e ben addestrati.

Non avendo modo di equiparare le forze di gruppi insurrezionali a quelli dei moderni eserciti, queste entità irregolari si adeguano con le poche risorse che hanno a disposizione puntando ad un logoramento lento ma continuativo delle forze regolari.

Gli artifizi di cui stiamo trattando hanno trovato e trovano largo impiego soprattutto in condizioni di guerre asimmetriche proprio perché una delle due parti è numericamente e dottrinalmente meno prestante e non ha dunque modo di sopraffare la controparte con metodi tradizionali.

Nella maggior parte dei casi, come si diceva, il materiale utilizzato per poter costruire queste armi non convenzionali è costituito da residuati bellici non esplosi come proiettili di artiglieria, mine, munizionamento vario di medio e grosso calibro, materiale esplodente.

Essendo gli IED armamenti non convenzionali si rende sempre più difficile e complessa la fase di individuazione e disinnesco, inoltre la totale assenza di schemi chiari rende l’attività di analisi per prevenirne la minaccia complessa.

L’uso di questi ordigni improvvisati nei teatri d’operazione nel Vicino e Medioriente è dunque utilizzato per logorare le truppe e renderle inoffensive attraverso una fase di lenta guerriglia.

Il logoramento psicologico di eserciti addestrati è un fattore nuovo, tipico dei moderni scenari operativi, che si pensava superato dopo le due guerre mondiali, ma che si è rivelato fondamentale in Iraq ed Afghanistan.

Il danno che un singolo IED può infliggere è limitato ma se si considera il pericolo generalizzato e lo stress psicologico ogni singolo ordigno si presenterà come il tassello di una strategia di più ampio spettro.

Nel Vicino e Medioriente questi ordigni sono spesso collocati a bordo delle strade e fatti esplodere al passaggio dei target, secondo una tecnica che incrementa a dismisura il tasso di indeterminatezza nelle operazioni e nei movimenti e che è atta a provocare danni ingenti, non tanto in termini di vite umane quanto in termini di danni a mezzi e impatto psicologico.

Proprio il trauma psicologico profondo che i soldati subiscono in teatri dove è massiccio l’uso di IED è il risultato a cui gli insurgence mirano.

Un soldato stressato e perennemente sottoposto ad una minaccia invisibile e talvolta assente è un soldato meno pronto a reagire in caso di imboscata, ma soprattutto è un soldato che non presta attenzione alle condizioni generali in cui opera.

Non notando le condizioni e i cambiamenti dei teatri operativi, il personale militare non riesce a prestare l’attenzione necessaria a quelle che sono le modificazioni del terreno dovute all’uso di questi artifizi, con il conseguente abbassamento del livello di sicurezza dell’intero contingente.

Allo stato attuale non esiste nessuna tecnica che permetta ai soldati di gestire l’alto livello di stress quando si trovano ad operare in teatri dove è rilevata la minaccia di IED, mentre sono diverse le dottrine che puntano alla prevenzione delle esplosioni e delle sue conseguenze.

IED e nuova metodologia d’impiego sul Vecchio Continente

Come si è avuto modo di dire fino ad ora, nel Vicino e Medioriente e soprattutto nei moderni scenari operativi si è segnato il grande passo avanti nell’uso degli IED.

Versatilità, costo basso e relativa facilità di costruzione hanno permesso a gruppi insurrezionali o guerriglieri di portare avanti azioni anche per diversi mesi minando gravemente l’efficienza degli eserciti regolari impiegati in zona d’operazione.

Tuttavia di ordigni esplosivi improvvisati si sente parlare anche in Europa soprattutto da quando quest’ultima è diventata obbiettivo primario del terrorismo.

È bene sottolineare come tra l’uso che si fa degli IED in Medioriente e quello che viene riproposto sul Vecchio Continente vi siano delle evidenti differenze metodologiche, evidenziabili soprattutto dai differenti obbiettivi e scenari d’azione.

In Medioriente il paesaggio e le zone disabitate coadiuvavano l’uso di ordigni non troppo grandi, posizionati sul ciglio della strada oppure nascosti sotto strati di terra nel mezzo della carreggiata e fatti brillare al passaggio di convogli o pattuglie.

Il radio comando o l’attivazione per piatto di pressione sono due dei metodi più utilizzati perché nel primo caso non vi sono molte frequenze capaci di attivare casualmente l’ordigno e nel secondo le strade sono poco trafficate.

In Europa possiamo notare una diversa natura rispetto ordigni mediorientali, non vi sono truppe da colpire o soldati da traumatizzare per minarne l’efficienza operativa, ci troviamo di fronte a città densamente popolate, strade asfaltate e luoghi pubblici sorvegliati giorno e notte.

Quello che si può colpire per influenzare i decisori politici sono sicuramente i civili e i soft target.

Si avrà dunque bisogno di ordigni discreti ma dal grande potenziale, capaci di fare più vittime possibili in luoghi molto stretti e densamente frequentati, implementati con chiodi e sfere di metallo per aumentarne l’effetto dirompente.

Questi ordigni non sono di facile collocazione, tutte le nostre città sono sorvegliate e frequentate ed è complesso posizionarli in modo tale che non siano visti e disinnescati.

L’uso più efficace che si immagina è dunque quello dei giubbetti o cinture esplosive da indossare sotto abiti civili per poi entrare nel luogo prestabilito e farli detonare.

Questi IED sono più conosciuti con il nome di kamikaze le cui azioni sono note anche in Medioriente con delle differenze.

È il caso della mancata strage allo Stadio parigino durante gli attentati al teatro Bataclan, dove l’attentatore aveva una cintura esplosiva legata in vita poi riconosciuta da una guardia di sicurezza dell’infrastruttura.

In luoghi chiusi, come centri commerciali ed uffici, si trovano sempre più spesso metal detector capace di rilevare i metalli di cui si compongono alcuni ordigni, è dunque possibile fermare eventuali attacchi ma è altrettanto probabile che una volta scoperti gli attentatori riescano a farsi esplodere mietendo un numero di vittime basso ma per loro pur sempre accettabile.

Nelle città e nelle grandi metropoli quello che si stenta a poter fermare sono le VBIED (Vehicle-Borne Improvised Explosive Device) ovvero ordigni esplosivi veicolati con auto o camion verso l’obbiettivo prestabilito.

Mezzi di trasporto come le auto sono diffusissime ormai ovunque, molte sono di forme e colori particolari, con assetti bassi e alcune con ruote personalizzate, scorgere elementi di discontinuità è decisamente complesso per non dire impossibile.

Questi VBIED sono usati non tanto per mietere vittime quanto piuttosto per fungere da testa di ponte per commandos armati che faranno irruzione in strutture grandi come hotel oppure uffici.

Per il momento non abbiamo ancora visto questa tipologia di attacco sul suolo europeo, ma abbiamo avuto modo di vederlo applicato a grandi città tra cui Mogadiscio o paesi come Costa d’Avorio ed Egitto.

Conclusioni.

Gli analisti ed esperti che si occupano del disinnesco e dello studio di questi ordigni supponevano, fino a pochi anni fa, che l’impiego degli IED sarebbe cresciuto in maniera vertiginosa nel prossimo futuro, soprattutto perché ancora non è stata individuata una vera e propria metodologia di contrasto.

Il nuovo terrorismo invece ci suggerisce che ordigni non convenzionali saranno utilizzati soprattutto come contorno ad una strategia del terrore più ampia, rappresentata da lupi solitari sempre meno legati alle cellule terroristiche e di conseguenza con meno possibilità di accedere alle conoscenze per costruire IED funzionanti.

Se si è già avuto modo di accertare che in diversi casi i talebani in Afghanistan hanno fatto uso di IED sempre più sofisticati, mutuando tecnologie e tattiche sperimentate in Iraq attraverso la rete internet, in Europa

Lo IED è pertanto destinato a rimanere l’arma per eccellenza utilizzata da terroristi e attori insurrezionali su scala sia locale che globale, dal momento che consente loro di ottenere risultati spettacolari e di grandissima risonanza internazionale a fronte di bassissimi costi. Non possiamo dimenticare che, al di fuori degli IED, nessun altro sistema di offesa è caratterizzato dall’elevato potenziale intrinseco di unire l’effetto materiale a quello mediatico che costituisce attualmente un’importantissima componente della cultura moderna. È necessario, secondo gli esperti analisti che quotidianamente si occupano del counter-IED, affrontare il problema su differenti fronti, tenendo ben presente l’importanza fondamentale di disporre di database di informazioni costantemente aggiornati nei quali far confluire qualsiasi dato che si riferisca ad utilizzo di IED anche al di fuori delle aree di interesse del contingente. La cultura terroristica dell’uso degli IED, infatti, evolve su un piano globale e lo scambio di informazioni si avvale di un network strutturato e capillare.

Il problema va quindi affrontato su un piano generale e con un approccio onnicomprensivo, continuando perciò ad investire sulle varie tecnologie che un domani possano permettere la detection stand-off di materiale esplosivo nelle vicinanze del contingente senza dover far scendere il personale dal mezzo per transitare su una strada.

FONTI

http://www.fernandotermentini.it/iedricerca.pdf

http://www.difesa.it/Content/Pagine/IED.aspx

 

 

 

 

NOTE:

Denise Serangelo, dottoressa in Scienze Strategiche laureata presso la Scuola di Applicazione e studi militari dell’esercito, è stata tirocinante al IV reparto logistico dello Stato Maggiore Esercito a Roma. Si è occupata specificatamente di Counter IED; politiche d’impiego delle Forze Armate nei teatri operativi ed analisi sull’antiterrorismo. Attualmente Responsabile del programma di Difesa e Sicurezza dell’Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence.


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