Un rapporto controverso: Russia e Israele nel contesto mediorientale Un rapporto controverso: Russia e Israele nel contesto mediorientale
Ad ottobre 2016 saranno venticinque anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Israele e Russia, dopo la sospensione unilaterale da parte dell’URSS avvenuta nel... Un rapporto controverso: Russia e Israele nel contesto mediorientale

Ad ottobre 2016 saranno venticinque anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Israele e Russia, dopo la sospensione unilaterale da parte dell’URSS avvenuta nel 19671. Nel novembre scorso, l’ambasciatore israeliano a Mosca Zvi Heifetz ha affermato la volontà dei due Paesi di celebrare l’anniversario al meglio; d’altro canto, il premier russo Putin si è ritenuto “soddisfatto della partnership con Israele”, aggiungendo che le relazioni bilaterali hanno ormai raggiunto un considerevole livello. In questo contesto, si inseriscono gli incontri al vertice avvenuti nell’ultimo anno, a partire dal 21 settembre 2015. Da ultimo, il 7 giugno scorso si è avuto al Cremlino l’incontro tra il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Presidente russo Vladimir Putin. Le tematiche affrontate al summit si sono rivelate in linea con i recenti sviluppi nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi, a conferma dei continui mutamenti nei rapporti internazionali riguardanti non solo Israele, ma l’intera area del Medio Oriente. 

Il terzo incontro al Cremlino in meno di un anno, avvenuto lo scorso 7 giugno, avviene in un periodo particolarmente importante per gli interessi di Russia e Israele e le reciproche relazioni bilaterali. Dopo il ritiro delle truppe russe dal suolo siriano, i leader dei due Paesi hanno ritenuto necessario l’aggiornamento delle proprie linee guida in politica estera, al fine di verificare quella che sembra una convergenza d’intenti sotto il profilo politico, economico e militare. Indetto ufficialmente per ribadire il comune impegno nella lotta al terrorismo, il summit è stato caratterizzato principalmente dal rinnovo dell’accordo sulle “zone d’influenza” in Siria. Su tale capitolo, Netanyahu ha espresso la necessità di ricevere garanzie da Putin nell’arginare l’azione di Hezbollah sulle alture del Golan, nonché nel limitarsi nel supporto alle missioni a partecipazione iraniana; suddetto meccanismo di coordinamento militare, finalizzato alla prevenzione di “scontri e malintesi”, era stato già definito il 21 settembre dello scorso anno, all’alba dell’intervento russo in Siria.

L’incontro ha poi riguardato due tematiche rilevanti sotto il profilo socio-economico: il raggiungimento dell’accordo sulle pensioni degli immigrati russi arrivati nello Stato ebraico prima del dissolvimento dell’URSS, ed un’intesa di massima per la creazione di un’area di libero scambio, con agevolazioni per gli investimenti e la produzione per esportazioni verso la Russia ed i paesi della CEEA (Comunità Economica Eurasiatica). Il vertice ha assunto anche un significato altamente simbolico, con la restituzione del tank israeliano catturato nel 1982 dalle forze di Hafez al-Asad nella battaglia di Sultan Yakub, successivamente donato dal regime siriano all’Unione Sovietica. Sulla base del successo di quest’ultimo summit, risulta necessario ripercorrere le tappe principali che hanno portato alla costituzione del rapporto bilaterale tra i due Paesi, che all’apparenza sembra porsi in contraddizione con la classica visione della Storia delle relazioni internazionali.

Putin ha tentato di allacciare legami con Israele fin dal suo insediamento nel 2000, ed in effetti i due Paesi hanno sviluppato intese e visioni comuni su numerosi fronti. Russia e Israele hanno un accordo su visti turistici per i propri cittadini, ed entro i confini israeliani risiedono più di un milione di immigrati provenienti dall’ex Unione Sovietica. Inoltre, il russo è la terza lingua per diffusione dopo l’ebraico e l’inglese. I rapporti economici tra i due Paesi sono notevolmente migliorati, e le relazioni bilaterali in ambito militare hanno visto un notevole sviluppo: durante il 2015, Israele ha venduto dieci droni per scopi militari alla Russia, nonostante i vertici militari israeliani abbiano più di una riserva sugli scopi perseguiti dalla Russia con suddette tecnologie. Da parte sua, il Presidente russo basa la sua politica sulla definizione degli interessi nazionali da un punto di vista puramente pragmatico, a prescindere dal fatto che l’altro attore possa essere uno storico antagonista: questo approccio ha portato ad un avvicinamento ad Israele fin dai primi momenti, in netta contraddizione con le politiche perseguite negli ultimi anni Novanta dall’ex Primo Ministro Evgenij Primakov.

Le relazioni fra Israele e la Russia si bilanciano su pragmatismo e interessi contingenti.

Esistono diverse discriminanti che giustificano l’apparentemente ambiguo rapporto tra Russia e Israele. Il primo avvicinamento ci fu in occasione del prolungato conflitto tra il governo russo e le forze separatiste cecene, inaspritosi a partire dai primi anni Novanta e protrattosi per tutto il decennio successivo. L’abilità retorica di Putin contribuì alla creazione dei paralleli tra Russia e Israele nelle rispettive lotte al terrorismo: il risultato fu il sostegno all’azione di repressione in Cecenia da parte dell’allora premier israeliano Ariel Sharon, il quale definì Putin “un vero amico di Israele”. In questo modo, Israele fu tra quei Paesi a non criticare la politica repressiva russa adottata a discapito dei separatisti ceceni. Più recentemente, nel 2014 Israele non si è opposto all’occupazione della Crimea e all’intervento russo in Ucraina; a parti inverse, la Russia dichiarò apertamente il suo sostegno alla controversa operazione “Protective Edge” su Gaza, le cui stime riportano di circa duemila vittime palestinesi.

Un altro elemento chiave nella “politica israeliana” di Putin è stato l’impulso dato allo sviluppo delle relazioni economiche. Egli ha voluto fortemente un rapporto di scambi commerciali privilegiati con Israele, in particolare nei settori dell’high-tech e della nanotecnologia. Il valore degli scambi commerciali tra i due Paesi è salito ad un miliardo di dollari nel 2005, triplicandosi nel 2014 ad un valore di 3,5 miliardi di dollari2.

Infine, va considerato il coinvolgimento russo nei processi di pace in Medio Oriente, fortemente voluto dallo stesso leader russo. Questo orientamento può avere una duplice lettura: se da una parte può garantire il progressivo raggiungimento dello status di potenza di riferimento nella regione, dall’altra è indirizzato a regolare e diminuire il ruolo delle potenze occidentali. Sotto la presidenza  Putin, la Russia si è dimostrata sempre più influente in qualità di mediatore tra le parti nel conflitto arabo-israeliano, soprattutto se si tiene presente l’acquisizione della membership nel cd. Quartetto per il Medio Oriente. Dati questi elementi, si può affermare come la più recente politica estera russa venga caratterizzata da una netta cesura rispetto alle passate amministrazioni.

Eppure, sussistono ancora diverse incongruenze. La politica regionale russa si pone l’obiettivo di fare leva sul diffuso sentimento antioccidentale, affinché si possa fungere da contrappeso alle potenze occidentali in Medio Oriente andando ad indebolirne le istituzioni presenti nell’area. In questo quadro, non del tutto delineato, Israele si pone storicamente come un Paese a forte influenza occidentale. Inoltre, la recente politica interventista russa, in particolare in Ucraina e in Siria, complica ulteriormente le relazioni con Israele. Nel marzo 2006 i leader di Hamas giunsero a Mosca su invito di Putin, il quale si rifiutò in quel frangente di considerare Hamas come un’organizzazione terroristica. In tempi più recenti, il supporto al programma nucleare iraniano e il consistente traffico d’armi con le forze filogovernative siriane – tra cui Hezbollah – hanno contribuito a raffreddare i rapporti tra i due Paesi. I vertici russi continuano a dare sostegno al programma nucleare iraniano nonostante le preoccupazioni di Europa, Stati Uniti e Israele rispetto ad una possibile conversione bellica dell’industria nucleare.

Nel 2010, assecondando le pressioni congiunte di Israele e degli Stati occidentali, Mosca sospese le trattative relative ad un contratto da 800 milioni di dollari con l’Iran, riguardanti la vendita del sistema difensivo di contraerea S-300. Il sospetto era che quest’ultimo potesse essere utilizzato contro gli aerei americani e israeliani eventualmente impiegati in raid per l’abbattimento dei complessi nucleari iraniani. In cambio, Israele si è guardato dal condannare le azioni russe nei successivi anni, rimanendo pubblicamente neutrale rispetto alla crisi ucraina e non inviando armamenti a Kiev. Dopo l’inasprimento della crisi siriana, Mosca e Teheran hanno ripreso i colloqui per la compravendita del sistema di difesa, e nel febbraio di quest’anno si è giunto ad un accordo commerciale bellico del valore di 8 miliardi di dollari3. Precedentemente, il governo israeliano aveva espresso preoccupazione rispetto all’accordo denominato P5+1, inerente al programma nucleare iraniano, sostenendo l’assoluta non vincolatività dell’accordo ed il diritto alla difesa del proprio Paese; dall’altra parte, Putin si è dichiarato del tutto soddisfatto dell’accordo raggiunto.

La Siria rimane un teatro di confronto spinoso nelle relazioni fra i due paesi.

L’intervento russo in Siria ha ulteriormente complicato i legami tra i due Paesi. L’incontro tra Netanyahu e Putin del 21 settembre 2015, finalizzato alla definizione strategica e ad una reciproca dichiarazione d’interessi relativi alla guerra siriana, era apparso concludersi positivamente per entrambe le parti: seppur non ufficialmente, tra i due leader si è giunti ad un’intesa di massima sulle zone d’intervento dei reparti militari russi, e all’intesa sulle “zone d’influenza” che sono state rinnovate nell’ultimo incontro del 7 giugno. Eppure, i continui focolai nel Sud della Siria continuano a preoccupare Israele, soprattutto riguardo ad un possibile incremento delle forze di terra da parte di Hezbollah e Iran, alleati della Russia nel conflitto siriano. Allo stesso tempo, il persistere del regime di Asad continua a legittimare l’influenza iraniana nella regione, a cui la Russia non si oppone e che comporta ulteriori problemi per Israele.

In conclusione, il controverso rapporto tra questi due Paesi sembra avere numerosi ostacoli sul cammino di una realizzazione completa nel perseguimento di interessi comuni. Eppure Israele continua a vedere la Russia come un attore fondamentale in Medio Oriente, se non altro in termini di necessità strategica: il ritiro degli Stati occidentali dalla regione riduce le opzioni di Israele, e i rapporti tesi con l’amministrazione Obama giocano un ruolo primario nella continuazione delle relazioni con Putin – come testimoniato dall’ultimo incontro al vertice.

I presupposti per una crisi bilaterale non sussistono, al contrario i due Paesi continueranno a collaborare soprattutto sul fronte economico e militare. Il meeting del 7 giugno si è concluso con le dichiarazioni di Putin, relative alla possibile creazione di una zona di libero scambio tra la CEEA e Israele. Inoltre, la rinnovata intesa sulla questione siriana sembra scongiurare un potenziale deterioramento dei rapporti. Al di là di questi ambiti, le volontà di Putin sono prettamente rivolte all’affermazione di una politica di potenza nell’area, obiettivo maggiormente realizzabile considerando le relative difficoltà delle potenze occidentali; dall’altra parte, l’affermazione del Cremlino in Medio Oriente fornisce non poche preoccupazioni ad Europa e Stati Uniti, e pone Israele in una condizione di difficile gestione delle relazioni diplomatiche, il tutto contestualizzato in un’area sempre più complicata e instabile.

NOTE:

1. La decisione fu presa dal governo Breznev, in seguito all’attacco da parte di Israele nei confronti dell’Egitto denominato la Guerra dei sei giorni.
2. Il valore degli scambi commerciali Russia-Israele supera attualmente quello relativo al rapporto intrattenuto con l’Egitto, storicamente Paese alleato della Russia nell’area mediorientale.
3. I dati relativi al valore economico degli scambi commerciali Russia-Iran sono presenti nell’articolo di Anna Borshchevskaya, The Maturing of Israeli-Russian Relations, «The Washington Institute», Spring 2016.


Nessun commento per il momento

Sii il primo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *