La NATO e i Balcani occidentali: un equilibrio difficile La NATO e i Balcani occidentali: un equilibrio difficile
Nell’ultimo vertice NATO che si è svolto a Varsavia nel periodo 8-10 luglio, conclusosi con l’adozione di un voluminoso documento di sessantatré pagine in... La NATO e i Balcani occidentali: un equilibrio difficile

Nell’ultimo vertice NATO che si è svolto a Varsavia nel periodo 8-10 luglio, conclusosi con l’adozione di un voluminoso documento di sessantatré pagine in cui vengono elencati i risultati dei negoziati sui temi più discussi come la minaccia del terrorismo islamico, il conflitto in Ucraina ed altri ancora, è passata in secondo piano la presenza del Montenegro, che per la prima volta ha partecipato al Summit Atlantico, dove è stata inclusa nel documento finale una dichiarazione di interessamento dell’Alleanza verso gli Stati dei Balcani occidentali.

La NATO però, è ancora vista sotto una cattiva luce dalla popolazione della regione, a causa delle cicatrici risalenti al conflitto nel 1999, e deve fare i conti con l’ostilità nei suoi confronti, in particolare degli abitanti della Serbia e del Montenegro, che va a complicare il processo di integrazione nelle strutture atlantiche dei due Paesi. Il marzo scorso, a Belgrado e in altre città minori, infatti, migliaia di Serbi hanno protestato contro la firma dell’accordo di cooperazione con l’Organizzazione di Supporto ed Approvvigionamento della NATO, che prevede l’immunità diplomatica e l’esenzione dal pagamento di imposte sul territorio serbo per gli appartenenti all’Alleanza Atlantica.

Il Presidente del Paese, Tomislav Nikolic, ha rassicurato, in quella occasione, tanto la popolazione locale, quanto la Russia, su una eventuale intenzione di adesione della Serbia alla NATO. Pur avendo adottato nel 2007 la dottrina di neutralità militare, tuttavia, la Serbia detiene una propria missione permanente presso il quartier generale della NATO a Bruxelles ed è parte del Programma di Partenariato per la Pace dell’Alleanza Atlantica con la quale ha firmato diversi accordi di cooperazione e svolto esercitazioni comuni. Un avvicinamento che piace poco alla popolazione ma che Belgrado giustifica come necessario per la protezione della minoranza serba in Kosovo1.

Nel mese di maggio di quest’anno, invece, è stata la volta del Montenegro. Il Paese si è avvicinato ancora di più alla NATO firmando un protocollo di adesione che ha suscitato nuovamente le proteste di gran parte della popolazione, scesa in piazza nella capitale Podgorica per esprimere la propria opposizione e chiedere un referendum popolare sul tema. Come nel caso della Serbia, anche tra i Montenegrini non sono stati dimenticati i bombardamenti subiti nel 1999, che causarono numerose vittime nel Paese, mentre l’ambasciata USA viene accusata di interferire negli affari interni del piccolo Stato sull’Adriatico.

A Varsavia, nella dichiarazione finale sono stati dedicati quattro paragrafi ai Balcani Occidentali, dove vengono salutati i progressi fatti per la delimitazione dei confini, in particolare con il Kosovo, e si afferma l’impegno dell’Alleanza nel sostenere le aspirazioni euro-atlantiche degli Stati della zona continuando a collaborare per la promozione della sicurezza regionale e i valori democratici2. Come nel caso della Moldavia, con l’oligarca Plahotniuc, anche in Montenegro per ragioni strategiche  le strutture atlantiche non esitano a sostenere personaggi impopolari e sospettati di attività illecite come l’attuale Presidente, Milo Djiukanovic, convocato nel 2013 persino dall’Europol e parte della stessa élite politica che governa il Paese dalla fine degli anni Ottanta3. Nel documento finale del Vertice svoltosi nella capitale polacca, il Montenegro viene presentato come la dimostrazione concreta della “politica delle porte aperte della NATO” e dell’impegno ad integrare anche quei Paesi della regione, come la Bosnia ed Erzegovina e la Ex repubblica jugoslava di Macedonia, che aspirano di aderire all’Alleanza Atlantica.

Attualmente il Montenegro gode dello status di osservatore all’interno della NATO, mentre per una piena adesione dello Stato all’Alleanza Atlantica è necessaria ancora la ratifica di tutti i ventotto Paesi membri, ognuno secondo le proprie regole interne, procedura che, salvo sorprese, ci si aspetta venga ultimata per gli inizi del 2017.

Anche la Serbia viene citata nel documento finale di Varsavia dove vengono salutati i progressi fatti nella costruzione del partenariato con la NATO e nel dialogo Belgrado-Pristina facilitato dall’UE4. Ciò nonostante, a seguito del blocco nei negoziati di adesione con l’UE nel mese di luglio il Ministro degli Esteri, Ivica Dacic, ha sollevato il dubbio, forse su sollecitazione croata, se il suo Paese si stia dirigendo veramente nella giusta direzione5. Recentemente, intanto, Belgrado ha fatto sapere che parteciperà alle operazioni umanitarie al fianco della Russia in Siria6.

Molti esperti hanno fatto notare il comportamento ambivalente della Serbia, del resto in linea con la propria dottrina di neutralità, che vede da una parte la conduzione di negoziati di adesione con l’UE e la firma di accordi di cooperazione con la NATO, e dall’altra il rifiuto di imporre le sanzioni alla Russia continuando, al contrario, a portare avanti una stretta collaborazione con Mosca. Un atteggiamento altalenante che, tuttavia, secondo Zoran Dragisic dell’Università di Belgrado, a breve termine obbligherà il Paese a prendere una decisione netta7. L’allargamento della NATO nei Balcani, inoltre, ha acutizzato le relazioni tra l’Occidente e la Russia la quale ha promesso misure di ritorsione al fine del mantenimento dell’equilibrio strategico. I Balcani continuano, dunque, a mantenere anche nel XXI secolo la reputazione di polveriera d’Europa mentre col Montenegro sembra concludersi la “politica delle porte chiuse” della NATO. Una spada a doppio taglio che, se da una parte è fonte di sicurezza, dall’altra è anche foriera di instabilità.

NOTE:

Ștefan Căliman è collaboratore del programma «Eurasia» dell’IsAG.

1. D. Tomovic, S. Dragojlo, Serbia Finds Juggling NATO and Russia a Struggle, "BalkanInsight", 14/03/2016.
2. Cfr. punti 107, 108, 109, 110 Warsaw Summit Communiqué, "North Atlantic Treaty Organization" 9/07/2016.
3. B. Pula, The Budding Autocrats of the Balkans, "Foreign Policy", 15/04/2016.
4. Cfr. Punto 108 Warsaw Summit Communiqué, "North Atlantic Treaty Organization" 9/07/2016.
5. Dacic: EU decision "shocking, disgraceful, humiliating", "b92", 30/06/2016.
6. Serbia to Help Russian Aid Operation in Syria, "BalkanInsight", 9/08/2016.
7. Serbia caught between NATO and Russia, "DW".


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