Cecenia: dalla guerra alla pace Cecenia: dalla guerra alla pace
Sono passati quasi dieci anni dal 2009, l’epilogo delle due sanguinose guerre cecene. Oggi si può tornare a parlare di Cecenia, non più però... Cecenia: dalla guerra alla pace

Sono passati quasi dieci anni dal 2009, l’epilogo delle due sanguinose guerre cecene. Oggi si può tornare a parlare di Cecenia, non più però in riferimento alla guerra e alla distruzione, ma ad un cammino di ripresa verso la pace e la stabilità.

Dal 17 al 21 agosto una delegazione di giornalisti polacchi e tedeschi, guidata dall’europarlamentare polacco Janusz Korwin Mikke, si è recata in visita a Groznyj in Cecenia. Ho avuto l’occasione di prendere parte all’iniziativa in qualità di corrispondente italiano. La missione è stata organizzata dalla Fondazione “Centro russo-polacco per il dialogo e la comprensione”, grazie all’impegno del suo direttore Jurj Bondarenko che ha accompagnato la delegazione. L’idea di costituire una Fondazione per il dialogo con la Polonia risale al 2010, da parte di Vladimir Putin (a quel tempo Primo Ministro della Federazione russa), in seguito all’incidente aereo che causò la morte del Presidente polacco Lech Kaczynski.

Vladimir Putin ritenne opportuno concordare con Donald Tusk (attuale Presidente del Consiglio europeo) a sua volta, in quegli anni in Polonia, nel ruolo di Primo ministro, la creazione di un istituto finalizzato alla realizzazione e al mantenimento di buoni rapporti tra Russia e Polonia a livello umanitario, culturale e nell’ambito storico. L’idea di Putin si concretizzò a livello istituzionale nel 2012 con un decreto dell’allora Presidente della Federazione Russa  Dmitrij Medvedev che ne prevedeva la creazione con sede a Mosca, mentre in contemporanea la Polonia apriva la sua sede a Varsavia. L’obiettivo della missione è stato quello di mostrare a una delegazione di Europei lo sviluppo attuale della Repubblica della Cecenia, soprattutto nei confronti dei Polacchi; questo spiega il coinvolgimento della Fondazione per il dialogo russo-polacco.

La motivazione sta nel fatto che durante gli anni del conflitto ceceno la Polonia mostrò un particolare attivismo a favore della Cecenia: ne accolse i profughi, fu addirittura l’unico Paese europeo che dedicò delle vie al leader separatista ceceno Dzhokhar Dudaev.  Tuttavia, dal termine della guerra con la vittoria delle forze lealiste filo-russe guidate da Ramzan Kadyrov sui separatisti ceceni, la Cecenia sembrò scomparire dall’agenda polacca. Mentre in passato si parlava in maniera incisiva dell’occupazione russa ora in egual maniera non si parla invece della pace, della stabilità… che regna sulla Repubblica.

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Il secondo conflitto ceceno iniziò con una aggressione in territorio russo da parte di gruppi wahabiti dal Daghetsan e, da parte russa, come risposta militare agli attentati terroristici nelle città russe di Bujnaksk, Mosca e Volgodonsk. In quegli anni numerosi jihadisti stranieri combatterono al fianco dei separatisti ceceni. È straordinario osservare come a distanza di così pochi anni dalla fine della guerra (ricordo le foto e i filmati) la capitale Groznyj, che era ridotta a un cumulo di macerie, invece, si presenti ora totalmente ricostruita, addirittura con sfarzo, sfavillante di luci, con edifici modernissimi. Il boulevard centrale è stato persino dedicato a Vladimir Putin.

Larghi viali s’intersecano perpendicolarmente, per le strade tutto è in ordine, c’è una pulizia assoluta, tutto è ornato da aiuole fiorite. Per le strade famiglie con bambini passeggiano fino a tarda notte.  La Cecenia è una Repubblica con popolazione a maggioranza musulmana sunnita, nonostante la cospicua presenza di Russi di fede cristiana ortodossa, non si vedono tensioni tra le due confessioni. Il ministro dell’informazione e dei rapporti internazionali della Cecenia Dzhambulat Umarov, nell’incontro con la delegazione, ha sottolineato la straordinaria ricchezza multireligiosa della Russia.

A qualche centinaio di metri dalla grande moschea al centro di Groznyj sorge una chiesa ortodossa. L’integrazione passa sempre attraverso il rispetto reciproco. L’islam praticato è quello tradizionale caratterizzato dalle confraternite sufi (siamo dunque distanti dalle forme più integraliste legate al wahabismo). Le ragazze passeggiano con gonne lunghe colorate, nessuna indossa né il burka, né il niqab, portano sul capo foulard variopinti, che ricordano i fazzoletti usati dalle contadine durante i lavori in nei campi. Il riferimento legislativo è ovviamente l’ordinamento giuridico della Federazione russa. Mosca ha capito che la stabilità e la pace passano attraverso il benessere della popolazione, per tal ragione ha messo in campo una poderosa campagna di ricostruzione investendo ingenti somme sul territorio della Repubblica cecena.

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Questo spiega il grande fermento a livello economico, legato allo sviluppo di Groznyj e della regione. Funzionari ministeriali ceceni hanno rivolto l’invito anche alle aziende straniere che desiderino prendere parte a questa particolare fase di sviluppo. Delegazioni d’imprenditori tedeschi, francesi anche italiani si sono già recate in missione commerciale a Groznyj. Anche in Cecenia, come in tutta la Russia, il made in Italy è sempre sinonimo di grande qualità, e si auspicano piccoli progetti, collaborazioni, investimenti anche da parte italiana.

NOTE:

Eliseo Bertolasi è ricercatore associato del programma «Eurasia» dell'IsAG.


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