Guerra all’ISIS. Gli errori che abbiamo fatto, perché rischiamo di perderla, che cosa fare per vincerla Guerra all’ISIS. Gli errori che abbiamo fatto, perché rischiamo di perderla, che cosa fare per vincerla
Animale politico flessibile abile nel fruire delle tensioni che animano l’area geopolitica del MENA e della paralisi operativa dovuta agli interessi divergenti degli attori... Guerra all’ISIS. Gli errori che abbiamo fatto, perché rischiamo di perderla, che cosa fare per vincerla

images

Animale politico flessibile abile nel fruire delle tensioni che animano l’area geopolitica del MENA e della paralisi operativa dovuta agli interessi divergenti degli attori coinvolti nella coalizione ad esso avversa, l’ISIS sembra emergere vincitore nella campagna militare e psicologica, riuscendo nel duplice scopo di legittimare la propria autorità e screditare quella delle potenze antagoniste. In Guerra all’ISIS, Aldo Giannuli squarcia con lucidità il velo di Maya cucito dai dipartimenti mediatici dello Stato Islamico, strategici amplificatori dei suoi successi, e riduce ad una dimensione reale le capacità del Califfato: un «competitore mediocre» che si rivela però acuto conoscitore dei principi della guerra asimmetrica.
L’autore, storico ed esperto di intelligence, svolge una brillante inchiesta sugli obiettivi del sedicente Stato Islamico nel breve e nel lungo termine: rispettivamente acquistare il consenso delle masse, fomentando rivolte nel mondo mediorientale e destabilizzando con attentati il Vecchio Continente, e tradurre il modello di civiltà islamica (già identificato da Huntington in Lo scontro delle civiltà) in un soggetto politico a carattere cosmopolita che oltrepassi dunque le divisioni storiche, geografiche, linguistiche e culturali dei suoi cittadini. Giannuli intraprende un percorso temporale che sottolinea gli errori commessi dagli occidentali, si sofferma sullo scenario attuale di pericolosi doppi giochi e ambizioni e, infine, disegna in prospettiva possibili scenari. Il climax crescente di tensione viene alleggerito dalla soluzione politico-militare offerta dall’autore nelle conclusioni del libro, corredata da riflessioni più ampie sulla lotta definitiva al terrorismo islamico, fenice che rinasce dalle proprie ceneri.

È nei confini artificiali degli attuali Stati mediorientali tracciati dagli Europei assetati di espansione che risiede il detonatore dei conflitti che tormentano la umma islamica: alla caduta dell’Impero Ottomano nel 1915 seguì una spartizione segreta delle aree d’influenza fra Gran Bretagna e Francia, nota come l’accordo Sykes-Picot. Non è un caso che a tale accordo faccia riferimento il primo video prodotto dall’ISIS, The end of Sykes-Picot, in cui si profila una regressione storica – l’annullamento dell’imperialismo europeo – sia territoriale che mentale. La visione eurocentrica si impone prepotentemente anche ai giorni nostri come testimoniano alcuni errori commessi dalle intelligence occidentali, che spesso costringono una pluralità di fenomeni all’interno delle proprie rigide categorie storiche o utilizzano imprecisamente alcuni termini. Risalta, dunque, in più capitoli del libro la profonda attenzione rivolta dall’autore alla questione semantica. Gli errori culturali cui si accennava producono inevitabilmente errori di analisi (confusione tra progetto politico e propaganda delle organizzazioni terroristiche) che in un circolo vizioso sono responsabili di errori informativi (fonti parziali, dati numerosi o poco rappresentativi).

Il saggista tratteggia poi il profilo degli Stati mediorientali, denunciandone con straordinaria chiarezza le contraddizioni e gli interessi privati: nessun Paese è motivato a sfidare frontalmente l’ISIS perché teme di avvantaggiare un avversario (emblematico il caso dei due giganti della regione, quali Iran ed Arabia Saudita) o perché ha altre priorità (il disegno neo-ottomano della Turchia è minacciato dall’indipendenza dei Curdi – unici nemici dell’ISIS sul campo e aspiranti a salire sul carro dei vincitori nel periodo post-Califfato; la monarchia giordana è talmente impopolare da rischiare il rovesciamento).

Quattro sono le ipotesi considerate approfonditamente da Giannuli con la valutazione dei pro e dei contro sui futuri sviluppi del Califfato, condizionati dalle azioni degli avversari:

  • che la situazione attuale si trascini a tempo indeterminato;
  • che gli occidentali inaugurino lo scontro aperto di terra;
  • che si formi una coalizione islamica affiancata da milizie curde finanziata dagli occidentali;
  • che lo strangolamento economico abbia esito positivo.

L’autore propende esplicitamente per la terza: l’idea che le potenze occidentali debbano limitare la propria presenza allontanandosi dal tavolo delle trattative, agendo semmai da mediatori, convince infatti il lettore data la pesante eredità storica delle invasioni europee ed americana. «Humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari sed intelligere»: Giannuli accoglie i visitatori nel suo blog con questa citazione tratta dall’Opera posthuma del filosofo olandese Spinoza. Tale invito al vasto pubblico a comprendere criticamente, l’obiettività nel giudizio e la ricchezza dell’approfondimento nella trattazione fanno di Guerra all’ISIS una guida preziosa per orientarsi nel complesso scacchiere mediorientale.



Nessun commento per il momento

Sii il primo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *