Elezioni e tensioni in Gabon Elezioni e tensioni in Gabon
Le elezioni di fine agosto hanno riposto alla guida del Gabon il Presidente uscente, Ali Bongo, che con uno scarto irrisorio ha sconfitto il... Elezioni e tensioni in Gabon

Le elezioni di fine agosto hanno riposto alla guida del Gabon il Presidente uscente, Ali Bongo, che con uno scarto irrisorio ha sconfitto il candidato dell’opposizione, Jean Ping. Ali Bongo preserva lo strapotere conservato dal padre, Omar Bongo, sin dagli anni Sessanta. Un potere fortemente contestato, soprattutto quando dal 1991 è stato reintrodotto il multipartitismo. Negli anni i round elettorali hanno seguito il medesimo iter, con le accuse di brogli da parte delle opposizioni di turno e la conferma al potere dei Bongo. Le tensioni seguite alle ultime elezioni sono ancora fervide e l’Unione Africana è preoccupata che tale situazione possa incrinare la situazione nell’intera regione dell’Africa centrale.

Il 27 agosto in Gabon si è tenuto un nuovo round elettorale per la corsa alla presidenza e il successivo 31 agosto sono stati diffusi i relativi risultati, che hanno confermato la carica al Presidente uscente, Ali Bongo. La differenza di voti tra i due candidati alla presidenza è stata molto sottile. Ali Bongo ha infatti ottenuto il 49,8 per cento dei voti contro il 48,2 per cento dei voti conseguiti dal suo rivale – Jean Ping – uno scarto eccessivamente basso per non dare adito ad agitazioni e proteste. A Libreville, la capitale del Gabon, già poche ore dopo la notizia della vittoria di Ali Bongo si sono verificati i primi scontri dei manifestanti contro l’esercito e la polizia. In breve, il caos: dopo l’annuncio dei risultati elettorali le forze pubbliche di sicurezza hanno sparato di tutto contro i manifestanti, dalle granate stordenti ai gas lacrimogeni, mentre il governo accusava l’opposizione di aver diffuso voci sull’impiego di armi da fuoco per destabilizzare il Paese e rimettere in discussione gli esiti del voto.

Jean Ping, il candidato sconfitto, diplomatico e già presidente dell’Unione Africana dal 2008 al 2012, ha ovviamente contestato i risultati del voto, accusando il governo di brogli e irregolarità nonché chiedendo al governo di rendere pubblici i risultati. In questa richiesta Ping ha trovato l’appoggio internazionale, sia del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, sia degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. La condivisione dei risultati non è stata però sufficiente a sedare le proteste e le accuse si sono moltiplicate. In particolare, Jean Ping avrebbe messo in discussione i risultati del voto nella provincia di Haut Ogooué e il 5 settembre, dopo un’iniziale reticenza, ha deciso di presentare ricorso presso la Corte costituzionale. Infatti, in questa provincia l’affluenza al voto ha ufficialmente raggiunto un sospetto 99,98% e l’opposizione avrebbe quindi richiesto un riconteggio seggio per seggio.

In realtà non deve sorprendere una simile reazione da parte delle opposizioni: in Gabon i Bongo preservano gelosamente il poltrona presidenziale e il potere che ne discende da oltre cinquant’anni. La famiglia Bongo si insinuò al governo del Gabon pochi anni dopo l’indipendenza del Paese dalla potenza francese, conseguita nel 1960. Omar Bongo, padre dell’attuale Presidente, ricoprì inizialmente varie cariche sotto il primo governo di Lèon M’bà, ma quando quest’ultimo si ammalò, il generale De Gaulle individuò proprio in Bongo il legittimo successore alla carica. Il 28 novembre 1967, dopo la morte di M’bà, Omar Bongo divenne, a soli 31 anni, il secondo Presidente del Gabon. Da quel momento Bongo governò il Paese costruendo un regime monopartitico, incentrato sul suo partito, il Partito Democratico Gabonese, fondato nel 1968, e favorendo un’ascesa economica incentrata quasi totalmente sullo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Sfruttando il monopartitismo Bongo venne rieletto presidente nel 1975, nel 1979 e nel 1986, sempre con il 99 per cento dei voti.

È interessante osservare come l’andamento del mercato petrolifero abbia rappresentato uno degli aspetti chiave della vita politica del Paese, risentendo profondamente dei suoi effetti sul benessere economico dei cittadini e i conseguenti atteggiamenti nei confronti del governo. Fu così per esempio che alla crisi economica degli anni Novanta seguì la scelta di Bongo di reintrodurre il multipartitismo e da quel momento ad ogni tornata elettorale che riconfermava la carica di Bongo seguiva la contestazione da parte dei candidati dell’opposizione. Bongo viene rieletto nel 1993 e nel 1998, giungendo a cinque mandati. Nel luglio del 2003 viene modificata la Costituzione, al fine così di consentire a Bongo di candidarsi alla presidenza senza limiti (compiendo quello che il movimento civico africano di protesta “Tourneons la page” definisce colpo di Stato costituzionale). Nel 2005 Bongo viene rieletto per il suo sesto, ma ultimo mandato. L’8 giugno del 2009 lo strapotere di Bongo terminò insieme alla sua vita. A seguito della morte del Presidente, il magistrato Rose Francine Rogombé assunse la carica di Presidente ad interim, come stabilito dalla Costituzione, con il compito di condurre il Gabon sino alle prossime elezioni presidenziali, che si sarebbero tenute il successivo 30 agosto.

Nell’estate del 2009 si fronteggiarono tre candidati: André M’mbà Obame, Pierre Mamboundou e Ali Bongo Odimba, figlio dell’ex Presidente, già Ministro della difesa. I risultati elettorali resero vincitore, allora come oggi, Ali Bongo, con circa il 42 per cento dei voti, contro il 26 per cento di Andrè M’mbà Obame e il 25 per cento di Pierre Mamboundou. Gli incendi, le manifestazioni di protesta disperse dalle autorità, gli attacchi ai simboli della rappresentanza francese e le centinaia di arresti si diffusero a macchia d’olio in tutto il Paese. I due oppositori di Bongo contestarono anche in quel caso la validità dello scrutinio, giungendo a parlare persino di un vero e proprio colpo di stato elettorale: in ogni caso, le polemiche erano già aspre prima delle elezioni. Le principali riguardavano la candidatura di Bongo, tanto che il Presidente ad interim dovette intervenite per rimuoverlo dagli incarichi ministeriali in vista del voto. Non solo. Neanche la Francia, storicamente legata al regime di Bongo, da sempre il principale esponente e sostenitore della Françafrique, riuscì a sottrarsi alle critiche, accusata di sostenere il figlio di Bongo per poter continuare a mantenere un accesso privilegiato alle risorse del Paese. Non a caso, come descritto poche righe sopra, a seguito dei risultati elettorali furono prese di mira anche i simboli della rappresentanza francese. Le operazioni di voto del 2009, nonostante questo clima difficile, si svolsero senza incidenti, sotto la sorveglianza di oltre trecento osservatori. Furono proprio gli osservatori elettorali che però riscontrarono diverse irregolarità, come la presenza di urne non sigillate o la mancanza di rappresentanti di tutti i partiti allo spoglio, ma nonostante ciò la validità delle elezioni venne confermata e alla fine Bongo fu proclamato Presidente.

Da quel momento Ali Bongo, anche noto come Bongo Junior, ha condotto sotto la sua leadership il Gabon, in particolare all’inizio tentando di distanziare la sua immagine da quella del padre, noto per aver guidato un governo con altissimi tassi di corruzione e per aver sperperato le enormi risorse naturali del Paese. Tuttavia, la riorganizzazione del governo e le misure di austerità politica approvate soprattutto nel corso degli ultimi anni non hanno giovato granché, soprattutto a causa dell’andamento non positivo registrato dal mercato petrolifero nel corso degli ultimi anni.

Una missione elettorale, in particolare dell’Unione Europea, è intervenuta anche nel corso delle ultime elezioni del 2016. In questa occasione, gli osservatori hanno dichiarato di aver riscontrato diverse irregolarità sia nel corso della campagna elettorale che durante il giorno delle elezioni. Secondo la parlamentare europea Maryia Gabriel, le elezioni di fine agosto avrebbero mancato di trasparenza e a beneficiare delle irregolarità sembrerebbe essere stato per lo più il candidato Ali Bongo, sia con riguardo all’accesso preferenziale ai mezzi di comunicazione, sia rispetto alle ingenti risorse statali impiegate nel corso della campagna. Le accuse di brogli mosse dall’opposizione hanno trovato terreno fertile tra la popolazione del Gabon a causa della recente incertezza economica che sta attraversando il Paese: il crollo del prezzo del petrolio durante gli ultimi mesi ha infatti costretto il governo di Bongo a compiere importanti tagli alla spesa pubblica, perdendo l’appoggio delle classi meno abbienti sul cui malcontento ha fatto leva l’opposizione, guidata da Ping, nel corso dello scontro/campagna elettorale.

Oggi, dopo la vittoria di Ali Bongo, il clima resta incerto. Il 5 settembre Jean Ping non solo ha depositato ricorso perso la Corte costituzionale, ma ha anche convocato uno sciopero generale esteso all’intero Paese contro la rielezione di Bongo, mentre nel frattempo tantissimi erano stati gli scontri che stavano lacerando il Paese. Nonostante l’appello accorato, lo sciopero generale non ha avuto seguito. L’opposizione ora non può fare altro che invitare la popolazione alla calma al fine di attuare dei pacifici boicottaggi economici. Difatti, sebbene Bongo abbia dichiarato il suo intento di voler rispettare la decisione della Corte Costituzionale, che si pronuncerà nei prossimi giorni sulla validità degli spogli elettorali, tanto la popolazione quanto l’opposizione sono apparsi molto scettici in merito. Del resto, seguendo le accuse mosse dall’opposizione, la Corte Costituzionale sarebbe composta da membri delle tribù del Presidente, da giudici che da decenni servono fedelmente la famiglia Bongo e sarebbe controllata dalla suocera di Ali Bongo stesso. Di conseguenza, l’unica strada percorribile dall’opposizione sembrerebbe quella dell’intervento della Francia, a cui Jean Ping si è già appellato dopo il mancato seguito dello sciopero generale. Tuttavia, un ipotetico intervento francese getterebbe ancor più il Gabon in una situazione politica assai caotica.

Il Presidente dell’Unione Africana, Idriss Deby, Presidente del Ciad, aveva sin da subito dichiarato che avrebbe cercato di offrire una mediazione al conflitto scoppiato nella regione e a tale fine aveva programmato una missione da parte dell’Organizzazione panafricana per l’8 settembre. Infatti, le proteste che animano il Gabon rischierebbero, agli occhi dell’Unione Africana, di destabilizzare l’intera regione dell’Africa centrale e questo rende ancora più urgente una risoluzione delle tensioni. Nonostante ciò, il 7 settembre, nel corso di una conferenza stampa tenuta dal Ministro degli Esteri del Ciad, Emmanuel Ngondet, la missione è stata posticipata e senza che venisse comunicata una nuova data. Questa incertezza lascia il Gabon nella situazione critica in cui versa ormai sin dalla fine dell’estate. Sono stati più di mille gli arresti effettuati nel Paese e la portavoce dell’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Ravina Shamdasani, ha affermato che l’organizzazione sta seguendo la situazione del Gabon con crescente preoccupazione.

NOTE:

Paolo Howard è collaboratore del programma «Africa e America Latina» dell'IsAG.


No comments so far.

Be first to leave comment below.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
9 + 10 =