Il polimorfismo di al Qaeda Il polimorfismo di al Qaeda
La dottrina insurrezione di al Qaeda si è evoluta per più di un quarto di secolo ed è strutturata per contrastare le forze militari... Il polimorfismo di al Qaeda

La dottrina insurrezione di al Qaeda si è evoluta per più di un quarto di secolo ed è strutturata per contrastare le forze militari occidentali convenzionali con operazioni molteplici combinate. La strategia di al Qaeda si basa sulle esperienze maturate durante la guerra in Afghanistan contro l’Armata Rossa e nelle varie insurrezioni a cui il gruppo ha preso parte. Ancora oggi, le operazioni militari di al Qaeda fanno riferimento alle strategie elaborate dai cinque principali teorici del movimento: Abu-Hajer Abd-al-Aziz al-Muqrin, Abu Ubyad al-Qurashi, Abu-Ayman al-Hilali , Abd-al-Hadi, e Sayf al-Din al-Ansari.

Testimoniando lo scorso febbraio davanti la Commissione Servizi Armati del Senato, James Clapper, direttore della National Intelligence, ha affermato che al Qaeda è pienamente operativa in Siria, Pakistan, Afghanistan, Yemen e Turchia. Clapper ha sottolineato la dispersione geografica delle minacce. Eppure, è opinione abbastanza comune ritenere la rete globale di al Qaeda in costante involuzione, quasi al collasso, dopo l’uscita di scena di Osama bin Laden. In realtà, la strategia di al Qaeda non è ancora ben compresa, così come è stata costantemente sottostimata la guida di Ayman al Zawahiri, successore di bin Laden. Con Zawahiri, al Qaeda ha intrapreso la sua più grande affiliazione formale in Siria e gestito il più grande campo di addestramento mai scoperto in Afghanistan.

L’errata concezione di ritenere al collasso la rete globale di al Qaeda, nasce dalla scissione dello Stato islamico avvenuta nel 2014. È innegabile che sconfessando il comando generale di Zawahiri, almeno nelle fasi iniziali, al Qaeda abbia perso appeal nella quota di mercato jihadista a favore dello Stato islamico. Eppure la rete globale di al Zawahiri, oggi, possiede una potente forza paramilitare identificata nel gruppo al Nusrah, definita come la più grande affiliazione formale nella storia al Qaeda.

Al Nusrah, che secondo le stime statunitensi dovrebbe annoverare circa diecimila combattenti, è cresciuto esponenzialmente, pur restando fedele ad al-Zawahiri. Lungi dall’essere irrilevante, la guida di Zawahiri ha assicurato la sopravvivenza di al Qaeda nel Levante, supervisionando la sua crescita. Il 28 luglio scorso, l’emiro Abu Muhammad al Julani ha annunciato che al Nusrah sarebbe stata ribattezzata come Jabhat Fath al Sham e non avrebbe avuto alcuna affiliazione con qualsiasi entità esterna.

Questo è stato ampiamente interpretato, a torto, come un distacco da al Qaeda. In realtà Julani non ha mai definito al Qaeda come un’entità esterna. Sarebbe opportuno rilevare che Jabhat Fath al Sham è stato esplicitamente approvato da Abu Khayr al Masri, uno dei migliori uomini di Zawahiri, in un messaggio audio pubblicato solo poche ore prima dell’annuncio di Julani. Nel suo messaggio, Julani ha elogiato bin Laden, Zawahiri e Masri. Il rilancio di al Nusrah come Jabhat Fath al Sham, è del tutto coerente con la strategia di lunga data di al Qaeda in Siria.

Al Qaeda non ha mai annunciato formalmente il suo ruolo nella ribellione contro il regime di Bashar al Assad, ritenendo l’influenza clandestina preferibile ad una presenza ufficiale tangibile. Questo aiuta a capire il perché al Nusrah non è mai stato ufficialmente ribattezzato come al Qaeda nel Levante. Tuttavia è bastato che al Nusrah cambiasse il nome per ingannare l’Occidente. Al Qaeda è cresciuto anche in Asia meridionale.

Nel settembre del 2014, Zawahiri ha annunciato la formazione di al Qaeda nel subcontinente indiano (AQIS), riunendo gli elementi di diverse organizzazioni jihadiste esistenti. AQIS si è messa subito al lavoro nel tentativo di utilizzare le armi del Pakistan contro le navi americane e indiane. Il piano è stato sventato, ma ha rivelato le infiltrazioni di al Qaeda nell’apparato militare del Pakistan. I funzionari pakistani hanno recentemente affermato al Washington Post che AQIS potrebbe avere qualche migliaio di membri nella sola città di Karachi. Al Qaeda rimane strettamente alleata con i talebani, pur mantenendo una significativa presenza in Afghanistan.

Nell’ottobre dello scorso anno, le forze afghane ed americane hanno condotto una massiccia operazione contro due grandi campi di addestramento di al Qaeda nella parte meridionale del paese. Uno dei campi era di circa 30 miglia quadrate: è stata definita come la più grande struttura di addestramento jihadista mai scoperta in Afghanistan. Fino allo scorso aprile, al Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) controllava una grande fetta di territorio lungo la costa meridionale dello Yemen, tra cui la strategica città portuale di Mukalla. Una coalizione araba ha contribuito a recuperare gran parte del territorio, ma le forze AQAP continuano a condurre operazioni insurrezionali nel paese, così come Shabaab attraverso il Golfo di Aden in Somalia. I leader Shabaab hanno annunciato fedeltà a Zawahiri nel febbraio del 2012. Hanno adottato una serie di misure atte ad ostacolare la crescita dello Stato islamico in Somalia e nei paesi limitrofi.

Shabaab esporta il terrorismo in Africa orientale, compiendo attacchi di alto profilo. Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) continua ad operare in Africa Occidentale e Settentrionale, spesso in collaborazione con gruppi di facciata. Come rami di al Qaeda in altri Paesi, AQIM preferisce mascherare la portata della sua influenza, lavorando attraverso organizzazioni come Ansar al Sharia e Ansar Dine per raggiungere i suoi obiettivi. AQAP, AQIM, AQIS e Shabaab sono rami formali di al Qaeda che hanno giurato fedeltà ad al Zawahiri. Jabhat Fath al Sham, precedentemente noto come al Nusrah, è un evidente progetto di trasformazione di al Qaeda in Siria. Fino ad oggi, Al Qaeda non si è scagliata contro l’Occidente dalla Siria, anche se è certamente in grado di farlo. Nel corso degli ultimi quindici anni, Al Qaeda sembra non essere riuscita ad eseguire un altro attacco come quello dell’undici settembre. Il suo più recente attacco in Europa, nel gennaio dello scorso anno, è quello compiuto contro la redazione di Charlie Hebdo a Parigi. Rivendicato l’attentato, AQAP ha precisato che il massacro di Charlie Hebdo è stato effettuato dietro ordine diretto di Zawahiri.

C’è una costante nella strategia di Zawahiri: si presume, erroneamente, che al Qaeda sia interessata soltanto ad attaccare l’Occidente. Concetto del tutto fuorviante. La maggior parte delle risorse dell’organizzazione sono destinate alle insurrezioni nei paesi a maggioranza musulmana. Al Qaeda potrebbe avere più risorse in Siria che altrove, ma Zawahiri non ha ordinato al gruppo Khorasan di effettuare un attacco in Occidente. Nello specifico: Al Qaeda ha posto le basi per tali operazioni, ma non è stato ancora emesso quell’ordine. Uno dei luogotenenti di Zawahiri, Hossam Abdul Raouf, ha confermato in un messaggio audio diramato lo scorso ottobre che il “peso di al Qaeda è stato spostato in Siria e Yemen, perché è lì che la maggior parte degli sforzi sono necessari”. Posizione ribadita da Abu Muhammad al Julani, emiro di Jabhat Fath al Sham, nel maggio dello scorso anno: “le direttive provengono dal Dr. Ayman al Zawahiri, che Allah lo protegga. La missione di al Nusrah in Siria è di rovesciare il regime di Assad e sconfiggere i suoi alleati. Abbiamo ricevuto ordini di non utilizzare la Siria come base per attaccare l’Occidente o l’Europa, così da disperdere le forze”. Ciò significa che al Qaeda starebbe tramando contro l’Occidente, ma non dalla Siria. Strategia che potrebbe già essere cambiata, ma che aiuta a spiegare il perché non vi è stato un altro attentato in stile undici settembre.

Al Qaeda ha più risorse oggi che in passato. Se Zawahiri avesse ordinato un attacco, probabilmente ci sarebbe già stato. Da considerare, infine, che al Qaeda dovrebbe comunque tenere conto delle difese occidentali. Il punto è comunque diverso: i tentativi reali di colpire l’Occidente sono probabilmente inferiori alle stime attuali.

Sarebbe un errore, però, pensare che al Qaeda possa non ritentare in futuro un’operazione su larga scala in stile undici settembre.

NOTE:

Franco Iacch, analista militare, accreditato presso la NATO, ha maturato un’esperienza decennale nel campo della Difesa con i rischieramenti militari dell'Alleanza sia in Italia che all'estero. Collabora con diversi think tank in materia di sicurezza internazionale


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