La tecnologia Multiple Reentry Vehicle nel programma missilistico iraniano La tecnologia Multiple Reentry Vehicle nel programma missilistico iraniano
Il concetto della deterrenza si basa sulla percezione di far credere al potenziale avversario di disporre di una devastante ed elusiva capacità offensiva di... La tecnologia Multiple Reentry Vehicle nel programma missilistico iraniano

Il concetto della deterrenza si basa sulla percezione di far credere al potenziale avversario di disporre di una devastante ed elusiva capacità offensiva di proiezione. La tecnologia Multiple Reentry Vehicle (MRV) si basa sulla capacità di conferire ai missili balistici un maggiore letalità, pur mantenendone invariato il numero. Le testate MRV conferiscono al missile la capacità di colpire con diversi vettori un singolo bersaglio. Concetto poi evoluto nelle testate MIRV (Multiple Independently Targetable Reentry Vehicle). Le testate MIRV, a differenza delle MRV, colpiscono diversi bersagli invece di massimizzare la loro efficacia su un solo obiettivo. Le testate MARV (Maneuverable Reentry Vehicle), infine, rappresentano l’ultima evoluzione delle MIRV. Le MARV sono ritenute in grado modificare il proprio percorso in volo con brusche manovre così da ingannare i sistemi anti-balistici. Ad oggi, solo Stati Uniti e Russia possiedono testate MARV, mentre tutti gli sforzi si stanno concentrando sugli asset ipersonici.

L’Iran ha ufficialmente avviato la linea di produzione del sistema balistico Zolfaqar, svelato al pubblico la settimana scorsa durante le celebrazioni per il 36° anniversario dell’inizio della guerra con l’Iraq. La sua entrata in servizio è prevista per il marzo del prossimo anno. Da Teheran affermano che il missile a medio raggio Zolfaqar ha una gittata stimata di 700 chilometri e sarebbe in grado di trasportare diverse testate a rientro multiplo. Si legge nella nota ufficiale della Repubblica Islamica: “Il vantaggio di colpire con diverse testate un singolo bersaglio è evidente. Il gran numero di testate rilasciate rende improbabile un’intercettazione totale ad opera dei sistemi anti-balistici. Il missile a combustibile solido Zolfaqar non costituisce una minaccia per i paesi regionali, poiché la dottrina di difesa della Repubblica Islamica è basata sulla deterrenza. Al contrario delle MIRV, la testata MRV del Zolfaqarm garantisce di neutralizzare il bersaglio con diversi vettori”. Dimostrare in modo indipendente la miniaturizzazione per l’implementazione sui vettori balistici è impossibile. Il fatto che l’Iran presenti il Zolfaqar come missile per uso convenzionale, non pregiudica una possibile riconversione per il trasporto di testate nucleari. L’Iran sostiene di aver equipaggiato con le testate MRV sia i missili Shahab-3 che i Qiam. L’implementazione dei sistemi di guida GPS sui vettori a lungo raggio, già testati sui Zelal-2, li renderebbe molto più precisi ed, in teoria, sarebbero in grado di degradare le capacità di terra di un paese ostile. L’Iran è il nono Paese ad aver lanciato nello spazio un satellite. L’ Iranian Space Agency, secondo Israele e Stati Uniti, agirebbe come copertura per perfezionare la tecnologia balistica intercontinentale, vietata dalle Nazioni Unite e nei recenti accordi sul nucleare. Lo scorso aprile, l’Iran ha lanciato un nuovo razzo vettore, realizzato sfruttando in parte la tecnologia missilistica della Corea del Nord, potenzialmente in grado di trasportare un carico utile nucleare, per una tecnologia largamente impiegata nel missile iraniano Shahab-3. L’Iran ha messo in orbita il suo primo satellite costruito in patria, Omid (Speranza) nel 2009, seguito dal Rasad (Osservazione) nel 2011 e dal satellite sperimentale Navid-e Elm-o Sanat (Araldo della Scienza e dell’Industria) nel 2012. La tecnologia dei razzi a lungo raggio ha diversi aspetti in comune con quella dei missili balistici intercontinentali. La traiettoria di volo di un missile balistico si divide sostanzialmente in tre fasi. Nella prima, detta fase di spinta, il motore a razzo fornisce la propulsione necessaria per posizionare il missile su una determinata traiettoria balistica. Nella seconda fase, il carico utile raggiunge la zona alta dell’atmosfera terrestre. Il payload contiene una o più testate che vengono successivamente rilasciate. Nella fase terminale di volo la gravità attira le testate che rientrano dall’atmosfera fino a colpire gli obiettivi. La maggior parte dei missili balistici utilizzano la guida inerziale: tre accelerometri giroscopicamente stabilizzati montati ad angolo retto tra loro. Calcolando l’accelerazione impartita dalle forze esterne, compresa la spinta del motore a razzo e confrontando tali forze per la posizione di lancio, il sistema di guida è in grado di determinare posizione, velocità e direzione del missile. Spetta poi al computer prevedere le forze gravitazionali che agiranno sul veicolo di rientro, calcolandone la velocità richiesta per raggiungere un punto predeterminato sul terreno. Grazie a questi calcoli, il sistema di guida gestisce la spinta per posizionare il carico utile in un punto specifico nello spazio e ad una precisa velocità. Durante le ultime fasi di spinta le superfici aerodinamiche non hanno alcuna efficacia nella correzione al percorso di volo. Spetterebbe quindi ai motori a razzo che, però, forniscono una forza approssimativamente parallela alla fusoliera del missile. Si creerebbe una forza gravitazionale perpendicolare che potrebbe distruggere il missile. La soluzione è quella di collocare dei piccoli motori a razzo noti come motori di spinta vettoriali, per effettuare delle piccole variazioni. Una seconda complicazione si verifica durante il rientro nell’atmosfera a causa della presenza di forze relativamente imprevedibili come il vento. I sistemi di guida devono quindi essere progettati per ovviare a queste difficoltà attraverso la rilevazione delle aree di lancio. Attualmente, l’Emad, variante dello Shahab-3, a sua volta basato sul Nodong nord-coreano, dovrebbe essere il missile balistico di precisione dell’Iran. Secondo il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, il vettore implementa un nuovo sistema di guida e controllo avanzato che lo renderebbe come il primo missile balistico di precisione a raggio intermedio dell’Iran. Testato per la prima volta nell’ottobre dello scorso anno, è il primo sistema d’arma a lungo raggio a guida di precisione in grado di colpire Israele. Lo presunta implementazione di una testata MARV sullo Shahab-3B, non è mai stata dimostrata. Il programma missilistico iraniano è strutturato con accorgimenti di Prelaunch Survivability: la capacità di sopravvivere ad un attacco nemico, ubicando svariati missili balistici in diverse parti del paese in undici strutture sotterranee. La descrizione iraniana per la tecnologia MRV è comunque frutto dell’attuale tecnologia e delle risorse disponibili, ma non al passo con i tempi. Durante gli anni ’60 si svilupparono due dottrine per i missili balistici intercontinentali, ormai in grado di trasportare diverse testate termonucleari: il Fractional Orbital Bombardment System ed il Multiple Reentry Vehicle. Il Fractional Orbital Bombardment System sviluppato dall’Unione Sovietica fu adottato nel 1967 per il missile pesante SS-9 Scarp. Il sistema di bombardamento orbitale frazionale prevedeva una bassa traiettoria di lancio con missile che avrebbe raggiunto soltanto parzialmente l’orbita terrestre. Sarebbe stato estremamente difficile intercettare la minaccia, ma l’angolazione di rientro poco profonda associata ad una traiettoria bassa ed un’orbita terrestre parziale, comprometteva la precisione dei missili. L’entrata in servizio della rete satellitare all’infrarosso annullava di fatto l’effetto sorpresa del FOBS. Il Multiple Reentry Vehicle, invece, avrebbe raggiunto il bersaglio da un’alta traiettoria balistica. Diverse testate di un singolo missile avrebbero colpito lo stesso bersaglio, aumentando la probabilità di distruggere l’obiettivo. Subito dopo l’adozione delle testate MRV, gli Stati Uniti introdussero le MIRV. Le testate multiple indipendenti avrebbero colpito diversi bersagli dalla stessa impronta stabilita dalla traiettoria balistica originale del missile. Le MIRV introdussero la capacità di manovra dell’ultimo stadio del missile che conteneva al suo interno le testate. Il profilo di volo tipico di un ICBM MIRV era stimato in 300 secondi per l’intera fase di spinta e di circa 200 per la manovra così da posizionare le testate su traiettorie balistiche indipendenti. Il primo sistema MIRV statunitense fu implementato nel missile a combustibile solido a tre stadi Minuteman III entrato in servizio nel 1970. Equipaggiato con tre Mirv con una potenza variabile compresa tra i 170 ed i 335 kilotoni, le testate potevano colpire un bersaglio a 8.000 miglia con una CEP, probabilità di errore circolare di 725-925 piedi. Negli anni ’80, la componente Trident C-4 era armata con otto MIRV da 100 kilotoni in grado di colpire obiettivi ad una distanza di 4.600 miglia. La precisione era assicurata da una guida inerziale e da una navigazione stellare per il posizionamento delle testate su traiettorie balistiche indipendenti. Nel 1978 l’Unione Sovietica mise in servizio l’SS-N-18 Stingray. Il missile a propellente liquido poteva trasportare dalle tre alle cinque testate MIRV da 500 kilotoni ad una distanza di 4000 miglia. La seconda generazione di sistemi statunitensi MIRV è rappresentata dal Peacekeeper. Questo ICBM a tre stadi poteva rilasciare dieci testate da 300 kilotoni ad una distanza di 7.000 miglia. Il Trident D-5, infine, potrebbe rilasciare fino a dodici testate da 475 kilotoni ad distanza di 7.000 miglia con CEP di 400 piedi.

NOTE:

Franco Iacch, analista militare, accreditato presso la NATO, ha maturato un’esperienza decennale nel campo della Difesa con i rischieramenti militari dell'Alleanza sia in Italia che all'estero. Collabora con diversi think tank in materia di sicurezza internazionale.


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