India, Pakistan, Cina, Oceano Indiano: equilibri geopolitici regionali a rischio? India, Pakistan, Cina, Oceano Indiano: equilibri geopolitici regionali a rischio?
I rapporti tra Pakistan e India si stanno facendo sempre più complicati. Il 18 settembre gruppi terroristici, sostenuti probabilmente dal Pakistan, hanno colpito postazioni... India, Pakistan, Cina, Oceano Indiano: equilibri geopolitici regionali a rischio?

I rapporti tra Pakistan e India si stanno facendo sempre più complicati. Il 18 settembre gruppi terroristici, sostenuti probabilmente dal Pakistan, hanno colpito postazioni militari indiane a Uri nella regione del Jammu e Kashmir. A fine settembre l’esercito indiano ha condotto alcune azioni militari contro campi localizzati in Pakistan, sospettati di costituire basi per attacchi terroristici.

A giugno si è registrato un episodio analogo ai confini con il Myanmar a cui la stampa internazionale ha dato poco rilievo. Dopo un attacco ad un convoglio militare indiano, da parte di gruppi terroristici provenienti dal Myanmar, l’esercito ha risposto con un blitz che ha letteralmente annientato il villaggio da cui è partito il gruppo autore dell’attentato terroristico. Una risposta “anomala” rispetto alla tradizionale prudenza indiana.

Questi fatti dimostrano in modo eloquente  che l’India, ovviamente, non è disposta a tollerare attacchi terroristici sul proprio territorio da qualsiasi parte essi provengano e tanto meno dal Pakistan. La durezza degli attacchi e delle risposte potrebbe portare ad un escalation militare, considerando anche le dichiarazioni, piuttosto accese, di esponenti politici dei governi pakistano e indiano.

Le vicende di questi giorni si sono immediatamente riflesse sul quadro politico regionale. L’India sta boicottando il summit SAARC (Associazione sud-asiatica per la cooperazione regionale) che  doveva tenersi a Islamabad il prossimo novembre e che probabilmente verrà rinviato. Il Pakistan si è trovato letteralmente isolato dal momento che Mauritius, Sri Lanka, Nepal, Bhutan, Afghanistan, Bangladesh, hanno deciso di sostenere la posizione dell’India (praticamente quasi tutti i componenti della SAARC) boicottando il summit.

Ad alimentare le tensioni c’è anche la decisione della Cina di costruire, nell’ambito del progetto OBOR, il corridoio Pakistan-Cina (CPEC) per collegare la città di Kashgar con Gadwar che dà alla regione cinese dello Xinjiang diretto accesso all’Oceano Indiano, all’Africa e alla penisola arabica. La realizzazione di tale infrastruttura permetterebbe di tagliare i tempi di percorrenza di trasporto, che diversamente sarebbero molto maggiori costringendo ad altri tragitti, per esempio il passaggio dallo stretto di Malacca. Sono previsti investimenti per 50 miliardi di dollari, una cifra enorme per il Pakistan, superiore a tutti gli investimenti diretti dall’estero (FDI) che sono stati fatti in quel Paese. I lavori sono in corso di realizzazione.

L’India ha dimostrato una certa freddezza verso il progetto del corridoio Cina-Pakistan (CPEC) perchè viene percepito come un fattore che può alterare gli equilibri geopolitici dell’area e perché ha finalità politiche nascoste da ragioni economiche. Il Pakistan trova in questo scenario una forte sponda nella Cina e questo preoccupa l’India considerate le tensioni che esistono tra i due Paesi.

Nel 2016 l’India ha reso operativo, in accordo con il governo dell’Iran, un importante investimento (500 milioni di dollari) nella regione del Belucistan, destinato alla costruzione del porto di Chabahar. Previsto già da tempo, l’investimento arriva in tempo per allentare la “morsa” cinese e consentire all’India di riprendere il controllo di quella parte di Oceano Indiano che si affaccia sul Mar Arabico. Il porto di Chabahar apre una via, ostacolata dal Pakistan, verso l’Afghanistan, i Paesi dell’Asia centrale, la Russia e l’Europa. L’accordo di Ashgabat, a cui l’India ha aderito nel marzo 2016, consente, inoltre, l’aggancio del corridoio Nord-Sud (NSTC) alle reti di collegamento verso il centro Asia.

La regione dell’Oceano Indiano è sempre più cruciale per gli equilibri geo-strategici asiatici e mondiali. È diventata il fulcro dei traffici marittimi globali e, quindi, un’area sensibile. Ora il contesto regionale rischia di complicarsi a causa di quello che viene percepito dai coinquilini asiatici come “espansionismo” cinese che potrebbe innescare dinamiche imprevedibili. L’Indian Ocean Rim, allora, si aggiungerebbe alle altre aree di crisi già presenti in Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico, dove Giappone e Paesi partner sono impegnati a contenere il gigante cinese nel quadro della strategia americana “Pivot to Asia”, sebbene ancora con esiti incerti.

NOTE:

Alberto Cossu è ricercatore associato del programma «Infrastrutture e Sviluppo Territoriale» dell' IsAG.


  • andrea mucedola

    10/10/2016 #1 Author

    interessante punto di situazione … l;’area del Sud Est asiatico si presta a crisi locali di forte impatto economico. Il rischio di blocchi del traffico commerciale non e’ da escludere come già’ avvenuto in passato in zone limitrofe con mezzi di basso costo ma di alta efficacia.

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  • ROBERTO CHIRONI

    17/10/2016 #2 Author

    Molto interessante. Una ricognizione geo-politica accurata di un’area ignorata dai media nazionali e assente dal dibattito politico, ma che sta diventando progressivamente sempre più determinate negli equilibri mondiali. Sorprendente e molto utile.

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